Soccorso Alpino Onirico

Domenica 18/05/08

Ancora dentro la cucina colorata a Bologna. Stefano si siede al tavolo di marmo rosa, dipinto di bianco con le sedie bianche e gli alberi dalla finestra. Forse quella veramente imbarazzata sono io. E’ più difficile intervistare dei coetanei, che dei veri esperti in materie, con alle spalle 30 anni di lavoro, che sai già che sanno già cosa dirti e anche se li sorprendi sorridono e riflettono calmi, perché alle sorprese ci sono abituati. Fra ragazzi la parte formale si cancella automaticamente, ma si materializza un velo di diffidenza e imbarazzo che con gli adulti non c’è. Non c’è proprio ed è sorprendente.
Ad ogni modo c’è sempre da cominciare, così ci sediamo e scartando la carta di Alice, ci rilassiamo. Qui parleremo di sogni. E i sogni si sa, sono belli. Stefano ha 28 anni, si è laureato in Cinema a Bologna. Scrive per delle riviste di settore, fa recensioni. Poi lavora anche per il Soccorso Alpino. E sorride guardando.

ALICE: “Ciao Stefano.”
STEFANO: “Leggo qui delle parole.”
Racconto, finzione, immagine, marca.
STEFANO: “Uhm…vediamo… L’immagine è non solo cinematografica, ma tutto quello che è nel campo visuale. Racconto e finzione sono il cinema, ma… Vedo “Finzione” e parlando di cinema mi viene in mente anche cinema del reale o documentario. Le grandi marche ne sono protagoniste. Il concetto di marca è davvero sviluppato nel cinema documentario.”
ALICE: “Già, mi sono guardata bene The Corporation, o Supersize-me quel signore che mangia solo panini mac donald’s fino a star male per dimostrare che fanno male.”
STEFANO: “Si si. E va forte perché noi siamo una società commerciale legata alle marche.”
ALICE: “Ma il documentario è reale?”

STEFANO: “Lo stesso documentario implica racconto e finzione. Se vuoi fare un documentario devi scriverlo, farne un racconto, una sceneggiatura.”
ALICE: “LA marca commerciale è un soggetto nel documentario.”
STEFANO: “Si perché oggi siamo infarciti di marche. E il documentario stesso è una grossa moda oggi.”

ALICE: “E se invece pensiamo alla marca dentro al cinema stesso? Cosa ti viene in mente?”
STEFANO: “…Che il cinema è moderno dagli anni 50 quando sono nati i primi veri autori.
La rivoluzione è la nouvelle vague francese, essa stessa una marca indissolubile: l’autore diviene in quel momento l’assoluto protagonista, è lui che ci mette il suo marchio. Nasce insomma il marchio autoriale, con ad esempio delle specifiche (un piano sequenza, un montaggio).”
ALICE: “Ma a cosa serve il cinema?”
STEFANO: “A raccontare.”
ALICE: “Ah.”
STEFANO: “Il cinema israeliano e palestinese diffonde informazione, è uno strumento che dice più della carta e della televisione involontariamente o meno.”
ALICE: “A cosa serve?”
STEFANO: “Non è che grazie al cinema le cose cambino, ma in alcuni contesti estremi, come israele e palestina può essere anche strumento di pace, dialogo – in un contesto del genere il discorso commerciale viene meno.” 

ALICE: “La logica della brandizzazione – il tutto marca, il marketing, il patinato – entra anche nel cinema?”
STEFANO: “Guarda che nel cinema è sempre stato così! Non puoi non associare il cinema al fatto commerciale… In sé il cinema è nato come spettacolo per far divertire la gente, gli autori sono venuti dopo e hanno messo la loro marca per far si che anche il cinema diventasse un’arte. Ma il cinema stesso è un fatto commerciale, il cinema è stato ed è Hollywood, e non si può dire negativo a proposito di questo fattore.”

ALICE: “Che cosa c’è per te di veramente bello nel cinema?” 
STEFANO: “L’estetica. Il cinema è bello anche quando sa raccontare in una certa maniera…”
ALICE: “E la marca è spesso legata a fattori estetici al bello, all’immaginario.”
Come vorrei essere lì adesso…
Dove?
Nel cinema.
STEFANO: “Tu per due ore ti dovresti dimenticare di essere lì e entrare nello spettacolo.”
ALICE: “Oppure metterti su una crema e pensare di essere bellissima?” 

ALICE: “Ma parliamo del vero vero. Il soccorso alpino.”
STEFANO: “Si tratta di una realtà drammatica da questo punto di vista, non sa comunicare. Hanno un sito che non rappresenta quello che sono. Come se non riuscissero a comunicare la parte positiva… E molte realtà simili dovrebbero imparare a usare la comunicazione per mettere in luce quello che di buono fanno per non ritrovarsi scagliati contro i Beppe grillo della situazione.”
ALICE: “Quindi la comunicazione ben fatta può aiutare. A realizzare i sogni ma anche la realtà…”

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