Archivio per la categoria 'Persone'

la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

spogliarsi per una celebrità

Un tipo biondo di 1 metro e 90, 29 anni, che ha avuto un successo travolgente, arriva nella stanza con finta noncuranza e ti pianta addosso due occhi azzurri supponenti e interrogativi. Tu, femmina di due anni più giovane, serissima e senza che ti tremi la voce, devi convincerlo in tre minuti che il prodotto che lui dovrà descrivere alla radio il giorno seguente in venti secondi è un prodotto fenomenale, e lui stesso potrebbe essere interessato se guidasse la macchina e volesse risparmiare fino a 30 euro al mese… Poi mentre parli pensi che uno così 30 euro al mese non li vede nemmeno per un caffè al mattino perché probabilente quando fa colazione ne spende 20 e poi prende il taxi. Subito dopo mentre stai ancora parlando ti soffermi a pensare che se solo dimenticassi per un istante chi è, forse riusciresti a parlare con maggiore scioltezza, successivamente le parole fanno uno scontro frontale e i suoi occhioni si fanno più azzurri, il rossore ti tinge le guance, e puf, il filo del discorso scompare. Sarà. Solo perché va in prima serata sulla rai, o solo perché è decisamente attraente, o magari perché stai spiegando per lavoro una cosa che a uno così vorresti non dover mai e poi mai spiegare…sarà, ma la celebrità ha il suo effetto e il ruolo sociale si porta dietro un’aura che è proprio materiale, la tocchi con la mano lì davanti a te, si muove con la persona che la porta, che la può usare a suo piacimento e spogliarti mentre sei lì a spiegare di una carta telefonica che ti fa risparmiare sul carburante. Celebrità. Alla fine dell’incontro sei in mutande e non ti ricordi più di che cosa stavi parlando.

Saviano-non-stop a Milano tutto esaurito: chi c’è dietro alla vendita dei biglietti?

Anche volendo trovarne uno singolo, infondo alla fila, in piedi, per terra, appeso a un palo, i biglietti sono tutti esauriti per le tre serate che Saviano concede alla città di Milano con il suo spettacolo “La bellezza e l’inferno” che si è tenuto al Teatro Piccolo Studio dal 6 all’8 ottobre. I biglietti, spiegano le hostess, sono da tempo finiti: provare a venire prima dello spettacolo e mettersi in lista d’attesa, unica via da tentare sperando che qualcuno si sia ammalato all’ultimo (oppure una ex fidanzata che non sentiva da dieci anni si sia fatta viva proprio quella sera, oppure un poliziotto lo abbia fermato per un’infrazione e lo abbia portato in galera in stato di shock…) e così abbia rinunciato all’ambita poltrona. Ma c’è una replica a Febbraio, spiegano le hostes, candide. Ah, allora posso comperare un biglietto per Febbraio! No, no, non si faccia strane idee: anche Febbraio è già tutto esaurito. Cosa? Ci prendono in giro?
Le domande spontanee sono due: o c’è una mafia dietro agli spettacoli di Savinao (suona sinistro in questo caso l’uso di tale parola) e tutti i biglietti se li sono già spartiti i ricchi e gli abbonati, gli amici e i giornalisti, oppure è diventato un divo così divo che fa sold out ogni volta che esce di caserma. Specifichiamo che lo spettacolo è stato pubblicizzato con due uscite su Repubblica la settimana prima, ma per il resto un normale abitante di Milano non ne ha visto alcuna locandina (se c’era ditemi quante e dove). Da dove sono venute tutte queste persone? Chi erano esattamente? Alice è andata a vedere.

La strada è piena di gente, fumo che sale nell’aria, prime luci della sera. Nell’atrio gran confusione. Una signora con un vestito blu e due grandi fiocchi di raso bianco applicati sulle spalle, le scarpine verde acido conversa amabilmente con alcune carampane a cui presenta il figlio (o il nipote?), accanto a lei, magro e delicato, con la giacca del nonno. Almeno, è quello che stava dicendo. Una donna capelli grigi e rughe intelaiate elengantemente fra sbluffi di phard e rossetto fa cenni di modestia nell’aria, avvolta nella sua giacca di shantung a losanghe arancio e crema: “Non vorrei certo lodare il mio libro, figuriamoci”, dice. Ci sono altre donne, i capelli in posa vaporosi e alti, che aspettano composte in fila chiacchierando sommessamente con la mano sulla bocca. Un gruppo di studenti ben vestiti dall’accento milanese stringono biglietti stropicciati in mano. Il fumo di sigaretta sale in nuvole tonde dalla mano inanellata, le unghie lunghe e smaltate, di una signora con i capelli biondo platino, il rossetto rosso forte, la camminata trascinata, avanti e indietro sul marciapiede di fronte all’entrata. Un monaco tibetano, in rosso arancio che si fa avanti e un giovane sudamricano che gli porge una copia del giornale contro il razzismo, che sta diffondendo a 1 euro in occasione della manifestazione contro il razzismo che stanno organizzando a Roma. Diversi uomini in giacca e cravatta, la barba grigia, sbuffi di capelli sparsi sul capo e gli occhi cisposi. Luce forte di una telecamera, un uomo la impugna e resta fermo davanti all’entrata per diversi minuti, la luce puntata negli occhi dei malcapitati davanti. Il cameramen si sposta dentro a riprendere il banchetto dei libri di Saviano che vengono venduti vicino alla biglietteria. Tacchi alti e spessi con plateau, una giovane dai jeans stretti stretti e sorriso largo,  chioma bionda lisciata fino a metà schiena, accompagnata da un ragazzo più alto, senza volto. Antonio Scurati si mette dall’altra parte del marciapiede, guardando, apre e chiude gli occhi, vestito di nero, trae il cellulare e poi lo rimette in tasca. Una donna gli si avvicina e si dirigono all’entrata, un gruppo di amici ad attenderli. Un ragazzo sta fermo all’entrata in completo blu, le mani dietro la schiena, il cartellino del Piccolo appeso al taschino e la testa biondo chiaro finché non sono tutti entrati. Chi erano poi quelle persone tanto fortunate da essersi accaparrate il biglietto? E soprattutto, perché andavano a vedere Saviano? Misteri. Fortunate le maschere, che possono guardarsi lo spettacolo fra una pausa e l’altra: la loro pausa, è il corpo dello spettacolo.

MILANO, 6 ottobre 2009, Piccolo teatro Studio prima serata de “la bellezza e l’inferno” Roberto Saviano

Caricature del terzo millennio

Avete visto il film Doomsday? No, direte, se siete per lo meno estimatori del buon cinema.Doomsday-1517

Ma se lo aveste per caso visto, trascinanti da un amico infoiato con i film apocalittici di azione all’americana, avrete notato che in questo mondo futuro popolato di crisi, morte e disperazione, sono rappresentate delle creature umanoidi underground che ululano e scorrazzano impazzite per le strade a bordo di macchine e moto sbrindellate da corsa. La stessa tipologia, ma senza moto, è la popolazione di Zion, in Matrix – nel mondo reale che è un mondo futuro in cui le persone sono per lo più meticce, rasta, tatuate, e ballano a ritmi di musica techno come impazzite in enormi cavità della terra.

L’altra sera ho avuto un déjà vu. Sabato, in Versilia, settembre, intorno a mezzanotte. Passo ad un semaforo e da una macchina scendono quattro giovani, una ragazza e tre maschietti. Uno di essi sventola come torero un giubbotto rosso, porta enormi occhiali dalla montatura arancio. Scendono, e il semaforo diventa verde, le macchine dietro suonano, e loro niente, se ne stanno a fare lo spettacolo. Poi salgono finalmente e partono, sgommando con il tipo dagli occhiali arancio che urla con la testa tutta fuori dal finestrino. Semaforo successivo. Due moto da corsa, fari puntati verso di noi. Urlano, i motociclisti e suonano forte il clacson. A chi? Non si è capito. Partono sgommando e accelerando così forte che se per caso capitasse un sassolino sotto la gomma si sfracellereberocome uova strapazzate.

Forse è un’osservazione da vecchia carampana? Eppure, non vi suona strano che un normale sabato sera si trovino per le strade persone così giovani che urlano impazzite, come fossimo all’alba di un nuovo apocalisse? Alcuni non se ne capaitano, altri non se ne rendono conto, perché a quell’ora sono già a letto. Ma se per caso si facessero un giro fuori dalle strade battute, troverebbero un brandello di società che si spezza e va per conto suo, senza alcuna guida.

Gli evasi

Evadiamo dalla settimana lavorativa come dei carcerati, per immetterci nel mitico elixir del week end, dalle speciali proprietà curative, così eccezionali da curare tutti i mali subiti durante la nostra settimana.
Questo si ripete ogni settimana del mese e peggiora durante l’estate.
Così, le strade si riempiono, le code aumentano, le bestemmie pure. 
E’ qualcosa di noto.
Siamo tutti lì ad aspettare che le vacanze ci portino immediatamente un beneficio interiore, come se in qualche modo la loro magia potesse allontanarci preoccupazioni, timori, incertezze che invece tornano con maggiore forza non appena rientriamo nella nostra “vita vera”: la vita quotidiana, la vita che ci stiamo costruendo o ci siamo costruiti, la vita per cui viviamo, di fatto.

La nostra società occidentale sembra vivere per andare in vacanza. Sembra prediligere i momenti di distacco dal nucleo vivo della giornata e degli impegni che ogni persona porta avanti, che porta avanti perché li sceglie.

Come le vacanze, esistono i libri considerati “di evasione”: discendenti dei libercoli ottocenteschi chiamati feuilletton (chiacchiere inutili sul niente e travestite da scritture colte, ma molto di moda all’epoca) oggi si diffondono a macchia d’olio sfidando le classifiche mondiali libri contenenti storie di puro: NIENTE. Finalizzati esclusivamente al rapimento della mente dal gingillarsi con preoccupazioni quotidiane, finalizzati all’intontimento dei sensi per poi dimenticare immediatamente dopo la lettura senso, trama, personaggi. Così ci sono le canzonette di “evasione”, per esempio i “tormentoni” estivi, veri e propri tormenti infernali che infestano radio e luoghi di villeggiatura per torturarci con suoni non armonici, discorsi spesso vergognosamente  inneggianti a sesso o stupidaggini varie.

Curioso, dopotutto, che oggi si faccia strada un vero e proprio genere denominato “di Evasione”, che inonda ogni disciplina artistica e si insinua nella vita quotidiana attraverso pratiche finalizzate a questo: apertitivi, cocktail, ubriacature, discoteche, esibizioni varie.

Ma siamo carcerati, che dobbiamo evadere con tutta questa forza, o siamo uomini, che dobbiamo lottare con tutta questa forza, per riconquistare il senso della nostra quotidianità?

Sfida a singolar Tenzone: Miss Raccomandazioni e Miss Brodaglia Televisiva, fatevi sotto.

LamentazioneSuGerusalemmeL’Italia ha peccato gravemente, per questo è divenuta un panno immondo; quanti la onoravano la disprezzano,
perché hanno visto la sua nudità; anch’essa sospira e si volge indietro.
La sua sozzura è nei lembi della sua veste, non pensava alla sua fine; essa è caduta in modo sorprendente e ora nessuno la consola. “Guarda, Signore, la mia miseria, perché il nemico ne trionfa”. L’avversario ha steso la mano su tutte le sue cose più preziose; essa infatti ha visto gli stranieri penetrare nel suo santuario, coloro ai quali avevi proibito di entrare nella tua assemblea. Tutto il suo popolo sospira in cerca di pane; danno gli oggetti più preziosi in cambio di cibo, per sostenersi in vita. “Osserva, Signore, e considera come sono disprezzata! Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta, e con cui il Signore mi ha punito nel giorno della sua ira ardente.

Dicono che noi italiani siamo un popolo di lamentatori.
Le lamentazioni sono proprio una cosa specifica e stanno all’interno della Bibbia, attribuite al profeta Geremia (vedi sopra).
Sappiamo che da tempi memorabili (come nei funerali nella grecia antica dove le donne si strappavano i capelli e piangevano – o in Sicilia dove esistono ancora oggi delle anziane donne, le prefiche, piagnone, che vengono chiamate ai funerali proprio con questo ruolo) lamentarsi e disperarsi è un modo catartico per allontanare il dolore.

Questa constatazione ci aiuta dunque a comprendere che in Italia ci deve essere molto dolore, se ci sono tante lamentele. Se poi le lamentele superano il dolore ecco che si attiva tutto un processo che è quello della rimozione, che impedisce a chi si lamenta di provare effettivamente il dolore relativo a questo tipo di lamentazione. E di capire da cosa provenga esattamente. In America esiste un genere artistico e cinematografico che si chiama “geremiade”. Esso raccoglie in una forma tutta speciale i lamenti e i giudizi su un determinato tema scottante, catalizzandone quindi gli effetti distruttivi: è quella di The Corporation, o il genere di Micheal Moore. In Italia qualcosa di simile lo fanno Annozero e Report.
Ma soprattutto, lo fanno gli italiani – senza ombra di dubbio – di tutti gli schieramenti politici e filosofico-religiosi. Ci lamentiamo, sempre, comunque, dovunque. Il nostro paese, culla di civiltà, arte, lettere e squisiti gioielli climiatici, storici e naturali, si sta appiattendo sotto una coltre rappresentata da una particolare forma di ostruzionismo contro tutto ciò che è nuovo, che è idea, che è proposta. Continua a leggere ‘Sfida a singolar Tenzone: Miss Raccomandazioni e Miss Brodaglia Televisiva, fatevi sotto.’

La più bella del reame

Sono o no la più bella del reame?
Dimmi, o Specchio, perché siamo condannati a questa varietà frustrante. Dimmi, o Specchio, perché i canoni della bellezza siano così variabili in ogni epoca, in modo da rendere le persone matte per inseguire quel sogno.
O Specchio, lo sai che io rischio quotidianamente la morte cellulare camminando in città, perché lo smog fa diventare grigia la mia carnagione e spenti i miei capelli?Lo sai che ogni tanto mi vengono in faccia delle eruzioni così disgustose che vorrei nascondermi e non posso e durante il giorno  penso che mi guardino solo lì tutti quelli che mi parlano?
Lo sai, Specchio, che detesto l’appicciciaticcio che si incolla alla mia pelle color del miele e la fa diventare grigia e unta. Voglio, irresistibilmente voglio, un vestito nuovo che mi renderà sicuramente più bella. Una borsa. Un profumo. Dei bracciali, un rossetto rosso. Datemi tutto, tutto!
Io, donna: ogni sera quando rientro mi spoglio, mi guardo nello specchio e mi fisso sui cuscinetti di grasso che mi irritano, come se fossero l’interezza del mio essere. Soffro su quei dettagli e quelle fastidiose imprecisioni con cui sono nata. Mi chiedo, o Specchio, se dimagrendo si ottenga veramente la bellezza? Che domanda stupida, certo che è così. Ma perché allora le mie amiche indossano per sei mesi la 44 e per gli altri sei mesi la 38 e poi ricominciano senza mai stancarsi di fare la fisarmonica con il loro corpo? Si divertono?
Ogni mattina vedo camminare veloci per la strada creature alteree, flessuose, con i capelli d’angelo, i vestiti che poggiano sul loro corpo come guanti di daino, i fianchi ossuti che cercano un ancheggio che non riesce. Vedo questo solo perché sono a Milano e ci sono tante agenzie di modelle straniere.
Mi guardo meglio intorno e vedo che anche negli uffici i colleghi sono sempre più carini, le donne che vengono assunte, le stagiste, tutti sono belli, affascinanti, ben vestiti, originali, per lo meno.
Dove sono le persone brutte? Sulla filotramviera? A pulire le strade? A raccogliere i pomodori? Le hanno nascoste tutte o si sono nascoste loro? Ricordo di averne vista una o due negli ultimi mesi. Specchio, ma è il mio sguardo che mi fa vedere in giro solo i belli e mi fa voltare quando passano quelli che non rispettano propriamente questo canone?
Amo le persone, e penso: ma se non si è belli, come si fa a vivere oggi? E soprattutto, dove si va a vivere?
A tutte le donne che si confrontano ogni giorno con lo Specchio delle Brame e che schiacciano la loro femminilità a causa di canoni estetici troppo gridati, a tutte le donne che sono esauste di avere dei difetti da vedere e vorrebbero guardare oltre le loro imperfezioni.

Ai confini della sezione territoriale: la paleo-politica

Nella ridente estate milanese si svolgono ancora le riunioni di partito. Iniziative dimenticate dai tempi dei tempi, non più parte della normale vita sociale di normali individui occidentaliani.
Messaggi e ritratti dai resti di una specie estinta di paleo-politica, che ancora affligge il nostro paese, non si sa se il resto del mondo
.IMG00006

Per entrare alla sezione di via Archimede 13 a Milano si salgono due rampe di scale. Il sapore della sala spoglia è quello tipico di un racconto russo, una lunga fila di volumi identici di tela rossa e consunta riposano su una libreria di legno, una vecchia foto in bianco e nero di un militante in posa troneggia al centro del muro principale. Due finestre, spalancate sulle bandiere rosso verdi, qualche sedia occupata e molta gente che si sventola con pezzi di carta. Siamo alla riunione di presentazione di una lista elettorale per Ignazio Marino, candidato alla guida nazionale del Partito Democratico, e la sezione di via Archimede 13 si anima per sostenerlo. All’alba del 2009 assistiamo a una vecchia riunione di partito, quelle che si raccontano ancora in qualche spezzone di vita del secolo scorso. Eppure le persone ci sono, e sono molte. Molto accaldate, si sventolano e ascoltano sotto le luci al neon che inondano la stanza spoglia e il ritratto bianco nero. Chi sono queste persone e qual’è la loro storia? Che cosa le spinge a riunirsi alla sede della sezione territoriale?  Come può sintonizzarsi alla realtà contemporanea un mondo politico anacronistico?
Spiccano nella sala gremita ciuffi di barbe e capelli bianchi, e la sensazione che quelle persone siano lì da molto più tempo di quanto possiamo immaginare. Dopo gli interventi principali di accoglienza fatti da due consiglieri comunali milanesi presenti, segue una serie di persone che si alza e dice la sua. Prima si sono segnati in una lista redatta da una signora con i capelli ricci e spumosi di un grigio penetrante, le labbra così fini da parere inesistenti, lo sguardo duro e guizzante, armata di penna e foglio. Uno dopo l’altro, nell’afa carica di zanzare verdi luccicanti, persone si alzano e raccontano il motivo per cui si stanno iscrivendo alla lista che sostiene Ignazio Marino. Nessuno di coloro che interviene ha meno di 40 anni, o almeno così sembra. Continua a leggere ‘Ai confini della sezione territoriale: la paleo-politica’

Una grossa sirena dalla cuffia azzurra

gabbiano_sul_mareNuoto. Beatamente sotto il sole. Sono salita sugli scogli facendo attenzione ai ricci. Al di là degli scogli guardo il mare aperto che ci si infrange contro. Mentre odoro il vento vedo una grossa signora sirena, le cui proporzioni sono almeno quattro volte le mie, arrampicarsi con la lentezza di un’era geologica sugli stessi scogli, passo dopo passo, a rallentatore. Caparbiamente procede, le sue cosce sono davvero enormi e penso, come farà a portarsi addosso tutto quel peso e a non affondare? Ha il costume azzurro, azzurre sono le pinne, il boccaglio e una cuffietta di plastica decorata. Azzurri come lapislazzulo, come cieli al mattino terso, azzurri sono i suoi occhi. “Che fatica” mi dice. “I bomboloni vaniglia e cacao sono una vera leccornia, da peccatori, ma una vera leccornia.” La osservo. “Da domani, smetto. E’ lunedì domani e si fa la dieta.” Annuisco. Mi guarda e sorride con gli occhi azzurri che guizzano su di me. “Sei magra tu.” Io? No, no signora sirena, oggi i canoni della magrezza sono ben lontani da me. Credo di collocarmi fra le formose. Ride e riprende a parlare rivolta a me. Forse non aveva calcolato la possibilità che la ascoltassi, ma avendole risposto…
La signora sirena si chiama Nadia. Io le dico il mio nome. “Storia. La sai la storia del tuo nome?” Alzo le spalle. Non sembra necessaria una vera risposta da parte mia. Mi accomodo sullo scoglio e guardo la grossa signora sistemarsi meglio. “Bene, adesso ti racconto.” La grossa sirena con la cuffia azzurra comincia a decantare un pezzo di un’opera in latino, e poi dopo avermela tradotta (parla di una donna bellissima e desiderata) si esibisce in un canto ammaliante con la voce da baritono. Una sirena che canta per me su uno scoglio. La guardo e ascolto. Dopo la cantata, passa a narrarmi di questa prima donna prima di Eva, che rappresenta il Caos primordiale, e poi in altre accezioni viene ricondotta a simbolo dell’armonia che concilia gli opposti e il caos. Annuisco. Passiamo da Dante alle opere di molti musicisti di cui smarrisco subito i nomi. La grossa sirena lavora al conservatorio e dipinge, io resto immersa nelle onde del mare e lascio la sua voce scorrere dentro di me. Cita Paolo di Tarso “sapere come gli uccelli sorvolare le cose” e intanto i miei occhi seguono le grandi ali dei gabbiani sopra di noi improvvisamente riuniti. “Leggi il vangelo, e spera che un giorno gli uomini tornino a interpretare la cultura umanistica come parte fondante del loro patrimonio personale e sociale. Siamo perduti, se non lo fanno.”
Guardo i gabbiani, la sirena, l’acqua. Penso al caos. E alle cose che accadono perché segui il bianconiglio. Alle cose che è bene tenere nel proprio taqquino.

Pagina Successiva »


Avete mai pensato di entrare in Brandland?

L'entrata è fondata sulla libera scelta dell'individuo pensante. aliceinbrandland@gmail.com

RSS Il corpo delle donne

  • Il Rispetto
    Ero ieri alla presentazione del libro di Monica Lanfranco dal titolo “Letteralmente Femminista”. Monica è una ”femminista storica”, nel senso che da 30 anni si occupa di donne: www.mareaonline.it. L’ho conosciuta da pochi mesi perché mi aveva invitata a tenere una presentazione de IL CORPO DELLE DONNE a Genova; il video “I am a Feminist” l’ho [...] […]
    Lorella Zanardo

RSS Luca De Biase

  • Google personalizzato di default
    Insomma. Da adesso le ricerche su Google sono personalizzate anche per chi non è iscritto o non sta navigando dopo aver digitato id e password sui servizi di Google. Perché la navigazione di ciascuno viene mantenuta in memoria e usata per restituire alle ricerche informazioni collegate alle precedenti ricerche. Si può rifiutare il servizio. Se non si fa nien […]
  • Librazioni e bibliodiversità
    Librazioni è una libreria online che promette di essere "social" e particolarmente dedicata alle iniziative delle piccole case editrici. Comincia con una parola che di sicuro aumenta la logodiversità.

RSS Paulo Coelho's Blog

RSS Rebecca Walker Blog

  • An organizing principle.
    2010 Stendig CalendarThe Stendig calendar was designed in 1966 by Massimo Vignelli and taken that year into the Design Collection of the Museum of Modern Art in New York. After thirty five years, a design from the sixties endures as an example of excellence in modern graphic design.Another year, another Stendig. One of my favorite things.
    Rebecca
  • Madagascar
    Bernard Descamps. View the gallery. 
    Rebecca

RSS Macchianera

  • Il Bue all’Asino
    (di don Diego)Gianfranco Fini a Bossi: «È bello che si difendano le tradizioni, il crocifisso e il presepe ma, con una battuta ironica, dico che chi guarda il presepe vede che è pieno di extracomunitari». Articoli correlatiNessun articolo correlato
    don Diego
  • Se questa settimana non vi dicevamo che panettone comprare si faceva Natale
    (di Massimo Bernardi)1- Poi non dite che non vi abbiamo avvisato. Qui trovate il panettone artigianale da comprare a Natale. Gli altri, i cosiddetti industriali, settimana prossima. 2- Mettere in guida un ristorante bruciato e chiuso da due anni rischia di minare la tua credibilità. Anche se ti chiami Gambero Rosso. E resuscitare i morti? 3- Non tutta la [.. […]
    Massimo Bernardi

RSS Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni

  • La sera andavamo in via Veneto
    Diderot
  • Suttree di Cormac McCarthy (R)
    Per Knoxville l’autore transitò durante la sua vita, nato a Providence nel ‘33, a quattro anni era già nel Tennessee. Ed è in questa città, nel 1951, che fa iniziare il suo capolavoro, pubblicato, dopo anni di riscritture, nel 1979;…
    Enzo Baranelli
  • So fare anche i rombi, ma questa è un’altra storia
    Inizio col dire una cosa ovvia: le motivazioni dei fumatori non sono mai plausibili. Noi abbiamo un’oralità su cui Wilhelm Reich avrebbe molto da dire; noi spendiamo nella nostra vita di fumatori una somma davvero considerevole di denaro (io, per…
    Micol

RSS Fondo Magazine

  • No-Berlusconi day. Un’altra commedia all’italiana
    miro renzaglia Come sapete, non sono un fan sfegatato di Berlusconi: non riescono ad innamorarmi né il suo charme carismatico né la sua politica di governo. Vi dirò di più: lo considero un’anomalia, sebbene un’anomalia che ha che fare con il consenso democratico.  Ciononostante, non penso nemmeno che sia  il peggior Presidente del consiglio che l’Italia [... […]
    miro
  • Il Pd scarica Vendola. Io non ci sto
    Angela Azzaro Quando Nichi Vendola decise, quasi cinque anni fa, di partecipare alle primarie del centrosinistra per candidarsi come presidente alle regionali in Puglia, nessuno ci credeva. Allora Vendola militava in Rifondazione comunista, partito che allora era più forte ma sempre minoritario. Invece non solo vinse le primarie, ma vinse pure le elezioni ba […]
    miro
Bookmark and Share
Watch videos at Vodpod and other videos from this collection.

tweet tweet

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
segnala il tuo blog su blogmap.it

 

Dicembre: 2009
L M M G V S D
« Ott    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031