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Chi non ha passato scagli la prima pietra

UOMO CON LE BENDE BIANCHE SULLE BRACCIA: “Vorrei fare una domanda al pubblico. Si, a voi che leggete. Chi sono io? Un Narratore Bianco. Uno fra i tanti qui accampati ai colli scuri. Nell’attesa di partire, abbiamo elaborato un questionario per lei che sta passando gli occhi sopra di noi. Ci vede bene, qui, adagiati sui sassi e l’erba scura, di fronte ai falò che si levano al cielo? Vorrei farle una domanda, come dicevo. Lei che legge, mi dica, pensa di sapere tutto? Di sapere come va il mondo e magari anche come potrebbe migliorarlo, se solo ne avesse i mezzi? Si leva per caso dentro di lei una voce che dice tutto è già stato scoperto, siamo all’apice degli apici del progresso e cosa vuoi creare ormai? Al massimo armi di distruzione globale che tanto c’è poco da fare l’uomo è destinato a farsi fottere e scomparire? Una voce che dice no no io questo non lo penserei mai… In effetti però.. sotto sotto dice la voce… cosa ha ancora l’uomo da scoprire a parte rimedi per i mali incurabili e nuovi modi per volare o andare a spasso nel tempo? Cosa abbiamo noi tutti da fare secondo lei gentile lettore?”

Sul piano di accampamento piovono una valanga di pietre, sono state scagliate dall’alto del cielo plumbeo.

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La Poetica del Risveglio

“Signore, abbiamo avuto notizie dal mondo di là. Dicono che il Dolce Morbo si stia diffondendo a macchia d’olio. O di Leopardo. E’ ancora poco chiaro.” Un uomo ansimante, sudato, si inginocchia. Le punte dei capelli umidi sfiorano il terreno sassoso.
“Quali sono i sintomi del male?”
“Signore, le persone vengono colte da uno stato di insonnia non naturale. Sembrano vive e sveglie, ma in realtà dormono profondamente e fanno tutto il tempo sogni malsani. Pensano di essere soli e non riescono ad entrare in contatto con gli altri, afferrano il buio con le braccia smorte. Soffrono pene che non sanno nominare, perché hanno perso quel tipo di linguaggio. Si sentono circondati da nemici e agiscono con diffidenza nei confronti dei loro stessi affetti. Non hanno altro conforto che quelli che gli viene fornito dai messaggeri degli dei. Sentono di essere liberi, possono muoversi da un regno all’altro, ma non possono assaporare questa libertà perché il Dolce Morbo toglie la loro capacità di provare sensazioni quali gusto, tatto…”
Una nebbiolina fine si addensa ai piedi dei colli scuri, dove l’esercito dei Narratori Bianchi si sta compattando. Ci sono molti fuochi che brillano nel grigiore, adesso.
“Come viene diffuso il Dolce Morbo?”
“Non ne sappiamo esattamente l’origine. Di certo si sa che gli umani vengono fin dall’infanzia imbottiti di un mix di medicinali che hanno (a quanto viene dichiarato) lo scopo di proteggerli da malattie e disfunzioni dell’organismo e della mente. Le medicine vengono somministrate da abili Sorveglianti che le distribuiscono ai quattro angoli del mondo, i Sovrani dei Regni sono consenzienti e hanno interesse che le loro popolazioni siano in questo stato di salute. Si sospetta che le stesse medicine che assumono i popoli fin da bambini siano alla radice del male che li affligge.”
L’uomo con le bende bianche fa un gesto e si lascia cadere di nuovo sul giaciglio dal quale si era alzato. Una donna gli si avvicina e gli cinge le spalle. Dà una mano al messaggero e lo invita a ristorarsi di fronte alle fiamme.
“Nessuno ne è immune?” Chiede la donna, gli occhi nel fuoco.
“Ci sono alcuni, mia Signora, che sembrano avere una reazione strana a questi medicinali. Non parlo dei dissidenti dichiarati, loro sono l’altra faccia del Dolce Morbo. Parlo di alcuni che si sentono dispersi e cominciano a guardare meglio intorno: tutto dà ragione di credere che si accorgano che qualcosa li ghermisce sottilmente e una bugia è stata raccontata. Seppure non abbiano parole per spiegarlo e non possono verificarlo. Così non ne fanno parola se non raramente. Alcuni, pare, abbiano trovato il modo di non prendere le medicine con regolarità, il che li rende più sensibili.”
L’uomo sul giaciglio respira cautamente.
“Abbiamo un cammino aspro di fronte a noi. Questi uomini, non possiamo lasciarli addormentati nel Dolce Morbo. Non tutti loro forse vorrebbero essere guariti, ma dobbiamo offrire la nostra mano a chi lo desidera. Val la pena di combattere per chi ne apprezzerà gli sforzi e per chi li osteggerà. Dobbiamo sradicare le origini del Dolce Morbo.”
“Ricordo un’antica poesia, narrava di mari e distese calme.” La donna prende la parola con una dolcezza infinita. “Una poesia composta con un linguaggio antico e dimenticato. Aveva un potere…. Narrava di montagne avvolte nel fuoco e di ghiacci insondabili. Di creature che si stendevano nel vento e soffrivano, benedicendo il cielo per le loro lacrime, solo perché erano lacrime vere. Ogni notte si addormentavano, ogni giorno si svegliavano senza sapere nulla di cosa fossero state il giorno prima, eppure, qualcosa le portava ad avanzare. Non smettevano mai di avanzare. Alcune cadevano, altre le rialzavano, altre si inchinavano alla potenza dei mari e dei cieli… E ogni nuovo giorno una passava ad un’altra la mano per avanzare assieme. Piangevano forte. Ed erano così vive.” La donna ha gli occhi lucidi e si passa le bende su di essi.
“La Poetica del Risveglio, vuoi dire?” Le chiede l’uomo. “E’ una composizione antica e dal potere immenso. Nessuno l’ha più saputa decifrare.”
Lei annuisce silenziosa. Intorno, i fuochi brillano e l’esercito si compatta, silenzioso.
“Messaggero. Torna indietro e vai ad indagare ancora. Abbiamo bisogno di più informazioni. Vai a cercare la cellula degli infiltrati. Loro sapranno darci maggiori indicazioni.”
Il messaggero si alza, si inchina e scompare nella nebbia fitta.

Alessandra Daniele, su Carmilla, ne sta narrando proprio oggi. Rifondazione e Terra. E’ una catastrofe culturale, prima ancora che politica.
Quindi agire sulla realtà non basta, se non si agisce anche sulla
percezione della realtà.
Ciò che rende le destre oggi così apparentemente invincibili, quello che fa sembrare patetici i tentativi di sfidarle frontalmente a volte persino a chi li compie, è ciò che Gramsci chiamava
Egemonia Culturale, e che Morpheus chiama Matrix. Sì, per quanto sia difficile immaginarsi Gramsci in latex nero e mirrorshades, il concetto di base è lo stesso: il potere di controllare la percezione della realtà.
E chi controlla la percezione della realtà, di fatto controlla la realtà.

Non siamo soli, siamo visibilmente in una gran bella compagnia. Segreta, ma visibile.” L’uomo chiude gli occhi.

Luoghi comuni – antichi mondi paralleli

howls moving castleSiamo al raduno dei colli scuri, in attesa che i Narratori Bianchi sopraggiungano da ogni parte del mondo e da ogni epoca. Ognuno ha diritto a partecipare, purché il suo cuore sia puro e così sia quello di coloro che si portano appresso, chiusi nelle loro sacche cariche di storie e di energie antiche. Ci mettiamo attorno al fuoco, il vento del crepuscolo sfiora gli animi, in silenzio. Uno dalla corporatura possente e le braccia forti incrociate sulle ginocchia, le bende bianche che si muovono dolcemente con il vento, prende a raccontare.
“C’era una volta un mondo in cui tutto avveniva per semplificazioni. Le semplificazioni erano utili a rendere accessibili i significati, per tutti. Soprattutto servivano a dar forza e motivazioni di vita a chi aveva bisogno di cibo mentale già masticato. Furono convocati i più illustri e saggi del mondo, con il voto di non abbandonare l’impresa fino che fosse conclusa. Ci si misero di impegno, lessero volumi delle mille biblioteche del mondo, spremettero meningi a tutte le persone che incontravano per strada, chiesero i consulti dei più grandi statisti e delle donne più vecchie. Dopo lunghi anni di fatiche, fu forgiato un grande libro, un libro magico perché non conteneva parole, ma solo una serie di codici combinabili che potevano essere diversi per ogni epoca che l’apriva. I codici si nutrivano e si ricombinavano grazie a dei diligenti sorveglianti, che ad ogni ciclo storico erano incaricati di aggiornare il libro, immergendolo nel mondo in cui vivevano fino a completo assorbimento. Il libro serviva a dispensare consigli e certezze, era il libro delle risposte sicure, quello delle verità granitiche che nessun “normale” osava contraddire. Gli uomini potevano dunque aprire il libro e assumere come propri questi codici che si trasformavano in convinzioni sociali da cui non era necessario scappare. Si poteva però, a seconda del grado di volontà individuale, andar a cercare dietro quelle convinzioni e scoprire un mondo parallelo, formazioni di lunghe serie di significati, quelli che i saggi vi avevano riposto segretamente sudando anni di duro lavoro. Solo pochi riuscivano a percorrere questi mondi paralleli, ma la soddisfazione era grande e costoro si riconoscevano dal sorriso trasognato che li caratterizzava. Un bel giorno la procedura si assestò a tal punto – e la paura dettata da un falso ed esagerato senso di onnipotenza pervase a tal punto gli uomini – che il libro venne dimenticato e le convinzioni presero a crescere indipendentemente dal meccanismo inventato dai saggi. Queste convinzioni si trasformarono sempre più in Luoghi Comuni, dove le persone potevano andare a rifugiarsi ad ogni sconfitta, ad ogni dubbio, ad ogni cedimento dell’animo. Le persone cominciarono a rifugiarcisi sempre più spesso, a inventarne sempre di nuovi fino a coprirsene completamente. L’unica libertà dei singoli stava nell’infarcire di originalità quelle convinzioni, rendendole ogni volta più grottesche o forzandole. Il libro dei saggi era stato disperso, i sorveglianti non avevano tramandato l’arte nel tempo, e gli uomini si erano inceppati, appesantiti da luoghi comuni troppoun_mondo_a_parte chiusi e vincolanti, ingigantiti dalle loro stesse paure.”
“Fa parte, anche questo, della nostra missione? Trovare i mondi dispersi dietro ai luoghi comuni, depurandoli? Cercare i significati sociali che essi avevano all’epoca dei Saggi?” Domanda una donna, le braccia bendate, lo sguardo profondo immerso nel profilo delle colline.

In proposito dei luoghi comuni esiste un poetico e commovente, a tratti divertente elenco di luoghi comuni occidentali redatto da Paulo Cohelo, di cui il più bello è il numero 18: “Mantenere il sorriso sulla faccia quando vorresti veramente piangere. E dispiacerti per coloro che mostrano i loro veri sentimenti”.


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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