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Ai confini della sezione territoriale: la paleo-politica

Nella ridente estate milanese si svolgono ancora le riunioni di partito. Iniziative dimenticate dai tempi dei tempi, non più parte della normale vita sociale di normali individui occidentaliani.
Messaggi e ritratti dai resti di una specie estinta di paleo-politica, che ancora affligge il nostro paese, non si sa se il resto del mondo
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Per entrare alla sezione di via Archimede 13 a Milano si salgono due rampe di scale. Il sapore della sala spoglia è quello tipico di un racconto russo, una lunga fila di volumi identici di tela rossa e consunta riposano su una libreria di legno, una vecchia foto in bianco e nero di un militante in posa troneggia al centro del muro principale. Due finestre, spalancate sulle bandiere rosso verdi, qualche sedia occupata e molta gente che si sventola con pezzi di carta. Siamo alla riunione di presentazione di una lista elettorale per Ignazio Marino, candidato alla guida nazionale del Partito Democratico, e la sezione di via Archimede 13 si anima per sostenerlo. All’alba del 2009 assistiamo a una vecchia riunione di partito, quelle che si raccontano ancora in qualche spezzone di vita del secolo scorso. Eppure le persone ci sono, e sono molte. Molto accaldate, si sventolano e ascoltano sotto le luci al neon che inondano la stanza spoglia e il ritratto bianco nero. Chi sono queste persone e qual’è la loro storia? Che cosa le spinge a riunirsi alla sede della sezione territoriale?  Come può sintonizzarsi alla realtà contemporanea un mondo politico anacronistico?
Spiccano nella sala gremita ciuffi di barbe e capelli bianchi, e la sensazione che quelle persone siano lì da molto più tempo di quanto possiamo immaginare. Dopo gli interventi principali di accoglienza fatti da due consiglieri comunali milanesi presenti, segue una serie di persone che si alza e dice la sua. Prima si sono segnati in una lista redatta da una signora con i capelli ricci e spumosi di un grigio penetrante, le labbra così fini da parere inesistenti, lo sguardo duro e guizzante, armata di penna e foglio. Uno dopo l’altro, nell’afa carica di zanzare verdi luccicanti, persone si alzano e raccontano il motivo per cui si stanno iscrivendo alla lista che sostiene Ignazio Marino. Nessuno di coloro che interviene ha meno di 40 anni, o almeno così sembra. Continue reading ‘Ai confini della sezione territoriale: la paleo-politica’

Musica per partito da camera (il PD alla riscossa!)

Se dovessimo definire quella del PD una musica sarebbe musica da camera, una camera d’albergo di quelli che dall’esterno sono a 5stelle ma la stanza che affitti è da quattro soldi. Vediamo la stanza da dentro. Dimessa, democratica, con un arredamento di basso costo. Siamo nella stanzetta. Vediamo il mondo da lì, con una web cam. Il mondo, dalla stanzetta, ci sembra vicino, dimesso, democratico, come noi. Noi così allo stesso modo dovremmo sembrare al mondo. Dimessi, democratici, e anche aggiornati, visto che usiamo la web cam per comunicare con l’esterno. Salvo poi uscire dalla stanzetta e trovarci in un intrico di corridoi illuminati, lampadari di cristallo, moquette rossa e poltroncine di velluto. Molti specchi. Ci vediamo molte volte riflessi, così da sembrare tanti. E nella luce, ci rendiamo conto di aver su uno smoking da gran sera e un bastone intarsiato ci sorregge mentre passeggiamo. Qualcosa non quadra? Ci chiediamo improvvisamente se dall’esterno, nella web cam, appariamo così come ci vediamo nello specchio, con panciotto, anelli preziosi e la camminata lenta. Ci guardiamo meglio nello specchio, scacciando il pensiero e ritenendo che la web cam possa essa stessa trasformare la nostra immagine, perhé la web cam, e la stanzetta dove viviamo sono mezzi democratici, moderni, alla mano. Così ci devono vedere dal mondo, questo è certo.

Siamo i leader del PD. I soliti, vecchi, barbosi leader del PD. Con il massimo rispetto per intelligenza e savoir faire, cultura e diplomazia, siamo fuori dal tempo. Non è che se un baronetto inglese si mette un paio di infradito di plastica improvvisamente è rappresentante degli squatter. O si? Il PD di oggi è convinto di apparire dimesso, umano e vicino alla gente che rappresentava (parlo al passato perché così è) e di ringiovanire solo usando mezzi democratici per comunicare e un modo dimesso di dire le cose (vedi il manifesto bianco scarno con la gente comune che spinge via berlusconi). Questo non è realistico, Farebbe più fortuna usando mezzi più preziosi e di massa, che lo rappresentarebbero più sincero: lontano dalla gente, com”è.
Lontana dalle persone che rappresentava perché non ne coglie mutamenti, velocità, esigenze o cultura. Oh, beh. La discrepanza è prorio nel tentativo di apparire dimessi e alla mano, se non possono esserlo intrinsecamente…
Franceschini è una brava persona, ma con il web non ha molto in comune. Viene semplice capirlo osservando questi tre video, uno di Obama, uno di Travaglio, uno di Fraceschini. Chi è il più democratico di sinistra e contemporaneo come il popolo che dovrebbe rappresentare?


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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