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L’occhio o il rossetto ?

Immagine 1Sta piovigginando. Sono sulla bicicletta a zonzo, intorno alle 19, per le strade di Milano e c’è traffico, aria gonfia di tubi di scappamento, un sacco di persone nervose che esplodono fuori da uffici e negozi, un’aria appiccicosa che ti rimane addosso e traspira dalla pelle per tutta la notte. Pedalo. Vado a zonzo. Pedalo. Pioviggina e forse è ora di raggiungere casa. Però… Ho voglia di fare un salto allo spazio fotografico Forma, che non sta lontano da dove mi trovo. C’ un discreto numero di persone che stazionano all’ingresso e – strano visto che di solito non ci sono code -. In effetti anche stavolta non c’è coda. C’è solo un po’ di gente sparsa che blatera o blatera fumando. Entro. Scopro di essere finita per caso all’inaugurazione della nuova mostra in programma, Nippon Kobo, espongono 13 fotografi della Maison Europeenne de la Photographie, tutti giapponesi. E’ persino gratis. Nonostante lo smog appiccicato sulla pelle, i capelli scarmigliati e l’abitino da ufficio un po’ stropicciato mi faccio largo. Scopro di essere l’unica a non avere i tacchi e ad avere i capelli spettinati e la faccia sicuramente stanca e lucida. Passo sotto gli angoli sperando di non essere troppo notata e scrupolosamente tengo gli occhi incollati alle fotografie. Sono sguardi. Improvvisamente colgo una piccola storia intima, una storia a dire il vero tragica, quella di una donna, con un gatto, che balla. Poi la stessa donna, che è in ospedale – vediamo solo la sua mano stretta ad un’altra – e poi il suo gatto ripetuto, poi la donna fra i fiori di una bara, e… Mi viene da piangere. Non so come un fotografo (Noboyushi Araky ) abbia potuto raccontare una tragedia – era la donna sua moglie – con uno sguardo così intimo e quasi sereno. Proseguo e commossa mi fermo su alcuni altri sguardi ripiegati in una quotidianità in evoluzione, in un giappone antico e moderno piegato ai ritmi del consumismo o dagli strascichi della guerra mondiale. Ci sono altri punti di vista che mi commuovono. Un occhio lucido sulle costruzioni umane, fredde e non abitate dagli uomini: come possiamo essere animati da tanta freddezza per costruire le nostre case, i nostri monumenti moderni?
Proseguo e noto fuori dalle foto sempre più tacchi, gonne, pizzi che si sfiorano, profumi speziati e colori. Alzo un poco lo sguardo sempre senza farmi vedere e mi trovo circondata da belle donne, uomini discretamente strambi ma molto di tendenza e li vedo chiacchierare, sorridere, sventolarsi, sbaciucchiarsi con la punta delle labbra protese, li vedo rincorrersi, gli uomini che chinano di lato la, testa, le donne con le labbra dipinte e il sorriso a 33 denti, e si aggirano fra le foto e quasi nessuno sembra guardarle veramente. Allora mi sono domandata. Ma chi sono queste persone? Perché seguono la fotografia? Cosa fanno? Che cosa è la fotografia oggi?
La mia risposta in base a ciò che ho visto nelle foto è stata che la fotografia oggi è uno sguardo, non una qualità tecnica o scenica, è il saper guardare e offrire agli altri uno sguardo umano, un punto di vista, un’avventura, un segreto svelato. In base a quello che ho visto fuori dalle foto la fotografia oggi è un ritrovo per ricchi di tendenza che si osservano fra loro alla ricerca di uno scatto in più. Posso sempre errare.

Velata tragicità sociale – in cornice

World Press Photo 2009, Galleria Sozzani, Milano.

Quell’occhio aperto su un mondo così lontanto. Io non posso vedere, se non con questi nuovi occhi. Oggi si, siamo fortunati, abbiamo molti nuovi occhi in più che ci permettono di non essere circoscritti territorialmente. Eppure lo siamo. Siamo estasiati di fronte a foto di una famiglia in cui le bambine giocano a fumare a soli 8 anni (con sigaretta accesa e sole in cucina, fra barattoli dalle scritte colorate e accattivanti alla Campbell’s soup).
Al World Press Photo 2009, vengono esposte le più significative foto giornalistiche scattate durante l’anno. Le foto in mostra presentano scorci inquietanti del mondo di oggi. Non è strano che il mondo sia così spaccato e diverso, fra picchi di futurismo e dittatura, sangue disperazione, strascichi di seta, fenomeni naturali strabilianti, catastrofici, opulenza… E la classe medio-alta che ha occasione di vedere con i propri occhi tutto questo e non solo di immaginarlo grazie a i libri di fantascienza, resti colpita-ma-non-troppo? Ora ci possiamo immaginare così tante cose che tutto è diventato immaginazione e fra noi e il mondo si è formato uno spesso velo di distacco, come se guardassimo tutto attraverso un piccolo televisore portatile, che si frappone anche fra noi e il televisore stesso. Continue reading ‘Velata tragicità sociale – in cornice’


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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