La Poetica del Risveglio

“Signore, abbiamo avuto notizie dal mondo di là. Dicono che il Dolce Morbo si stia diffondendo a macchia d’olio. O di Leopardo. E’ ancora poco chiaro.” Un uomo ansimante, sudato, si inginocchia. Le punte dei capelli umidi sfiorano il terreno sassoso.
“Quali sono i sintomi del male?”
“Signore, le persone vengono colte da uno stato di insonnia non naturale. Sembrano vive e sveglie, ma in realtà dormono profondamente e fanno tutto il tempo sogni malsani. Pensano di essere soli e non riescono ad entrare in contatto con gli altri, afferrano il buio con le braccia smorte. Soffrono pene che non sanno nominare, perché hanno perso quel tipo di linguaggio. Si sentono circondati da nemici e agiscono con diffidenza nei confronti dei loro stessi affetti. Non hanno altro conforto che quelli che gli viene fornito dai messaggeri degli dei. Sentono di essere liberi, possono muoversi da un regno all’altro, ma non possono assaporare questa libertà perché il Dolce Morbo toglie la loro capacità di provare sensazioni quali gusto, tatto…”
Una nebbiolina fine si addensa ai piedi dei colli scuri, dove l’esercito dei Narratori Bianchi si sta compattando. Ci sono molti fuochi che brillano nel grigiore, adesso.
“Come viene diffuso il Dolce Morbo?”
“Non ne sappiamo esattamente l’origine. Di certo si sa che gli umani vengono fin dall’infanzia imbottiti di un mix di medicinali che hanno (a quanto viene dichiarato) lo scopo di proteggerli da malattie e disfunzioni dell’organismo e della mente. Le medicine vengono somministrate da abili Sorveglianti che le distribuiscono ai quattro angoli del mondo, i Sovrani dei Regni sono consenzienti e hanno interesse che le loro popolazioni siano in questo stato di salute. Si sospetta che le stesse medicine che assumono i popoli fin da bambini siano alla radice del male che li affligge.”
L’uomo con le bende bianche fa un gesto e si lascia cadere di nuovo sul giaciglio dal quale si era alzato. Una donna gli si avvicina e gli cinge le spalle. Dà una mano al messaggero e lo invita a ristorarsi di fronte alle fiamme.
“Nessuno ne è immune?” Chiede la donna, gli occhi nel fuoco.
“Ci sono alcuni, mia Signora, che sembrano avere una reazione strana a questi medicinali. Non parlo dei dissidenti dichiarati, loro sono l’altra faccia del Dolce Morbo. Parlo di alcuni che si sentono dispersi e cominciano a guardare meglio intorno: tutto dà ragione di credere che si accorgano che qualcosa li ghermisce sottilmente e una bugia è stata raccontata. Seppure non abbiano parole per spiegarlo e non possono verificarlo. Così non ne fanno parola se non raramente. Alcuni, pare, abbiano trovato il modo di non prendere le medicine con regolarità, il che li rende più sensibili.”
L’uomo sul giaciglio respira cautamente.
“Abbiamo un cammino aspro di fronte a noi. Questi uomini, non possiamo lasciarli addormentati nel Dolce Morbo. Non tutti loro forse vorrebbero essere guariti, ma dobbiamo offrire la nostra mano a chi lo desidera. Val la pena di combattere per chi ne apprezzerà gli sforzi e per chi li osteggerà. Dobbiamo sradicare le origini del Dolce Morbo.”
“Ricordo un’antica poesia, narrava di mari e distese calme.” La donna prende la parola con una dolcezza infinita. “Una poesia composta con un linguaggio antico e dimenticato. Aveva un potere…. Narrava di montagne avvolte nel fuoco e di ghiacci insondabili. Di creature che si stendevano nel vento e soffrivano, benedicendo il cielo per le loro lacrime, solo perché erano lacrime vere. Ogni notte si addormentavano, ogni giorno si svegliavano senza sapere nulla di cosa fossero state il giorno prima, eppure, qualcosa le portava ad avanzare. Non smettevano mai di avanzare. Alcune cadevano, altre le rialzavano, altre si inchinavano alla potenza dei mari e dei cieli… E ogni nuovo giorno una passava ad un’altra la mano per avanzare assieme. Piangevano forte. Ed erano così vive.” La donna ha gli occhi lucidi e si passa le bende su di essi.
“La Poetica del Risveglio, vuoi dire?” Le chiede l’uomo. “E’ una composizione antica e dal potere immenso. Nessuno l’ha più saputa decifrare.”
Lei annuisce silenziosa. Intorno, i fuochi brillano e l’esercito si compatta, silenzioso.
“Messaggero. Torna indietro e vai ad indagare ancora. Abbiamo bisogno di più informazioni. Vai a cercare la cellula degli infiltrati. Loro sapranno darci maggiori indicazioni.”
Il messaggero si alza, si inchina e scompare nella nebbia fitta.

Alessandra Daniele, su Carmilla, ne sta narrando proprio oggi. Rifondazione e Terra. E’ una catastrofe culturale, prima ancora che politica.
Quindi agire sulla realtà non basta, se non si agisce anche sulla
percezione della realtà.
Ciò che rende le destre oggi così apparentemente invincibili, quello che fa sembrare patetici i tentativi di sfidarle frontalmente a volte persino a chi li compie, è ciò che Gramsci chiamava
Egemonia Culturale, e che Morpheus chiama Matrix. Sì, per quanto sia difficile immaginarsi Gramsci in latex nero e mirrorshades, il concetto di base è lo stesso: il potere di controllare la percezione della realtà.
E chi controlla la percezione della realtà, di fatto controlla la realtà.

Non siamo soli, siamo visibilmente in una gran bella compagnia. Segreta, ma visibile.” L’uomo chiude gli occhi.

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