Operai del Futuro

ALICE: “A parte che vorrei capire meglio cos’è il capitalismo oggi…E se qualcuno sa dirmi qualcosa – ben volentieri accetto aiuti. Oggi però vorrei raccontarvi una storiella.”
PUBBLICO: “Si si raccontacela! Dai, dai!”libro
ALICE: “Oh. Che lusinga. Mi sa che siete un pubblico di parte…tipo quelli che applaudono ai programmi TV.”
PUBBLICO: “OOOOHHHH…. Nooooo. No di certo! Noi siamo qui per lavorare!
ALICE: “Beh. Proprio di lavoro si tratta. La storiella dico. E’ una storiella sul lavoro. Piccolo aneddoto interessante sulla società post-post-capitalistica (quella attuale).”
PUBBLICO: “Brrrrr, che tensione…”
ALICE: “Ehm. Potreste anche smettere di commentare tutto. Ok. Comincio. Ho letto sul settimanale D-Repubblica un’intervista di un signore, uno che ha deciso di investire il proprio patrimonio (si fa per dire, ne avrà avuto per mantenersi visto che è figlio di un famoso finanziere, che storia affascinante!) in un fantastico viaggio di due anni intorno al mondo per seguire la conformazione del mercato del lavoro di oggi. Ha preso come esempi 10 casi, fra cui la filiera del tonno e quella dei biscotti, dalla pesca alla preparazione, alla brandizzazione.”
PUBBLICO: “Ma i biscotti non si pescano!”
ALICE: “Ma che siete pagati a fare voi, i cocoriti? Tsé. Questi pubblici a pagamento… Ad ogni modo, dicevo. Questo signore, De Botton si chiama, ha espresso con parole coincise il senso della fregatura del capitalismo e il motivo della frustrazione che coglie i lavoratori di oggi.”
PUBBLICO: “Ma dai? E perché sarebbero frustrati?”
ALICE: “Secondo Alain De Botton, il capitalismo ha giocato sulla grande burla a cui tutti hanno creduto e stanno credendo: ovvero che il lavoro deve rendere felici, mentre una volta si pensava solo al lavoro come fatica e sudore.”
PUBBLICO: “OOOOHHH.”
ALICE: “Dite voi. Ma pensateci bene. Oggi tutti credono di potersi realizzare nel lavoro, e invece contribuiscono solo ad inpinguare le file degli operai del futuro, cioè quelli che una volta erano alienati per la catena del lavoro o quelli che ancora prima erano abbruttiti dal lavoro dei campi. Oggi sono quelli abbruttiti dal lavoro al computer, chiusi in un ufficio di un palazzo fatto a carcere, che accoglie e tiene stretti i propri dipendenti, che dipendenti dal lavoro diventano sperando che un giorno, un giorno, un giorno. Ma quel giorno poi non sempre arriva e tutti questi lavoratori si ritrovano con un palmo di naso, per non aver investito magari anche su altre sfere della propria esistenza.”
PUBBLICO: “Oh. Ma…Non ci piace tanto questa cosa. Brutta faccenda!”
ALICE: “E il capitalismo, trae vantaggio da questo mito del lavoro che rende felici – perché si basa proprio sulla massimizzazione della produttività e del consumo.”
PUBBLICO: “Ci hanno ingannati dunque?”
ALICE: “Lascio a voi la riflessione, per ora. E consiglio di acquistare questo libro quando uscirà in Italia.”

2 Responses to “Operai del Futuro”


  1. 1 mario 2009/06/05 at 10:38 AM

    A proposito di lavoratori abbruttiti dallo stare davanti al computer, ti segnalo questo post.
    Hai ragione, Alice, il lavoro non sempre rende felici e l’esistenza ha molteplici aspetti che talvolta questa società sembra ignorare.

  2. 2 aliceinbrandland 2009/06/08 at 9:36 AM

    Caro Mario, grazie per la segnalazione. Trovo un interessante esperimento quel blog “Resistenza Umana” (http://resistenzaumana.it/la-leggenda/). Tutto indica che assistiamo nella società ad un principio di risveglio. Implica che non è vero che tutti sono anestetizzati, ma proprio tutti. Non è vero che tutti si sono fatti abbindolare. Non è vero che non ci sono speranze perché siamo tutti drogati di consumo e produzione forsennata di plusvalore. E’ questo “tutti” ad essere profondamente ingannevole. Forse, ci sono ancora delle vie di uscita. E’ bene metterle insieme, almeno cominciare a farlo. A presto.


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