Autoimprenditorialità – en plein air

Siamo al parco, è quasi sera. Abbiamo steso una tovaglia di carta gialla sull’erba, acceso delle candele, sediamo beati alla frescura degli alberi con davanti un cestino pieno di leccornie da pic nic e la bicicletta appoggiata poco distante.
Peccato solo per le macchine parcheggiate poco più in là e il viale trafficato che scorre intorno al parco. Tutto non si può avere, d’altronde siamo a Milano e abbiamo organizzato tutto in un’ora. Siamo in tre, io, un’amica mia e un’amica sua. Abbiamo disposto tutto ed ecco che in lontananza vediamo comparire il quarto ospite, amico di amica mia. E’ un ragazzo lui. Arriva e ci porge 3 bei fiori rosa dal gambo lungo, uno a testa. Siamo quasi commosse. Pasteggiamo con una pasta corta ai frutti di mare e bottarga (tipico cibo da pic nic) annaffiata di vino rosso in bicchierini natalizi per festeggiare pasqua natale e compleanno…
La beatitudine è totale. Quasi. Si insinua improvvisamente un demone fra di noi. Una delle due ragazze, quella con gli occhiali persol dalla montatura di tartaruga marrone tanto grandi anni 70. Siamo all’inizio della cena e lei è talmente contenta che le viene un’idea. Commercializzare l’idea del pic nic in città e metter su un’attività, pubblicizzandola su facebook. La cosa parte sottotono, io penso che la finiranno presto di fantasticare. Invece no. Inizia coinvolgendo il ragazzo (che fa marketing) e l’amica mia si infiamma. Si. Diventeremo famose! Faremo soldi! Ma come? Creando un brand, un sito web, un social network, selezionando un target, realizzando una serata alternativa per persone che hanno voglia di situazioni nuove. E loro due le cuoche. Il ragazzo viene interpellato in qualità di realizzatore del piano di business. Lui la butta su di me, che malauguratamente mi occupo di pubblicità, ma non abbocco e resto vaga, ai margini della conversazione sperando che finiscano. L’idea però si ingigantisce e viene popolata di situazioni e spunti – ora, fossero per riderci sopra lo capirei ma no, si tratta di vere e proprie idee di “business” concreto. Finisco il vino. La pasta. Sorrido e mi soffio il naso per l’allergia. Attacco le fragole. Annuisco. Siamo arrivati al calcolo del guadagno. Alla prima data del magnifico evento che si chiamerà “En plein air”. Mi alzo. E? un po’ tardi ormai e mi incammino verso casa. Mi chiedo poi come sia possibile che dei ragazzi sotto i 30 anni si trovino a passare tutta la serata parlando di una cosa che non realizzeranno mai, con la convinzione di fare soldi, spendendo così tutto il tempo dedicato a quella bella “idea di business” senza approfittarne per conoscersi, stare vicini, condividere di sé stessi e divertirsi veramente.
E a quanto poco servano ormai le scuole di comunicazione visto che tutti ormai hanno capito come funzionano certi meccanismi “pubblicitari”, radicati nelle generazioni più giovani. Una società fatta sui brands e sul successo. Ma il pic nic perché lo avevamo fatto?

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