I Responsabili

“Cinquecento e un milione di..”
“Milioni di che?”
“Milioni di quelle piccole cose che si vedono qualche volta nel cielo”
“Ah! di stelle?”
“Eccoci. Di stelle.”
“E che ne fai di cinquecento milioni di stelle?”
“Niente. Le possiedo io.”
“Tu possiedi le stelle?”
“Si.”
“Ma ho già veduto un re che…”
“I re non possiedono. Ci regnano sopra. E’ molto diverso.”


“E a che ti serve possedere le stelle?”
“MI serve ad essere ricco.”
“E a che ti serve essere ricco?”
“A comperare delle altre stelle, se qualcuno ne trova.”
“Che te ne fai?”
“Le amministro. Le conto e le riconto”, disse l’uomo d’affari. “E’ una cosa difficile, ma io sono un uomo serio!”
Il piccolo principe non era ancora soddisfatto.
“Io, se possiedo un fazzoletto di seta, posso metterlo intorno al collo e portarmelo via. Se possiedo un fiore, posso cogliere il mio fiore e portarlo con me. Ma tu non puoi cogliere le stelle.”
“No, ma posso depositarle alla banca.”
“Che cosa vuol dire?”
“Vuol dire che scrivo su un pezzetto di carta il numero delle mie stelle e poi chiudo a chiave questo pezzetto di carta in un cassetto.”
“Tutto qui?”
“E’ sufficiente”
E’ divertente, penò il piccolo principe, e abbastanza poetico.  Ma non e’ molto serio.

 

ALICE: “Responsabilità Sociale delle imprese. Che vuol dire?”
GABRIELE SALARI: “Le imprese hanno responsabilità quando sono libere in un determinato settore , orientano il mercato di certi beni o prodotti e lo fanno in maniera più o meno attenta all’ambiente.”
PHIL DUNCAN: “S
ono i  brands che fanno qualcosa di più o di meglio per la società. Ad esempio BP (http://www.britishpetroleum.com/) o Microsoft (http://www.microsoft.com/). Un connubio delle due cose quindi: bene per le persone e per i brands.”
ANDRE DELVALLEE: “Si, esempi come BP dimostrano che alcune marche fanno delle cose utili alla società in maniera chiara e trasparente. E anche se non tutti i prodotti servono alla nostra vita, se una marca non piace o da fastidio noi possiamo votare con il nostro portafoglio.”
NICOLA GIORGI: “In ogni caso, un’azienda che vuol fare business è per definizione ferma e immobile. L’obiettivo di una marca è quello economico quindi non potrebbe arrivare a certi ambiti. I motivi etici e sociali non sono quelli portanti. Anche la CSR è fatta per obiettivi economici.”
SILVANA BIACCA: “Io credo invece che sul mercato con qualsiasi prodotto, se l’imprenditore ha una visione aperta – perché è da lì che devono venire le idee – , si può trovare un problema sociale anche piccolo con cui la marca può avere qualche affinità: non c’è niente che non si associ alla vita delle persone con le sue problematiche.”
MICHELANGELO PISTOLETTO: “E’ comunque importante cercare gli esempi che si stanno sviluppando, portare come esempi le cose che si stanno realizzando e metterle come modelli. Pensate a SlowFood.”
ALICE: “Uhm… Quanti pensieri mi date..” 

Conversazioni Liquide con: Gabriele Salari – Ufficio stampa Greenpeace Italia; Phil Duncan – CEO Landor Europa; André Delvallée – Executive Client Director, Landor Parigi; Nicola Giorgi – Direttore divisione BMW/ MINI Italia; Silvana Biacca – Brand manager IBM Italia; Michelangelo Pistoletto – Artista e Direttore Città dell’Arte;

Il concetto “RESPONSABILITA'” è facile da pronunciare. Meno da comprendere. Ancor meno da mettere in atto.
Le imprese di qualcosa saranno pure responsabili, se non per il fatto che fanno parte del mondo e come tutti noi hanno un ruolo nella società.
Negli ultimi anni le imprese sono state sciolte da molte implicazioni politiche e hanno cominciato a galleggiare in una specie di limbo in cui se da una parte sono importanti per la società, non hanno più sentito di dover qualcosa a qualcuno.
Sono l’unica a pensare che nello stesso momento in cui qualcuno ha un progetto, lo articola lo concretizza assieme ad altri, lo inserisce in un contesto sociale, ha la responsabilità di ciò che fa?In molti casi le imprese si nascondono dietro alla sezione “Responsabilità Sociale” per assolvere a qualcosa che gli è stato imposto ma in cui non credono. Io ci credo, che non ci credano, se nessuno sa spiegarsi bene cosa significa responsabilità.
Oltretutto ci si renderebbe conto che nelle imprese si mettono già in atto dinamiche di responsabilità al di fuori del bilancio sociale e etico che fanno loro produrre ogni anno. Non si tratta di un gioco a premi, si tratta di capire un concetto, magari relativizzare e semplificare, aprire la mente invece di riempirla di parole che non bastano. 
  

 

ALICE: “Le automobili. Che cosa avete da dire?”
EZIO MANZINI: “Che si possono fare dei prodotti che siano maggiormente rispettosi dell’ambiente. Questo però non significa niente dal punto di vista della sostenibilità. Un’automobile più efficiente non è un prodotto sostenibile: bisogna invece risolvere il problema della mobilità. Se tutti i paesi meno civilizzati avessero, come giustamente vogliono avere, automobili come noi, questo non sarebbe sostenibile. E’ importante che i costruttori di automobili si impegnino a costruire automobili più efficienti, ma non basta.
”ALICE: “Eh no.”
  

 

Le aziende non fanno niente per beneficenza, ma hanno l’esperienza e la disponibilità economica per poter essere garanti della qualità dell’iniziativa culturale, sociale, ambientale di cui si fanno promotori, il che non è un male. Il problema principale sta nel: “Perché lo fanno?”.  Adottando una prospettiva di straniamento dovremmo stare ad osservare attentamente, senza alcuna immedesimazione poiché queste rappresentazioni sono lontane da noi, delle organizzazioni costituite da uomini, operanti in un contesto sociale esteso di cui fanno parte, ma solo trasversalmente.
Esse non si preoccupano di ciò che fanno, perseguono un interesse privato. Delle organizzazioni che hanno al loro interno
molti soggetti
impegnati nella produzione di un qualcosa,
che dovrebbe servire a qualcuno,
compresi loro stessi,
che non prendono in considerazione alcuna variabile sociale,
storica,
culturale,
evolutiva in ciò che fanno.
Ma allora, cosa lo fanno a fare?  

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