La memoria stoica, Maria de Filippi e il bambino annoiato

Domenica 17/5/08

Ci troviamo in una bella cucina colorata, dalla finestra alberi. Siamo a Bologna. E entriamo lentamente in Brandland, con Matilde. Matilde ha 25 anni e si è appena laureata in storia. Apre con calma un pacchettino rosso con un fiocchetto di corda. Sorride, forse un pochino imbarazzata. Trova una carta da gioco, tessera di entrata in Brandland. E’ il 5 di denari.

MATILDE: “Perché il 5 di denari?”
ALICE: “No…le carte le ho scelte in base all’immagine che rappresentano…vedi, c’è alice che corre sulla spiaggia in giro tondo con gli animali fantastici.”
MATILDE:“Hihi. Mi ci riconosco. E sono personalizzate queste carte?”
ALICE: “Gira dietro, c’è un biglietto.”
Sul biglietto, quattro concetti. Storia, trasmissione, relazione, Marca. Parliamone.

ALICE: “Matilde, che fai tu?”
MATILDE: “Io Dovevo fare una tesi di storia e non una tesi di concetti. La storia è stata un punto di partenza. Mi sono concentrata sull’attribuzione di determinati termini a determinate situazioni…”
ALICE: “L’uso dei termini per rappresentare il mondo?”
MATILDE: “Si, l’uso che per esempio ne fanno i media, ma anche la società, per la rappresentazione delle situazioni a noi lontane.”
ALICE: “E…cosa hai scoperto?”
MATILDE: “Che non si può creare un mondo di stereotipi, altrimenti le cose non funzionano! Il problema della comunicazione politica e della gestione delle situazioni estranee al nostro mondo…”
ALICE: “Emh…aspetta…tu parli di quello che a noi viene rappresentato come immagine? come i paesi africani fatti di guerre intestine, oppure il tormentone di quando si diceva di non andare in vacanza in egitto perché c’erano gli attentati??”
MATILDE: “Si. Parlo dell’immagine che a noi viene fornita di qualcosa che in realtà non è così. Scusa ma…Come puoi usare un termine coniato in Svezia per una situazione che i verifica in Burundi? E ne parlano molti storici, mica lo dico io eh! E questo processo genera confusione sul mondo in noi occidentali. E siccome a governarlo questo mondo siamo noi, il mondo va a rotoli ;-)!”
ALICE: “Ah ah…”
MATILDE: “Pensa che anche gli africani che hanno studiato all’unione europea hanno imparato a riferirsi al loro paese con i nostri mezzi generando ulteriore confusione.”
ALICE: “Che confusione. Viviamo in un mondo di tale incertezza che perdiamo percezione di passato e futuro.”

Tendete le orecchie. C’era un signore che vendeva i pesci al mercato 2000 anni fa.
ALICE: “Quel signore, non usava anche lui una marca, il marketing per vendere? La marca è nella storia o no?”
MATILDE: “La marca non è sbagliata, è l’uso che ne viene fatto. La logica locale era precedente.
Oggi non si tratta più di un singolo che per commercializzare si inventa uno stile, una marca. Da qui a Timbucktu viene riconosciuta la stessa immagine di Coca cola. Non è identità del proprio prodotto, è una questione politica.”
ALICE “Perché?”
MATILDE: “Perché l’economia muove la politica. Una volta erano gli stati che decidevano, con le economie di stato. Oggi ci sono le multinazionali, strutture sovrastatali. Non si tratta più di accordi economici fra Germania e Francia! Quanti paesi hanno ancora la propria ditta di produzione di automobili?”
ALICE: “Mah..”
MATILDE: “Economia e stato si sono scissi e sono due strutture che si trovano a dover gestire la propria tendenza a governare. Non ci sono più dei confini. Sono logiche di invasione che si compenetrano. Mantenere i particolarismi è ora antieconomico. Se le due cose si compenetrano, l’identità economica governa lo stato. Sappiamo che le multinazionali americane hanno potere decisionale di politica interna.”
“ALICE: Così anche la comunicazione diventa esasperata e sclerotic, troppa, invasiva.”

TATAN! E arriva Maria De Filippi:
MATILDE: “Penso che i contenuti dei mezzi di comunicazione siano sbagliati. Chi li gestisce ha in mano un potere smisurato e spesso lo fa con un cattivo fine”
ALICE: “E noi?”
MATILDE: “Pensa all’incomunicabilità fra mondo accademico e vita vera, fra la sinistra e la destra: la sinistra non sa parlare alla pancia!”
ALICE: “D’accordo. E che si fa?”
MATILDE: “Noi che abbiamo gli strumenti dobbiamo rivolgerci a coloro che non hanno avuto accesso a ciò cui abbiamo avuto accesso noi e tirarlo fuori da un sistema che ci rincretinisce!”
ALICE: “Oddio…ma è impossibile…è troppo…è un casino…!!!”
MATILDE: “La nostra missione è di essere ascoltati.”
ALICE: “Ti ascolto. Ma essere ascoltati è difficile. Senti un po’…secondo te noi, nel nostro piccolo, potremmo usare la marca per comunicare bene?”
MATILDE: “Senti questa! Se Maria de Filippi arriva a dedicare mezzora della trasmissione ai cirrocumuli, tutti saprebbero tutto sulle nuvole!”
ALICE: “Hihihi. Ma lei funziona benissimo e lo sappimao tutti. Vero che il format non è il suo, ma lo ha riprodotto bene in Italia. Perché lei si e altri no?”

MATILDE: “Perché noi siamo noiosi.”
ALICE: “Lo so ahimé…è da quando ho iniziato a viaggiare in Brandland che mi rendo conto che tutto a tutti sembra noioso se esce dal puro intrattenimento, ma mica sono solo loro che son cretini.”
MATILDE: “Mi è capitato di far studiare i bambini, e che palle poverini.”

ALICE: “Poverini si…fin da piccoli veniamo infarciti e inzeppati di cose, non liberati e abituati a vedere con occhi puliti”
MATILDE: “La storia è bella, non è noiosa. Siamo noi che la rendiamo così. Ma con il passato si ha una migliore percezione del presente.”
ALICE: “Sei pessimista?”
MATILDE: “Il nostro passato è stato guerra distruzione e povertà. Noi ci stiamo comportando esattamente come prima di arrivare a questo, e la memoria storica, è fondamentale. Ma ci sono forze in atto troppo forti che.. Pensa a un libro altissimo, scritto piccolissimo….non lo leggerà nessuno!”
ALICE: “Pensi che qualcuno leggerà la nostra intervista o guarderanno tutti il video? che poi il video è proprio un primo tentativo…non troppo riuscito!”
MATILDE: “Ciao a tutti.”
ALICE: “Grazie Matilde, a presto.”

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