Dove sono le api operaie?

Iperspecializzazione, per non specializzarsi mai abbastanza. Meticolosa divisione dei compiti e delle fasi della catena produttiva, per una nuova forma di alienazione. Connessione e fasulle forme di vicinanza per essere sempre più lontani. Bagno nell’informazione, per non essere informati. Razionalizzazione e materialismo, per spinte ideologiche irrazionali. Api operaie che guadagnano per dover spendere, spendono per dover guadagnare e per sopravvivere. Creare spazio, per non avere spazio. Una nuova forma di alienazione. Non di pessimismo. Infatti il primo passo per uscirne, è rendersi conto che ci siamo di nuovo dentro.

“L’uomo di oggi sembra essere sempre minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del lavoro delle sue mani e, ancor più, del lavoro del suo intelletto, delle tendenze della sua volontà. I frutti di questa multiforme attività dell’uomo, troppo presto e in modo spesso imprevedibile, sono non soltanto e non tanto oggetto di ‘alienazione’, nel senso che vengono semplicemente tolti a colui che li ha prodotti; quanto, almeno parzialmente, in una cerchia conseguente e indiretta dei loro effetti, questi frutti si rivolgono contro l’uomo stesso. Essi sono, infatti, diretti, o possono essere diretti contro di lui. In questo sembra consistere l’atto principale del dramma dell’esistenza umana contemporanea, nella sua più larga e universale dimensione. L’uomo, pertanto, vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti, naturalmente non tutti e non nella maggior parte, ma alcuni e proprio quelli che contengono una speciale porzione della sua genialità e della sua iniziativa, possano essere rivolti in modo radicale contro lui stesso.”

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