pazzi di vita…Oooohhh!

Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh!

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dilemma del lavoratore contemporaneo

Lavoro per vivere? O vivo per lavorare? Sono il mio lavoro? O il mio lavoro è quello che sono ? Soprattutto: perché esco così raramente dall’ufficio?
Sottile fregatura della mentalità neocapitalistica. E’ il Mercato a decidere chi siamo. Ma il Mercato non è nessuno. Ha una mano, pure invisibile, ma non ha testa. Quindi non ci si può parlare, ma fare braccio di ferro si. La prima insidia è stata fare pensare alla gente che attraverso il lavoro ci si potesse realizzare come esseri umani. La seconda, che attraverso il consumo, permesso dal lavoro, ci si potesse realizzare come identità definite. La terza, che ci abbiamo creduto. Nota positiva: abbiamo mangiato la foglia, e poiché a differenza del Mercato, abbiamo una testa, non faremo braccio di ferro. Useremo le mani per ragionare.

oh, no! Il nulla !

Peccato che un po’ ci aveva già pensato Malevic. In negativo. Eppure… Dico. Mica ci starebbe così male oggi. Pensando al futuro intendo. Alice. In diretta da Brandland.

Highlander. Abitante delle highlands.

Pensa che fatica questo pover’uomo. Dalla faccia, ecco, vago, un certo disappunto. Ma cosa ci faccio ancora qui? Una disgrazia dietro l’altra, un tormento continuo da migliaia di anni. Non fa in tempo a prender moglie, che quella si avvizzisce come una mela essiccata. Eppure niente da fare, ancora qui. E noi che rincorriamo l’immortalità coperti di creme per la giovinezza eterna: solo perché pensiamo di non poter vivere per sempre. Se invece lo sapessimo…

Il senso della realtà (piccolo scioglilingua mentale)

Pensiamo a un’arancia vicino a un bicchiere d’acqua appoggiati su un tavolo. Li vediamo.
ALICE: “Io non vedo nulla.”
PENSATORE: “Eh, eh. In realtà, sul tavolo, il bicchiere e l’arancia, non ci sono.”
ALICE: “Ma và?”
PENSATORE: “Ma il pensiero c’è. Non puoi negarlo. E nella tua piccola mente si è formata pure la loro più o meno nitida immagine. O sbaglio? ”
ALICE: “Uhm… si, in effetti non sbaglia. E allora?”
PENSATORE: “Come si fa a definire reale un pensiero, se non lo si vede, non lo si tocca, non lo si legge…”
ALICE: “E’ una faccenda… sottile.”
PENSATORE: “Eppure, reale, reale, mia cara Alice! Se un pensiero non è reale, allora nulla esiste. Eppure tutto quello che secondo il nostro mondo esiste è misurabile, materiale, visibile… almeno con un microscopio.”
ALICE: “Dico, ma lei adesso vuol fare il filosofo? No perché ne abbiamo già anche troppi che filosofeggiano tutto il giorno contribuendo solo allo sgretolamento del nostro fragile senso della realtà. Farebbe meglio a mettersi ad arare un campo, lei.”
PENSATORE: “Si, questo lo diceva anche Candido. E pensava di essere nel migliore dei mondi possibili. Ma questa è un’altra storia. Mi dica. Noi, io e lei, siamo reali, cara Alice?”
ALICE: “Teoricamente… no. Tecnicamente… si.”
PENSATORE: “E come facciamo a definirici? Qualcuno, magari qualcuno che sta leggendo adesso ci sta immaginando: seduti in una stanzetta, io curvo con la pipa e tu che saltelli con il grembiule azzurro…E quel pensiero, il pensiero del signore che sta leggendo, è o non è reale?”
ALICE: “Dica la verità: lei si è appena preso un acido.”
PENSATORE: “Hegel dice che ciò che è razionale, è reale. Cioè la prova della realtà di un pensiero è la sua attuazione.”
ALICE: “Allora noi non siamo reali”
PENSATORE: “Oppure lo siamo perché qualcuno ci sta leggendo. E l’arancia e il bicchiere sul tavolo lo sono perché qualcuno li ha pensati.” ALICE: “Mi piace questo Hegel. Una mente sopraffina, dico. Ha trovato una buona soluzione al problema. Tutto quello che noi pensiamo reale è in realtà nella nostra mente, e lo è perché lo realizziamo, lo viviamo. Anche un pensiero è un’esperienza, e quindi una realtà.”PENSATORE: “Persino il pensiero più turpe, o il più dolce…”
ALICE: “Dentro di noi c’è qualcosa. Che non si può spiegare. Sottile..”
PENSATORE: “Eppure, reale.”ALICE: “E come si fa a dimostrare?”
PENSATORE: “Se rimani legata alla questione della dimostrazione, non ne uscirai mai. Devi fidarti di te stessa. Di quello che senti anche se non sai spiegare. Di questo senso di realtà sottile, annidato dentro di te.”
ALICE: “Sottile. Eppure reale? Allora si può realizzare?”
PENSATORE: “Solo se è reale, solo se è reale.”

Fake Can Can

Fake Can Can. Fake truth. Fake representations. Fake activity. Fake movements. Fake eyes. Fake impression of living. Fake relationships. True research. True desires. True hope. Fake. Everything can be potentially fake. True. Everything can potentially hide a truth. Fake and true. Find the grey line in the middle.

When the warriors go home.

And it looks like an end. Like we are looking all around without finding ourselves.


Would you take the red pill and fall through the rabbit hole?

aliceinbrandland@gmail.com
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