Tavola rotonda – con separé

21 Maggio 2009 – Milano, Palazzina del Liberty

Siamo immersi nel verde di un parco. E’ sera, primavera, vento fresco. Una palazzina a pianta quadrata in stile liberty molto decorata, con dei disegni floreali dipinti su piastrelle di smalto, applicate sul bordo della facciata. La palazzina sta in mezzo al prato. Fuori ci sono persone. Dentro ci sono persone. Un palco quadrato ampio, nero, sedie in fila di fronte al palco e su dei piccoli soppalchi a galleria a cui si accede attraverso piccole scalette di ferro battuto. Le persone si sventolano con i volantini distribuiti. Ci sono due bancarelle chic di libri, una di nuovo e una di usato scelto.

Siamo a Milano, alla serata di Officina Letteraria a tema “Prigionieri del presente” dopo alcune letture si svolgerà una tavola rotonda. Che cos’è una tavola rotonda?Mi fa venire in mente per prima cosa Re Artù e i Cavalieri. Si sedevano alla tavola, discutevano e deliberavano. Più o meno. Leggo che la “tavola rotonda viene creata come assemblea fatta di cavalieri valorosi per ritrovare il Graal. Essa ricorda che i cavalieri ereditavano il posto unicamente sui loro meriti e che erano a questo titolo tutti uguali” (wiki-link). I cavalieri probabilmente si trovavano per discutere. Non c’era il pubblico. Ieri sera invece di pubblico ce n’era e stava lì bollito dal caldo ma appassionato ad ascoltare nella piacevole sede scelta per la serata letteraria. quattro autori hanno letto dei pezzi loro inediti per la maggior parte. C’erano: Nicola Lagioia, Alfonso Berardinelli, Marco Belpoliti e Wu Ming 1. Il tema era il presente e ognuno l’ha affrontato con delle letture dal commovente al barboso al visionario. Bello. Poi l’attesissima tavola rotonda. Gli autori si mettono seduti con Antonio Scurati come mediatore e attendono la parola. Tutto bene, a parte il fatto che hanno ricominciato a parlare uno per uno con un intervento autoreferenziale di 15 minuti a testa, senza dialogo, senza scambio. E la cosa si è protratta fino a mezzanotte, dopo vari giri di microfono in cui gli autori credo avessero perso di vista la nozione di tavola rotonda. Impostati, imbarazzati forse, non abituati a questo tipo di performances? Non c’è polemica nelle mie parole, c’è solo stupore. Alla fine dei monologhi aspettavo con ansia il coinvolgimento del pubblico sperando che qualche persona avrebbe acceso il dibattito. E’ mezzanotte. E Scurati dice, un po’ imbarazzato: “Sarebbe forse l’ora di dar parola al pubblico, ma, forse è un po’ tardi, e sempre forse, per buona educazione sarebbe bene finirla qui….evitando le domande del pubblico. Lo chiedo a voi – ai narratori – Bene, allora chiudiamo qui. Grazie a tutti.” MA che tavola rotonda è se 4 autori sopra i 40 (e anche sopra i 50 se escludiamo Wu Ming1) parlano fra loro di presente futuro passato e di generazioni senza ascoltarsi e senza interpellare le molte persone presenti, che di letteratura presente passata e futura dovrebbero potersi nutrire? A che cosa serve allora oggi la letteratura?

9 Responses to “Tavola rotonda – con separé”


  1. 1 Wu Ming 1 2009/05/22 at 11:42 AM

    Risposta: una tavola rotonda poco rotonda e per giunta senza gambe. Sospesa nel vuoto come i tavolini delle sedute spiritiche. Solo che in quel caso c’è il trucco, qui la tavola era sospesa davvero.
    Tre persone che più diverse e divergenti e anzi totalmente estranee tra loro non ne potevi trovare. Un tema troppo generico. Totale impossibilità di dialogo, anzi, totale impossibilità di comprendersi. A me è toccato parlare per primo, ho gettato moltissimi ami e ganci e rampini, ho fatto un intervento di apertura. Come avrai visto, è caduto nel vuoto, a parte qualche battutina. Nessuno dei due interlocutori ha commentato in alcun modo quel che avevo detto. Uno dei due ha ammesso candidamente di non aver capito di che stessi parlando (era così difficile il mio discorso?), l’altro è andato… a monte, dicendo che non apprezza gli scrittori di oggi che rivisitano il passato. Cioè ha fatto un intervento non su quel che avevo detto, ma su di me. Non sul merito, ma sulla mia legittimità a esprimermi e a parlare di passato, presente e futuro. Io ho scelto di non polemizzare, perché non mi interessa, e alla fine l’ho pure detto in modo esplicito. Comunque sì, la tua impressione da fuori corrisponde abbastanza con la mia da dentro. Io sono abituato a momenti più dialogici, di scambio anche molto vivace, con tante domande dal pubblico etc. Va però detto che, dopo un siffatto “dibattito”, ero talmente annoiato e stanco che ho accettato subito la proposta di Scurati di chiuderla lì. Pazienza, ci saranno altre occasioni.

    • 2 aliceinbrandland 2009/05/22 at 2:06 PM

      Che roba eh? Io a dire il vero ad un certo punto mi sono allontanata per il caldo e ho perso il vivo del discorso sulle generazioni=generare …peccato.
      Comunque, avrei fatto questa domanda: nel recupero del passato e del futuro che esistono in seme nel presente, dove si colloca la letteratura contemporanea? Oggi la maggior parte degli scrittori ha la possibilità di vedere la diffusione delle proprie opere mentre vive, di interagire e influire sulla percezione che abbiamo del mondo e della società, evolvendosi in essa. La letteratura di oggi – soprattutto quella più in voga – si accartoccia su un eterno presente (dal punto di vista della visione e del racconto, dello scenario). Come può invece imparare a sfruttare la propria incredibile immediatezza e la propria contemporaneità per tornare a trasformare da dentro la società in un modo più attuale? Una funzione della letteratura, d’altronde è quella della trasformazione sociale e oggi più che mai potrebbe essere la più importante.

      E poi. Mi ero lasciata un po’ di tempo per riflettere sui vostri interventi. Guarda caso, il tuo discorso sui fantasmi semiotici e il recupero dell’immaginazione del futuro incontrano la mia visione. Penso che non si possa costruire il futuro senza prima immaginarlo, ma questa è una mia opinione. Mi sono stupita perché la rotonda, com’era concepita, non lasciava spazio nemmeno a voi di dibattere ed ha costretto a degli interventi singoli. Credo che sia difficile ritrovare il dialogo in un mondo costruito sul dialogo apparente. E mi è spiaciuto che un’occasione che poteva portare alla nascita di nuove idee sia invece rimasta non sviluppata. Dove sono i luoghi in cui le persone possono interagire, esprimersi, generare connessioni, altrimenti?
      Come dici tu, ci sarà un’altra occasione, lo spero anch’io.

  2. 3 Wu Ming 1 2009/05/22 at 2:37 PM

    La questione che poni è proprio LA questione. Noi stiamo cercando di dare risposte sia pratiche sia teoriche (non facciamo nette distinzioni tra teoria e prassi, in effetti), con le opere e con le proposte di lettura e riflessione raggruppate in New Italian Epic. Siccome la faccenda è centrale e ineludibile, quel che non si è riusciti a esprimere ieri sera lo esprimeremo senz’altro alla prima occasione utile!
    Comunque, la Palazzina Liberty è un bel posto, ma madonna che afa! E noi avevamo anche i fari puntati addosso…😦

  3. 4 aliceinbrandland 2009/05/22 at 4:05 PM

    Per inciso: ho appena finito di leggere l’intervento al “The Italian Perspective on Metahistorical Fiction: The New Italian Epic” su Carmilla. Adesso mi lancerò sulla new italian epic, cavolo. Mi attira questa faccenda. Negli ultimi tempi purtroppo ero rimasta un po’ fuori dal circolo delle idee.
    Ma quand’è che in Italia si svolgono delle occasioni vere e proprie per discutere di questi temi?
    Com’è andata dopo l’incontro di cui ad Aprile 2008-Cuneo?
    Però dai, la palazzina meritava sul serio per me era la prima volta ed è stata una bella prima, ma ci sono stati momenti in cui stavo cedendo allo svenimento per asfissia😉

  4. 5 Wu Ming 1 2009/05/24 at 11:37 AM

    Cuneo non era una tavola rotonda, era più una conferenza, e lì il problema era diverso, cioè c’erano troppi relatori. Per finire il giro di interventi c’è voluto un sacco di tempo. Domande dal pubblico ne sono arrivate svariate, ma molte erano fuori tema, cioè alcuni spettatori hanno approfittato della presenza sul palco di questo o quello scrittore per fare domande che gli avrebbero fatto anche altrove e in un altro momento, non molto pertinenti con l’argomento. La cosa buona è stata che gli interventi erano significativi, nessuno ha “svicolato”, chi prendeva il microfono ha più volte fatto riferimento agli interventi precedenti. A Officina Italia questo non è successo.

  5. 6 wuming1 2009/05/25 at 7:44 AM

    Il mio intervento sui fantasmi semiotici è on line, nel podcast di wumingfoundation.com:
    http://www.wumingfoundation.com/suoni/wmaudio.xml
    Il link diretto al file mp3 è qui:
    [audio src="http://www.wumingfoundation.com/suoni/WM1_Officina_Italia_21052009_Gernsback.mp3" /]
    Ciao,

    R.

  6. 7 aliceinbrandland 2009/05/25 at 11:04 PM

    Grazie molte. Deve essere avventuroso leggere fra le righe della letteratura che prende forma sotto i nostri occhi, vero? E addirittura immaginare di poterle dare un nome, vederne i sensi, le formazioni…Sono solo a pagina 20, e mi trovo spiazzata dalla mia ignoranza, non ho mai letto un libro italiano contemporaneo o quasi, credo. Ad ogni modo. C’è un momento in cui bisogna cominciare.

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