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Chi non ha passato scagli la prima pietra

UOMO CON LE BENDE BIANCHE SULLE BRACCIA: “Vorrei fare una domanda al pubblico. Si, a voi che leggete. Chi sono io? Un Narratore Bianco. Uno fra i tanti qui accampati ai colli scuri. Nell’attesa di partire, abbiamo elaborato un questionario per lei che sta passando gli occhi sopra di noi. Ci vede bene, qui, adagiati sui sassi e l’erba scura, di fronte ai falò che si levano al cielo? Vorrei farle una domanda, come dicevo. Lei che legge, mi dica, pensa di sapere tutto? Di sapere come va il mondo e magari anche come potrebbe migliorarlo, se solo ne avesse i mezzi? Si leva per caso dentro di lei una voce che dice tutto è già stato scoperto, siamo all’apice degli apici del progresso e cosa vuoi creare ormai? Al massimo armi di distruzione globale che tanto c’è poco da fare l’uomo è destinato a farsi fottere e scomparire? Una voce che dice no no io questo non lo penserei mai… In effetti però.. sotto sotto dice la voce… cosa ha ancora l’uomo da scoprire a parte rimedi per i mali incurabili e nuovi modi per volare o andare a spasso nel tempo? Cosa abbiamo noi tutti da fare secondo lei gentile lettore?”

Sul piano di accampamento piovono una valanga di pietre, sono state scagliate dall’alto del cielo plumbeo.

L’utente, l’individuo, la persona e il consumatore. Uno nessuno…trino..

Con l’aiuto della metodolgogia fast-lampo-logica, mi sono accorta che fra tante parole, e con quella sensazione di perderci, dalla chiacchierata con Federico una prima proto-idea è venuta fuori.

Parliamo di noi.
Chi siamo noi?
ALICE: “Solo questa mattina ero una bambina, poi sono diventata grande, e piccolissima e poi di nuovo grande. Io sinceramente adesso non lo so più chi sono”.
FEDERICO: “La nostra definizione come qualcuno avviene nel momento in cui entriamo in relazione con qualcun altro/qualcos’altro. Dipende da chi mi guarda: per la Swatch sono un utente, per mia madre una persona. La differenza trova le sue basi nella necessità di generalizzare. E’ tecnicamente impossibile arrivare al singolo.”

ALICE: “C’è qualcosa che non va. Cosa?”
FEDERICO: “Tutti preferiremmo essere trattati come persone e non come al banco dell’ASL quando facciamo un check up medico.”

Viene da chiedersi, tutti i giorni, se il punto a cui siamo arrivati oggi sia al picco dell’evoluzione sociale.
E’ vero che nell’iperscelta – ma anche in una vecchia normalità – la necessità degli individui umani di auto-definirsi è importante. Di fatto in passato erano lo stato, la famiglia, la chiesa la scuola a darci una sensazione di definizione in qualche categoria dell’essere. oggi per tanti versi sono le marche commericali. E noi tendiamo a riprodurre questa sorta di “marcaggio” di noi stessi in tutto qeullo che facciamo.

E allora, ci chiediamo più chi siamo? E attraverso cosa ce lo chiediamo ? Gli oggetti che consumiamo? Ma soprattutto, quanto serve ancora farsi domande oggi? ce n’è ancora di tempo per fermarsi e riflettere? o saremo sommersi dall’iperproduzione di tutto?


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

aliceinbrandland@gmail.com
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