Archive for the 'daily life' Category

oh, no! Il nulla !

Peccato che un po’ ci aveva già pensato Malevic. In negativo. Eppure… Dico. Mica ci starebbe così male oggi. Pensando al futuro intendo. Alice. In diretta da Brandland.

When the warriors go home.

And it looks like an end. Like we are looking all around without finding ourselves.

Dove sono le api operaie?

Iperspecializzazione, per non specializzarsi mai abbastanza. Meticolosa divisione dei compiti e delle fasi della catena produttiva, per una nuova forma di alienazione. Connessione e fasulle forme di vicinanza per essere sempre più lontani. Bagno nell’informazione, per non essere informati. Razionalizzazione e materialismo, per spinte ideologiche irrazionali. Api operaie che guadagnano per dover spendere, spendono per dover guadagnare e per sopravvivere. Creare spazio, per non avere spazio. Una nuova forma di alienazione. Non di pessimismo. Infatti il primo passo per uscirne, è rendersi conto che ci siamo di nuovo dentro.

“L’uomo di oggi sembra essere sempre minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del lavoro delle sue mani e, ancor più, del lavoro del suo intelletto, delle tendenze della sua volontà. I frutti di questa multiforme attività dell’uomo, troppo presto e in modo spesso imprevedibile, sono non soltanto e non tanto oggetto di ‘alienazione’, nel senso che vengono semplicemente tolti a colui che li ha prodotti; quanto, almeno parzialmente, in una cerchia conseguente e indiretta dei loro effetti, questi frutti si rivolgono contro l’uomo stesso. Essi sono, infatti, diretti, o possono essere diretti contro di lui. In questo sembra consistere l’atto principale del dramma dell’esistenza umana contemporanea, nella sua più larga e universale dimensione. L’uomo, pertanto, vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti, naturalmente non tutti e non nella maggior parte, ma alcuni e proprio quelli che contengono una speciale porzione della sua genialità e della sua iniziativa, possano essere rivolti in modo radicale contro lui stesso.”

forever retweet

internet. the circular circle of retweet…. how to get out and invent
?

dreaming beauty

it’s so beautiful that there’s nothing to say.

new york cry

so stressed, so fast, so amazing, so lonely, people, water in the streets, homeless, flashy colors, stunning words, flowers on the trees, cherry cokes and cupcakes, crying and screaming, kissing boyfriends, old men one a while, food, sausage smell, lunch and dinner, time, oh time, yellow and leather, quick heart beating, closing and opening, doors and shimmering glasses, light, oh light coming by the sky and cutting skycrapers facades, new languages and tones, streets, oh streets losing their direction in the skyline, people, people at the corner in the streets and rooftops, people talking, smiling, shouting and laughing, people looking at you, or not existing, people pouring energy one into another in the darkness of the night : new york, new york.

la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

squillo trendy – suona per entrare nella nuova era

Quando anche uno squillo (ho parlato al maschile, si, non ho detto “una” squillo) diventa di moda, è un chiaro segnale che stiamo entrando in una nuova era. Non sono bastati i pendaglini per rendere sexi i nostri piccoli aggeggi contro l’ansia da solitudine (vedi i gioiellini che si appendono alla coda del cellulare e lo fanno diventare gioioso e brillante come un cagnolino da tasca). Avete notato che a ondate i cellulari suonano tutti con lo stesso squillo? Adesso va di moda il ring tone “nostalgia”, quello che mima i vecchi telefoni a cornetta. Si, ce lo hanno proprio tutti. E per chi ha l’iphone, naturalmente, è un must lo squillo “campanello della bicicletta” per i messaggi in arrivo. E’ per questo che mettono tante suonerie nei cellulari: non per facilitare il proprietario nell’immediatezza di sapere che è il suo telefono che sta suonando. No. Il marketing fa molto di più. Fa sì che ci divertiamo a rincorrere la moda e quando squilla un telefono, tutte le persone situate nel raggio di venti metri cominciano ad agitarsi guardando se è la propria tasca che sta suonando. O forse sono le persone, che fanno di più, rincorse dal marketing. Nell’era della personalizzazione, un’isteria collettiva da conformismo? Il mondo sta cambiando nel profondo.

spogliarsi per una celebrità

Un tipo biondo di 1 metro e 90, 29 anni, che ha avuto un successo travolgente, arriva nella stanza con finta noncuranza e ti pianta addosso due occhi azzurri supponenti e interrogativi. Tu, femmina di due anni più giovane, serissima e senza che ti tremi la voce, devi convincerlo in tre minuti che il prodotto che lui dovrà descrivere alla radio il giorno seguente in venti secondi è un prodotto fenomenale, e lui stesso potrebbe essere interessato se guidasse la macchina e volesse risparmiare fino a 30 euro al mese… Poi mentre parli pensi che uno così 30 euro al mese non li vede nemmeno per un caffè al mattino perché probabilente quando fa colazione ne spende 20 e poi prende il taxi. Subito dopo mentre stai ancora parlando ti soffermi a pensare che se solo dimenticassi per un istante chi è, forse riusciresti a parlare con maggiore scioltezza, successivamente le parole fanno uno scontro frontale e i suoi occhioni si fanno più azzurri, il rossore ti tinge le guance, e puf, il filo del discorso scompare. Sarà. Solo perché va in prima serata sulla rai, o solo perché è decisamente attraente, o magari perché stai spiegando per lavoro una cosa che a uno così vorresti non dover mai e poi mai spiegare…sarà, ma la celebrità ha il suo effetto e il ruolo sociale si porta dietro un’aura che è proprio materiale, la tocchi con la mano lì davanti a te, si muove con la persona che la porta, che la può usare a suo piacimento e spogliarti mentre sei lì a spiegare di una carta telefonica che ti fa risparmiare sul carburante. Celebrità. Alla fine dell’incontro sei in mutande e non ti ricordi più di che cosa stavi parlando.

questa strada non è una pista di velocità

piccola segnalazione stradale. leggere questo segnale all’uscita dell’autostrada. e pensare. che “questa strada non è una pista di velocità”. su un cartello luminoso. ora, leggerlo qui su un blog, non sa di niente ve ne renderete conto. ma leggerlo all’uscita dell’autostrada del sole (quella che va da napoli-milano), non so, fa un certo effetto straniante. immaginate un automobilista livornese, se gli potesse rispondere al cartello luminoso: “ma che sei, cretino te?” e il cartello: “chi io?” “si, te, proprio te. sto andando a duecento all’ora da du’ ore, e proprio adesso che entro in città mi vieni a racconta’ che la strada non è una pista di velocità? e che è sennò? c’ho la macchina che fa i du’cento all’ora di base, e la provo solo a casa davanti al garage secondo te? bella faccia tosta per un cartello deh”.
“ehi, scusa sai, ma mi scrivono così dall’alto, quelli che pensano alla mobilità stradale sai! non lo so se si parlano con quelli che fanno le macchine, io. io ci metto solo la luce per illuminare le scritte, allora che vuoi da me?” “vabbè dai. per questa volta passi che c’ho fretta.”


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

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