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il tempo dell’incertezza

Che cos’è l’incertezza?

Essere non sicuri. Non fermi. Instabili.

Chiedersi ogni giorno che cosa ne sarà di noi domani. Sentirsi intrappolati in una rete pesante di cause ed effetti da cui (sembra) non si può uscire. Finire tutte le frasi con : “Mah.” e rivolgere gli occhi al cielo, o in basso per terra con sconsolatezza. L’incertezza oggi è amaro in bocca, dopo i bagordi del secolo passato. E’ aver creduto in illusioni di stabilità e felicità per tutti gli esseri umani, e non potersi aggrappare a un saldo punto di appoggio.

Dopo aver scoperto come soggiogare l’energia elettrica e quella atomica, dopo aver vissuto nell’ovatta di un meccanismo semplice e fortunato come quello di: “spendo soldi in giro a casaccio, faccio guadagnare le aziende, le aziende mi assumono dandomi a disposizione una cifra che spendo, per far guadagnare le aziende….” ci svegliamo, e siamo nudi. La coperta è stretta e ce ne siamo accorti dopo aver buttato via tutti i maglioni pesanti e la lana.

Un numero a ripetizione costante di eventi dalla luce nera sta scuotendo il nostro mondo, dai paesi più poveri a quelli più ricchi. Legati tutti gli uni agli altri, e la causa effetto ha appena iniziato a far cadere il castello di carte. Che cosa sta succedento alla nostra società? Perché i giovani non sorridono più pensando al futuro e perché si ubriacano tutti i week end fino a vomitare e fanno sesso con disprezzo a dodici anni?

E’ proprio l’incertezza il nodo della questione. Siamo caduti nell’incertezza, perché la superassimo e perché ci ripulissimo da vecchie strutture ormai obsolete.

La nostra speranza non deve morire. Deve oggi fortificarsi, aiutarci a combattere fino all’estremo delle nostre possibilità. Dobbiamo superare l’incertezza per trovarvi dietro la forza del mondo, la forza dell’uomo, la certezza di quel qualcosa al di là di tutto che ci guiderà e ci sosterrà. Che cosa sia, dobbiamo essere noi a scoprirlo.

dopo la sbornia della Grande Promessa

da_vedere_i_love_radio_rock_smemo_news_lifestyle_fullNel mezzo del secolo dell’ateismo e della negazione del futuro, dei superuomini e della depressione ansiogena, saliamo alle stelle del progresso, precipitiamo sulle stalle dell’incertezza: tutto questo in meno di 50 anni. Figli di genitori che hanno vissuto a fondo, cantato a squarciagola, festeggiato, amato ed ecceduto nella vita. Siamo fermi di fronte ad un passaggio a livello che si è chiuso. Di là, buio.

Gloria agli anni ’50, agli anni ’60, gli anni ’70 e ’80: icone del nostro tempo, il tempo senza faccia. Grandi fari rivolti all’indietro, per illuminare, ingigantire quei momenti senza pensieri, vissuti sorridendo e magari sbeffeggiandosi del domani: perché eravamo forti, eravamo sicuri, eravamo pieni di noi e delle nostre aspettative di progresso infinito. Ci era stata fatta una promessa, un giorno ormai lontano. E quella promessa era grande. Così grande che ne abbiamo fatto una religione. Con tanto di Dio uno e trino (il progresso, la tecnica, la scienza), di una Chiesa (le multinazionali, la finanza) e di rappresentanti di essa (i megamanager e i megaproprietari di enormi agglomerati finanziari transnazionali di cui solo loro capiscono come chi e cosa). Qualcuno ci aveva pensato? Si. Eric Fromm, 1976. Forse, però, in quel momento di grandi luci, stelle filanti, fuochi artificiali e facce di gomma, la discreta critica di Fromm è passata inosservata (?). Chi voleva sentirsi redarguire proprio al culmine del godimento? Uccellaccio del malaugurio!, gli avranno detto i suoi contamporanei.

Ora noi ci mettiamo a raccogliere la cenere della festa e come dei ragazzi dopo la sbornia, con tanto di hang over, vaghiamo sbandando senza meta, con in mano un mozzicone di sigaretta. Vediamo buio, e vogliamo colorare di nuovo il presente, ma non sapendo usare altri colori che quelli della festa, abbiamo cominciato a glorificare questi tempi d’oro, queste icone del passato in technicolor,k siamo diventati patiti del revival. Oggi niente è pi di moda del revival. Niente più trendy di “una volta era così…!” “a quei tempi veramente uno sballo” “certo che in passato si poteva…”
Eppure ci si potrebbe inventare qualcosa di nuovo. Far qualche passo avanti per non restare appiccicati allo scoglio come piattelle: arriva la tempesta, piattelle, mettiamoci le gambe e corriamo!

Muoversi dopo una bruciatura. Intorno, si cominciano a vedere frequentemente depressi, vuoto, mancanza di senso. E non è una lamentela da aficionadi del negativo. Anche perché ci sarebbe una piccola alternativa di pensiero, per lo meno per i nostri figli. Dei visionari che ci hanno indicato la strada. Per cominciare ad abituarci all’idea che la nostra civiltà non si interromperà qui.


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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