Posts Tagged 'morte'

Highlander. Abitante delle highlands.

Pensa che fatica questo pover’uomo. Dalla faccia, ecco, vago, un certo disappunto. Ma cosa ci faccio ancora qui? Una disgrazia dietro l’altra, un tormento continuo da migliaia di anni. Non fa in tempo a prender moglie, che quella si avvizzisce come una mela essiccata. Eppure niente da fare, ancora qui. E noi che rincorriamo l’immortalità coperti di creme per la giovinezza eterna: solo perché pensiamo di non poter vivere per sempre. Se invece lo sapessimo…

la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

Lutto mitologico

Moonwalking MJAccade ad un certo punto. Un uomo, un giorno, se ne va. Fermi. Non era propriamente un uomo. Era quello che una volta rappresentavano i miti, quelli come Zeus, Apollo, Athena – che non hanno mai smesso di esistere, da più di tremila anni. Oggi però, la nostra mitologia underground si basa su una cerchia di persone in carne e ossa. Questi nostri miti hanno la stessa funzione di Apollo, Zeus, Athena. Illuminare, violare le regole, mostrare la strada o la propria magnificenza, il proprio essere sopra qualsiasi giudizio terreno. Noi li seguiamo, ne siamo curiosi, imitatori, annichiliti. Ci scordiamo spesso di un particolare: questi nostri miti sono umani e non sono solo leggende dipinte sui vasi e sulle pareti delle chiese.
E – in questa profonda umanità – commettono nefandezze, errori, mostrano debolezze. La reazione più strana ce l’abbiamo quando questi miti scompaiono inaspettatamente. Quando rivelano il culmine della loro umanità. La forza di un mito è tale che la sua fine può lasciarti esterrefatto, fermo, angosciato, malinconico. Dentro la nostra emozione è la fine del mito che rimbomba. la fine dell’illusione che avevamo costruito.
Micheal Jackson, un’anima con un’energia e un talento estremi, ma uno sviluppo interiore ancora in fasce. Se solo una persona con una tale energia fosse stata consapevole di se stessa e dei propri desideri, dei propri limiti, forse non avremmo avuto un mito, ma un baluardo di speranza.

Alain de Benoist, il Giornale.

Nel settembre 1995, cinquecento uomini politici e dirigenti economici di primo piano s’erano riuniti a San Francisco sotto l’egida della Fondazione Gorbaciov per confrontare le loro opinioni sul futuro. La maggior parte concordò che le società occidentali erano sul punto di divenire ingestibili e che andava trovato un modo per mantenere, con nuovi procedimenti, la soggezione al dominio del Capitale. La soluzione fu proposta da Zbigniew Brzezinski col nome di «tittytainment». Il termine scherzoso alludeva al «cocktail di svago abbrutente e alimentazione che mantiene di buon umore la popolazione frustrata del pianeta». «We are the world!», cantava Michael Jackson. Quale mondo? Il mondo del tittytainment. Un mondo senza uscita di sicurezza. Siamo franchi: non c’è da stare allegri ad abitare un mondo dove ormai nulla, proprio nulla, conta più che la morte di un re della pop music.


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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