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la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

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Play O – donnine senza pudore

Giochiamo. I costumi sono cambiati. Così è normale, perfettamente normale che io e la mia amica – entrambe floride ragazze fra i 25 e i 30 – ci mettiamo in coda alla Pam di Viale Tibaldi e sbirciamo nelle cianfrusaglie appese prima della cassa. Fra i prodotti come sapete svettano gli accessori per il sesso. Alla cassa del supermercato, certo. Hanno iniziato negli anni 90 con i preservativi, prima timidamente, poi sempre più gusti e colori. Adesso siamo passati alle cose chic. La durez mette in vendita il piacere femminile con un acceleratore chiamato O. Un gel. Io e la mia amica lo tiriamo giù dalla grata e cominciamo a leggere, lei dice che lo ha provato e funziona “Se vuoi te lo presto” scherza. Lei scherza. Ma siamo in coda alla cassa del supermercato con 3 uomini davanti e tutto ciò è considerato normale. Che due giovani pulzelle parlino di tali argomenti scabrosi di fronte a una fila di uomini mentre fanno la spesa? Cavolo, qui non si tratta di censura, ma di pudore che oggi non c’è mica più…Mi chiedo: le donne di ieri e quelle di oggi se ne sono accorte che è sparito?

Bibbia da supermercato

Ieri sera sono stata alla Pam di viale Tibaldi a Milano. Mentre giravo fra gli scaffali con un’amica, mi è caduto l’occhio su un trespolo carico di libri – quelli con la copertina da scatole di cioccolatini o cereali, quelli che se non ce l’hai sei fuori moda, quei libri che riempiono le classifiche dei più letti e poi nessuno ricorda di cosa parlano ma non dimentica la copertina, il brand. Alcuni pendevano sbilenchi, il trespolo si trovava proprio incastrato fra le corsie della frutta e lo scaffale dei salatini. Poi il mio occhio cade meglio. E vede. La cosa è accaduta e magari stupisce solo me che sono una dei pochi residuati bellici figli di una generazione idealista ancora in giro. Sorpresa, fra i libri scartoffia di Wilbur Smith e Federico Moccia vedo due ben due versioni della Sacra Bibbia. L’indignazione mi coglie. Penso che siamo caduti in basso, chiamo la mia amica per renderla partecipe di questo avvenimento che per lei non ha niente di speciale perché oggi ditemi cos’è che ci stupisce ancora. E’ normale che la Bibbia, la Sacrissima Bibbia si trovi pendente da un trespolo fra salatini e ananas? Magari è un modo per diffonderla meglio, aumentare la distribuzione magari aumenta il numero dei fedeli. Però. Che roba questa. Da non credere. Se vendono la Sacra Bibbia al supermercato, vuol dire che sta succedendo qualcosa. Che l’oligarchia culturale si sta ricostruendo. Briciole al popolo, sapere al potere. Forse.


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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