Tornare a Terra su una pentola a vapore. Medicina e comunicazione.

Venerdì 23/05/08

Siamo a casa mia. Un monolocale a Milano, un quinto piano sui tetti vicino Porta Romana. E’ un dopo cena decisamente informale. Dopo cena l’imbarazzo si stempera. E Francesco decide di farmi le faccende mentre chiacchieriamo. Ovviamente accetto di buon grado. Siamo rilassati e allegri. Le parole magiche per entrare in Brandland con Francesco, che è nato a Treviglio, ha studiato a Milano e a Parigi, ha 27 anni e fa il dentista da due, sono: Protezione, salute, informazione, prevenzione, marca.

ALICE: “Tu sei Francesco.”
FRANCESCO: “E faccio il dentista.”
ALICE: “Allora di cosa parliamo?”
FRANCESCO: “La comunicazione nel mio ambito e nell’ambito medico in generale ha un ruolo non secondario di interesse. E’ un argomento molto attuale. Non si è mai fatta comunicazione commerciale in Italia sul tema medico perché ritenuta non qualificante e anche dal punto di vista legale praticamente vietata. Da poco tempo con il decreto Bersani è diventata illegale e c’è chi sta già cominciando a svilupparla.”
ALICE: “Che ne pensi?”
FRANCESCO: “Fare comunicazione commerciale in ambito medico può essere utile, un servizio in più per l’utente finale.”
ALICE: “Qualche esempio?”
FRANCESCO: “Se vai negli stati uniti in metro trovi la pubblicità del chirurgo. Dice che ti fa la liposuzione e il giorno dopo puoi andare a ballare.”
ALICE: “Hi hi.”
FRANCESCO: “Sul serio! E’ la pubblicità della prestazione medica. I farmaci sono sempre stati pubblicizzati. La novità è dire: io ti offro questa prestazione medica, e te lo propongo con un messaggio commerciale. E’ questa una cosa completamente negativa? E’ solo a scopo di lucro  o può anche avere una finalità più alta? Certo io medico non lo farò per beneficenza, ma magari do anche un servizio e un’informazione che tu utente non avresti saputo altrimenti.”
ALICE: “Io non so se mi fiderei…Tu?”

FRANCESCO: “Adesso chi fa pubblicità è chi propone cose di livello più basso e punta sull’aspetto commerciale della cosa. Se guardi questo negli stati uniti trovi anche la pubblicità delle NYC University.”
ALICE: “O in Italia le pubblicità dei politici. Come la Santaché che a tutti i semafori di Milano diceva io credo…”
FRANCESCO: “Trovo che sia un argomento di interesse, che fa nascere una domanda: è giusto che ci sia un messaggio commerciale su una cosa del genere che è la salute? La domanda più ampia è: ci sono degli argomenti che il messaggio commerciale non dovrebbe trattare? Cose importanti che la pubblicità dovrebbe lasciare stare? (salute, famiglia…)?”
ALICE: “Non esiste lo stato che pubblicizza lo stato o la famiglia, ma ci sono marche che pubblicizzano valori come la famiglia.”
FRANCESCO: “Si, ma queste marche poi usano i valori per veicolare un prodotto!”


ALICE: “Uhm… Come ti trovi nel Paese della Marca?”
FRANCESCO: “Io non mi sento a disagio, sopravvivo. Penso di viverla come tutti. Non mi scandalizzo e mi rendo conto che per dove noi viviamo, i bisogni primari sono talmente soddisfatti e dati per scontati, la differenza la fanno la marca, la comunicazione commerciale. Il pasto caldo riusciamo ad averlo tutti. 
ALICE: “Dove nessuno muore di fame, anche il superfluo diventa rilevante.”
FRANCESCO: “Argomenti come questi in valore assoluto sono frivoli, ma nel nostro mondo è normale.
ALICE: “E il tuo tempo?”
FRANCESCO: “Io non credo che questo mi prenda tanto tempo. Forse quando guardavo più televisione si. Sentivo che lo sprecavo questo tempo. Adesso ho meno motivi di guardare quella che per me era la voce più importante di perdita del tempo.”
ALICE: “Per noi è auspicabile l’uso di questa comunicazione di marca per qualcosa che va oltre al discorso commerciale e di profitto?”
FRANCESCO: “Non ho veramente indagato l’argomento…ehm…non ci ho mai pensato prima d’ora.
ALICE: “Non importa, meglio così.”
FRANCESCO: “Non ci credo molto. Il messaggio commerciale è nato per essere tale con dei meccanismi – che io non conosco –ma sono fatti apposta per un messaggio commerciale. Ma se usi gli stessi meccanismi per qualcosa che non è vendibile, a me non sembra che possa funzionare.

ALICE: “Cosa vedi nel futuro?”
FRANCESCO: “Oggi sembra che stiamo andando verso un catastrofe. Forse invece sono i media che ci dipingono una catastrofe, che magari non si realizzerà. Mi viene in mente una sotriella in proposito. Mi è capitato di sentire qualche resoconto sugli stessi discorsi catastrofici proposti alla fine degli anni 70 nei dibattiti. Pareva che il mondo si stesse raffreddando. “Raffreddamento globale”.”

ALICE: “Hi hi. Riscaldamento, raffreddamento…evaporazione…purché sia globale…”
FRANCESCO: “Il mondo probabilmente oggi non è nelle catastrofiche condizioni che dipingono, probabilmente fra 5 anni non saremo in una pentola a vapore….”

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