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la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

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spogliarsi per una celebrità

Un tipo biondo di 1 metro e 90, 29 anni, che ha avuto un successo travolgente, arriva nella stanza con finta noncuranza e ti pianta addosso due occhi azzurri supponenti e interrogativi. Tu, femmina di due anni più giovane, serissima e senza che ti tremi la voce, devi convincerlo in tre minuti che il prodotto che lui dovrà descrivere alla radio il giorno seguente in venti secondi è un prodotto fenomenale, e lui stesso potrebbe essere interessato se guidasse la macchina e volesse risparmiare fino a 30 euro al mese… Poi mentre parli pensi che uno così 30 euro al mese non li vede nemmeno per un caffè al mattino perché probabilente quando fa colazione ne spende 20 e poi prende il taxi. Subito dopo mentre stai ancora parlando ti soffermi a pensare che se solo dimenticassi per un istante chi è, forse riusciresti a parlare con maggiore scioltezza, successivamente le parole fanno uno scontro frontale e i suoi occhioni si fanno più azzurri, il rossore ti tinge le guance, e puf, il filo del discorso scompare. Sarà. Solo perché va in prima serata sulla rai, o solo perché è decisamente attraente, o magari perché stai spiegando per lavoro una cosa che a uno così vorresti non dover mai e poi mai spiegare…sarà, ma la celebrità ha il suo effetto e il ruolo sociale si porta dietro un’aura che è proprio materiale, la tocchi con la mano lì davanti a te, si muove con la persona che la porta, che la può usare a suo piacimento e spogliarti mentre sei lì a spiegare di una carta telefonica che ti fa risparmiare sul carburante. Celebrità. Alla fine dell’incontro sei in mutande e non ti ricordi più di che cosa stavi parlando.

Circoli culturali (e code morsicate)

Passeggiavo sulle strade di Brandland, e mi è capitato di aver fra le mani alcuni volumetti, che distribuiscono in piccoli chioschi per la strada. I chioschi chiamati “edicole” hanno le vetrinette ricolme di libriccini di ogni genere, con tante figure sopra, da kitsch e offensivi ritratti di donne che credo siano delle meretrici, per come son messe in posa…a pamphlet tecnici che non capisco di cosa parlino, con grandi titoli in rosso, verde, azzurro brillante, a voluminose raccolte di pagine grigio scuro dai titoli nero pece che chiamano “quotidiani” (non perché le notizie siano sempre del giorno, semplicemente credo perché essi vengono faticosamente redatti e stampati ogni santo giorno: collocazione nel tempo , dunque, della carta più che della notizia)
Mentre sfoglio i libriccini in questione, qui davanti al chiosco verde scuro, con un omino dalla testa tonda chiuso dentro che fuma un sigaro, mi accorgo di una stranezza. Continue reading ‘Circoli culturali (e code morsicate)’

La Risposta di Darwin

A volte ci poniamo delle domande che non sono utili. A volte, ci riempiamo la testa di dubbi che non possiamo risolvere o ancor peggio, a cui non possiamo proprio apportare una soluzione.
Vorremmo tanto sapere tutto sull’idea del progresso (come mai non frena?), sulla nostra provenienza di miseri umani, sull’origine dell’universo e sull’esistenza dei mari, sul perché le persone si comportano sempre in una certa maniera nei secoli dei secoli e sul perché ci troviamo ad abitare in grandi alti palazzi con i riquadri di case sovrapposte e non su lunghi terrapieni erbosi coperti di pelli.
Le cose che esistono si possono osservare, forse, si possono migliorare.

Ma, chiederci perché esistono e se davvero servono, è forse un superfluospreco di energie.

Chiara, alla domanda “Secondo te la marca è utile per la nostra società?”, Si limita a sorridere, e girando la domanda a noi tutti dice: la marca esiste, e se esiste vuol dire che è funzionale a qualcosa, no?

ALICE: “Possiamo dunque migliorare la situazione che ci circonda chiedendoci se abbia un senso l’esistenza della marca, oppure no?”
DARWIN: “Scusate se mi introduco, ma non mi sembra ci siano novità! Vi ricordate quando io parlavo di selezione naturale? Mica sono scemo io, niente fronzoli e dubbi: ci sono cose che esistono perché superano una selezione. Punto. Non sprechiamo energie inutili ad arrovellarci!”
ALICE: “Uhm…Mi sento sopraffare. Forse Darwin ha ragione?”
CHIARA: “Se qualcosa esiste è funzionale a qualcos’altro, è funzionale e non serve poi tanto chiedersi il perché.”
ALICE: “Trovo ottime le vostre osservazioni. Però, capire come una cosa si è sviluppata e funziona e come si è imposta in quanto mezzo di comunicazione può forse aiutare a guardare in avanti, senza perdersi d’animo!”

Pubblicità inconsulta

stavo leggendo la mail, su hotmail.

va bene che quando apri la pagina principale compaia un box in cui sono confinati dei link pubblicitari.ma va bene anche che quando sto leggendo la mia mail privata debba comparire anche una bella schermata della nuova crema anticellulite della Nivea, per coprire completamente la mia mail e impedirmi una lettura serena?

ci sono momenti in cui mi chiedo a che cosa servano tutte le belle teorie di “permission marketing” (su wikipedia la definizione: http://en.wikipedia.org/wiki/Permission_marketing) che vengono diffuse negli ambienti del marketing postmoderno.

Seth Godin – principale diffusore della teoria – racconta in questo video come si debba perpetuare un clima di “Mi scusi, gentile utente, le posso chiedere il permesso di introdurmi nella sua casella di posta privata?”

Microsoft non deve aver assistito alla conferenza, visto che si parlava di Google, ed ecco che io mi ritrovo un bel sederino lucidato sulla mail di mia zia…
Anche la rete dunque, che dovrebbe rappresentare democrazia, libertà e indipendenza, è invece manipolata da una normale oligarchia al potere che guida le nostre scelte e – seppure permettendoci di fruire di servizi gratuiti – ci costringe a sorbire finestre scorrevoli che spingono ancora e ancora ad un paradigma di consumo che sembra invece aver stufato la maggior parte delle persone?

Ma ci ha stufati davvero questo paradigma del consumo per forza, consumo in tutte le forme, dalle esperienze al cibo alla bellezza al tempo libero alla vacanza all’oggetto alla casa al relax – o ne siamo davvero assuefatti?

E’ come il bastone e la carota. Voi cosa preferite?

La vera possibilità di scelta sta fose nell’uscire dal bastone e dalla carota….scegliendo che ne so…un piccone e un paletto con cui piantare la propria tenda….?


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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