Domenica al centro sociale

mordirocciaFinisco sempre per stupirmi di cose ormai assodate dalla maggioranza della popolazione e criticate dalla maggioranza dei sociologi e degli intellettuali. Arrivo dopo, provo sulla pelle e poi commento scioccata. Vero anche che se n’è parlato tanto, ma la situazione non migliora, anzi. E io continuo a non finire di stupirmi.

E’ domenica. Siamo al mare, in Versilia. E’ brutto tempo. Per alcuni fattori casuali finisco al centro commerciale. E’ pieno, aiutatemi a dire pieno, pienissimo  zeppo di persone. All’ora di pranzo c’è una coda infinita allo Spizzico e via tutti con la loro fetta fumante a strafogarsi. I negozi sono tutti pieni e la gente compra molte cose, utili, inutili. Naturalmente non sono esente e finisco per essere trascinata nel vortice della spesa per forza. Compro delle cose dunque. Mi coglie una sottile ansia. Cammino fra la folla e la mia testa comincia a girare, carrelli ricolmi, luci, profumo di pane e arrosto, insegna colorata, vetrine luccicanti, mani, volti, colonne, scaffali, piante. Mi gira la testa e mi chiedo come fanno le persone che vanno tutte le domeniche al centro a non soffrire di svenimenti multipli. Vengo risucchiata dal supermercato, il mio sacchettino infilato in una bustona trasparente per evitare che io lo usi per nascondere merce rubata. Mi introduco nelle interminabili corsie alla ricerca della crema idratante e non la trovo. Desisto immediatamente. Arranco verso il reparto alimentare e mi sono scordata che cosa dovevo comprare. E comunque, non trovo niente di quello che mi viene in mente passo dopo passo. Infine, stremata, guardo l’ora: 13.35h. Non mi avranno. Fermamente decisa a non partecipare al pranzo domenicale da Spizzico, afferro quattro confezioni di cibo cinese già pronto, e le ficco nel carrello pieno di altre confezioni di non mi ricordo cosa. Scappo a fare l’ennesima coda alla cassa, e strattonata dal fiume di persone vengo espulsa dalle grandi porte scorrevoli automatiche e mi ritrovo nel piazzale, circondata da macchine parcheggiate dovunque.

Definizione di centro commerciale: centro di recupero per persone che credono di non aver nient’altro da fare e ogni domenica finiscono risucchiate dal Nulla, ingolobate dal flusso vorticoso dello shopping forzato. Questi centri non favoriscono la socialità, ma ne comunicano la forte apparenza: tante persone riunite in un’area delimitata.
MORDIROCCIA: “Il Nulla sarà qui fra poco. Io starò qui ad attendere che porti via anche me.”
ALICE: “Col cavolo. Io me ne scappo via. Si sa mai che troviamo una via di uscita da questa situazione.”

Pensare che oggi i centri sociali per definizione sono mal visti e popolati dai noti “rasta nullafacenti”. Definizione di centro sociale: sede di associazioni che propongono attività culturali o politiche, in cui si ritrovano privati cittadini anche solo con lo scopo di socializzare o semplicemente passare il tempo in compagnia.Esempio ARCI. Magari fossimo tutti ai centri sociali la domenica. Forse cominceremmo a ricostruire una dimensione comunitaria normale.

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