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Superuomini in esubero

Una donna di quelle super-manager di oggi, senza aver visto il CV di una ragazza che aveva di fronte, senza ascoltare che cosa lei avesse fatto nella vita, ha emesso, dall’alto dei suoi cinquantasei anni e delle sue dodici lauree (e del suo ricco marito) ha emesso la sua inequivocabile sentenza, che potremmo elevare a manifesto del mondo del lavoro.

DONNASUPER-MANAGER: “Cara e ingenua ragazza. (scuote la testa) Qui in città tutti i ragazzi della tua età sono ugualmente  preparati, hanno un’esperienza da favola, sono stati in Italia e all’estero nelle migliori scuole. Tutti ci chiedono di lavorare con noi. Ma sai. Siete così tanti. Tutti hanno almeno due master, tre lingue parlate oltre l’italiano, un bagaglio culturale elevato e sedici stage in multinazionali di primo livello all’estero. Che si può fare per voi?”
Niente. Penso proprio niente. Fra le cose, ovviamente, tutto questo esercito di superuomini in surplus che la società sta producendo, quando ha la fortuna di non essere scartato perché troppo poco interessante come profilo, non viene pagato per  svolgere il lavoro che ha trovato.
Tanto ce ne sono mille altri identici che fanno la fila. E allora, cosa cambia?
Bello, io trovo, far sentire i giovani delle pedine intercambiabili. Bello, pubblicizzargli master e scuole di primo livello e poi lasciarli a casa a grattarsi i piedi. Per non dire altre cose con la p. Questi adulti qui, che hanno fatto le rivoluzioni, hanno lasciato prosperare e nutrito la società dei consumi e della ricchezza si sono dimenticati una cosa: che anche loro, una volta, erano umani. E che non avranno eredi: 1. perché si sono incartapecoriti sulle loro posizioni e hanno fatto il patto con il diavolo per non andare mai in pensione; 2. perché tutti i giovani si saranno suicidati prima, o saranno scappati nello spazio.

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Il risveglio dei dannati

iracondiDannazione. Suggerisco a chi avrebbe la curiosità di praticare la poetica del risveglio – e in questo stretto caso potrebbe svegliarsi a Zion, nel mondo Reale – di andare a visitare i siti : Resistenza Umana, il Bradipo, Diversamente occupati e chi più ne ha più ne metta.
Metterei in proposito in luce la profonda, curiosa, perversa tendenza dell’uomo ad accumulare – o tentare di farlo – beni terreni e a sentirsi – o pensare di sentirsi – felice nella realizzazione materiale esclusivamente fine a se stessa. Ma qualcuno, forse, incomincia ad avere la sensazione che forse dietro c’è qualcosa. Uno schema. Una specie di prigione mentale. Una matrice in cui nasciamo e di cui non possiamo accorgerci finché, qualcuno, per caso, comincia a intuire la possibilità di andare oltre. Pillola rossa?

Ora noi, molti di noi, si sentono scomodi nell’esistenza che vivono, nella quotidianità che praticano senza mai sgarrare. A certi temi – alla felicità materiale o spirituale e alle conseguenze sulla vita quotidiana – ci hanno pensato nei secoli dei secoli fior fior di filosofi, eppure qualcosa porta la società a trovarsi ad ogni giro del destino incartata nelle stesse secolari problematiche. Pensate un po’ che ironia. Il fattore maggiormente ironico è che sempre qualcuno avverte di non essere a proprio agio. E non sto indicando gli anarchici o i contro-tutto. Parlo di una sensazione più sottile, un disagio leggero, quaiìsi impercettibile ma che riportato su scala maggiore diventa concreto, condivisibile fra un certo numero di esseri umani.

Sappiamo che lavorare oggi porta soldi e i soldi permettono di vivere, credo che tutti abbiano un simile problema, il problema è espresso attraverso la nostra dipendenza dai consumi. I quali dovrebbero portarci la felicità. E ci costringono quindi a perseguire la via del lavoro costante, frustrante, idealizzato, alienante. In questo modo semplice continuiamo a spingere le nostre grosse pietre dal mattino alla sera, e tornare indietro a fine giornata, ripetendo il giorno dopo lo stesso tragitto.
Sono pochi i fortunati che dopo la laurea riescono a mettere in pratica i sogni e i progetti, pochi sono quelli che nella disillusione si attivano veramente per cambiare la propria situazione, ancor meno quelli che tentano e ce la fanno sul serio.
Respiriamo ansimanti di fronte ad un vicolo cieco. Imbottigliati nel traffico di un ingorgo dove alla fine della strada c’è un muro, che nessuno si aspettava. E la frustrazione sociale cresce, soprattutto nelle fasce fra i 20-39 anni. Che dovrebbero rappresentare il seme del futuro.
ALICE: “Dannazione. Che facciamo allora?”
Fammici pensare. Entriamo nella tana del bianconiglio?


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

aliceinbrandland@gmail.com
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