Posts Tagged 'marketing'

experiential marketing: the total consumed individual / living in the store


The space alive.

Anthropologie store New York, Chelsea market.

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squillo trendy – suona per entrare nella nuova era

Quando anche uno squillo (ho parlato al maschile, si, non ho detto “una” squillo) diventa di moda, è un chiaro segnale che stiamo entrando in una nuova era. Non sono bastati i pendaglini per rendere sexi i nostri piccoli aggeggi contro l’ansia da solitudine (vedi i gioiellini che si appendono alla coda del cellulare e lo fanno diventare gioioso e brillante come un cagnolino da tasca). Avete notato che a ondate i cellulari suonano tutti con lo stesso squillo? Adesso va di moda il ring tone “nostalgia”, quello che mima i vecchi telefoni a cornetta. Si, ce lo hanno proprio tutti. E per chi ha l’iphone, naturalmente, è un must lo squillo “campanello della bicicletta” per i messaggi in arrivo. E’ per questo che mettono tante suonerie nei cellulari: non per facilitare il proprietario nell’immediatezza di sapere che è il suo telefono che sta suonando. No. Il marketing fa molto di più. Fa sì che ci divertiamo a rincorrere la moda e quando squilla un telefono, tutte le persone situate nel raggio di venti metri cominciano ad agitarsi guardando se è la propria tasca che sta suonando. O forse sono le persone, che fanno di più, rincorse dal marketing. Nell’era della personalizzazione, un’isteria collettiva da conformismo? Il mondo sta cambiando nel profondo.

Marketers – filosofi e filosofie all’avanguardia

Aristotele e PlatoneConoscere la società e le pieghe dell’animo umano è sempre stato compito dei filosofi, dei letterati. Ora ci guardiamo intorno e dobbiamo ammettere che, nessuno meglio dei marketers – i famigerati operatori del marketing e di quella che viene definita “la comunicazione”, nessuno meglio della schiera di venditori in cui ci stanno trasformando conosce meglio la società. Fioriscono fior di ricerche su commissione, frotte di speciali inviati speciali, studi su studi di ordine psico-peda-socio-micro-pullulogici … Oggi un project manager sa molto più di quanto un filosofo possa immaginare. Sanno molto, perché i meccanismi di consumo e vendita si sono talmente evoluti che niente può paragonarsi ai ghirigori che i cosidetti operatori del settore si devono fare per convincere qualcuno a comprare proprio quel biscotto al cioccolato frollato su centomila altri sul mercato, proprio quella patatina alla paprika neoasiatica. Si fanno in quattro loro, per capire che cosa le persone possano desiderare ancora, se un biscotto al maiale arrosto o una bevanda di mosche suicide. Ed è qui che si sconfina nella filosofia. Una filosofia molto pratica, certo, e molto seriale. Una filosofia e un’antropologia che scandagliano continuamente e costantemente i più intimi meccanismi dell’animo umano, alle più segrete convinzioni, i più radicati istinti, il tutto finanziato dai colossi del consumo. Continue reading ‘Marketers – filosofi e filosofie all’avanguardia’

Soccorso Alpino Onirico

Domenica 18/05/08

Ancora dentro la cucina colorata a Bologna. Stefano si siede al tavolo di marmo rosa, dipinto di bianco con le sedie bianche e gli alberi dalla finestra. Forse quella veramente imbarazzata sono io. E’ più difficile intervistare dei coetanei, che dei veri esperti in materie, con alle spalle 30 anni di lavoro, che sai già che sanno già cosa dirti e anche se li sorprendi sorridono e riflettono calmi, perché alle sorprese ci sono abituati. Fra ragazzi la parte formale si cancella automaticamente, ma si materializza un velo di diffidenza e imbarazzo che con gli adulti non c’è. Non c’è proprio ed è sorprendente.
Ad ogni modo c’è sempre da cominciare, così ci sediamo e scartando la carta di Alice, ci rilassiamo. Qui parleremo di sogni. E i sogni si sa, sono belli. Stefano ha 28 anni, si è laureato in Cinema a Bologna. Scrive per delle riviste di settore, fa recensioni. Poi lavora anche per il Soccorso Alpino. E sorride guardando.

ALICE: “Ciao Stefano.”
STEFANO: “Leggo qui delle parole.”
Racconto, finzione, immagine, marca.
STEFANO: “Uhm…vediamo… L’immagine è non solo cinematografica, ma tutto quello che è nel campo visuale. Racconto e finzione sono il cinema, ma… Vedo “Finzione” e parlando di cinema mi viene in mente anche cinema del reale o documentario. Le grandi marche ne sono protagoniste. Il concetto di marca è davvero sviluppato nel cinema documentario.”
ALICE: “Già, mi sono guardata bene The Corporation, o Supersize-me quel signore che mangia solo panini mac donald’s fino a star male per dimostrare che fanno male.”
STEFANO: “Si si. E va forte perché noi siamo una società commerciale legata alle marche.”
ALICE: “Ma il documentario è reale?”

Continue reading ‘Soccorso Alpino Onirico’

L’Esselunga ci scheda (e altre iniziative)

Buongiorno a tutti,

Vi segnalo che Esselunga, ormai da tempo, effettua accurate ricerche sui propri clienti fidati (ovvero coloro che hanno una fidaty) in accordo con le grandi aziende come Procter&Gamble (colosso industriale del largo consumo, che prepara e vende Pringles, Dash, Ariel, AZ dentifrici etc etc).

Sulla base degli acquisti effettuati dagli ingnari “consumatori” vengono stilati dei profili, inviati all’azienda. In questo caso ad esempio l’azienda – o Esselunga – si permette di mandare dei messaggini al “consumatore” che entra per fare la spesa, le migliori offerte sui detersivi P&G – se per esempio si tratta di una persona che acquista spesso detersivi.

In studio molte aziende hanno servizi di “messaggi di informazione” per segnalare ai clienti potenziali che entrano nel loro raggio d’azione le nuove promozioni e le iniziative del brand in questione.

Ma non è finita. In USA, dove i consumi sono una cultura e siamo davvero avanti, abbiamo anche degli esempi di raccolta di dati in modo “smart” come lo chiamano loro.

Sulla homepage di Hardee’s (www.hardees.com) che è una nota catena di fast food, c’è un bellissimo giochino, che si chiama Burger Slayer, Assassino di Burger. Lo vedete nell’angolo a destra.

Se entrate, un vocione inquietante, fra fiamme infernali, vi chiederà di inserire una password. Io ho inserito il mio nome, ma lo ha rigettato. Allora ho inserito BURGER e…udite udite…lo ha accettato!!!

Poi vai avanti e devi inserire unaserie di dati personali, per accedere alla slide finale e vincere il gioco. E così l’azienda intanto vince il tuo profilo. E magari poi ti manda le offerte a casa o sulla mail.

Bei giochi….ma soprattutto interessanti iniziative di comunicazione e uso della tecnologia. Si può usare lo stesso metodo per dire alle persone che per esempio poco lontano da dove si trovano dei ragazzi stanno esponendo dei lavori sulla degenerazione dei consumi?

A presto

xxx

Pubblicità inconsulta

stavo leggendo la mail, su hotmail.

va bene che quando apri la pagina principale compaia un box in cui sono confinati dei link pubblicitari.ma va bene anche che quando sto leggendo la mia mail privata debba comparire anche una bella schermata della nuova crema anticellulite della Nivea, per coprire completamente la mia mail e impedirmi una lettura serena?

ci sono momenti in cui mi chiedo a che cosa servano tutte le belle teorie di “permission marketing” (su wikipedia la definizione: http://en.wikipedia.org/wiki/Permission_marketing) che vengono diffuse negli ambienti del marketing postmoderno.

Seth Godin – principale diffusore della teoria – racconta in questo video come si debba perpetuare un clima di “Mi scusi, gentile utente, le posso chiedere il permesso di introdurmi nella sua casella di posta privata?”

Microsoft non deve aver assistito alla conferenza, visto che si parlava di Google, ed ecco che io mi ritrovo un bel sederino lucidato sulla mail di mia zia…
Anche la rete dunque, che dovrebbe rappresentare democrazia, libertà e indipendenza, è invece manipolata da una normale oligarchia al potere che guida le nostre scelte e – seppure permettendoci di fruire di servizi gratuiti – ci costringe a sorbire finestre scorrevoli che spingono ancora e ancora ad un paradigma di consumo che sembra invece aver stufato la maggior parte delle persone?

Ma ci ha stufati davvero questo paradigma del consumo per forza, consumo in tutte le forme, dalle esperienze al cibo alla bellezza al tempo libero alla vacanza all’oggetto alla casa al relax – o ne siamo davvero assuefatti?

E’ come il bastone e la carota. Voi cosa preferite?

La vera possibilità di scelta sta fose nell’uscire dal bastone e dalla carota….scegliendo che ne so…un piccone e un paletto con cui piantare la propria tenda….?

Ikea: iperconsumo o nomadismo ?

Pare che l’uomo sia destinato a tornare ad essere nomade.
Chi di noi non ha mai fatto un trasloco nella sua vita?
Modernità liquida, nomadismo antropologico, compressione spazio temporale, cyberspazio.
Architetti e designers si confrontano già da qualche anno ormai su questa tematica, dando forma a
spazi polisemici, architetture dai margini diffusi, involucri osmotici, oggetti ibridi ed interconnessi.
Lavorano sui concetti di temporaneità, emergenza, smaterializzazione, portabilità, connessioni fisiche e virtuali (interfacce).
Sono interventi che restano pressochè confinati nell’ambito di fenomeni culturali di nicchia o manifesti di una qualche teoria a noi oscura.
I traslochi, invece, li ricordi gioiosamente uno per uno.
Io, tra i miei e quelli di conoscenti, ho raggiunto quota 7.
Con uno scarto concettuale non indifferente, possiamo affermare che, questa, nel nostro piccolo, sia l’esperienza più concreta che abbiamo di nomadismo?
A questo punto mi verrebbe quasi voglia di ringraziare l’Ikea, per gentile concessione della quale mi sento partecipe delle teorie del divino Bauman.
Sì, perché proprio l’Ikea ha agevolato notevolmente i nostri spostamenti corporei alleviando, nel migliore dei casi, anche quelli antropologici.
Prodotti a basso costo, facilmente assemblabili e trasportabili; certo traballano un po’ ma ci adattiamo…
Purtroppo da qualche giorno (dopo l’ultimo, recentissimo trasloco) mi si è insinuato un dubbio maligno.
E se, in barba a filosofi-sociologi-architetti-designers fosse proprio l’Ikea a farsi interprete, al meglio, delle esigenze di noi studenti/neo-laureati nomadi ? L’accessibilità (nel senso di democraticità) sembra essere la sua carta vincente. Di fatto l’Ikea rappresenta per molti di noi l’unica possibilità per arredare/corredare di quel minimo indispensabile il nostro spazio abitativo temporaneo
(a questo proposito chi può dire di essersi già sistemato alzi una mano…).
Secondo me, c’è anche di più: paese che vai Ikea che trovi.
Il nostro è un nomadismo deformato dal modello di consumo della nostra società.
I veri nomadi trasportano gelosamente con loro le poche cose, preziose, che hanno; noi, a volte, abbandoniamo sedie, letti, stoviglie, nel luogo di partenza per riaquistarli nel luogo di arrivo.
Ovviamente alla filiale Ikea più vicina…(magari gli stessi…)
Ho sempre identificato l’Ikea come un simbolo della società dell’iperconsumo, dell’usa e getta, deprecandola come modello culturale (spesso copiano) e di consumo (pessima qualità); eppure allo stesso tempo mi rendo conto di quanto la nostra generazione abbia attinto dagli scaffali dei suoi megastores.
Che ne pensate?

Stefano Vaccari


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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