Mistero della miscredenza

Indy-tempio01Si leva un vento insistente, l’erba si assottiglia sempre più schiacciata al suolo. Il cielo si gonfia e si gonfia, due grandi bagliori aprono il fragore e giù, scudisciate di acqua che nemmeno si fossero rotti gli argini del Niagara. Scosse, boati e scudisciate di acqua si riversano dunque sui tetti e sulle strade. Sui Colli Scuri i Narratori Bianchi si sono rifugiati sotto le tende, le pelli infradiciate, battono i denti e si tengono stretti fra loro. Qui, in città, l’uragano infuria. Nascosta bene la testa sotto il cuscino, potremmo chiederci che cosa stia succedendo. Perché, ancora dopo tanti anni uno come noi, della stirpe degli umanoiodi superiori armati di blackberry comunicante con il resto del mondo, possa ancora rabbrividire al boato temporalesco e al bagliore che infrange il cielo. E pensare che sembrava di aver raggiunto l’Eden. Almeno, sembra che qualcuno lo abbia pensato. Giù, la testa intrappolata fra i cuscini, e la finestra che sbatte infuriata. Nessuno sa dire perché non abbiano ancora trovato una soluzione ai temporali? E perché ancora il meteo si permette di non azzeccare le previsioni?

Ai Colli Scuri un giovane narratore dalla pelle chiara come il latte si alza in piedi e agita le braccia bendate di banco verso il cielo, che tende ad un bruno violaceo. “Tale è stata la fede che gli umani hanno riposto nella tecnica, che si sono ritrovati con un palmo di naso. Credere di aver scoperto anche il mistero. E farlo diventare invisibile! E’, tutto questo, una follia.”
Saliamo con il ragazzo su una motoretta del tempo, e mettiamo la marcia: domanda al saggio. Ci catapultiamo in un giardino di piante selvatiche, ginestre e rose canine, si arrampicano su per un colle particolarmente roccioso, inondate dal sole. Lì siede un vecchio saggio. Ci inchiniamo e gli chiediamo cosa ne pensi di questo fattaccio.
“Salve, signor vecchio saggio. Lei ha idea di come mai gli uomini abbiano ancora addosso questi istinti primordiali e un certo timore di fronte ai fenomeni naturali se poi continuano a fidarsi così ciecamente della Tecnica e del Progresso, scorporando ogni nozione di sconosciuto dal loro esistere?”
Il Vecchio saggio si toglie i cappuccio e si svela tossicchiando: è Umberto Galimberti. “Saprete che nella Grecia antica era impensabile che l’uomo potesse esercitare un controllo sul cosmo, o di imporre su di esso i propri fini? Sapete che l’unico peccato riconosciuto veramente dai Greci era la tracotanza? Quella che porta oggi l’uomo a fidarsi ciecamente nei progressi tecnici e nelle discipline scientifiche senza più curarsi di etica filosofia…”
Non lo sapevamo ma annuiamo lo stesso, sentitamente.
Lui continua imperterrito. “Obiettivo della tecnica è infatti quello di ridurre fino ad annullare la distanza tra mezzi e scopi (in cui si inseriva il kairos, l’imprevedibile) per realizzare così un controllo ed un dominio assoluti sul mondo, che da cosmo a cui accordarsi è divenuto natura da dominare, e per portare a compimento una tirannia completa del tempo umano. Con l’età della tecnica abbiamo scatenato il Prometeo che gli dèi avevano incatenato, determinando il trionfo del potere della techne sulla necessità della natura, fino alla paradossale situazione odierna in cui la tecnica non è più strumento nelle mani dell’uomo ma è l’uomo a trovarsi nella condizione di mero ingranaggio, funzionario inconsapevole dell’apparato tecnico.”

Annuiamo nuovamente. I fratelli Wachowsky non erano mica stupidi. Erano dei grandissimi ganzi. Forse si erano conosciuti con Galimberti prima di inventare Matrix… “Speriamo che ci ridiano i Misteri. Lei ci può aiutare?” Chiediamo ormai disperati al Grande Saggio sulla punta della roccia puntuta.
Improvvisamente, uno squarcio nel cielo e compare Indiana Jones. Che si avventura nelle interiora del Tempio Maledetto. Dove sembra tutto normale e invece… Brrrr… Poi puff. Scompare com’è comparso. Noi, con il palmo di naso, scuotiamo la testa. “Magari ancora poter fare certe avventure… Loro si, che credevano nello sconosciuto e andavano a cercare dietro di esso…Beati loro.”

Eppure manca un tassello. Fra Indiana Jones, Matrix e Galimberti. Fra il temporale e le previsioni del tempo. Fra l’istinto naturale e la tecnica. Misteri? No. Miscredenza. Il fatto per cui ad un certo punto l’uomo ha smesso di credere che ci fossero dei misteri. E’, questo un grande mistero perbacco.

In attesa di scoprire il Mistero della Miscredenza, diciamocelo: Viva i misteri! Senza i misteri, con la sensazione che non ci sia più niente da scoprire, l’Indiana Jones che è in noi si ferma, triste e depresso, a riflettere. E fa le ragnatele. Se una donna è già nuda, gridata, spregiudicata, perde tutto il suo sex appeal infatti oggi si fa meno sesso di una volta, quando le donne andavano in giro più coperte. Se credo che tutto sia già scoperto non mi muoverò. L’uomo è il suo stesso mistero, infondo, e senza di esso non muove il desiderio, non muove la scoperta di sé stesso.

Il Narratore Bianco chiude i pugni, sotto la tempesta e urla al vento: “Yeep! Ho capito! Uomini di tutti i tempi, che cosa ne è stato della vostra curiosità? Del vostro spirito di avventura? Dove vi siete nascosti? Tirate fuori la testa dal groviglio di cuscini sotto cui vi nascondete! L’uomo non ha scoperto tutto, c’è ancora molto da scoprire, è l’invisibile agli occhi, che si cela a noi. L’uomo si è solo spogliato per troppa fiducia in sé stesso. Ora, nudo, vuol nascondersi e convincersi di essere al capolinea. Ma non avete capito ancora? Il mistero esiste, esiste! – respiri di sollievo – Nessuno ve lo ha tolto. Andiamo, c’è molto da fare per riportare alla luce i misteri e farli di nuovo vivere!”
Altri Narratori Bianchi si alzano nel vento ululante e applaudono , gridano e inneggiano ai Misteri.
Affinché i Misteri vengano ristabiliti, si inchinano.
Importante Post Scriptum: sembra questo articolo poco chiaro e ci sono due motivazioni: 1. non abbiamo ancora capito bene cosa sia un mistero, 2. volendo rimettere i misteri al loro posto primario, come si può costruire un articolo sul mistero se non disseminandolo di incomprensibili misteri e porte che sbattono?

2 Responses to “Mistero della miscredenza”


  1. 1 AdriRips aka Ginevra 2009/07/09 at 9:36 PM

    eccomi qui, piacere di conoscerti a mia volta!
    il tuo blog è da scoprire, e lo farò, intanto però lascio una piccola nota di dissenso rispetto a questo post: e se nel nostro presente i misteri più misteriosi, quelli che alimentano il desiderio, fossero proprio nella tecnica, non potremmo magari capacitarcene?
    (mi perdonerai, ma di pancia a me il mondo di oggi non solo interessa, ma piace, non fosse altro che perché è la sola vita di cui posso avere esperienza, e sempre di pancia mi viene da fare il bastian contrario quando ascolto rimpianti per improbabili età dell’oro🙂

  2. 2 aliceinbrandland 2009/07/10 at 7:59 AM

    Cara Ginevra, hai sollevato una piega interessante. Forse le mie parole lasciano a sottintendere un significato ben diverso da quello che in realtà sento di voler comunicare. Non rimpiango nessuna età dell’oro: credo che forse non ci sia mai davvero stata un’età dell’oro. Credo al contrario che il concetto stesso di età dell’oro possa essere di aiuto per stimolare parti della nostra mente (o della mente di alcuni di noi) ed evocare energie costruttive per “ristabilire” certi cardini dell’esistenza che sono e saranno sempre fondamentali, anche quando sembrano dimenticati. Il mistero della tecnica è anche il suo inconveniente : se parliamo di scienza e scoperte biologiche o fisiche è un conto. Se parliamo di quanto la tecnica in quanto meccanismo che deve funzionare e ci risolverà ogni problematica è un altro. Poiché rischia di togliere sorpresa, mistero, curiosità in un mondo dove c’è sempre da scoprire, dove c’è sempre da sorprendersi, dove c’è “WonderLand” dietro ogni angolo anche se la maggior parte di noi non se ne accorge. Proprio il reale e il contemporaneo meritano di essere eletti a scenario di questa avventura nei misteri e negli anfratti più bui o luminosi di quello che la nostra vita oggi può riservarci. Grazie per il commento. A presto.


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