Mia nonna è nata nel 1921. Ha vissuto la seconda guerra mondiale e vissuto la maggior parte della giovinezza in campagna, dove faceva la contadina. La sua famiglia era una famiglia di contadini. Mia nonna poi si sposò e venne in città, a Piacenza. Avevapassato l’adolescenza fra zanzare risaie e balli di paese, quando ce la lasciavano andare. Era una donna bella. E le piaceva ballare, cantare, cucinare. Voleva imparare a guidare la vespa, e mio nonno glielo impedì. Voleva imparare a guidare la macchina, e mio nonno non glielo permise. Le piaceva andare a ballare la domenica e il nonno non sempre aveva voglia di accompagnarla perché era stanco dal tanto lavoro della settimana. La nonna si organizzò così: andava a pulire le scale dei palazzi la mattina presto, e il pomeriggio a casa cuciva pigiami come oggi fanno i cinesi, veniva pagata al nero per un tot di pigiami confezionati. I soldi che guadagnava li usava per comprarsi i vestiti belli come piacevano a lei e le scarpe, piccole gioie di bigiotteria o altre piacevolezze. Cantava, e a me quando fui sua nipote disse sempre di essere fiera, e di essere forte. Mi diceva che non importava avere un marito se non lo amavi o non eri contenta. Piuttosto, divorziare, diceva. Mi diceva di contare su me stessa e di non avere mai paura. Di non fare mai figli se non ero sicura e non potevo mantenerli.
Ora nei giorni nostri dove tutto possiamo vengono confuse la femminilità, la fierezza e la fermezza con l’aggressività, l’acidità, il controllo. Vedo gli uomini impallidire, e reagire altrettanto aggressivamente. Vedo venire a mancare le vecchie galanterie (e non crearsene di nuove) vedo abbandonare le minime abitudini di rispetto maschio/femmina nel quotidiano e per le strade.
Oggi una donna passeggia con lo sguardo a fessura e il petto fuori, ti guarda dall’alto in basso anche se sei più alto di lei di una spanna e mezza, esordisce sempre con un “Allora?”.
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Donne di una volta
Pubblicato Maggio 18, 2009 Donne , Società , Sò ragazzi Lascia un commentoTags: Donne, femminilità, generacion Y, sviluppo
Identità da far fiorire e rifiorire
Pubblicato Maggio 16, 2009 Domande , Identità individuali , Innovazione , Mondo e Paese Lascia un commentoTags: isola di pasqua, isole, moai, networking, rapa nui, reti, sviluppo
Pesano quintali. Quasi tutti se ne ricordano la sagoma. Appaiono in fila, su una distesa verde. Possiedono una storia. Irradiano un’energia vitale che non si è esaurita nei lungi secoli. Possono insegnare. Collegarsi a un canale che porti la loro energia in giro per il mondo, ne effettui un ricambio, la rinvigorisca e la rinfreschi. Per farla tornare lì, proprio da dov’era partita. Siamo a Rapanui, uno scienziato un giorno sbarcò sull’isola. Si chiamava Francesco di Castri e – anni dopo - parlò di empowerment.
Riconnettere al mondo un’identità per far rifiorire il suo patrimonio energetico, che si ravviva con lo scambio fra culture e tempi., abitudini e popoli.
Rapanui fu scoperta solo intorno al 1700, ma la sua storia è profonda e appassionante. Si snoda fra secoli di violenze, intrecci sanguinosi, misteri e fatti curiosi o commoventi.
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