Archive for the 'identity' Category

dilemma del lavoratore contemporaneo

Lavoro per vivere? O vivo per lavorare? Sono il mio lavoro? O il mio lavoro è quello che sono ? Soprattutto: perché esco così raramente dall’ufficio?
Sottile fregatura della mentalità neocapitalistica. E’ il Mercato a decidere chi siamo. Ma il Mercato non è nessuno. Ha una mano, pure invisibile, ma non ha testa. Quindi non ci si può parlare, ma fare braccio di ferro si. La prima insidia è stata fare pensare alla gente che attraverso il lavoro ci si potesse realizzare come esseri umani. La seconda, che attraverso il consumo, permesso dal lavoro, ci si potesse realizzare come identità definite. La terza, che ci abbiamo creduto. Nota positiva: abbiamo mangiato la foglia, e poiché a differenza del Mercato, abbiamo una testa, non faremo braccio di ferro. Useremo le mani per ragionare.

Advertisements

Fake Can Can

Fake Can Can. Fake truth. Fake representations. Fake activity. Fake movements. Fake eyes. Fake impression of living. Fake relationships. True research. True desires. True hope. Fake. Everything can be potentially fake. True. Everything can potentially hide a truth. Fake and true. Find the grey line in the middle.

the too-much society

do we want to live, or do we want to suffocate….

Il narcisismo non è più un disturbo. E’ una sofferenza.

E quando mai lo è stato (un disturbo)? Forse, solo all’epoca di Narciso, e comunque, subito dopo hanno ritenuto bene che il narciso fosse buona cosa per lo sviluppo della società. Da un certo punto di vista, uno che ritiene di essere il migliore del mondo, e magari di non avere limiti, e ama così tanto se stesso al punto di preferirsi a chiunque – pur necessitando intimamente di una continua conferma delle proprie doti da parte degli altri. Ecco, costui può essere un motore sociale nel senso che -se ce l’ha – la sua utopia può raggiungere livelli inimmaginabili e opportunità altissime di realizzarsi. Ora, l’associazione degli psicologi americani ha dichiarato che il narcisismo non è un disturbo da curare. Motivo? Certe caratteristiche si sono talmente diffuse socializzate da non poter essere più distinte come patologiche. Si, certo. Ce ne sono di peggio. La schizofrenia, le manie psicodepressive, la dissociazione della personalità. A parte che prima di questo articolo sfido a sapere quanti erano a conoscenza del fatto che il narcisismo fosse un disturbo da curare. E poi, la vera notizia è il motivo per cui non deve essere più considerato un disturbo. E’ talmente diffuso da essere considerato la norma. Eppure, la nostra società è una macchina che sforna fenomeni da baraccone per poi fagocitarli nel suo enorme tritacarne di cose già viste. Proprio oggi, quando l’obiettivo non è quasi più avere successo, ma avere una qualsiasi visibilità, cosa ancora più subdola dell’idea del successo. Perché il successo implica un minimo base di capacità. La visibilità la puoi ottenere anche mostrando le natiche davanti a 60 milioni di ebeti in TV. Insomma, forse dovrebbero fare una specie di fondo per narcisi disperati,poveri derelitti alla ricerca di un sorriso di assenso che abbia una continuità, mentre è proprio il continuo, schizofrenico voltafaccia di questo meccanismo mediatico che macina tutto, persino se stesso per potersi riprodurre indefinitamente. Siamo narcisi perché la società ci rigetta di continuo, è quando esiste una legge alla quale conformarsi, che emerge il rifiuto della legge, e il disturbo si forma. Senza la schizofrenia mediatica a cui siamo sottoposti, non ci sarebbe, forse, nemmeno bisogno di scrivere queste righe e gli articoli sul narcisismo. Che resta un male sociale di oggi. Nel senso che è sintomo di una sofferenza di fondo, di una ricerca di calore, attenzione, comprensione, che una società siffatta non sà dare.

We are our animal guide.

Tonight, we’re going to open the green door — the heart chakra. And you open the door and you step inside.  We’re inside our heart.(it’s a bit crowded now, sorry for bothering you) Now, imaging your pain as a white ball of healing light (yeah darling. if my pain is a healing light I am santa claus in swimsuite) That’s right, the pain itself is a ball of healing light. (No, that’s not so right. Pain is pain and it fucking hurts my heart!) You’re going deeper into your cave. (I am already into a cave, and I would love to step out of here! can you see this? it’s cold and dark!) And you’re going to find your power animal… (yes. a peg leg flamingo  – eg “fenicottero con la gamba di legno”) Tell me your animal guide and I will tell you who you are.

Thank you. I will follow you Master. Now I see the light! (jumping) It’s God! Yes!! Oh my God!

From a dialogue between:

Karni Ishna – Contemporary New Wave Age Asian Modern Guru

Luigi Pinzoccheri, his Student

Looking for Maga Magò

 

 

 

 

 

 

 

 

I can be big! I can be small! I can fly! I can be huglier. And even beautiful! Now what do you think boy? Who’s the greatest?
Now. Who’s the magnificent Mad Madame Mim? Who is who? Who are you in the mirror today? Who would you like people think you are ? What do you need to show to yourself? Isn’t that tiresom?

 

Inferno in plexiglass – per sole donne

Storie di donne, delle donne di oggi, verso il domani. Donne di oggi III

Ancora dalla parte delle bambine - L.Lipperini

Ancora dalla parte delle bambine - L.Lipperini

Fu chiamata per il nuovo lavoro un mattino di dicembre.

Il suo, un viso delicato dallo sguardo fiero, la tipica fierezza delle donne calde del sud incastonata fra lunghi capelli corvini. Il suo corpo fragile e flessuoso, un seno prorompente che metteva sempre in mostra con top attillati e scollati. Passeggiava in ufficio ancheggiando accuratamente con i jeans strettissimi sui glutei, provocando di continuo risolini e sguardi ammaliati di tutti i colleghi maschi. I colleghi si erano addirittura iscritti in palestra per andare a vedere “le sue tette che ballavano sul tapis roulant”. Non hanno mai risparmiato triviali battute sessuali su di lei, facendole anche davanti a lei, lo facevano sia i colleghi che i capi, e ogni volta lei sembrava gioire di godere di tutta quella attenzione. Io dentro di me pensavo, “Povera stella, non ti senti male?”

Quando doveva chiedere a un collega un favore, si impegnava tutta, tendendo le labbra e mettendo il seno bene in mostra con sorrisi e carezze particolari. Mi ripeteva ogni giorno che avrebbe dovuto fare la velina, così sarebbe stata più felice, invece di dover lavorare e sopportare tutte le noie relative. Diceva a me che mi vestivo “da vecchia” perché porto abiti a ruota e gonne alla caviglia. Cercava in ogni istante l’attenzione altrui, e aveva un grave problema di comunicazione con le altre donne dell’ufficio, che cercava di compiacere con continui falsi complimenti e regali. Non credo di aver mai sentito uscire dalla sua bocca una verità, tutto ciò che la circondava era finto, costruito, piegato alla cieca volontà di piacere e ottenere un qualche risultato. Ripeteva di continuo di essere forte e molto furba, non diceva altro che menzogne su ogni cosa. Ai colleghi lei piaceva molto, così tanto che la cercavano di continuo e il gruppo si era consolidato con lei come reginetta che si sedeva in braccio ai maschi sempre più spesso. Un giorno uscì dall’ufficio del capo dicendomi che andava tutto molto bene. Il giorno dopo fu licenziata perché era, di fatto, non capace nel lavoro, aveva litigato brutalmente con tutte le clienti di sesso femminile che in quel breve periodo aveva avuto in carico, ed era stata incapace di ammettere qualsivoglia errore. Un giorno, è scomparsa. Mi ha fatto sempre una pena infinita, quella figura fiera piegata sotto una logica di compiacimento che si era fatta più grande di lei e l’aveva mangiata. Il punto però era che una così, non la puoi compatire. E’ aggressiva, se cerchi di parlare di lei non risponderà mai se non con bugie, su bugie, e andrà avanti per quel cammino, bruciando terra e speranza di altre donne sotto le ali del suo dolore. Aggredendo di continuo le donne semplici, guardandole dall’alto in basso del suo inferno in plexiglass. Non ci sono salvezze per lei, non c’è altro che la ricchezza e il successo, le tette finte e la TV. L’ho rivista una sola volta, passò a trovarci una sera, con una micro gonna inguinale e la faccia impiastricciata di fondotinta, gli occhi vuoti e stanchi.
Queste sono donne belle e di valore, che si sono rovinate, da cui guardarsi per la rabbia che portano, e da cui apprendere cosa sta succedendo nella società.

Una storia che merita di essere scritta fosse solo per dare man forte al tentativo importante di Lorella Zanardo, che potete vedere su “Il corpo delle donne” documentario graffiante e commovente sulla donna nella TV italiana. Se volete vedere cliccate sulla femminilità.


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

aliceinbrandland@gmail.com
Follow lilit_a_bnsg on Twitter

tweet tweet

Error: Twitter did not respond. Please wait a few minutes and refresh this page.

RSS Luca De Biase

  • Il cervello di Marco Magrini
    Marco Magrini è un giornalista bravissimo. Racconta le storie con una passione per il bello intelligente che ha un effetto contagioso. Ha scritto un libro necessario: Cervello. Manuale per l’utente. Guida semplificata alla macchina più complessa del mondo, Giunti 2017. Non ho voglia di aspettare a recensirlo dopo averlo letto tutto. L’inizio è sufficiente a […]
    Luca De Biase
  • Italia manifatturiera. Medie aziende: due volte più robot del resto del mondo
    Secondo EY: «Le medie imprese italiane si dichiarano orientate al futuro con una particolare attenzione all’automazione robotica dei processi (RPA): l’11% ha già adottato l’RPA, contro il 5% a livello globale, e un ulteriore 15% dichiara che prevede di farlo nei prossimi dieci anni.» È uno dei dati che emergono dalla ricerca EY Growth Barometer […] L'ar […]
    Luca De Biase

RSS Paulo Coelho

  • 20 SEC READ: The Chinese bamboo
    After the bamboo seed is planted, you don’t see anything for approximately five years, other than a tiny shoot. All of its growth happens underground; a complex root system that extends vertically and horizontally in the earth begins to form. At the end of the fifth year, the Chinese bamboo grows until it is approximately […]
    Paulo Coelho
  • 20 SEC READ: Learning to live with some wounds (ENG, PORT,ESPA)
    Illustration by Ken Crane____________________ EN ESPANOL CLICAR AQUI: Puercoespines EM PORTUGUES CLICAR AQUI: Os Porcos-Espinhos ____________________ During the Ice Age many animals died because of the cold. Seeing this situation, the porcupines decided to group together, so they wrapped up well and protected one another. But they hurt one another with their […]
    Paulo Coelho

RSS Rebecca Walker Blog

Bookmark and Share

some color

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
segnala il tuo blog su blogmap.it

year after year

November 2017
M T W T F S S
« Mar    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930