Hermes dal piede alato, ci sei ancora?

hermes_1_lgA cosa serve un giornale? A cosa, un libro? A cosa, una mappa del tesoro sulla barca dei pirati? A cosa, un’incisione sui sassi che viene recuperata millenni dopo essere stata realizzata?

Oggi si crede superfluo soprattutto ciò che è parte del bagaglio culturale dell’uomo. Oggi si crede inutile tutto ciò che non è “funzionale” al raggiungimento di un determinato risultato, attraverso dei meccanismi tecnici ben rodati. Oggi viviamo nel paradiso della tecnica, comunichiamo attraverso dei codici che si trasformano in immagini ma dietro le immagini digitali ci sono serie di codici incomprensibili ai più e detenute da una cerchia di studiosi matematici, digital-informatici. Oggi siamo convinti che qualcosa che solo per il fatto di chiamarsi “arte”, “letteratura”, “lettura” siano sinonimi di superfluo, di cui potremmo benissimo fare a meno.

Ora.
Ci ricordiamo che l’umanità si fonda sul proprio bagaglio culturale? Che le forme artistico-letterarie sono espressione di questo bagaglio e aiutano a rivederlo, trasformarlo, diffonderlo per un migliore progresso dell’umanità? Che informare significa “DARE FORMA” e cioè: ragguagliare, istruire, insegnare, dar forma a una cosa agli occhi della mente? I preistorici facevano quei cavolo di graffiti sulle pareti delle caverne e nessuno si è mai sognato di dire che non gli servivano ad un bel niente. Erano inestimabili per loro quei graffiti – e oggi noi li conserviamo con così tanta cura…! Ora noi crediamo di avere inventato tutto. Ma non ci ricordiamo che i Greci avevano fra i loro miti preso in grande considerazione Hermes, il messaggero dal piede alato (messaggero la cui funzione è, appunto, informare, tenere il patrimonio del sapere e portarlo in giro per far si che il mondo funzioni…)
Qualcosa oggi è cambiato. E’ cambiato il linguaggio condiviso, che oggi si fonda sulla tecnica, su codici matematici. Tutto ciò che esula da esso è inservibile. E i mercanti si sono accaparrati le notizie, come fossero monete di scambio. Non è apocalittico. E’ perfettamente realistico e ci navighiamo da molto tempo.
Noi dal canto nostro potremmo pensare di vivere senza informazioni. Belli tranquilli, a casa. Ignari. Con i nostri aggeggi tecnologici.

Una volta nel giornalismo si dividevano “news” e “views” per distinguere il punto di vista dal fatto accaduto in forma di pillola. Tutto ciò che non è puramente descrittivo è una “view” un punto di vista. E che male c’è se io ti dico che ti sto scrivendo questo commento con il mio specifico punto di vista? Il male entra in campo in un momento storico in cui sembrano essere non funzionali alla società proprio le parti culturali di essa, e queste vengono mercificate, trasformandole in prodotti capaci – sotto sotto – di influenzare economia e politica secondo schemi non noti alla popolazione. Tanto non sono utili, le informazioni. La popolazione potrebbe anche farne a meno. Soprattutto non è utile verificarne la provenienza. Sono oggetti di contorno. Che però orientano di molto la nostra vita, anche quotidiana. Ma non ce lo possiamo porre mai questo interrogativo. Non serve. E non abbiamo tempo.

In seguito all’articolo di Pensieroinformale sull’informazione e il suo uso. Continuiamo la conversazione.

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