Archivio per la categoria 'Sò ragazzi'

la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

Superuomini in esubero

Una donna di quelle super-manager di oggi, senza aver visto il CV di una ragazza che aveva di fronte, senza ascoltare che cosa lei avesse fatto nella vita, ha emesso, dall’alto dei suoi cinquantasei anni e delle sue dodici lauree (e del suo ricco marito) ha emesso la sua inequivocabile sentenza, che potremmo elevare a manifesto del mondo del lavoro.

DONNASUPER-MANAGER: “Cara e ingenua ragazza. (scuote la testa) Qui in città tutti i ragazzi della tua età sono ugualmente  preparati, hanno un’esperienza da favola, sono stati in Italia e all’estero nelle migliori scuole. Tutti ci chiedono di lavorare con noi. Ma sai. Siete così tanti. Tutti hanno almeno due master, tre lingue parlate oltre l’italiano, un bagaglio culturale elevato e sedici stage in multinazionali di primo livello all’estero. Che si può fare per voi?”
Niente. Penso proprio niente. Fra le cose, ovviamente, tutto questo esercito di superuomini in surplus che la società sta producendo, quando ha la fortuna di non essere scartato perché troppo poco interessante come profilo, non viene pagato per  svolgere il lavoro che ha trovato.
Tanto ce ne sono mille altri identici che fanno la fila. E allora, cosa cambia?
Bello, io trovo, far sentire i giovani delle pedine intercambiabili. Bello, pubblicizzargli master e scuole di primo livello e poi lasciarli a casa a grattarsi i piedi. Per non dire altre cose con la p. Questi adulti qui, che hanno fatto le rivoluzioni, hanno lasciato prosperare e nutrito la società dei consumi e della ricchezza si sono dimenticati una cosa: che anche loro, una volta, erano umani. E che non avranno eredi: 1. perché si sono incartapecoriti sulle loro posizioni e hanno fatto il patto con il diavolo per non andare mai in pensione; 2. perché tutti i giovani si saranno suicidati prima, o saranno scappati nello spazio.

Superuomini per superofferte di lavoro

In una stanzetta all’ultimo piano di un palazzo signorile la signora (nome in codice) MDV riceve persone in cerca di unasuperman posizione lavorativa più interessante, di nuove sfide. La signora è molto magra, con i capelli biondicci perfettamente pettinati che terminano in due onde boccolose che finiscono sulle spalle. Di lavoro fa la cacciatrice di teste. Le persone si siedono di fronte a lei, e lei, con il suo dito nodoso, si mette pazientemente a leggere il loro CV. Normalmente, la risposta che dà, è sempre la stessa: “Ce ne sono di meglio, di CV, molto di meglio del tuo. Facciamo che mi descrivi un po’ meglio cosa fai, aggiungi questa parte, togli questa…” Attonito tu la guardi, e sospiri. MDV è serissima mentre scorre le posizioni ricercate dai suoi clienti. “Per ora niente da fare, non è semplice che tu ti sposti da un ambiente lavorativo ad un altro. Dovresti rimanere sempre nello stesso settore. Così la carriera viene meglio.” E tu pensi intanto che nemmeno morto farai per tutta la vita l’account in agenzioa pubblicitaria, il project manager di un’azienda di cioccolatini, il web content manager di un’azienda di pupazzi, la public relation account di un’azienda di design. Tutta la vita??? E per condire il tutto ripensi alla tua laurea e sempre di più ammetti a te stesso che la bufala del tipo di studi oggi afferenti a tutti i corsi di laurea vanno a finire nello stesso corpo lavorativo: venditori, marketing manager, accounts, commerciali. agenti. Da ingegneria gestionale a economia aziendale a scienze politiche per arrivare a…. Ma prima di finire vorrei segnalare questa offerta di lavoro, presentata su Lavoricreativi.it:

ROBILANT&Associati ricerca uno Strategic Planner:
- 3-5 anni di esperienza nell’area dello sviluppo e gestione del brand , maturata o in società di consulenza specializzate o in azienda
- Laurea Specialistica in Economia Aziendale, Scienze della Comunicazione, Scienze Politiche, Filosofia.
- Buona conoscenza dell’inglese
- Infinita curiosità e desiderio di capire (in pratica un giovane Bauman?!?)
- Energia e passione, catalizzatore dell’innovazione
- Equilibrio tra capacità analitiche e creative
-Capacità di lavorare sia autonomamente sia autonomamente sia in team

In base a questo esempio di cui possiamo trovarne un’infinità nei motori di ricerca lavorativi Le aziende oggi cercano delle persone che siano, per lo meno: colte, preparate, responsabili, esperte in quel preciso settore meglio se in quella precisa azienda aggiungerei (il settore di esperienza deve infatti essere quello preciso preciso, non uno affine sia chiaro, se hai fatto per anni il project manager non potrai mai essere elevato alla professione dell’account: ma che mestieri sono questi poi??boh?), abituate a viaggiare, sensibili, di polso, appassionate profondamente a quella precisa precisa professione, informate, propositive, creative, abili nella negoziazione, nell’intrattenimento… Altra notizia: se cerchi per caso lavoro, di solito le offerte principali riguardano la categoria SANTI & MAGHI – essi sono dei magici venditori, agenti, new business developer che – non pagati – dovrebbero sviluppare i business di supposte e dubbie realtà di ogni tipo e cominciare a percepire un guadagno solo se questi affari vanno in porto. Un esercito di venditori filosofi, insomma. Ma sentite un po’, ragazzi. Cosa studiamo a fare se tutte le posizioni che vengono offerte dal mondo di questi adulti incancreniti dalla società capitalistica e incartapecoriti sulle loro meravigliose posizioni ci offrono solo questo? Ma che se lo prendano non specializzato, il loro venditore stratega mago, e che se lo plagino ben bene senza fargli spendere miliardi in formazione inutile. Come ci sottolinea Arnald. La cultura, a questo punto, servirebbe solo a farlo sentire triste e svilito. Meglio di no. Meglio infarcirlo di Grande Fratello, il nostro futuro impiegato, e siamo tutti a posto.

Generation ZZZ, UH, BOF

In cosa consiste esattamente una generazione? Io vengo generata da qualcuno, ma in un minuto sappiamo che nascono moltissimissimi bambini. Mi è sempre stato difficile, lo confesso, approdare a una personale definizione di generazione. Ci sono però delle ancore a cui tenersi. Mi interessa pensare a quelle generazioni che si confrontano oggi sulla piazza del mondo, in particolare partirei da un paese a caso, l’Italia.  Continua a leggere ‘Generation ZZZ, UH, BOF’

240 Cocktail in un’ora

Mi sono scioccata. Lo so che non dovrei, infondo sono “giovane” anche io, o meglio oggi siamo tutti “giovani”, dobbiamo esserlo. Ed essere “giovani” e intraprendenti, trendy, all’ultimo grido, attivi simpatici etc etc significa per lo meno partecipare agli happy hour milanesi. Così, proprio perché il mio pasto preferito è proprio l’aperitivo, decido di fermarmi a prenderne uno ed essendo sola, mi godo l’atmosfera e osservo. E’ un bar finto-spagnolo, che si chiama “La Hora Féliz” ma è proprio italianissimo, e pieno zeppo di persone giovani, appunto. Mi piace sedermi al bancone perché così mi ipnotizzo guardando i baristi che preparano i cocktails. Pozioni magiche colorate, allegre. Al bancone ci sono due ragazzi tutti e due biondi dalla pelle chiara, naturalmente uno pugliese e uno calabrese mentre li avrei scambiati per bresciani. Uno è alto e grosso, spalle possenti, muscoli pronunciati, un elastico tricolore stretto sull’avambraccio sinistro. Ha la faccia tonda e bambinesca, un codino sulla cima della testa che spunta come quelli delle capre (senza offesa, lui era molto carino). Scopro che si chiama Roberto. L’altro, Leo, piccolo e gracile, scatta come una lucertola che avesse mille braccia. Penso a Tom Cruise e penso che siamo passati ad altri tempi, ma il barman resta sempre sexy solo perché è barman. Continua a leggere ‘240 Cocktail in un’ora’

Tavola rotonda – con separé

21 Maggio 2009 – Milano, Palazzina del Liberty

Siamo immersi nel verde di un parco. E’ sera, primavera, vento fresco. Una palazzina a pianta quadrata in stile liberty molto decorata, con dei disegni floreali dipinti su piastrelle di smalto, applicate sul bordo della facciata. La palazzina sta in mezzo al prato. Fuori ci sono persone. Dentro ci sono persone. Un palco quadrato ampio, nero, sedie in fila di fronte al palco e su dei piccoli soppalchi a galleria a cui si accede attraverso piccole scalette di ferro battuto. Le persone si sventolano con i volantini distribuiti. Ci sono due bancarelle chic di libri, una di nuovo e una di usato scelto.

Siamo a Milano, alla serata di Officina Letteraria a tema “Prigionieri del presente” dopo alcune letture si svolgerà una tavola rotonda. Che cos’è una tavola rotonda? Continua a leggere ‘Tavola rotonda – con separé’

Autoimprenditorialità – en plein air

Siamo al parco, è quasi sera. Abbiamo steso una tovaglia di carta gialla sull’erba, acceso delle candele, sediamo beati alla frescura degli alberi con davanti un cestino pieno di leccornie da pic nic e la bicicletta appoggiata poco distante.
Peccato solo per le macchine parcheggiate poco più in là e il viale trafficato che scorre intorno al parco. Tutto non si può avere, d’altronde siamo a Milano e abbiamo organizzato tutto in un’ora. Siamo in tre, io, un’amica mia e un’amica sua. Abbiamo disposto tutto ed ecco che in lontananza vediamo comparire il quarto ospite, amico di amica mia. E’ un ragazzo lui. Arriva e ci porge 3 bei fiori rosa dal gambo lungo, uno a testa. Siamo quasi commosse. Pasteggiamo con una pasta corta ai frutti di mare e bottarga (tipico cibo da pic nic) annaffiata di vino rosso in bicchierini natalizi per festeggiare pasqua natale e compleanno…
La beatitudine è totale. Quasi. Si insinua improvvisamente un demone fra di noi. Una delle due ragazze, quella con gli occhiali persol dalla montatura di tartaruga marrone tanto grandi anni 70. Siamo all’inizio della cena e lei è talmente contenta che le viene un’idea. Continua a leggere ‘Autoimprenditorialità – en plein air’

Donne di una volta

Mia nonna è nata nel 1921. Ha vissuto la seconda guerra mondiale e vissuto la maggior parte della giovinezza in campagna, dove faceva la contadina. La sua famiglia era una famiglia di contadini. Mia nonna poi si sposò e venne in città, a Piacenza. Avevapassato l’adolescenza fra zanzare risaie e balli di paese, quando ce la lasciavano andare. Era una donna bella. E le piaceva ballare, cantare, cucinare. Voleva imparare a guidare la vespa, e mio nonno glielo impedì. Voleva imparare a guidare la macchina, e mio nonno non glielo permise. Le piaceva andare a ballare la domenica e il nonno non sempre aveva voglia di accompagnarla perché era stanco dal tanto lavoro della settimana. La nonna si organizzò così: andava a pulire le scale dei palazzi la mattina presto, e il pomeriggio a casa cuciva pigiami come oggi fanno i cinesi, veniva pagata al nero per un tot di pigiami confezionati. I soldi che guadagnava li usava per comprarsi i vestiti belli come piacevano a lei e le scarpe, piccole gioie di bigiotteria o altre piacevolezze. Cantava, e a me quando fui sua nipote disse sempre di essere fiera, e di essere forte. Mi diceva che non importava avere un marito se non lo amavi o non eri contenta. Piuttosto, divorziare, diceva. Mi diceva di contare su me stessa e di non avere mai paura. Di non fare mai figli se non ero sicura e non potevo mantenerli.
Ora nei giorni nostri dove tutto possiamo vengono confuse la femminilità, la fierezza e la fermezza con l’aggressività, l’acidità, il controllo. Vedo gli uomini impallidire, e reagire altrettanto aggressivamente. Vedo venire a mancare le vecchie galanterie (e non crearsene di nuove) vedo abbandonare le minime abitudini di rispetto maschio/femmina nel quotidiano e per le strade.
Oggi una donna passeggia con lo sguardo a fessura e il petto fuori, ti guarda dall’alto in basso anche se sei più alto di lei di una spanna e mezza, esordisce sempre con un “Allora?”.


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