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Istruzioni per il viaggio

Buongiorno, l’appuntamento per partire è al prato delle margherite.
Se non sapete come arrivarci, non preoccupatevi, è facile.

Queste sono le istruzioni che dovrete seguire se vorrete intraprendere il viaggio in Brandland.

Nello zaino potrete mettere ciò che volete, non ci sono limiti di spazio poiché tutti gli elementi che deciderete di portare saranno puramente nella vostra immaginazione.
qualche esempio:
– stetoscopio e lente di ingrandimento
– orsacchiotto dell’infanzia
– ginocchiere e maschera da sub
– asciugamano
– vocabolario, corano o bibbia
– la storia d’italia
– pennino usb
– matite e quaderni
– ricetrasmittente
– scarpe da trekking e ciabatte per gli scogli
– fornello da campeggio
– carte da gioco
– candele
– pop corn
– dieci diamanti
– una trivella
– una cassa di vino del 1970

Alice sarà la nostra accompagnatrice.
Non si tratta proprio della molto nota Alice di Lewis Carrol, altrimenti non ci sarebbe gusto.
La nostra Alice è stata preparata a scoprire Brandland (dopo aver già vistato Wonderland) e sarà colei che stimolerà i nostri pensieri per la traversata. Altri personaggi potranno fare capolino nella storia.

Pubblicità inconsulta

stavo leggendo la mail, su hotmail.

va bene che quando apri la pagina principale compaia un box in cui sono confinati dei link pubblicitari.ma va bene anche che quando sto leggendo la mia mail privata debba comparire anche una bella schermata della nuova crema anticellulite della Nivea, per coprire completamente la mia mail e impedirmi una lettura serena?

ci sono momenti in cui mi chiedo a che cosa servano tutte le belle teorie di “permission marketing” (su wikipedia la definizione: http://en.wikipedia.org/wiki/Permission_marketing) che vengono diffuse negli ambienti del marketing postmoderno.

Seth Godin – principale diffusore della teoria – racconta in questo video come si debba perpetuare un clima di “Mi scusi, gentile utente, le posso chiedere il permesso di introdurmi nella sua casella di posta privata?”

Microsoft non deve aver assistito alla conferenza, visto che si parlava di Google, ed ecco che io mi ritrovo un bel sederino lucidato sulla mail di mia zia…
Anche la rete dunque, che dovrebbe rappresentare democrazia, libertà e indipendenza, è invece manipolata da una normale oligarchia al potere che guida le nostre scelte e – seppure permettendoci di fruire di servizi gratuiti – ci costringe a sorbire finestre scorrevoli che spingono ancora e ancora ad un paradigma di consumo che sembra invece aver stufato la maggior parte delle persone?

Ma ci ha stufati davvero questo paradigma del consumo per forza, consumo in tutte le forme, dalle esperienze al cibo alla bellezza al tempo libero alla vacanza all’oggetto alla casa al relax – o ne siamo davvero assuefatti?

E’ come il bastone e la carota. Voi cosa preferite?

La vera possibilità di scelta sta fose nell’uscire dal bastone e dalla carota….scegliendo che ne so…un piccone e un paletto con cui piantare la propria tenda….?

Subvertising e consumi: lo chiamavano il “doppio vincolo”

obsession

Siamo vittime e artefici del mondo dei consumi: e dobbiamo abituarci a questo. Oltre al fatto che per uscirne o migliorarlo senza diventarne schiavi o passivi assorbenti di informazioni, è fondamentale conoscerne i meccaniscmi. I rischi sono poi quelli di far critica rilanciando lo stesso mondo dei consumi: io porto una provocazione, e mi piacerebbe essere smentita.

“L’interferenza culturale, o culture jamming, è una pratica che consiste nel parodiare gli annunci pubblicitari e nel deturpare i cartelloni per alterarne drasticamente il messaggio. I «sabotatori» (jammer) ovvero i contraffattori di annunci pubblicitari partono dal presupposto che tutti hanno il diritto di rispondere a immagini che non hanno mai chiesto di vedere, dato che le strade sono spazi pubblici e dato che la maggior parte dei cittadini non può permettersi di controbattere ai messaggi lanciati dalle aziende con degli annunci propri”, (Naomi Klein, No Logo)
Le sottoculture sovversive del passato (parliamo degli anni del boom dei consumi) si sono appropriate di forti segni di identificazione – come facevano ad esempio i punk. Entravano in conflitto con un sistema in espansione ed adottavano metodi originali per protestare.
Oggi stiamo correndo verso una specie di vicolo cieco e simmetricamente sdoppiato. Oggi siamo costretti a conoscere i meccanismi della società dei consumi perché fanno parte di noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Sono così tanto parte di noi che anche critici fanno uso delle forme di comunicazione dell’industria dei consumi, perdendo in gran parte la loro forza di proetsta.
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Alice si presenta!

ALICE: “Buongiorno a tutti, mi presento: il mio nome è Alice. Ho l’incarico di trovare una via per uscire dalla fase di rottura del nostro dramma sociale. Inoltre, di identificare le tendenze della marca nel tempo dell’incertezza, e della società, dei consumi, della comunicazione nel futuro che cambia Il mio compito è estremamente difficile, tanto che non so se riuscirò a portarlo a termine. Pensavo che potreste aiutarmi a svolgere il filo della narrazione; da sola, sarebbe davvero impossibile! Il nostro viaggio inizia qui, nella fase di rottura della società postmoderna (vedo società in cui chi legge vive di sicuro!). Che ne dite di partecipare? . I nodi tematici che affronteremo sono  la società e gli individui, la critica alla marca, i media in evoluzione, l’identità visuale, il marketing e l’economia, la sostenibilità per arrivare alla definizione di una marca ideale.”

Continue reading ‘Alice si presenta!’


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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