kermesse letteraria

gorillaAttenti. La soporifera paccottiglia ci sta sommergendo. Orde di parole di terza categoria inondano le strade e salgono su nelle nostre case, ci aggrediscono nella notte ….così la mattina ci alziamo andiamo in libreria ed effettuiamo alcuni acquisti che rendono svilente la nostra esistenza. A meno che non li compriamo come sostegno alla gamba del tavolo che barcolla, come ammazza-mosche, come una nuova forma di soprammobili. Perché si, c’è da dirlo, hanno tutti delle copertine così carine. Li collezioneremmo solo per quelle.
Praticando il risveglio, chiediamoci assieme: che cosa sono i libri oggi? Chi, oggi, legge i libri? E chi dice continuamente che i libri scompariranno? Gli amanuensi cosa hanno fatto dopo l’avvento della stampa? Ma soprattutto, perché oggi tutti scrivono libri se c’è la crisi del libro e della lettura?
Partecipiamo ad un evento sensazionale.
ALICE: “Wow. E di che si tratta?”
Abbiamo una kermesse di autori che si impongono per profondità e sensibilità artistica, cultura e fantasia. Uno fra tutti si è imposto sulla scena letteraria: un personaggio protagonista di una pubblicità, nella fattispecie il Gorilla inventato per la Crodino di cui è testimonial da anni.
ALICE: “Fantastico.”
Si, fantastico. Tanto fantastico che sembrerebbe fantascientifico. Se ce lo raccontassero, non ci crederemmo. O si?
Il libro si chiama “Questioni di peeling” e non vogliamo sapere il perché.
ALICE: “No, in effetti non vogliamo sapere perché, ma come. Come fa un Gorilla inventato da un pubblicitario a scrivere un libro, un editore a pubblicarlo e soprattutto le persone a comprarlo? Vada per i comici in voga, la Litizzetto per prima e dietro di lei tutti quelli che hanno partecipato a Zelig, tutti autori di libri, ma un Gorilla, questo proprio non sta né in cielo né in terra. Dovremmo chiedere al Tribunale se si possa considerare un autore questo qui.”
Tribunali o meno, le copertine che popolano gli scaffali delle librerie nella sezione novità o classifica, i trespoli del supermercato, i banchetti all’autogrill.

Da una parte si schierano gli autori di feuilletton contemporanei da gettare nel fuoco per l’inverno come facevano nel 1800 con i romanzi a puntate, di ogni età sesso e genere. Pensate al mito americano: lo scrittore sventurato diventa famoso con un volume (magari veramente bello) e poi è costretto dall’editore a sfornare uno all’anno tanti volumi con gli stessi temi, la stessa ambientazione, lo stesso stile, la stessa (quasi) trama. Per tutti, Dan Brown, Wilbur Smith, Ken Follet, Patricia Cornwell. In Italia, per dirne uno, Federico Moccia.
ALICE: “Si ma alcuni dei loro libri son belli. I ‘Pilastri della terra’ di Follet.”
Indipendentemente purtroppo dalla riuscita di un successo questo genere di scrittori una volta inseriti nello star system holliwoodiano del libro, difficilmente ne escono e difficilmente partoriscono altre idee interessanti. Il lettore generalmente compra e legge questo genere di libri per “svagarsi”, cioè per smettere di pensare e arrovellarsi su come risolvere questo o quel problema di lavoro, su come sopravvivere alla non-stop di viaggi e cene aziendali, su come allontanare la noia e la nausea che lo coglie a fine giornata e farsi massaggiare il cervello a rullo, un po’ come la televisione dopo cena.

Passata la brezza, però, arriviamo al clou. I personaggi. Gente da copertina di Novella 2000, cantanti, allenatori, sportivi, presentatori, comici, vallette, giocolieri, ingegnieri, fisici. Hanno scritto un libro – solo per citarne alcuni – la conduttrice TV Daria Bignardi, il calciatore Buffon, l’allenatore Marcello Lippi, la sedicenne in calore Melissa P., l’atleta Yuri Chechi, il cantante Ligabue, la partecipante al Grande Fratello Turi Ilaria e chi più ne ha più ne metta. Ed ecco che si materializza anche sulla carta stampata l’incubo della presenza mediatica, del successo e della celebrità ad ogni costo (soprattutto, a costo dei lettori). Tutti i personaggi se sono sufficientemente originali o ben esposti mediaticamente hanno il sacrosanto diritto di scrivere un libro. Ma perché invece non si fanno intervistare e non lasciano agli scrittori e ai giornalisti il mestiere di fare ritratti della loro celebrità o supposta tale? Non è che costoro e tanti altri non abbiano diritto a scrivere un libro. Questa è solo polemica. La verità è che così il mestiere degli scrittori si è logorato, smarrito. E quello dei lettori si è annacquato, come si fa con il vino di bassa categoria. Solo, vorrei sapere chi li compra questi libri. Quelli che una volta leggevano i romanzi di appendice?

Tutti oggi possono diventare scrittori, svuotando così il significato di un mestiere delicato e pericoloso, fondamentale e ardito da secoli parte della natura umana. Solo pochi possono ritenersi degni di essere definiti tali.
Scrivere è una missione importante. Oggi acquista ancor più significato. Oggi è una porta verso la salvezza, l’apertura di un nuovo capitolo di storia, l’apristrada per un futuro diverso, in cui le persone diventano capaci di riflettere e non solo di dare per scontato. Oggi questo è possibile, per il livello di evoluzione sociale a cui siamo giunti. Ma ci vuole più coraggio, più determinazione, più resistenza. Uno scrittore oggi è un missionario. E non deve sottovalutare il proprio ruolo, chiudendolo in sberleffi stilistici o arzigogoli narrativi. Ed è proprio contro l’invasione dei fuochi di paglia della paccottiglia mediatica, che i veri scrittori devono iniziare a combattere. Con tenacia, lungimiranza, e soprattutto con il dono che solo loro possiedono: l’immaginazione. Questo non significa che chi sceglie le armi del nemico (vedi link interessante) per combattere non sia più avanti degli altri nell’evoluzione.

ALICE: “Pillola rossa. Senza dubbio.”
ROBERTO SAVIANO*: “Vedi, il cinismo che contraddistingue molta parte degli addetti ai lavori lascia intravvedere sempre una sorta di diffidenza per tutto quello che non ha uno scopo preciso…”
ALICE: “Che onore! Un Mostro Sacro! Tanto piacere di fare la sua conoscenza. Lo sa che di uomini come lei ce ne sono pochi ormai? Insomma, lei incarna nell’occidente contemporaneo la figura del leggendario eroe dell’epoca d’oro. Molto attualizzato naturalmente. Non lo dico per scherzo, sa? Non ci crederei quasi che lei è qui – Ops. Mi scusi per l’interruzione, stava dicendo?”
ROBERTO SAVIANO*:”Che a volte si può percepire il distacco di chi vuole solo fare un buon libro, limare le parole sino ad ottenere uno stile bello e riconoscibile.”
ALICE: “LA domanda è quella che dovrebbero porsi tutti coloro che vogliono scrivere un libro: perché voglio farlo? Si tratta infine solo di stile, narcisismo e raffinatezze letterarie? Di spingere i consumi di un brand o di diventare famosi?”
ROBERTO SAVIANO*: “E secondo te è questo ciò che deve fare uno scrittore? Questa è letteratura? Allora, per quanto mi riguarda preferirei non scrivere.”
ALICE: “Nemmeno io. Signor Roberto Saviano, il suo non è solo coraggio, senso della giustizia o sensibilità umana. E’ una missione. Una vocazione che nasce dal profondo del cuore. Chi come lei ha fatto, può riconoscerla in sé stesso, ne farà tesoro per tutta la vita. Sono onorata per la sua esistenza e la sua determinazione.”
ROBERTO SAVIANO*: “Sai, come diceva Camus, ‘l’inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia’.”
ALICE: “E così sarà. Lei lo sta già realizzando. Chiederemo aiuto ad Ermes per andare avanti, credo che ci siano molte cose da fare qui.”

*brani di Saviano tratti dall’articolo “Scrivere dall’inferno” apparso su Repubblica il 9-06-09 pag. 48

2 Responses to “kermesse letteraria”


  1. 1 luca77 2009/06/10 at 1:07 PM

    Ciao Alice,

    toglimi una curiosita’, ma per il nome ti sei ispirata a questo libro?

    http://www.guerini.it/schedaLibro.asp?id=1749

  2. 2 aliceinbrandland 2009/06/10 at 1:22 PM

    ALICE: “Hi hi. Ovviamente no. Esisto, on line, dal 2007 (quel libro lì che dici è uscito nel 2009). Chissà che l’autrice di Alice in BusinessLand non sia incappata su di noi navigando. Io son sempre esistita comunque. “Brandland” me l’ha tramandato un rispettabile uomo d’affari francese, di nome André Delvallée, con cui commentammo a Parigi uno scritto avventuroso in cui io mi son fatta un bel mazzo perchè ho fatto da guida a un mucchio di altri personaggi…Che vuoi, sono umile io. Niente di personale contro l’autrice di BusinessLand, ma sai, lì si tratta di cose reali, qui invece siamo sulle ali della fantasia. Brandland d’altronde mi dà un bel daffare.
    Caro Luca, a presto e piacere di averti conosciuto.”


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