Archive for the 'people' Category

Dove sono le api operaie?

Iperspecializzazione, per non specializzarsi mai abbastanza. Meticolosa divisione dei compiti e delle fasi della catena produttiva, per una nuova forma di alienazione. Connessione e fasulle forme di vicinanza per essere sempre più lontani. Bagno nell’informazione, per non essere informati. Razionalizzazione e materialismo, per spinte ideologiche irrazionali. Api operaie che guadagnano per dover spendere, spendono per dover guadagnare e per sopravvivere. Creare spazio, per non avere spazio. Una nuova forma di alienazione. Non di pessimismo. Infatti il primo passo per uscirne, è rendersi conto che ci siamo di nuovo dentro.

“L’uomo di oggi sembra essere sempre minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del lavoro delle sue mani e, ancor più, del lavoro del suo intelletto, delle tendenze della sua volontà. I frutti di questa multiforme attività dell’uomo, troppo presto e in modo spesso imprevedibile, sono non soltanto e non tanto oggetto di ‘alienazione’, nel senso che vengono semplicemente tolti a colui che li ha prodotti; quanto, almeno parzialmente, in una cerchia conseguente e indiretta dei loro effetti, questi frutti si rivolgono contro l’uomo stesso. Essi sono, infatti, diretti, o possono essere diretti contro di lui. In questo sembra consistere l’atto principale del dramma dell’esistenza umana contemporanea, nella sua più larga e universale dimensione. L’uomo, pertanto, vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti, naturalmente non tutti e non nella maggior parte, ma alcuni e proprio quelli che contengono una speciale porzione della sua genialità e della sua iniziativa, possano essere rivolti in modo radicale contro lui stesso.”

the too-much society

do we want to live, or do we want to suffocate….

Il narcisismo non è più un disturbo. E’ una sofferenza.

E quando mai lo è stato (un disturbo)? Forse, solo all’epoca di Narciso, e comunque, subito dopo hanno ritenuto bene che il narciso fosse buona cosa per lo sviluppo della società. Da un certo punto di vista, uno che ritiene di essere il migliore del mondo, e magari di non avere limiti, e ama così tanto se stesso al punto di preferirsi a chiunque – pur necessitando intimamente di una continua conferma delle proprie doti da parte degli altri. Ecco, costui può essere un motore sociale nel senso che -se ce l’ha – la sua utopia può raggiungere livelli inimmaginabili e opportunità altissime di realizzarsi. Ora, l’associazione degli psicologi americani ha dichiarato che il narcisismo non è un disturbo da curare. Motivo? Certe caratteristiche si sono talmente diffuse socializzate da non poter essere più distinte come patologiche. Si, certo. Ce ne sono di peggio. La schizofrenia, le manie psicodepressive, la dissociazione della personalità. A parte che prima di questo articolo sfido a sapere quanti erano a conoscenza del fatto che il narcisismo fosse un disturbo da curare. E poi, la vera notizia è il motivo per cui non deve essere più considerato un disturbo. E’ talmente diffuso da essere considerato la norma. Eppure, la nostra società è una macchina che sforna fenomeni da baraccone per poi fagocitarli nel suo enorme tritacarne di cose già viste. Proprio oggi, quando l’obiettivo non è quasi più avere successo, ma avere una qualsiasi visibilità, cosa ancora più subdola dell’idea del successo. Perché il successo implica un minimo base di capacità. La visibilità la puoi ottenere anche mostrando le natiche davanti a 60 milioni di ebeti in TV. Insomma, forse dovrebbero fare una specie di fondo per narcisi disperati,poveri derelitti alla ricerca di un sorriso di assenso che abbia una continuità, mentre è proprio il continuo, schizofrenico voltafaccia di questo meccanismo mediatico che macina tutto, persino se stesso per potersi riprodurre indefinitamente. Siamo narcisi perché la società ci rigetta di continuo, è quando esiste una legge alla quale conformarsi, che emerge il rifiuto della legge, e il disturbo si forma. Senza la schizofrenia mediatica a cui siamo sottoposti, non ci sarebbe, forse, nemmeno bisogno di scrivere queste righe e gli articoli sul narcisismo. Che resta un male sociale di oggi. Nel senso che è sintomo di una sofferenza di fondo, di una ricerca di calore, attenzione, comprensione, che una società siffatta non sà dare.

Looking for Maga Magò

 

 

 

 

 

 

 

 

I can be big! I can be small! I can fly! I can be huglier. And even beautiful! Now what do you think boy? Who’s the greatest?
Now. Who’s the magnificent Mad Madame Mim? Who is who? Who are you in the mirror today? Who would you like people think you are ? What do you need to show to yourself? Isn’t that tiresom?

 

let’s go and save the world

looking at the sculpture in Tuileries garden (paris) during the FIAC fair. we would be looking at a breack-up of united states. most probably a breack-up  into a sort of chinese game of pick-up sticks. however, the big question is: the pioneer instinct is a true source of positivism and energy, and this is rooted in north-american population and culture, most sensibly when living in nyc. may  it come from ancient freedom, adventure, even conflicts. it’s strong and sensible. will it be again the same source to help united states (and occidental culture) facing this potential breack-up ?

back to the real world / partakers

Last scene of all,

That ends this strange eventful history,

Is second childishness and mere oblivion. Is it?

la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

spogliarsi per una celebrità

Un tipo biondo di 1 metro e 90, 29 anni, che ha avuto un successo travolgente, arriva nella stanza con finta noncuranza e ti pianta addosso due occhi azzurri supponenti e interrogativi. Tu, femmina di due anni più giovane, serissima e senza che ti tremi la voce, devi convincerlo in tre minuti che il prodotto che lui dovrà descrivere alla radio il giorno seguente in venti secondi è un prodotto fenomenale, e lui stesso potrebbe essere interessato se guidasse la macchina e volesse risparmiare fino a 30 euro al mese… Poi mentre parli pensi che uno così 30 euro al mese non li vede nemmeno per un caffè al mattino perché probabilente quando fa colazione ne spende 20 e poi prende il taxi. Subito dopo mentre stai ancora parlando ti soffermi a pensare che se solo dimenticassi per un istante chi è, forse riusciresti a parlare con maggiore scioltezza, successivamente le parole fanno uno scontro frontale e i suoi occhioni si fanno più azzurri, il rossore ti tinge le guance, e puf, il filo del discorso scompare. Sarà. Solo perché va in prima serata sulla rai, o solo perché è decisamente attraente, o magari perché stai spiegando per lavoro una cosa che a uno così vorresti non dover mai e poi mai spiegare…sarà, ma la celebrità ha il suo effetto e il ruolo sociale si porta dietro un’aura che è proprio materiale, la tocchi con la mano lì davanti a te, si muove con la persona che la porta, che la può usare a suo piacimento e spogliarti mentre sei lì a spiegare di una carta telefonica che ti fa risparmiare sul carburante. Celebrità. Alla fine dell’incontro sei in mutande e non ti ricordi più di che cosa stavi parlando.

Saviano-non-stop a Milano tutto esaurito: chi c’è dietro alla vendita dei biglietti?

Anche volendo trovarne uno singolo, infondo alla fila, in piedi, per terra, appeso a un palo, i biglietti sono tutti esauriti per le tre serate che Saviano concede alla città di Milano con il suo spettacolo “La bellezza e l’inferno” che si è tenuto al Teatro Piccolo Studio dal 6 all’8 ottobre. I biglietti, spiegano le hostess, sono da tempo finiti: provare a venire prima dello spettacolo e mettersi in lista d’attesa, unica via da tentare sperando che qualcuno si sia ammalato all’ultimo (oppure una ex fidanzata che non sentiva da dieci anni si sia fatta viva proprio quella sera, oppure un poliziotto lo abbia fermato per un’infrazione e lo abbia portato in galera in stato di shock…) e così abbia rinunciato all’ambita poltrona. Ma c’è una replica a Febbraio, spiegano le hostes, candide. Ah, allora posso comperare un biglietto per Febbraio! No, no, non si faccia strane idee: anche Febbraio è già tutto esaurito. Cosa? Ci prendono in giro?
Le domande spontanee sono due: o c’è una mafia dietro agli spettacoli di Savinao (suona sinistro in questo caso l’uso di tale parola) e tutti i biglietti se li sono già spartiti i ricchi e gli abbonati, gli amici e i giornalisti, oppure è diventato un divo così divo che fa sold out ogni volta che esce di caserma. Specifichiamo che lo spettacolo è stato pubblicizzato con due uscite su Repubblica la settimana prima, ma per il resto un normale abitante di Milano non ne ha visto alcuna locandina (se c’era ditemi quante e dove). Da dove sono venute tutte queste persone? Chi erano esattamente? Alice è andata a vedere.

La strada è piena di gente, fumo che sale nell’aria, prime luci della sera. Nell’atrio gran confusione. Una signora con un vestito blu e due grandi fiocchi di raso bianco applicati sulle spalle, le scarpine verde acido conversa amabilmente con alcune carampane a cui presenta il figlio (o il nipote?), accanto a lei, magro e delicato, con la giacca del nonno. Almeno, è quello che stava dicendo. Una donna capelli grigi e rughe intelaiate elengantemente fra sbluffi di phard e rossetto fa cenni di modestia nell’aria, avvolta nella sua giacca di shantung a losanghe arancio e crema: “Non vorrei certo lodare il mio libro, figuriamoci”, dice. Ci sono altre donne, i capelli in posa vaporosi e alti, che aspettano composte in fila chiacchierando sommessamente con la mano sulla bocca. Un gruppo di studenti ben vestiti dall’accento milanese stringono biglietti stropicciati in mano. Il fumo di sigaretta sale in nuvole tonde dalla mano inanellata, le unghie lunghe e smaltate, di una signora con i capelli biondo platino, il rossetto rosso forte, la camminata trascinata, avanti e indietro sul marciapiede di fronte all’entrata. Un monaco tibetano, in rosso arancio che si fa avanti e un giovane sudamricano che gli porge una copia del giornale contro il razzismo, che sta diffondendo a 1 euro in occasione della manifestazione contro il razzismo che stanno organizzando a Roma. Diversi uomini in giacca e cravatta, la barba grigia, sbuffi di capelli sparsi sul capo e gli occhi cisposi. Luce forte di una telecamera, un uomo la impugna e resta fermo davanti all’entrata per diversi minuti, la luce puntata negli occhi dei malcapitati davanti. Il cameramen si sposta dentro a riprendere il banchetto dei libri di Saviano che vengono venduti vicino alla biglietteria. Tacchi alti e spessi con plateau, una giovane dai jeans stretti stretti e sorriso largo,  chioma bionda lisciata fino a metà schiena, accompagnata da un ragazzo più alto, senza volto. Antonio Scurati si mette dall’altra parte del marciapiede, guardando, apre e chiude gli occhi, vestito di nero, trae il cellulare e poi lo rimette in tasca. Una donna gli si avvicina e si dirigono all’entrata, un gruppo di amici ad attenderli. Un ragazzo sta fermo all’entrata in completo blu, le mani dietro la schiena, il cartellino del Piccolo appeso al taschino e la testa biondo chiaro finché non sono tutti entrati. Chi erano poi quelle persone tanto fortunate da essersi accaparrate il biglietto? E soprattutto, perché andavano a vedere Saviano? Misteri. Fortunate le maschere, che possono guardarsi lo spettacolo fra una pausa e l’altra: la loro pausa, è il corpo dello spettacolo.

MILANO, 6 ottobre 2009, Piccolo teatro Studio prima serata de “la bellezza e l’inferno” Roberto Saviano


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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