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La quantità di informazione che possiamo assumere corrisponde alla quantità di incertezza che possiamo sopportare

Camminando per strada siamo raggiunti da una zaffata di bergamotto. La porta, alta e stretta, la maniglia di ottone, una corona di vetro color pastello che la sormonta. Entriamo nella boutique di profumi, convinti di voler acquistare un’aroma. L’aroma che cerchiamo è speciale, deve corrispondere ai nostri bisogni e alle nostre attitudini, alla nostra sensiblità olfattiva ed emotiva. In particolare riteniamo che l’aroma alla rosa faccia per noi. Ci accoglie un profumiere che con diverse boccette fra le braccia, che spruzza su panni di lino per farci sentire l’intenso profumo, sventolando sopra ai panni con un ventaglio per sprigionare nell’aria il delicato tono degli ingredienti. La boutique è una stanza allungata, le pareti sono scaffali di vetro alti fino al soffitto e stracolmi di boccette di vetro, ognuna catalogata in base alla forma, alla sfumatura del liquido che contiene, al metodo di nebulizzazione. Il profumiere consiglia l’aroma al fico d’india, una nuova sperimentazione. Spiega che questo aroma è benefico per una corretta salivazione. Siamo quasi convinti, d’altronde ultimamente abbiamo la bocca un po’ secca e quando deglutiamo ci rimane impigliato fra le tonsille come un piccolo nodo. Un secondo profumiere si avvicina, carico di altre boccette, e ci spruzza su tutto il corpo, convincendoci che l’aroma al fico d’india è nocivo per i reni, meglio di sicuro provare il sentore di alloro selvatico. Una profumiera ci si mette di fianco, e comincia a spruzzarci di nuove frangranze, tentiamo di riconoscere la differenza, sventolano ilventaglio, gli aromi si confondono mentre arriva un altro profumiere, con altre boccette, altri sentori, altri ingredienti. La boutique è carica di odore, e adesso dobbiamo scegliere il nostro speciale profumo. Una signora più anziana, con una grande boccia di colore amaranto, densa di un liquido scuro. Ci spruzza da capo a piedi, e noi cadiamo frastornati sul tappeto. Ci ricordiamo vagamente che stavamo cercando un profumo alla rosa mentre usciamo dalla boutique con un carico di boccette multicolore.

La quantità di informazione che possiamo assumere corrisponde alla quantità di incertezza che siamo in grado di sopportare. Se un’informazione giunge a noi in un modo, successivamente viene smentita, poi riproposta in altro modo, poi ripresa in un altro ancora da un’altro canale di informazione e tutti i canali di informazione ne parlano per darci decine di versioni simili e diverse dei fatti, infine, che cosa possiamo ritenere vero? La quantità di libertà che viene concessa è pari alla quantità di dubbio che un sistema è capace di generare.

*Dai quaderni dell’Epoca della terza pagina (o epoca della riscrittura)*


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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