Una casa abbandonata dietro il declivio di un colle brunito dal vento. Finestre serrate, muri scrostati. Casa possente e antica. Dentro, solo macerie. Fino alla cantina, la stanza più bassa costruita dentro un buco nel ventre della terra che giace sotto la casa. Seppellita, dentro, una bambina. Ha gli occhi velati dal buio, disegna ogni tempo su pagine mute. Attende. Un richiamo flebile dalla sua bocca. Due personaggi la stanno cercando fra le macerie. Lui è Lo Scrittore. Lei, la Donna in Carriera. Cercano a fondo la bambina fra le macerie. Sentono le sue tracce, i suoi lamenti. Si muovono velocemente per riportarla alla luce. La bambina è cieca dal buio e si lascia prendere per mano. Lo Scrittore a sinistra, la Donna in Carriera a destra. La guidano attraverso i sentieri ciottolosi della campagna sconfinata.
In un indefinito tempo precedente.
Siamo in un luogo che assomiglia ad un palcoscenico, immerso nel nulla. La bambina ha chiamato a gran voce. Vediamo un uomo con un papillon disordinato, il monocolo, pantaloni, mantella e scarpe nere. Ha i capelli leggermente arruffati e si aggira per la stanza incerto e trasognato, il cilindro appoggiato sulla scrivania quadrata. Una donna, anch’essa nella stanza, ha un tailleur rosso fiammante molto aderente, degli occhiali da sole, i capelli pettinati, il rossetto rosso e una ventiquattrore nera. Vagano nella stanza osservando le pareti. Da un lato un piccolo attaccapanni a stelo.
DONNA IN CARRIERA: — Piacere, sono La Donna in Carriera. —
Tende, con un sorriso smagliante, la mano all’uomo che la guarda con fare circospetto e poi allunga la propria un poco indeciso.
LO SCRITTORE: — Piacere… —
Il suo tono è incerto. Guarda il soffitto, Si gratta la testa con la mano libera mentre la donna mantiene il sorriso stampato in faccia cominciando impercettibilmente ad aggrottate le sopracciglia.
Improvvisamente (sono passati almeno due tre minuti) l’uomo si illumina e le stringe la mano con vigore, sorridendo soddisfatto.
LO SCRITTORE: — Piacere Signora! — La donna ha un fremito di disappunto sentendosi chiamare così ma lascia correre — Il piacere è tutto mio. Mi perdoni la cafonaggine, mi presento: Sono Lo Scrittore. —
Entrambi si sciolgono la mano lasciandosi andare i un sospiro compiaciuto di due persone che hanno appena espletato dei convenevoli un poco difficoltosi. Passeggiano un po’nella stanza, guardando le pareti e annuendo ogni tanto fra se stessi, scambiandosi dei sorrisi cortesi.
Lo Scrittore, che si era di nuovo perso fra le nuvole, ad un tratto si riprende e si scuote tutto, spostando la sedia che ha di fronte con un gesto invitante.
LO SCRITTORE: — Oh, ma la prego Signora — la Donna in Carriera ha ancora il fremito — si sieda, si sieda. Che cafone sono, mi deve perdonare se sono un po’ distratto oggi…sa, la primavera rende così ispirati noi artisti…. —
La Donna respira con calma, apre le spalle e sempre tenendo la 24 ore fra le mani si accomoda. L’uomo si siede davanti a lei, sulla sua poltroncina rossa un po’ sdrucita e polverosa e la guarda sorridendo. Lei si guarda ancora attorno e sospira un po’ imbarazzata, poi si rivolge a lui.
LA DONNA IN CARRIERA: — Bene, signor Lo Scrittore. E’ un piacere conoscerla. Non ce ne sono poi mica tanti come lei in giro. Almeno così mi hanno detto…—
LO SCRITTORE: —Eh eh…ha proprio ragione ma non mi faccia troppi complimenti. Mi fa arrossire… —
La donna sorride ancora, fa una pausa e guarda il soffitto, poi riprende.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi dica dunque….Che cosa scrive lei? —
LO SCRITTORE: — Niente! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Niente? E come fa allora ad essere Lo Scrittore? — Lo guarda adesso stupita, quasi indignata.
LO SCRITTORE: —Vede Signora — lei freme di nuovo, mentre lui assume uno sguardo molto serio e confidenziale — E’ tutto qui, nella mia testa! —
Lui si indica la tempia con una mano e poi sfodera un sorriso compiaciuto. La donna sembra contrariata.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi scusi ma…non la capisco. Come si fa a fare Lo Scrittore se non si scrive nulla? Potrebbe chiamarsi il Pensatore Solitario, allora! —
LO SCRITTORE: —Oh, quello lì l’ho conosciuto. Uno mica da nulla, si capisce. Ma con tutti quei pensieri non ci combinava un fico secco. Passava il tempo sotto un albero e la testa gli fumava da tanto pensare. Il problema è che non riuscì mai a trovare la fine ai propri pensieri! Morì così, fra mele marce e pensieri non conclusi. Io, invece, non penso. O meglio, concludo ciò che penso e lo trasformo in un libro pronto pronto per esser scritto. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si ma poi non lo scrive, e allora non vedo la differenza. —
Lui appare incerto.
LO SCRITTORE: —In effetti, ad una qualunque, ciò potrebbe risultare astruso…Mi ascolti Signora — Lei lo interrompe e si alza di scatto con una mano alzata:
LA DONNA IN CARRIERA: —La smetta! —
Lo Scrittore è molto sorpreso.
LA DONNA IN CARRIERA: —Le ho spiegato fin dall’inizio che sono la Donna in Carriera! Dunque non vedo perché lei mi chiami in un modo così….così….poco educato, ecco! —
LO SCRITTORE: —Come ha detto Signora? —
LA DONNA IN CARRIERA: —LA SMETTAAA DI CHIAAAMAAARMI SIGNOOORA! —
LO SCRITTORE: —Oh, scusi, mi scusi tanto…Doveva dirmelo subito….sa, noi artisti siamo così distratti. Poco legati alle cose materiali. —
Lei assentisce accettando le scuse e si risiede pronta a continuare la discussione.
LO SCRITTORE: —Stavamo dicendo? —
LA DONNA IN CARRIERA: — Mi spiegava la differenza fra Lo Scrittore e il Pensatore Solitario —
LO SCRITTORE: —Ecco si, dicevo che siamo proprio due cose diverse perché lui non concludeva i propri pensieri, mentre io si! — Si impettisce, gonfiandosi di orgoglio.
LA DONNA IN CARRIERA: —E perché poi non li scrive allora? —
Lo Scrittore assume un’aria molto malinconica, affranta. Scuote il capo e guarda a terra, tanto che la donna pensa di essere stata inopportuna.
LA DONNA IN CARRIERA: —Non faccia così, mi perdoni per la mia impertinenza. —
LO SCRITTORE: —No, no. Lei ha fatto bene a dire ciò che pensava. Ha colpito nel segno, direi. Questo chiodo non smette di torturarmi da quando sono in questa stanza. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ma se l’hanno chiamata ci sarà una ragione, suvvia, non si rattristi. E comunque la cosa migliore è sempre tirarli fuori, i problemi. Un sano sfogo fa bene a tutti, mi dia retta. —
LO SCRITTORE: —Conosce l’Analista Comprensivo per caso? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Vede che ci capiamo? Si, lo conosco bene,. Dopo una chiacchierata con lui ci si sente subito meglio! —
LO SCRITTORE: —Io lo conosco solo di vista… —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ecco perché! Adesso le spiego: la sua tecnica consiste nell’Ascoltare. —
LO SCRITTORE: —Ah si? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ascoltare con la A maiuscola. Lui Ascolta e basta. Tu lo guardi e improvvisamente tutto ti esce fuori in un flusso precipitoso di pensieri, grovigli, ricordi. Dopo, si sta subito meglio. E lui, sia ben chiaro, non apre la bocca neanche per salutarti, sorride, si alza stringendoti la mano, e se ne va —
LO SCRITTORE: —Oh… —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si si. —
Guarda in alto. Un’altra pausa.
LA DONNA IN CARRIERA: —Ma stavamo parlando di lei. Non stia lì a guardarmi come un cagnolino bastonato. Abbiamo tempo, a quanto pare. Mi dica tutto, forza. —
LO SCRITTORE: —E va bene. —
E’ molto sconsolato.
LO SCRITTORE: —E’ che…che…oh, nome lo faccia dire… —
Lei in silenzio lo guarda convincente.
LO SCRITTORE: —E va bene, è che tutto è già stato scritto, e dunque, che cosa resta per me? Ogni volta che finisco un libro, mi accorgo che esiste già!, che qualcuno ha già pensato gli stessi pensieri e poi, il furbastro, li ha scritti! —
E comincia a singhiozzare scotendo il capo.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi permetta. Ma come fa ad essere in questa situazione, di Lo Scrittore non ce n’è mica molti. —
LO SCRITTORE: —Qui la volevo! E’ che adesso tutti si sono messi a rubarmi il lavoro, lei non immagina quanti Giuristi Arrivisti, Viaggiatori Benestanti, Politici Agguerriti, Signorine Benmesse, Sportivi Imprenditori, Insegnanti Depressi, Giovani Astrofisici In-Erba si siano messi a scrivere libri. E per me, più nulla! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ah, lei intende quelli che sono già passati al piano di sopra. —
LO SCRITTORE: —Proprio così Signora! Ehm, mi scusi, Signora Donna in Carriera —
LA DONNA IN CARRIERA: —Allora la faccenda diventa complicata. —
LO SCRITTORE: —E per lei invece è tutto così facile? —
La donna sorride smagliante e mette la valigetta sul tavolo, lisciandola con entrambe le mani.
LA DONNA IN CARRIERA: —Non vorrei sembrarle presuntuosa. Ma adesso la Donna in Carriera è un ruolo ancora poco definito. Non che sia facile imporsi alla massa che avanza lassù — Indica il soffitto – Ma per ora nessuna ha ancora pensato di rubarmi il mestiere. Ci vuole coraggio, sa? Diciamo che è una cosa in fase di sperimentazione, che dunque non molte accettano di interpretare. Quindi, più spazio, meno concorrenza, un po’ di effetto sorpresa e il gioco è fatto. —
LO SCRITTORE: —Che fortunata che è. E così decisa in quello che dice. — Sospira.
LA DONNA IN CARRIERA: —Eh eh, non a caso mi hanno creata per questo. Ma torniamo a lei. Dobbiamo fare qualcosa per lei prima che ci chiamino al piano di sopra. —
LO SCRITTORE: —E come? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Inventi una cosa ora, fresca fresca, e io la scriverò. Nessuno potrà precederla. Sarà in tempo reale. —
LO SCRITTORE: —Uhm… Non male come idea…ma ….come farà a scriverla? E sei poi sbaglio? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Lei non può sbagliare. Dalla sua testa escono idee irripetibili, la definizione di “creatività” nel dizionario di comunicazione Pinkerton (il migliore in circolazione) è “la capacità di creare nessi nuovi far cose note”. Lei può farlo, dunque, come tutti. Inoltre ho il mio portatile, tutto starà qui dentro. Sono specializzata anche in dattilografia, fra le altre cose. —
LO SCRITTORE: — Scusi l’indiscrezione…ma quante lauree ha dunque lei? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Oh, lasciamo perdere, non è per vantarmi…”Economia politica e Aziendale”, “Giurisprudenza per tutte le evenienze socio—politiche”, “Informatica applicata a tutto”, Master in “Marketing e Gestione Risorse umane di ogni mondo e paese”, più la specializzazione in dattilografia, il corso suppletivo di antropologia…. —
LO SCRITTORE: —Basta, basta, ho capito! L’hanno fatta proprio forte eh! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Il ruolo non è così facile, anche se mi hanno equipaggiata a dovere. Mica per nulla ho accettato solo io. Ma veniamo a noi, non perdiamo tempo. Pensi che dobbiamo poi scegliere il titolo, la copertina (avevo dimenticato il corso di grafica e design), stamparlo con la mia portatile a infrarossi e rilegarlo prima di salire. —
LO SCRITTORE: —Ooh. Che donna! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Forza, si dia da fare. —
LO SCRITTORE: —Vediamo…faremo un dialogo… Un dialogo che contenga pensieri, idee e spunti profondi, ma che sia convertibile anche in opera teatrale. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Lo vedo già! – Si alza in piedi e guarda in alto trasognata, con grandi gesti accompagna il discorso – Il grande “Lo Scrittore”, sui manifesti di tutte le città, naturalmente non senza un logo personalizzato fatto da una buona agenzia di design e una buon ufficio stampa che la protegga dai pettegolezzi. Poi ci dobbiamo mettere due previsioni di mercato, e studiare la concorrenza, non si può mica agire così dal nulla: e certo, il target di riferimento, non si vende un prodotto senza il target. I consumatori sono esigenti eh, stia in guardia, sennò le faranno causa, con tutte quelle associazioni benefiche. E, ovviamente, tutti i diritti riservati. —
Sorride soddisfatta. Lui inizialmente sorride con lei, poi mano a mano che lei prosegue con le previsioni si fa sempre più dubbioso, finché la guarda sconcertato risedersi.
LO SCRITTORE: —Magari…Beh, dicevo, con un dialogo possiamo trasmette un sacco di cose e tutti potrebbero leggerlo, appassionandovisi. Mica come quei saggi (tipici dei Matematici Repressi) che ti spiattellano la verità in un tomo di duemila pagine che nessuno, se non obbligato da un Professore Sadico, leggerebbe. —
LA DONNA IN CARRIERA : —Ah, ah è proprio simpatico lei, Lo Scrittore. —
E ride educatamente con una mano davanti alla bocca.
LA DONNA IN CARRIERA —Ma andiamo avanti, non abbiamo tanto tempo. —
LO SCRITTORE: —Eh eh, anche con me non hanno mica scherzato. – con orgoglio —Mi hanno spiegato tutto sul funzionamento del mondo lassù. E soprattutto degli uomini! —
Entrambi annuiscono.
LA DONNA IN CARRIERA —Lo sapevo che non era poi così distratto, signor Lo scrittore. Gli Artisti in Erba spesso ingannano, con tutti quei cavilli sul disordine che hanno a casa, quei vestiti straccioni, la vita per le strade…Dove andremo a finire fra tutti questi clichè? —
E sospira. Entrambi scuotono la testa.
LO SCRITTORE: —Bene, continuiamo con il dialogo. Lo vedo: siamo in una stanza. —
La donna prende il portatile e comincia a scrivere.
LO SCRITTORE: —Ci sono poche cose dentro. Una stanza tutta di finestre. Grandi, trasparenti. Il panorama è buio. Solo tanto buio. Ci sono piccoli punti luminosi, molto lontani. Nella stanza due poltrone, un tavolo, qualche strumento strano. Sul tavolo una specie di grande acquario. Sulla sedia accanto al tavolo un personaggio vecchio e possente. Ha la barba lunga fino a terra, occhi da animale. Delle antenne …mosce. —
La donna alza la testa stupita e ridacchia. Lui continua trasognato.
LO SCRITTORE: — Lui guarda con interesse l’acquario senza acqua dentro cui delle forme sferiche sono sospese. Le forme sferiche girano. Lui china il capo con loro. Poi entra un altro personaggio, si, la vedo! Assomiglia ad una donna, molto alta e possente, con le antenne mosce che penzolano aritmicamente quando si muove. Ha le mani congiunte e le spalle dritte. Guarda l’uomo con una punta di disapprovazione. —
A quel punto lo Scrittore si alza, cominciando a saltellare ululando frasi incomprensibili. La donna smette di scrivere e lo guarda divertita, poi comincia a tossicchiare per richiamarlo all’ordine.
LA DONNA IN CARRIERA : —Dovrebbero dire qualcosa i suoi personaggi. Le ricordo che abbiamo poco tempo. —
Lui non la sente nemmeno e in estasi continua a saltellare e ululare.
LO SCRITTORE: —Li vedo, si come li vedo! Eccoli, sono qui proprio qui, li vede anche lei? —
La donna si gira e in fondo alla stanza compare la scena descritta dallo Scrittore con i due personaggi immobili. La dona sorride e rimette le mani sulla tastiera. Lo scrittore si avvicina alla scena da lui creata e osserva i personaggi immobili.
LO SCRITTORE: —Ecco! Adesso la donna parla. Dice all’uomo: “Smettila di gingillarti con l’orologio, non puoi passare le tue giornate lì davanti.” —
Lo Scrittore si avvicina al donnone e le prende una mano.
(Rivolto a lei): —Forza, lo dica! — Il donnone comincia a muoversi e ripete la frase.
LO SCRITTORE: —Si, va bene, un po’ più convinta e autoritaria, ma ve bene. —
Lei rimane poi immobile con la mano a mezz’aria mentre lui si sposta vicino all’uomo seduto.
LO SCRITTORE: —E lei, risponda: “Cara, ma non vedi che bello il nostro orologio? E’ così ben congegnato” —
L’uomo prende vita e ripete la frase.
LO SCRITTORE: —Bene, bene così. Adesso lei, di nuovo risponda. Vediamo. “Caro, io non credo che ti faccia bene. Abbiamo altro a cui pensare, non lo sai?” — Il donnone ripete e poi lo scrittore si allontana piano piano lasciando i due discorrere da soli.
OMONE: —Va bene, è solo che mi piace osservare i pianeti che girano. Sono un buon modo di scandire il nostro tempo. —
DONNONE —Cosa ci sarà di tanto interessante in un orologio a sistema solare? L’ho scelto solo perché era più luminoso degli altri. —
OMONE: —E va bene, te lo dico. Promettimi che non ti arrabbi? Ho preso il tricotilloscopio interplanetario. —
DONNONE: —Cos’hai fatto? Quello non si può mica usare così. Serve agli scienziati per analizzare le bidullocellulatrine. Oh, caro ma che cosa ti salta in mente? —
OMONE: —Non ti arrabbiare cara, ascoltami e tutto ti sarà chiaro. Prende il tricotilloscopio e lo avvicina all’acquario. —Vieni qui. — Lei si avvicina scettica. — Guarda dentro, li vedi? —
DONNONE: —Che cosa….Oh! —Ride —Ma che cosa sono? Ci assomigliano! —
OMONE: —Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto, lo sapevo! — Si scuote tutto di felicità. —Ho scoperto che su questo pianeta ci sono dei piccoli ehm…cosini che si muovono, fanno un sacco di cose, è una roba da matti. Il problema è che non si fa in tempo ad appassionarsi ad una storia che è già finita e il cosino scompare, cioè perde conoscenza, e poi viene scavata una buca dove lo seppelliscono e via con un’altra storia… —
DONNONE: —Un peccato. Perché non ne preleviamo uno? Magari trasportato qui la smette di perdere conoscenza così in fretta e, senti qua. Lo mettiamo in una gabbietta con proiettore lasaroscopico ingrandente, e ce lo guardiamo mentre gioca! —
OMONE: —Non so se è il caso. Sembra che se non stanno tutti insieme perdano conoscenza molto prima o facciano strane cose. —
Nelle ultime battute i due personaggi sembrano distaccarsi da ciò che stanno dicendo, producono degli echi di battute senza convinzione, una scena in dissolvenza e le luci soffuse.
LA DONNA IN CARRIERA: —Basta! —
La scena si ferma e Lo Scrittore la guarda allibito: —Che c’è? Andavano così bene! —
LA DONNA IN CARRIERA: —No, nulla. E’ solo che se raccontassi una storia così lassù, nessuno se la filerebbe. Come farle capire. Se racconti agli uomini che in realtà il movimento della terra è così veloce da poter essere un orologio per una specie di figura superiore e che la sua vita è così breve e buffa da essere osservata con quel…come si chiama… —
LO SCRITTORE: —Tricotilloscopio —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si, con quello. Ecco, nessuno lo vorrebbe sentir dire. E poi cosa credi che non ci siano già molti Filosofi Mancati che abbiano scritto la stessa roba? Magari in un’atra salsa, ma sempre della stessa roba si tratta. —
LO SCRITTORE: — La creatività non era “la capacità di creare nessi nuovi fra cose note”? E il senso della vita con la sua brevità non è una cosa nota? —
LA DONNA IN CARRIERA —Beh, si —
LO SCRITTORE: —E crede che ci abbiano pensato in tanti a quei due omoni con le antenne mosce immersi nel buio universale con il sistema solare al posto dell’orologio? — La sua voce si fa isterica.
LA DONNA IN CARRIERA: —Si, capisco cosa intende. Ma vede… se si sceglie un argomento che già di per sé è sfruttato ed anche depressivo, che nessuno se lo vorrebbe sentir dire. Ti fai la frittata da solo. — Lo scrittore appare di nuovo sconsolato.
LO SCRITTORE: —E se ci mettessimo anche noi due nella scena? Si, il personaggio dentro il personaggio e via dicendo. Magnifico! —
LA DONNA IN CARRIERA —Ma suvvia, niente di più sfruttato. Siamo tutti sullo stesso palcoscenico, e se ci fosse qualcuno che ci guarda dall’alto? Frasi fatte già millenni orsono. Mai sentito parlare di Matrix? — Lui fa una faccia sdegnata.
LO SCRITTORE: — Ecco lo vede? Lo sapevo….Non sono abbastanza bravo. —
LA DONNA IN CARRIERA: — Non è quello, la smetta. L’idea era buona, le manca solo un po’ di esperienza/lungimiranza. E una buona manager. — Lo Scrittore si illumina.
LA DONNA IN CARRIERA: —Sai cosa ci vorrebbe? Una di quelle cose divertenti e colorate, che hanno dentro un sacco di volgarità da spanciarsi dalle risate, quelle che non ti facciano pensare, che ti permettano di ammazzare il tempo (pur breve, s’intende) senza scervellarti troppo e ridurti in un batter d’occhio a un Conquantenne Stufo della vita. —
LO SCRITTORE: —Ha ragione, dovremmo pensarci. —Guarda in alto. —Vorrebbe essere lei la mia manager? — Lei sembra intimidirsi, guarda in basso, poi ammicca al pubblico.
LA DONNA IN CARRIERA: —Dipende dai guadagni. Ma prometto che ci penserò. —
Si accende una luce rossa intermittente. Lui si mette un cappotto nero dal bavero alto, un cilindro nero e appiccica un pappagallo finto sulla spalla, prende anche un bastone e un occhiello. Lei chiude la valigetta e si rassetta i capelli, poi si passa del rossetto rosso, indossa gli occhiali da sole e si alza.
LO SCRITTORE: —Andiamo —
LA DONNA IN CARRIERA: —Buona fortuna allora. —
LO SCRITTORE: —Anche a lei. —
LA DONNA IN CARRIERA: —E’ stato un piacere —
LO SCRITORE: —Spero che ci rincontreremo. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ne sono sicura. Ecco il mio biglietto da visita, contiene anche mail e cellulare. Mi contatti, quando si è sistemato. —


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