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Narratori bianchi al servizio della patria

Si sta formando un esercito. Alle pendici dei colli scuri si radunano uomini valorosi, donne coraggiose con gli avambracci bendati di bianco, si siedono mano a mano all’ombra di tende erette da poco, accendono fuochi, si dissetano prima della grande avventura. Hanno una missione grave da compiere, nell’eterna lotta fra il bene e il male. Non hanno armi, hanno nelle sacche dei volumi di ogni genere, e ognuno di loro possiede una penna, con una forgia diversa.

Che cosa può significare scrivere? Per quale motivo una persona dice “voglio scrivere, mi piace scrivere?” Quale connessione può trovarsi fra “il libro” e “lo scrivere?”

Borges ci racconta in Oral che il libro ha acquisito nei secoli uno status sempre più importante. Forse all’epoca della biblioteca alessandrina il libro non era considerato in quanto tale uno strumento autorevole e fondamentale per la cultura. Sappiamo che molto dei maestri dell’antica Grecia diffondevano le loro lezioni oralmente. Eppure, nel tempo, passando per i libri sacri contenenti “la parola” siamo arrivati agli ultimi secoli, in cui sempre di più si è sentita la necessità di usare il libro come strumento culturale di trasferimento. Un libro può dirsi per Borges un prolungamento e un’espansione della mente  di un individuo. Un libro è forse un mondo stesso, una creazione del “dio” che scrivendo dà vita a qualcosa che poi può tramandare. Leggendo, si può entrare nella mente dello scrittore. Naturalmente non è la scrittura fine a se stessa, lo stile che contano. “Voglio scrivere” non può e non deve mai essere un atto egoistico per un proprio tornaconto. L’esercito che si sta radunando ai piedi dei colli scuri, con in mano penne e libri è un esercito di persone che fa della ricerca il proprio motto, persone che sanno cercare dentro e fuori dei propri confini umani, che hanno il dono di navigare nei tempi e negli spazi per poi rielaborare, esprimere alle persone del proprio tempo e a quelle che verranno un nuovo modo di vedere, di affrontare, di immaginare. Pierre Assouline (critico letterario francese) considera la letteratura indispensabile fonte di valore sociale e politico, criticando il sempre minore peso che le viene dato nelle scuole. Se gli studenti – cioè coloro che hanno in mano il domani – vengono giudicati solo sui dati immagazzinati con precisione, infarciti di tecnicismi, lodati quando sono senza emozioni, e viene loro richiesto principalmente di sapere a memoria, calcolare, ripetere…e non di immaginare, vedere con occhi diversi, non di creare… Come potremo andare avanti?

E’ necessario oggi che l’esercito dei narratori bianchi si formi e prosegua un fine comune, nell’eterna lotta fra il bene e il male.

Perché bianchi? L’energia creativa, si sa, può anche essere usata con fini maligni. e noi abbiamo bisogno dei coraggiosi fra i più coraggiosi, che sapranno creare per il bene – cosa nettamente più ardua che farlo per il male.

Operai del Futuro

ALICE: “A parte che vorrei capire meglio cos’è il capitalismo oggi…E se qualcuno sa dirmi qualcosa – ben volentieri accetto aiuti. Oggi però vorrei raccontarvi una storiella.”
PUBBLICO: “Si si raccontacela! Dai, dai!”libro
ALICE: “Oh. Che lusinga. Mi sa che siete un pubblico di parte…tipo quelli che applaudono ai programmi TV.”
PUBBLICO: “OOOOHHHH…. Nooooo. No di certo! Noi siamo qui per lavorare!
ALICE: “Beh. Proprio di lavoro si tratta. La storiella dico. E’ una storiella sul lavoro. Piccolo aneddoto interessante sulla società post-post-capitalistica (quella attuale).”
PUBBLICO: “Brrrrr, che tensione…”
ALICE: “Ehm. Potreste anche smettere di commentare tutto. Ok. Comincio. Ho letto sul settimanale D-Repubblica un’intervista di un signore, uno che ha deciso di investire il proprio patrimonio (si fa per dire, ne avrà avuto per mantenersi visto che è figlio di un famoso finanziere, che storia affascinante!) in un fantastico viaggio di due anni intorno al mondo per seguire la conformazione del mercato del lavoro di oggi. Ha preso come esempi 10 casi, fra cui la filiera del tonno e quella dei biscotti, dalla pesca alla preparazione, alla brandizzazione.”
PUBBLICO: “Ma i biscotti non si pescano!”
ALICE: “Ma che siete pagati a fare voi, i cocoriti? Tsé. Questi pubblici a pagamento… Ad ogni modo, dicevo. Questo signore, De Botton si chiama, ha espresso con parole coincise il senso della fregatura del capitalismo e il motivo della frustrazione che coglie i lavoratori di oggi.”
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