Archivio per la categoria 'Vita quotidiana'

la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

squillo trendy – suona per entrare nella nuova era

Quando anche uno squillo (ho parlato al maschile, si, non ho detto “una” squillo) diventa di moda, è un chiaro segnale che stiamo entrando in una nuova era. Non sono bastati i pendaglini per rendere sexi i nostri piccoli aggeggi contro l’ansia da solitudine (vedi i gioiellini che si appendono alla coda del cellulare e lo fanno diventare gioioso e brillante come un cagnolino da tasca). Avete notato che a ondate i cellulari suonano tutti con lo stesso squillo? Adesso va di moda il ring tone “nostalgia”, quello che mima i vecchi telefoni a cornetta. Si, ce lo hanno proprio tutti. E per chi ha l’iphone, naturalmente, è un must lo squillo “campanello della bicicletta” per i messaggi in arrivo. E’ per questo che mettono tante suonerie nei cellulari: non per facilitare il proprietario nell’immediatezza di sapere che è il suo telefono che sta suonando. No. Il marketing fa molto di più. Fa sì che ci divertiamo a rincorrere la moda e quando squilla un telefono, tutte le persone situate nel raggio di venti metri cominciano ad agitarsi guardando se è la propria tasca che sta suonando. O forse sono le persone, che fanno di più, rincorse dal marketing. Nell’era della personalizzazione, un’isteria collettiva da conformismo? Il mondo sta cambiando nel profondo.

spogliarsi per una celebrità

Un tipo biondo di 1 metro e 90, 29 anni, che ha avuto un successo travolgente, arriva nella stanza con finta noncuranza e ti pianta addosso due occhi azzurri supponenti e interrogativi. Tu, femmina di due anni più giovane, serissima e senza che ti tremi la voce, devi convincerlo in tre minuti che il prodotto che lui dovrà descrivere alla radio il giorno seguente in venti secondi è un prodotto fenomenale, e lui stesso potrebbe essere interessato se guidasse la macchina e volesse risparmiare fino a 30 euro al mese… Poi mentre parli pensi che uno così 30 euro al mese non li vede nemmeno per un caffè al mattino perché probabilente quando fa colazione ne spende 20 e poi prende il taxi. Subito dopo mentre stai ancora parlando ti soffermi a pensare che se solo dimenticassi per un istante chi è, forse riusciresti a parlare con maggiore scioltezza, successivamente le parole fanno uno scontro frontale e i suoi occhioni si fanno più azzurri, il rossore ti tinge le guance, e puf, il filo del discorso scompare. Sarà. Solo perché va in prima serata sulla rai, o solo perché è decisamente attraente, o magari perché stai spiegando per lavoro una cosa che a uno così vorresti non dover mai e poi mai spiegare…sarà, ma la celebrità ha il suo effetto e il ruolo sociale si porta dietro un’aura che è proprio materiale, la tocchi con la mano lì davanti a te, si muove con la persona che la porta, che la può usare a suo piacimento e spogliarti mentre sei lì a spiegare di una carta telefonica che ti fa risparmiare sul carburante. Celebrità. Alla fine dell’incontro sei in mutande e non ti ricordi più di che cosa stavi parlando.

questa strada non è una pista di velocità

piccola segnalazione stradale. leggere questo segnale all’uscita dell’autostrada. e pensare. che “questa strada non è una pista di velocità”. su un cartello luminoso. ora, leggerlo qui su un blog, non sa di niente ve ne renderete conto. ma leggerlo all’uscita dell’autostrada del sole (quella che va da napoli-milano), non so, fa un certo effetto straniante. immaginate un automobilista livornese, se gli potesse rispondere al cartello luminoso: “ma che sei, cretino te?” e il cartello: “chi io?” “si, te, proprio te. sto andando a duecento all’ora da du’ ore, e proprio adesso che entro in città mi vieni a racconta’ che la strada non è una pista di velocità? e che è sennò? c’ho la macchina che fa i du’cento all’ora di base, e la provo solo a casa davanti al garage secondo te? bella faccia tosta per un cartello deh”.
“ehi, scusa sai, ma mi scrivono così dall’alto, quelli che pensano alla mobilità stradale sai! non lo so se si parlano con quelli che fanno le macchine, io. io ci metto solo la luce per illuminare le scritte, allora che vuoi da me?” “vabbè dai. per questa volta passi che c’ho fretta.”

La quantità di informazione che possiamo assumere corrisponde alla quantità di incertezza che possiamo sopportare

Camminando per strada siamo raggiunti da una zaffata di bergamotto. La porta, alta e stretta, la maniglia di ottone, una corona di vetro color pastello che la sormonta. Entriamo nella boutique di profumi, convinti di voler acquistare un’aroma. L’aroma che cerchiamo è speciale, deve corrispondere ai nostri bisogni e alle nostre attitudini, alla nostra sensiblità olfattiva ed emotiva. In particolare riteniamo che l’aroma alla rosa faccia per noi. Ci accoglie un profumiere che con diverse boccette fra le braccia, che spruzza su panni di lino per farci sentire l’intenso profumo, sventolando sopra ai panni con un ventaglio per sprigionare nell’aria il delicato tono degli ingredienti. La boutique è una stanza allungata, le pareti sono scaffali di vetro alti fino al soffitto e stracolmi di boccette di vetro, ognuna catalogata in base alla forma, alla sfumatura del liquido che contiene, al metodo di nebulizzazione. Il profumiere consiglia l’aroma al fico d’india, una nuova sperimentazione. Spiega che questo aroma è benefico per una corretta salivazione. Siamo quasi convinti, d’altronde ultimamente abbiamo la bocca un po’ secca e quando deglutiamo ci rimane impigliato fra le tonsille come un piccolo nodo. Un secondo profumiere si avvicina, carico di altre boccette, e ci spruzza su tutto il corpo, convincendoci che l’aroma al fico d’india è nocivo per i reni, meglio di sicuro provare il sentore di alloro selvatico. Una profumiera ci si mette di fianco, e comincia a spruzzarci di nuove frangranze, tentiamo di riconoscere la differenza, sventolano ilventaglio, gli aromi si confondono mentre arriva un altro profumiere, con altre boccette, altri sentori, altri ingredienti. La boutique è carica di odore, e adesso dobbiamo scegliere il nostro speciale profumo. Una signora più anziana, con una grande boccia di colore amaranto, densa di un liquido scuro. Ci spruzza da capo a piedi, e noi cadiamo frastornati sul tappeto. Ci ricordiamo vagamente che stavamo cercando un profumo alla rosa mentre usciamo dalla boutique con un carico di boccette multicolore.

La quantità di informazione che possiamo assumere corrisponde alla quantità di incertezza che siamo in grado di sopportare. Se un’informazione giunge a noi in un modo, successivamente viene smentita, poi riproposta in altro modo, poi ripresa in un altro ancora da un’altro canale di informazione e tutti i canali di informazione ne parlano per darci decine di versioni simili e diverse dei fatti, infine, che cosa possiamo ritenere vero? La quantità di libertà che viene concessa è pari alla quantità di dubbio che un sistema è capace di generare.

*Dai quaderni dell’Epoca della terza pagina (o epoca della riscrittura)*

Caricature del terzo millennio

Avete visto il film Doomsday? No, direte, se siete per lo meno estimatori del buon cinema.Doomsday-1517

Ma se lo aveste per caso visto, trascinanti da un amico infoiato con i film apocalittici di azione all’americana, avrete notato che in questo mondo futuro popolato di crisi, morte e disperazione, sono rappresentate delle creature umanoidi underground che ululano e scorrazzano impazzite per le strade a bordo di macchine e moto sbrindellate da corsa. La stessa tipologia, ma senza moto, è la popolazione di Zion, in Matrix – nel mondo reale che è un mondo futuro in cui le persone sono per lo più meticce, rasta, tatuate, e ballano a ritmi di musica techno come impazzite in enormi cavità della terra.

L’altra sera ho avuto un déjà vu. Sabato, in Versilia, settembre, intorno a mezzanotte. Passo ad un semaforo e da una macchina scendono quattro giovani, una ragazza e tre maschietti. Uno di essi sventola come torero un giubbotto rosso, porta enormi occhiali dalla montatura arancio. Scendono, e il semaforo diventa verde, le macchine dietro suonano, e loro niente, se ne stanno a fare lo spettacolo. Poi salgono finalmente e partono, sgommando con il tipo dagli occhiali arancio che urla con la testa tutta fuori dal finestrino. Semaforo successivo. Due moto da corsa, fari puntati verso di noi. Urlano, i motociclisti e suonano forte il clacson. A chi? Non si è capito. Partono sgommando e accelerando così forte che se per caso capitasse un sassolino sotto la gomma si sfracellereberocome uova strapazzate.

Forse è un’osservazione da vecchia carampana? Eppure, non vi suona strano che un normale sabato sera si trovino per le strade persone così giovani che urlano impazzite, come fossimo all’alba di un nuovo apocalisse? Alcuni non se ne capaitano, altri non se ne rendono conto, perché a quell’ora sono già a letto. Ma se per caso si facessero un giro fuori dalle strade battute, troverebbero un brandello di società che si spezza e va per conto suo, senza alcuna guida.

Sfida a singolar Tenzone: Miss Raccomandazioni e Miss Brodaglia Televisiva, fatevi sotto.

LamentazioneSuGerusalemmeL’Italia ha peccato gravemente, per questo è divenuta un panno immondo; quanti la onoravano la disprezzano,
perché hanno visto la sua nudità; anch’essa sospira e si volge indietro.
La sua sozzura è nei lembi della sua veste, non pensava alla sua fine; essa è caduta in modo sorprendente e ora nessuno la consola. “Guarda, Signore, la mia miseria, perché il nemico ne trionfa”. L’avversario ha steso la mano su tutte le sue cose più preziose; essa infatti ha visto gli stranieri penetrare nel suo santuario, coloro ai quali avevi proibito di entrare nella tua assemblea. Tutto il suo popolo sospira in cerca di pane; danno gli oggetti più preziosi in cambio di cibo, per sostenersi in vita. “Osserva, Signore, e considera come sono disprezzata! Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta, e con cui il Signore mi ha punito nel giorno della sua ira ardente.

Dicono che noi italiani siamo un popolo di lamentatori.
Le lamentazioni sono proprio una cosa specifica e stanno all’interno della Bibbia, attribuite al profeta Geremia (vedi sopra).
Sappiamo che da tempi memorabili (come nei funerali nella grecia antica dove le donne si strappavano i capelli e piangevano – o in Sicilia dove esistono ancora oggi delle anziane donne, le prefiche, piagnone, che vengono chiamate ai funerali proprio con questo ruolo) lamentarsi e disperarsi è un modo catartico per allontanare il dolore.

Questa constatazione ci aiuta dunque a comprendere che in Italia ci deve essere molto dolore, se ci sono tante lamentele. Se poi le lamentele superano il dolore ecco che si attiva tutto un processo che è quello della rimozione, che impedisce a chi si lamenta di provare effettivamente il dolore relativo a questo tipo di lamentazione. E di capire da cosa provenga esattamente. In America esiste un genere artistico e cinematografico che si chiama “geremiade”. Esso raccoglie in una forma tutta speciale i lamenti e i giudizi su un determinato tema scottante, catalizzandone quindi gli effetti distruttivi: è quella di The Corporation, o il genere di Micheal Moore. In Italia qualcosa di simile lo fanno Annozero e Report.
Ma soprattutto, lo fanno gli italiani – senza ombra di dubbio – di tutti gli schieramenti politici e filosofico-religiosi. Ci lamentiamo, sempre, comunque, dovunque. Il nostro paese, culla di civiltà, arte, lettere e squisiti gioielli climiatici, storici e naturali, si sta appiattendo sotto una coltre rappresentata da una particolare forma di ostruzionismo contro tutto ciò che è nuovo, che è idea, che è proposta. Continua a leggere ‘Sfida a singolar Tenzone: Miss Raccomandazioni e Miss Brodaglia Televisiva, fatevi sotto.’

La più bella del reame

Sono o no la più bella del reame?
Dimmi, o Specchio, perché siamo condannati a questa varietà frustrante. Dimmi, o Specchio, perché i canoni della bellezza siano così variabili in ogni epoca, in modo da rendere le persone matte per inseguire quel sogno.
O Specchio, lo sai che io rischio quotidianamente la morte cellulare camminando in città, perché lo smog fa diventare grigia la mia carnagione e spenti i miei capelli?Lo sai che ogni tanto mi vengono in faccia delle eruzioni così disgustose che vorrei nascondermi e non posso e durante il giorno  penso che mi guardino solo lì tutti quelli che mi parlano?
Lo sai, Specchio, che detesto l’appicciciaticcio che si incolla alla mia pelle color del miele e la fa diventare grigia e unta. Voglio, irresistibilmente voglio, un vestito nuovo che mi renderà sicuramente più bella. Una borsa. Un profumo. Dei bracciali, un rossetto rosso. Datemi tutto, tutto!
Io, donna: ogni sera quando rientro mi spoglio, mi guardo nello specchio e mi fisso sui cuscinetti di grasso che mi irritano, come se fossero l’interezza del mio essere. Soffro su quei dettagli e quelle fastidiose imprecisioni con cui sono nata. Mi chiedo, o Specchio, se dimagrendo si ottenga veramente la bellezza? Che domanda stupida, certo che è così. Ma perché allora le mie amiche indossano per sei mesi la 44 e per gli altri sei mesi la 38 e poi ricominciano senza mai stancarsi di fare la fisarmonica con il loro corpo? Si divertono?
Ogni mattina vedo camminare veloci per la strada creature alteree, flessuose, con i capelli d’angelo, i vestiti che poggiano sul loro corpo come guanti di daino, i fianchi ossuti che cercano un ancheggio che non riesce. Vedo questo solo perché sono a Milano e ci sono tante agenzie di modelle straniere.
Mi guardo meglio intorno e vedo che anche negli uffici i colleghi sono sempre più carini, le donne che vengono assunte, le stagiste, tutti sono belli, affascinanti, ben vestiti, originali, per lo meno.
Dove sono le persone brutte? Sulla filotramviera? A pulire le strade? A raccogliere i pomodori? Le hanno nascoste tutte o si sono nascoste loro? Ricordo di averne vista una o due negli ultimi mesi. Specchio, ma è il mio sguardo che mi fa vedere in giro solo i belli e mi fa voltare quando passano quelli che non rispettano propriamente questo canone?
Amo le persone, e penso: ma se non si è belli, come si fa a vivere oggi? E soprattutto, dove si va a vivere?
A tutte le donne che si confrontano ogni giorno con lo Specchio delle Brame e che schiacciano la loro femminilità a causa di canoni estetici troppo gridati, a tutte le donne che sono esauste di avere dei difetti da vedere e vorrebbero guardare oltre le loro imperfezioni.

Messaggi oscuri sui blog-TV

Non se ne ha abbastanza della televisione. Spaccottgliamoci anche in rete. I blog più quotati da quando seguo le classifiche di wordpress hanno per argomento: REALITY SHOWS, TV E PROGRAMMI, VELINE&CALENDARI, SUPERENALOTTO. Ma qui abbiamo scoperto l’inghippo, quello che c’è sotto. Con ogni probabilità secondo il centro ricerche Autisti&Autistici (che è sotto falso nome ovviamente, ma afferisce al Comitato Mondiale per la Salvaguardia dei Segreti Statali ed Economico-Politici CMSSEP) dietro agli argomenti apparentemente futili e assordanti di questi blog che detengono il primato di visite si celano segreti messaggi in codice dei servizi segreti. Messaggi che secondo alcune indiscrezioni servono a decifrare cose ancora più segrete, dagli oscuri presagi dietro ai sorrisi e all’intensità delle strette di mano dei presidenti del G8, ai codici di accesso alle banche mondiali, ai segreti sull’eredità di Micheal Jackson. Tutto abilmente nascosto sotto una fila di informazioni solo apparentemente inutili e nocive all’esistenza. O ancora. Si intuisce che molti dei click che rendono famosi e quotati questi blog siano fatti da agenti segreti di altre fazioni che cercano di scoprire il loro segreto in realtà alimentando le loro visite. E un ultimo dubbio: chi si prende la briga di aggiornare quei blog, con i relativi argomenti? Sottopagati stagisti delle reti televisive e della Lotteria di stato? Constatiamo pensosi nel meriggio assorti, senza offesa, né macchia, né paura. Paura dovremo averne leggendo questo bel post della Lipperini.

C’è anche chi pubblica la classifica proprio bene…e perché?

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