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Welcome to Delfi – the new media destination

sacerdotessaNell’antica Grecia ci si poteva recare a Delfi, più volte al mese, presso una Pizia. La donna aveva il compito di ascoltare le domande dei pellegrini, e di rispondere con una profezia. Le Pizie erano assunte e regolate dai Sacerdoti – un numero esiguo di sacerdoti – provenienti dalle 5 famiglie che si ritenevano discendenti di Deucalione, figlio di Prometeo, un pezzo di mitologia greca. L’informazione era dunque influenzata, e presumibilmente controllata, da cinque famiglie in particolare. Supporremmo che si tratti di famiglie facoltose, generatrici dei potenti dell’epoca. Le persone che ascoltavano l’oracolo poi potevano seguirne l’interpretazione e agire con delle conseguenze, forse ben precise. Vediamo uno che entrava in un luogo semibuio, attendeva qualche minuto, si inginocchiava di fronte a una donna velata seduta su un treppiedi. Formulava la domanda e attendeva il responso.

Ora ci si siede in una stanza qualsiasi, si accende un computer, ci si reca su Google e si formula una domanda. Si attende la risposta, che arriva in qualche frazione di secondo. A noi l’interpretazione. Oggi si esce di casa e ci si reca ad un chiosco carico di giornali, si comprano alcuni di questi, o si accende la televisione, e si ascoltano delle persone enunciare fatti e notizie, in un’accurata selezione intorno al globo, cosicché quasi tutti nel globo parlano allo stesso momento delle stesse cose, provano allo stesso momento le stesse sensazioni. Ma non tutti interpretano i responsi degli oracoli mediatici. Non tutti possono verificarne la veridicità. Non tutti hanno l’arguzia di andare a vedere cosa c’è dietro la tenda e scoprire il Sacerdote dietro la Pizia. Molti hanno scritto di questo, e la cosa più curiosa è proprio vedere cosa cercano le persone su Google. Di tutto. Il taglio interessante di questa informazione già nota e diffusa è che il potere di questi mezzi mediatici oggi è immenso. E’ la radice del potere. Per questo informazioni politica ed economia sono così intimamente legate. Ora procedo a tentoni. Ma lascio spunti per il futuro, per la ricerca del futuro.

Però. Meglio avere le informazioni e potersi porre dei dubbi, imparare a leggerle, che non avercele.

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I media hanno velocità diverse. La televisione è immediata e autoreferenziale: amplifica e si rivolge alla massa delle persone (che non è un dispregiativo, significa che si rivolge a tutti noi, anche di riflesso). I media ambientati (affissioni, ad esempio) sono di passaggio e dipendono dalla presenza fisica delle persone: spesso usati per rafforzare un messaggio già diffuso altrove. La radio è un mezzo immediato ma selettivo. Tra radio e ascoltatori c’è maggiore contatto rispetto a quello della televisione, ma la diffusione di un messaggio è minore e molto più selettiva.
Internet. Un mezzo che si insinua sotto i tappeti. Che si diffonde “dal basso” nella casa del singolo, nella sua vita quotidiana. Un media che invece di guardarlo o ascoltarlo ci entri dentro tutto intero, e navighi come in un mare. Internet è un medium lento. Ha bisogno di molto per attecchire. La pubblicità infatti tende ad usarlo ancora molto poco per ora. Spesso però Internet viene legittimata quando se ne parla alla radio o alla televisione. Perché i tempi sono diversi. Si perché mentre la TV ti scoppia nella mente, internet avrebbe bisogno di molto più tempo per diffondere i messaggi, allargare la propria influenza e il proprio impatto. Però. Se – come spesso succede ma non ho capito bene come – i messaggi che si diffondono in internet vengono captati e poi lanciati sulla stampa quotidiana e soprattutto sulla televisione, allora il loro effetto guadagna improvvisamente le caratteristiche televisive…

Prendiamo Twitter. E’ un mezzo di per sé complesso, molto veloce, direi dispersivo, anche se nella teoria semplice, nella pratica, è da osservare per un po’ prima di riuscire ad entrarci. Eppure. Twitter viene sui media generalisti legittimato per la sua immediatezza, la sua veridicità. Quando alla televisione si sente che “su tweeter hanno documentato in diretta il terremoto in abruzzo prima della sua comunicazione sulla TV nazionale” potrebbe venire in mente che se non ci avessero dato questa notizia alla televisione nessuno se ne sarebbe accorto.E viene da chiedersi se nessuno in TV o sui quotidiani parlasse di twitter o di facebook, quanto questa immediatezza e questa veridicità sarebbe captata. Quanta parte della società fa uso di questi mezzi? E quanto? Chi, soprattutto e come ne fa uso.

Se non ci si mettessero di mezzo TV e stampa, non resterebbe questa un tipo di informazione da verificare per pochi eletti alle nuove tecnologie mediatiche? Non è che si mettono d’accordo fra editori? Si tratta di domande che per un po’ resteranno senza risposta. Si tratta dell’influenza che i media generalisti continuano ad avere sulla società e sugli altri media, anche se forse non ce ne rendiamo direttamente conto. Perché abbiamo una prospettiva troppo ristretta. Tiriamoci su le maniche, e andiamo a guardare meglio.

Poisoned blogging?

Dalla pubblicazione del nostro blog, poco tempo fa, in me si è insinuato un dubbio sempre più forte.

Mi stavo chiedendo se il pubblico che fruisce dei contenuti in rete sia così selezionato rispetto alla grande massa indistinta che viene identificata per altri media come la TV.

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Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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