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Saviano-non-stop a Milano tutto esaurito: chi c’è dietro alla vendita dei biglietti?

Anche volendo trovarne uno singolo, infondo alla fila, in piedi, per terra, appeso a un palo, i biglietti sono tutti esauriti per le tre serate che Saviano concede alla città di Milano con il suo spettacolo “La bellezza e l’inferno” che si è tenuto al Teatro Piccolo Studio dal 6 all’8 ottobre. I biglietti, spiegano le hostess, sono da tempo finiti: provare a venire prima dello spettacolo e mettersi in lista d’attesa, unica via da tentare sperando che qualcuno si sia ammalato all’ultimo (oppure una ex fidanzata che non sentiva da dieci anni si sia fatta viva proprio quella sera, oppure un poliziotto lo abbia fermato per un’infrazione e lo abbia portato in galera in stato di shock…) e così abbia rinunciato all’ambita poltrona. Ma c’è una replica a Febbraio, spiegano le hostes, candide. Ah, allora posso comperare un biglietto per Febbraio! No, no, non si faccia strane idee: anche Febbraio è già tutto esaurito. Cosa? Ci prendono in giro?
Le domande spontanee sono due: o c’è una mafia dietro agli spettacoli di Savinao (suona sinistro in questo caso l’uso di tale parola) e tutti i biglietti se li sono già spartiti i ricchi e gli abbonati, gli amici e i giornalisti, oppure è diventato un divo così divo che fa sold out ogni volta che esce di caserma. Specifichiamo che lo spettacolo è stato pubblicizzato con due uscite su Repubblica la settimana prima, ma per il resto un normale abitante di Milano non ne ha visto alcuna locandina (se c’era ditemi quante e dove). Da dove sono venute tutte queste persone? Chi erano esattamente? Alice è andata a vedere.

La strada è piena di gente, fumo che sale nell’aria, prime luci della sera. Nell’atrio gran confusione. Una signora con un vestito blu e due grandi fiocchi di raso bianco applicati sulle spalle, le scarpine verde acido conversa amabilmente con alcune carampane a cui presenta il figlio (o il nipote?), accanto a lei, magro e delicato, con la giacca del nonno. Almeno, è quello che stava dicendo. Una donna capelli grigi e rughe intelaiate elengantemente fra sbluffi di phard e rossetto fa cenni di modestia nell’aria, avvolta nella sua giacca di shantung a losanghe arancio e crema: “Non vorrei certo lodare il mio libro, figuriamoci”, dice. Ci sono altre donne, i capelli in posa vaporosi e alti, che aspettano composte in fila chiacchierando sommessamente con la mano sulla bocca. Un gruppo di studenti ben vestiti dall’accento milanese stringono biglietti stropicciati in mano. Il fumo di sigaretta sale in nuvole tonde dalla mano inanellata, le unghie lunghe e smaltate, di una signora con i capelli biondo platino, il rossetto rosso forte, la camminata trascinata, avanti e indietro sul marciapiede di fronte all’entrata. Un monaco tibetano, in rosso arancio che si fa avanti e un giovane sudamricano che gli porge una copia del giornale contro il razzismo, che sta diffondendo a 1 euro in occasione della manifestazione contro il razzismo che stanno organizzando a Roma. Diversi uomini in giacca e cravatta, la barba grigia, sbuffi di capelli sparsi sul capo e gli occhi cisposi. Luce forte di una telecamera, un uomo la impugna e resta fermo davanti all’entrata per diversi minuti, la luce puntata negli occhi dei malcapitati davanti. Il cameramen si sposta dentro a riprendere il banchetto dei libri di Saviano che vengono venduti vicino alla biglietteria. Tacchi alti e spessi con plateau, una giovane dai jeans stretti stretti e sorriso largo,  chioma bionda lisciata fino a metà schiena, accompagnata da un ragazzo più alto, senza volto. Antonio Scurati si mette dall’altra parte del marciapiede, guardando, apre e chiude gli occhi, vestito di nero, trae il cellulare e poi lo rimette in tasca. Una donna gli si avvicina e si dirigono all’entrata, un gruppo di amici ad attenderli. Un ragazzo sta fermo all’entrata in completo blu, le mani dietro la schiena, il cartellino del Piccolo appeso al taschino e la testa biondo chiaro finché non sono tutti entrati. Chi erano poi quelle persone tanto fortunate da essersi accaparrate il biglietto? E soprattutto, perché andavano a vedere Saviano? Misteri. Fortunate le maschere, che possono guardarsi lo spettacolo fra una pausa e l’altra: la loro pausa, è il corpo dello spettacolo.

MILANO, 6 ottobre 2009, Piccolo teatro Studio prima serata de “la bellezza e l’inferno” Roberto Saviano

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Tavola rotonda – con separé

21 Maggio 2009 – Milano, Palazzina del Liberty

Siamo immersi nel verde di un parco. E’ sera, primavera, vento fresco. Una palazzina a pianta quadrata in stile liberty molto decorata, con dei disegni floreali dipinti su piastrelle di smalto, applicate sul bordo della facciata. La palazzina sta in mezzo al prato. Fuori ci sono persone. Dentro ci sono persone. Un palco quadrato ampio, nero, sedie in fila di fronte al palco e su dei piccoli soppalchi a galleria a cui si accede attraverso piccole scalette di ferro battuto. Le persone si sventolano con i volantini distribuiti. Ci sono due bancarelle chic di libri, una di nuovo e una di usato scelto.

Siamo a Milano, alla serata di Officina Letteraria a tema “Prigionieri del presente” dopo alcune letture si svolgerà una tavola rotonda. Che cos’è una tavola rotonda? Continue reading ‘Tavola rotonda – con separé’

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