Una nuova razza di donne sta popolando il pianeta. Donne manager che hanno spesso perso la propria scintilla femminile a scapito del potere o del successo, e assomigliano sempre di più agli uomini: a quelli di una volta, padri padroni senza un ciglio di commozione. Aggressività giustificata dalla difficoltà di farsi spazio nel mondo dei maschi. Niente di nuovo sotto il sole ma incomprensibile resta il fatto che le donne o molte di esse confondano l’emancipazione con il successo, la durezza e lo stacanovismo. Lavorare fa bene, fa crescere la società e qualsiasi lavoro si faccia è giusto portare a termine i propri compiti con eccellenza. Ognuno di noi, però, conserva dalla notte dei tempi un proprio ruolo e questo ruolo oggi lo stiamo perdendo di vista. Alcune donne – e anche alcuni uomoni – vedono la divisione dei ruoli come oltraggio e ritorno al passato. Oggi, uomini e donne per dimostrare emancipazione devono poter fare le stesse identiche cose, e questa convinzione genera non poche problematiche nella convivenza fra uomini e donne e nella confusione sociale che stiamo vivendo.
Se le donne sono da sempre state portate ad alcune attività, possiamo definirle più creative nel senso che “creano” possiedono l’atto della creazione e gli uomini dedicati ad attività più operative e d’azione. Ci sarà un perché?






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