240 Cocktail in un’ora

Mi sono scioccata. Lo so che non dovrei, infondo sono “giovane” anche io, o meglio oggi siamo tutti “giovani”, dobbiamo esserlo. Ed essere “giovani” e intraprendenti, trendy, all’ultimo grido, attivi simpatici etc etc significa per lo meno partecipare agli happy hour milanesi. Così, proprio perché il mio pasto preferito è proprio l’aperitivo, decido di fermarmi a prenderne uno ed essendo sola, mi godo l’atmosfera e osservo. E’ un bar finto-spagnolo, che si chiama “La Hora Féliz” ma è proprio italianissimo, e pieno zeppo di persone giovani, appunto. Mi piace sedermi al bancone perché così mi ipnotizzo guardando i baristi che preparano i cocktails. Pozioni magiche colorate, allegre. Al bancone ci sono due ragazzi tutti e due biondi dalla pelle chiara, naturalmente uno pugliese e uno calabrese mentre li avrei scambiati per bresciani. Uno è alto e grosso, spalle possenti, muscoli pronunciati, un elastico tricolore stretto sull’avambraccio sinistro. Ha la faccia tonda e bambinesca, un codino sulla cima della testa che spunta come quelli delle capre (senza offesa, lui era molto carino). Scopro che si chiama Roberto. L’altro, Leo, piccolo e gracile, scatta come una lucertola che avesse mille braccia. Penso a Tom Cruise e penso che siamo passati ad altri tempi, ma il barman resta sempre sexy solo perché è barman. Dal bancone vedo bene tutti i bicchieri che vengono riempiti, mentre le cameriere passano volando fra i tavoli con i vassoi e ad ogni “Via!” dei due barman corrono al bancone a ritirare la comanda, che viene incollata di fronte al bicchiere bagnato di ghiaccio appena appoggiato. Mentre già i barman ricominciano a sfornare nuove composizioni, ananas, anguria, foglioline di menta che girano, ghiaccio pestato nei bicchieri, succhi e granatine vengono agitati, stappato lo spumante schizza tutto intorno, arriva una cameriera dai capelli corti e si ferma di fronte al banco, prende una cannuccia e la infila in un bicchierino colmo di un liquido giallognolo. “Ha sbagliato, ce ne sono già due di cannucce dentro” penso io, e infatti lei sfila la cannuccia. Lei, però, non la mette giù, ma se la ciuccia. “Troppo ginger, non sa di altro, cos’è?” Mi giro stupita. Roberto, quello grosso dal codino biondo le risponde “Analcolico secco” “Si ma alla prossima mettici meno ginger, ok?” Conclude lei. “Ma li assaggia tutti?” Domando io a quel punto. “No, solo quelli che mi sembrano nuovi e mi incuriosiscono”. Ah. Arriva poi Brigitte, la più bella del locale e sorride timida sotto un vassoio carico di Maxi-Cuba. Il mio sguardo si ferma. Sul Maxi Cuba. E proprio in quel momento lo shock mi coglie, improvviso, sbalorditivo. La misura del Maxi-cuba (cuba libre ) arriva dallo stomaco di Brigitte (tiene il vassoio all’altezza dello stomaco) alla sua fronte. Circa. Vero che Brigitte è di statura piccola, ma… A quel punto la mia attenzione si sposta di nuovo al bancone e sulle mani svelte dei due barman. Ognuno prepara almeno un cocktail ogni 30 secondi. E io resto lì un’ora. Quindi si tratta di circa 240 cocktails prepararti mentre sono lì, e di questi almeno un 30% sono maxi, ovvero valgono per 3 normali. Io mi sciocco. Perché quei due barman restano all’opera fino alle 2 del mattino e questo significa che anche se ci sono dei punti di calma, dalla 18.30 circa alle 2 del mattino questo semplice bar sfornerà almeno 1500 cocktails – contando che il bar non è enorme anche se non è piccolo. Ed è un tranquillo giovedì sera primaverile. Sono scioccata perché moltiplicando questo numero altrettanto per 4 visto che il bar si trova all’angolo di un quadrilatero dove ci sono altre 3 bar simili, beh, significa che in un raggio di 500 metri si sfornano almeno 5000 cocktails in una sera e a tutti sembra normale, anzi, non sarebbe normale se non fosse così. Non ci credo. Adesso vado in giro per Milano a contare i cocktail e le persone.

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