Saman, il topo spirito e l’ultimo petalo

Per la prima volta, dopo anni e anni di onorata carriera Saman si rifiutò di eseguire il proprio lavoro. Ho pulito cantine al Sultano del Petrolistan, sgomberato solai della Tour Eiffel, svuotato campane del vetro ad Atlantide e spazzato marciapiedi polverosi nel deserto-pensava tra sé- e mai, dico mai, ho dovuto buttare un fiore prima che l’ ultimo petalo fosse caduto.
Grugno e Ringhio, i suoi due raffinatissimi colleghi vedevano semplicemente un netturbino col cappello di Mago Merlino piangere di fronte al bidone dell’ umido sotto il cavalcavia di Viale Monte Ceneri. Qualcuno avrà buttato una tonnellata di cipolle, pensò Ringhio sgranocchiando una bottiglia di Dom Perignon; avrà schiacciato sotto il bidone il mignolino del piede, sospirò Grugno, scolandosi una tanica di liquido per le batterie delle auto. Nessuno sapeva che Amazzonia, lo spirito del respiro del pianeta aveva scelto Saman anni prima come suo messaggero.

Saman aveva appena dieci anni e stava finendo di prendere la sua quarta laurea in “Semantica delle cose giuste” e “Filosofia delle cose sbagliate” quando, leggendo il futuro nei riflessi d’ olio in una pozzanghera, capì che non avrebbe fatto né l’ astronauta né il Presidente del Mondo ma lo sciamano della pattumiera o qualcosa di simile; capì che la sua vita non sarebbe stata come quella degli altri: salutò famiglia, amici veri e invisibili, animali veri e giocattoli e iniziò la sua nuova vita in un ampio monolocale di tre metri quadri nella periferia più periferica di Milano.
In una settimana prese la Laurea per diventare Operatore Ecologico di primo livello per capire meglio il settore della sua missione di vita – il pattume – e iniziò il suo lungo e meticoloso lavoro.
Io osservo sempre quello che raccolgo – diceva al suo coyote d’ appartamento – perché da ogni cosa si può imparare, non solo gli ingredienti o la data di scadenza, non solo la marca o il nome dell’ importatore italiano. Pacchetti di sigarette vuoti, scontrini fiscali, banconote da cinqucento euro, pezzi di giornale…tutto nella carta; lattine, collier di oro bianco, bombolette scariche…tutto nei metalli; bottiglie di birra, parabrezza rotti, vasi Ming e specchi di Murano…tutto nel vetro; bucce di banana, spaghetti avanzati, piccioni morti e non…tutto nell’ umido. Perché tutto, ma proprio tutto diventa democraticamente rifiuto, anzi prima diventa rifiuto meglio è, così può essere riciclato immediatamente.

Passati i primi dieci anni di lavoro Saman capì di essere ormai pronto: aveva carpito tutti i trucchi del mestiere e aveva conosciuto i suoi simili metropolitani e le loro più intime abitudini da ciò che essi buttavano.
Fu allora che lo spirito Amazzonia si manifestò per la seconda volta, presentandosi nelle vesti di un topo volante parlante:
Saman – disse – ti ho osservato in questi lunghi anni: hai superato tutto le prove…le luccicanti bottiglie rotte in piazza Duomo dopo Capodanno, i profumati container dei rifiuti di Mc Donald,
l’ acqua limpida dei navigli a ferragosto. Oggi ho visto un piccolo grande uomo piangere per un fiore buttato ed ho capito che è giunto il momento per iniziarti alla tua missione. Saman io sto morendo lentamente, ruspe e bulldozer mi feriscono, i miei alberi cadono e i loro lamento viene attutito. Tu mi farai vivere nella metropoli, nei marciapiedi e sotto i ponti, tra le rotaie dei tram e nelle crepe dell’ asfalto.
Sotto gli occhi più assonnati che meravigliati di Ringhio e Grugno, il topo-spirito si trasformò con un turbine di vento e foglie in una sequoia gigante antropomorfa e disse:
Saman io ti nomino sciamano dei semi, delle radici e della linfa, sarai la mia mano in questa grigia città; eccoti la cintura magica che racchiude tutto il necessario per la missione: è stata assemblata unendo i rifiuti provenienti dai quattro luoghi più lontani della terra: accendini usati della terra del fuoco, lattine piene di neve dal freddo Tibet, posate di plastica trovate nel ventre del Titanic, prezioso tetrapak dei Faraoni d’ Egitto. La notte, quando uscirai per il tuo lavoro,mentre tutta la città dorme tranne trans e writer, indosserai la tua cintura magica e diventerai GUA, il giardiniere urbano d’ assalto.
Tornato topo, Amazzonia scomparve in una nube di fumo e polveri sottili in un tombino socchiuso.
Saman, emozionato e deciso, tornò nel suo ampio appartamento con vista capannone e si mise a letto esausto per la faticosa giornata. Questa notte – disse tra sé – diventerò GUA, giardiniere urbano d’ assalto …e si addormentò stringendo forte a sé la cintura e un sogno di felicità.
Non avendo a disposizione una Bat Caverna in cui potersi trasformare, approfittò dell’ ascensore per la sua mutazione: un completo banale, un cappello da mago e una cintura davvero speciale.
Ho con me i semi di tutti i vegetali nel tetrapak, l’ acqua pura del tibet ,la zappa-forchetta, la scintilla per vedere e il concime lo posso creare sul luogo – pensò – e dopo un doppio panino da Gigi-ditasudice si incamminò lungo la circonvallazione: la missione ebbe inizio

“Gentili telespettatori, umani, cyborg e mutanti, oggi 7 maggio 2055, strani avvenimenti si sono verificati a Milano e nelle principali capitali di tutto il pianeta. Dopo lunghi decenni di ricerca che ha coinvolto NASA, KGB, CIA e ESSELUNGA gli inspiegabili aumenti di vegetazione nelle nostre città non hanno trovato ancora una risposta. Tuttavia, questa notte, lungo il cavalcavia di Viale Monte Ceneri sono stati avvistati migliaia e migliaia di netturbini, in processione. In un intervista rubata, un certo Signor Ringhio e Mister Grugno hanno dichiarato di essere Figli di GUA – probabilmente il nome di un sindacato o di una tifoseria – in marcia per ricordare il loro capo che si dice fosse un giardiniere o uno sciamano,non si capisce bene. Il fatto probabilmente è in relazione con la misteriosa crescita di vegetali che hanno salvato l’ aria del nostro pianeta dopo la quinta guerra mondiale. Fuggito inoltre il writer con le sembianze di topo volante arrestato sul tetto del Duomo: si cerca ancora di decifrare la sua scritta: AMAZZONIA VIVE ANCORA. SAMAN-GUA RIPOSA IN PACE. NESSUN FIORE CON ANCHE SOLO UN PETALO VERRA’ PIU’ BUTTATO…”

Federico Villa

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