Un bambino dalla carnagione chiara ricoperta di lentiggini, gli avambracci bendati di bianco, alza la testa e chiede la parola. Sotto i fuochi che dardeggiano nello scuro paesaggio, i Narratori Bianchi scrutano il silenzio nell’attesa che qualcosa accada, che i segnali arrivino dal mondo di là. In bambino si alza e odora il vento, i suoi occhi grigio-verdi, i ciuffi rossi che ricadono sulle guance. La sua voce è tenue e resistente. “C’è una volta un uccellino. Decide di fare un volo con le ali sfavillanti che gli sono state portate in dono, ma che non ha mai usato, tenendole invece ben nascoste nel suo rifugio per lunghi, immemorabili anni. Inizia a svolazzare senza meta, leggero e tranquillo, orgoglioso delle sue ali sfavillanti.
Vola e vola, senza fermarsi, per l’intero giorno e tutta la notte, lasciando indietro la stanchezza, perdendo l’orientamento e la strada di casa. All’alba è immerso nel silenzio di un bosco e, scrutando attraverso il fogliame fitto, scorge una radura illuminata da strisce di sole. Si fa spazio con cautela tra i rami intrecciati, le zampine ben ancorate al legno vivo e le ali ripiegate sui fianchi; si posa sulla cima di un albero. Non tarda a strabuzzare gli occhi.
Sul sentiero per la radura un gruppetto di orchi barbuti con lunghi mantelli pronunciano formule magiche agitando bacchette di cartapesta e tirandosi dietro calderoni a rotelle mentre alcuni ometti tondi e precisi in colletto bianco e cravatta, a passo di danza, muniti di scarpette rosa e scope di faggio, spazzano il sentiero davanti agli orchi. All’entrata della radura dei signori Continua a leggere ‘Rogo fantastico’
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Rogo fantastico
Pubblicato Luglio 21, 2009 Narrativa e fantasia Lascia un commentoTags: bambini, fantasia, favola, narrare, storia
Lo Scrittore e la Donna in Carriera
Pubblicato Luglio 17, 2009 Letteratura , Narrativa e fantasia Lascia un commentoTags: archetipi, carriera, dialoghi, donna, donna in carriera, immaginazione, scrittore, teatro
Una casa abbandonata dietro il declivio di un colle brunito dal vento. Finestre serrate, muri scrostati. Casa possente e antica. Dentro, solo macerie. Fino alla cantina, la stanza più bassa costruita dentro un buco nel ventre della terra che giace sotto la casa. Seppellita, dentro, una bambina. Ha gli occhi velati dal buio, disegna ogni tempo su pagine mute. Attende. Un richiamo flebile dalla sua bocca. Due personaggi la stanno cercando fra le macerie. Lui è Lo Scrittore. Lei, la Donna in Carriera. Cercano a fondo la bambina fra le macerie. Sentono le sue tracce, i suoi lamenti. Si muovono velocemente per riportarla alla luce. La bambina è cieca dal buio e si lascia prendere per mano. Lo Scrittore a sinistra, la Donna in Carriera a destra. La guidano attraverso i sentieri ciottolosi della campagna sconfinata.
In un indefinito tempo precedente.
Siamo in un luogo che assomiglia ad un palcoscenico, immerso nel nulla. La bambina ha chiamato a gran voce. Vediamo un uomo con un papillon disordinato, il monocolo, pantaloni, mantella e scarpe nere. Ha i capelli leggermente arruffati e si aggira per la stanza incerto e trasognato, il cilindro appoggiato sulla scrivania quadrata. Una donna, anch’essa nella stanza, ha un tailleur rosso fiammante molto aderente, degli occhiali da sole, i capelli pettinati, il rossetto rosso e una ventiquattrore nera. Vagano nella stanza osservando le pareti. Da un lato un piccolo attaccapanni a stelo.
DONNA IN CARRIERA: — Piacere, sono La Donna in Carriera. —
Tende, con un sorriso smagliante, la mano all’uomo che la guarda con fare circospetto e poi allunga la propria un poco indeciso.
LO SCRITTORE: — Piacere… —
Il suo tono è incerto. Guarda il soffitto, Si gratta la testa con la mano libera mentre la donna mantiene il sorriso stampato in faccia cominciando impercettibilmente ad aggrottate le sopracciglia.
Improvvisamente (sono passati almeno due tre minuti) l’uomo si illumina e le stringe la mano con vigore, sorridendo soddisfatto.
LO SCRITTORE: — Piacere Signora! — La donna ha un fremito di disappunto sentendosi chiamare così ma lascia correre — Il piacere è tutto mio. Mi perdoni la cafonaggine, mi presento: Sono Lo Scrittore. —
Entrambi si sciolgono la mano lasciandosi andare i un sospiro compiaciuto di due persone che hanno appena espletato dei convenevoli un poco difficoltosi. Passeggiano un po’nella stanza, guardando le pareti e annuendo ogni tanto fra se stessi, scambiandosi dei sorrisi cortesi.
Lo Scrittore, che si era di nuovo perso fra le nuvole, ad un tratto si riprende e si scuote tutto, spostando la sedia che ha di fronte con un gesto invitante.
LO SCRITTORE: — Oh, ma la prego Signora — la Donna in Carriera ha ancora il fremito — si sieda, si sieda. Che cafone sono, mi deve perdonare se sono un po’ distratto oggi…sa, la primavera rende così ispirati noi artisti…. —
La Donna respira con calma, apre le spalle e sempre tenendo la 24 ore fra le mani si accomoda. L’uomo si siede davanti a lei, sulla sua poltroncina rossa un po’ sdrucita e polverosa e la guarda sorridendo. Lei si guarda ancora attorno e sospira un po’ imbarazzata, poi si rivolge a lui.
LA DONNA IN CARRIERA: — Bene, signor Lo Scrittore. E’ un piacere conoscerla. Non ce ne sono poi mica tanti come lei in giro. Almeno così mi hanno detto…—
LO SCRITTORE: —Eh eh…ha proprio ragione ma non mi faccia troppi complimenti. Mi fa arrossire… —
La donna sorride ancora, fa una pausa e guarda il soffitto, poi riprende.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi dica dunque….Che cosa scrive lei? —
LO SCRITTORE: — Niente! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Niente? E come fa allora ad essere Lo Scrittore? — Lo guarda adesso stupita, quasi indignata.
LO SCRITTORE: —Vede Signora — lei freme di nuovo, mentre lui assume uno sguardo molto serio e confidenziale — E’ tutto qui, nella mia testa! —
Lui si indica la tempia con una mano e poi sfodera un sorriso compiaciuto. La donna sembra contrariata.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi scusi ma…non la capisco. Come si fa a fare Lo Scrittore se non si scrive nulla? Potrebbe chiamarsi il Pensatore Solitario, allora! —
LO SCRITTORE: —Oh, quello lì l’ho conosciuto. Uno mica da nulla, si capisce. Ma con tutti quei pensieri non ci combinava un fico secco. Passava il tempo sotto un albero e la testa gli fumava da tanto pensare. Il problema è che non riuscì mai a trovare la fine ai propri pensieri! Morì così, fra mele marce e pensieri non conclusi. Io, invece, non penso. O meglio, concludo ciò che penso e lo trasformo in un libro pronto pronto per esser scritto. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si ma poi non lo scrive, e allora non vedo la differenza. —
Lui appare incerto.
LO SCRITTORE: —In effetti, ad una qualunque, ciò potrebbe risultare astruso…Mi ascolti Signora — Lei lo interrompe e si alza di scatto con una mano alzata:
LA DONNA IN CARRIERA: —La smetta! —
Lo Scrittore è molto sorpreso.
LA DONNA IN CARRIERA: —Le ho spiegato fin dall’inizio che sono la Donna in Carriera! Dunque non vedo perché lei mi chiami in un modo così….così….poco educato, ecco! —
LO SCRITTORE: —Come ha detto Signora? —
LA DONNA IN CARRIERA: —LA SMETTAAA DI CHIAAAMAAARMI SIGNOOORA! —
LO SCRITTORE: —Oh, scusi, mi scusi tanto…Doveva dirmelo subito….sa, noi artisti siamo così distratti. Poco legati alle cose materiali. —
Lei assentisce accettando le scuse e si risiede pronta a continuare la discussione.
LO SCRITTORE: —Stavamo dicendo? —
LA DONNA IN CARRIERA: — Mi spiegava la differenza fra Lo Scrittore e il Pensatore Solitario —
LO SCRITTORE: —Ecco si, dicevo che siamo proprio due cose diverse perché lui non concludeva i propri pensieri, mentre io si! — Si impettisce, gonfiandosi di orgoglio.
LA DONNA IN CARRIERA: —E perché poi non li scrive allora? —
Lo Scrittore assume un’aria molto malinconica, affranta. Scuote il capo e guarda a terra, tanto che la donna pensa di essere stata inopportuna.
LA DONNA IN CARRIERA: —Non faccia così, mi perdoni per la mia impertinenza. —
LO SCRITTORE: —No, no. Lei ha fatto bene a dire ciò che pensava. Ha colpito nel segno, direi. Questo chiodo non smette di torturarmi da quando sono in questa stanza. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ma se l’hanno chiamata ci sarà una ragione, suvvia, non si rattristi. E comunque la cosa migliore è sempre tirarli fuori, i problemi. Un sano sfogo fa bene a tutti, mi dia retta. —
LO SCRITTORE: —Conosce l’Analista Comprensivo per caso? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Vede che ci capiamo? Si, lo conosco bene,. Dopo una chiacchierata con lui ci si sente subito meglio! —
LO SCRITTORE: —Io lo conosco solo di vista… —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ecco perché! Adesso le spiego: la sua tecnica consiste nell’Ascoltare. —
LO SCRITTORE: —Ah si? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ascoltare con la A maiuscola. Lui Ascolta e basta. Tu lo guardi e improvvisamente tutto ti esce fuori in un flusso precipitoso di pensieri, grovigli, ricordi. Dopo, si sta subito meglio. E lui, sia ben chiaro, non apre la bocca neanche per salutarti, sorride, si alza stringendoti la mano, e se ne va —
LO SCRITTORE: —Oh… —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si si. —
Guarda in alto. Un’altra pausa.
LA DONNA IN CARRIERA: —Ma stavamo parlando di lei. Non stia lì a guardarmi come un cagnolino bastonato. Abbiamo tempo, a quanto pare. Mi dica tutto, forza. —
LO SCRITTORE: —E va bene. —
E’ molto sconsolato.
LO SCRITTORE: —E’ che…che…oh, nome lo faccia dire… —
Lei in silenzio lo guarda convincente.
LO SCRITTORE: —E va bene, è che tutto è già stato scritto, e dunque, che cosa resta per me? Ogni volta che finisco un libro, mi accorgo che esiste già!, che qualcuno ha già pensato gli stessi pensieri e poi, il furbastro, li ha scritti! —
E comincia a singhiozzare scotendo il capo.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi permetta. Ma come fa ad essere in questa situazione, di Lo Scrittore non ce n’è mica molti. —
LO SCRITTORE: —Qui la volevo! E’ che adesso tutti si sono messi a rubarmi il lavoro, lei non immagina quanti Giuristi Arrivisti, Viaggiatori Benestanti, Politici Agguerriti, Signorine Benmesse, Sportivi Imprenditori, Insegnanti Depressi, Giovani Astrofisici In-Erba si siano messi a scrivere libri. E per me, più nulla! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ah, lei intende quelli che sono già passati al piano di sopra. —
LO SCRITTORE: —Proprio così Signora! Ehm, mi scusi, Signora Donna in Carriera —
LA DONNA IN CARRIERA: —Allora la faccenda diventa complicata. —
LO SCRITTORE: —E per lei invece è tutto così facile? —
La donna sorride smagliante e mette la valigetta sul tavolo, lisciandola con entrambe le mani.
LA DONNA IN CARRIERA: —Non vorrei sembrarle presuntuosa. Ma adesso la Donna in Carriera è un ruolo ancora poco definito. Non che sia facile imporsi alla massa che avanza lassù — Indica il soffitto – Ma per ora nessuna ha ancora pensato di rubarmi il mestiere. Ci vuole coraggio, sa? Diciamo che è una cosa in fase di sperimentazione, che dunque non molte accettano di interpretare. Quindi, più spazio, meno concorrenza, un po’ di effetto sorpresa e il gioco è fatto. —
LO SCRITTORE: —Che fortunata che è. E così decisa in quello che dice. — Sospira.
LA DONNA IN CARRIERA: —Eh eh, non a caso mi hanno creata per questo. Ma torniamo a lei. Dobbiamo fare qualcosa per lei prima che ci chiamino al piano di sopra. —
LO SCRITTORE: —E come? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Inventi una cosa ora, fresca fresca, e io la scriverò. Nessuno potrà precederla. Sarà in tempo reale. —
LO SCRITTORE: —Uhm… Non male come idea…ma ….come farà a scriverla? E sei poi sbaglio? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Lei non può sbagliare. Dalla sua testa escono idee irripetibili, la definizione di “creatività” nel dizionario di comunicazione Pinkerton (il migliore in circolazione) è “la capacità di creare nessi nuovi far cose note”. Lei può farlo, dunque, come tutti. Inoltre ho il mio portatile, tutto starà qui dentro. Sono specializzata anche in dattilografia, fra le altre cose. —
LO SCRITTORE: — Scusi l’indiscrezione…ma quante lauree ha dunque lei? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Oh, lasciamo perdere, non è per vantarmi…”Economia politica e Aziendale”, “Giurisprudenza per tutte le evenienze socio—politiche”, “Informatica applicata a tutto”, Master in “Marketing e Gestione Risorse umane di ogni mondo e paese”, più la specializzazione in dattilografia, il corso suppletivo di antropologia…. —
LO SCRITTORE: —Basta, basta, ho capito! L’hanno fatta proprio forte eh! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Il ruolo non è così facile, anche se mi hanno equipaggiata a dovere. Mica per nulla ho accettato solo io. Ma veniamo a noi, non perdiamo tempo. Pensi che dobbiamo poi scegliere il titolo, la copertina (avevo dimenticato il corso di grafica e design), stamparlo con la mia portatile a infrarossi e rilegarlo prima di salire. —
LO SCRITTORE: —Ooh. Che donna! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Forza, si dia da fare. —
LO SCRITTORE: —Vediamo…faremo un dialogo… Un dialogo che contenga pensieri, idee e spunti profondi, ma che sia convertibile anche in opera teatrale. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Lo vedo già! – Si alza in piedi e guarda in alto trasognata, con grandi gesti accompagna il discorso – Il grande “Lo Scrittore”, sui manifesti di tutte le città, naturalmente non senza un logo personalizzato fatto da una buona agenzia di design e una buon ufficio stampa che la protegga dai pettegolezzi. Poi ci dobbiamo mettere due previsioni di mercato, e studiare la concorrenza, non si può mica agire così dal nulla: e certo, il target di riferimento, non si vende un prodotto senza il target. I consumatori sono esigenti eh, stia in guardia, sennò le faranno causa, con tutte quelle associazioni benefiche. E, ovviamente, tutti i diritti riservati. —
Sorride soddisfatta. Lui inizialmente sorride con lei, poi mano a mano che lei prosegue con le previsioni si fa sempre più dubbioso, finché la guarda sconcertato risedersi.
LO SCRITTORE: —Magari…Beh, dicevo, con un dialogo possiamo trasmette un sacco di cose e tutti potrebbero leggerlo, appassionandovisi. Mica come quei saggi (tipici dei Matematici Repressi) che ti spiattellano la verità in un tomo di duemila pagine che nessuno, se non obbligato da un Professore Sadico, leggerebbe. —
LA DONNA IN CARRIERA : —Ah, ah è proprio simpatico lei, Lo Scrittore. —
E ride educatamente con una mano davanti alla bocca.
LA DONNA IN CARRIERA —Ma andiamo avanti, non abbiamo tanto tempo. —
LO SCRITTORE: —Eh eh, anche con me non hanno mica scherzato. – con orgoglio —Mi hanno spiegato tutto sul funzionamento del mondo lassù. E soprattutto degli uomini! —
Entrambi annuiscono.
LA DONNA IN CARRIERA —Lo sapevo che non era poi così distratto, signor Lo scrittore. Gli Artisti in Erba spesso ingannano, con tutti quei cavilli sul disordine che hanno a casa, quei vestiti straccioni, la vita per le strade…Dove andremo a finire fra tutti questi clichè? —
E sospira. Entrambi scuotono la testa.
LO SCRITTORE: —Bene, continuiamo con il dialogo. Lo vedo: siamo in una stanza. —
La donna prende il portatile e comincia a scrivere.
LO SCRITTORE: —Ci sono poche cose dentro. Una stanza tutta di finestre. Grandi, trasparenti. Il panorama è buio. Solo tanto buio. Ci sono piccoli punti luminosi, molto lontani. Nella stanza due poltrone, un tavolo, qualche strumento strano. Sul tavolo una specie di grande acquario. Sulla sedia accanto al tavolo un personaggio vecchio e possente. Ha la barba lunga fino a terra, occhi da animale. Delle antenne …mosce. —
La donna alza la testa stupita e ridacchia. Lui continua trasognato.
LO SCRITTORE: — Lui guarda con interesse l’acquario senza acqua dentro cui delle forme sferiche sono sospese. Le forme sferiche girano. Lui china il capo con loro. Poi entra un altro personaggio, si, la vedo! Assomiglia ad una donna, molto alta e possente, con le antenne mosce che penzolano aritmicamente quando si muove. Ha le mani congiunte e le spalle dritte. Guarda l’uomo con una punta di disapprovazione. —
A quel punto lo Scrittore si alza, cominciando a saltellare ululando frasi incomprensibili. La donna smette di scrivere e lo guarda divertita, poi comincia a tossicchiare per richiamarlo all’ordine.
LA DONNA IN CARRIERA : —Dovrebbero dire qualcosa i suoi personaggi. Le ricordo che abbiamo poco tempo. —
Lui non la sente nemmeno e in estasi continua a saltellare e ululare.
LO SCRITTORE: —Li vedo, si come li vedo! Eccoli, sono qui proprio qui, li vede anche lei? —
La donna si gira e in fondo alla stanza compare la scena descritta dallo Scrittore con i due personaggi immobili. La dona sorride e rimette le mani sulla tastiera. Lo scrittore si avvicina alla scena da lui creata e osserva i personaggi immobili.
LO SCRITTORE: —Ecco! Adesso la donna parla. Dice all’uomo: “Smettila di gingillarti con l’orologio, non puoi passare le tue giornate lì davanti.” —
Lo Scrittore si avvicina al donnone e le prende una mano.
(Rivolto a lei): —Forza, lo dica! — Il donnone comincia a muoversi e ripete la frase.
LO SCRITTORE: —Si, va bene, un po’ più convinta e autoritaria, ma ve bene. —
Lei rimane poi immobile con la mano a mezz’aria mentre lui si sposta vicino all’uomo seduto.
LO SCRITTORE: —E lei, risponda: “Cara, ma non vedi che bello il nostro orologio? E’ così ben congegnato” —
L’uomo prende vita e ripete la frase.
LO SCRITTORE: —Bene, bene così. Adesso lei, di nuovo risponda. Vediamo. “Caro, io non credo che ti faccia bene. Abbiamo altro a cui pensare, non lo sai?” — Il donnone ripete e poi lo scrittore si allontana piano piano lasciando i due discorrere da soli.
OMONE: —Va bene, è solo che mi piace osservare i pianeti che girano. Sono un buon modo di scandire il nostro tempo. —
DONNONE —Cosa ci sarà di tanto interessante in un orologio a sistema solare? L’ho scelto solo perché era più luminoso degli altri. —
OMONE: —E va bene, te lo dico. Promettimi che non ti arrabbi? Ho preso il tricotilloscopio interplanetario. —
DONNONE: —Cos’hai fatto? Quello non si può mica usare così. Serve agli scienziati per analizzare le bidullocellulatrine. Oh, caro ma che cosa ti salta in mente? —
OMONE: —Non ti arrabbiare cara, ascoltami e tutto ti sarà chiaro. Prende il tricotilloscopio e lo avvicina all’acquario. —Vieni qui. — Lei si avvicina scettica. — Guarda dentro, li vedi? —
DONNONE: —Che cosa….Oh! —Ride —Ma che cosa sono? Ci assomigliano! —
OMONE: —Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto, lo sapevo! — Si scuote tutto di felicità. —Ho scoperto che su questo pianeta ci sono dei piccoli ehm…cosini che si muovono, fanno un sacco di cose, è una roba da matti. Il problema è che non si fa in tempo ad appassionarsi ad una storia che è già finita e il cosino scompare, cioè perde conoscenza, e poi viene scavata una buca dove lo seppelliscono e via con un’altra storia… —
DONNONE: —Un peccato. Perché non ne preleviamo uno? Magari trasportato qui la smette di perdere conoscenza così in fretta e, senti qua. Lo mettiamo in una gabbietta con proiettore lasaroscopico ingrandente, e ce lo guardiamo mentre gioca! —
OMONE: —Non so se è il caso. Sembra che se non stanno tutti insieme perdano conoscenza molto prima o facciano strane cose. —
Nelle ultime battute i due personaggi sembrano distaccarsi da ciò che stanno dicendo, producono degli echi di battute senza convinzione, una scena in dissolvenza e le luci soffuse.
LA DONNA IN CARRIERA: —Basta! —
La scena si ferma e Lo Scrittore la guarda allibito: —Che c’è? Andavano così bene! —
LA DONNA IN CARRIERA: —No, nulla. E’ solo che se raccontassi una storia così lassù, nessuno se la filerebbe. Come farle capire. Se racconti agli uomini che in realtà il movimento della terra è così veloce da poter essere un orologio per una specie di figura superiore e che la sua vita è così breve e buffa da essere osservata con quel…come si chiama… —
LO SCRITTORE: —Tricotilloscopio —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si, con quello. Ecco, nessuno lo vorrebbe sentir dire. E poi cosa credi che non ci siano già molti Filosofi Mancati che abbiano scritto la stessa roba? Magari in un’atra salsa, ma sempre della stessa roba si tratta. —
LO SCRITTORE: — La creatività non era “la capacità di creare nessi nuovi fra cose note”? E il senso della vita con la sua brevità non è una cosa nota? —
LA DONNA IN CARRIERA —Beh, si —
LO SCRITTORE: —E crede che ci abbiano pensato in tanti a quei due omoni con le antenne mosce immersi nel buio universale con il sistema solare al posto dell’orologio? — La sua voce si fa isterica.
LA DONNA IN CARRIERA: —Si, capisco cosa intende. Ma vede… se si sceglie un argomento che già di per sé è sfruttato ed anche depressivo, che nessuno se lo vorrebbe sentir dire. Ti fai la frittata da solo. — Lo scrittore appare di nuovo sconsolato.
LO SCRITTORE: —E se ci mettessimo anche noi due nella scena? Si, il personaggio dentro il personaggio e via dicendo. Magnifico! —
LA DONNA IN CARRIERA —Ma suvvia, niente di più sfruttato. Siamo tutti sullo stesso palcoscenico, e se ci fosse qualcuno che ci guarda dall’alto? Frasi fatte già millenni orsono. Mai sentito parlare di Matrix? — Lui fa una faccia sdegnata.
LO SCRITTORE: — Ecco lo vede? Lo sapevo….Non sono abbastanza bravo. —
LA DONNA IN CARRIERA: — Non è quello, la smetta. L’idea era buona, le manca solo un po’ di esperienza/lungimiranza. E una buona manager. — Lo Scrittore si illumina.
LA DONNA IN CARRIERA: —Sai cosa ci vorrebbe? Una di quelle cose divertenti e colorate, che hanno dentro un sacco di volgarità da spanciarsi dalle risate, quelle che non ti facciano pensare, che ti permettano di ammazzare il tempo (pur breve, s’intende) senza scervellarti troppo e ridurti in un batter d’occhio a un Conquantenne Stufo della vita. —
LO SCRITTORE: —Ha ragione, dovremmo pensarci. —Guarda in alto. —Vorrebbe essere lei la mia manager? — Lei sembra intimidirsi, guarda in basso, poi ammicca al pubblico.
LA DONNA IN CARRIERA: —Dipende dai guadagni. Ma prometto che ci penserò. —
Si accende una luce rossa intermittente. Lui si mette un cappotto nero dal bavero alto, un cilindro nero e appiccica un pappagallo finto sulla spalla, prende anche un bastone e un occhiello. Lei chiude la valigetta e si rassetta i capelli, poi si passa del rossetto rosso, indossa gli occhiali da sole e si alza.
LO SCRITTORE: —Andiamo —
LA DONNA IN CARRIERA: —Buona fortuna allora. —
LO SCRITTORE: —Anche a lei. —
LA DONNA IN CARRIERA: —E’ stato un piacere —
LO SCRITORE: —Spero che ci rincontreremo. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ne sono sicura. Ecco il mio biglietto da visita, contiene anche mail e cellulare. Mi contatti, quando si è sistemato. —
Cultura al potere, cultura alla ghigliottina
Pubblicato Luglio 13, 2009 Narrativa e fantasia , Philosophy autogestita , Società 2 CommentiTags: arte, cultura, editoria, enciclopedia, giovani, illuminismo, informazione, lavoro, prodotti culturali, Società
Avete già la barba a sentir nominare la parola cultura? Aspettate un attimo. Riflettete sul vostro senso di essere uomini. Di aver per lo meno una volta nella vita sfiorato l’idea di creare qualcosa di vostro. Un disegno da bambini, una pennellata da giovani, un racconto da adolescenti, un ricamo, un passo di danza, un pensiero sul mondo e sulla vita. Ecco, fermi adesso, ancora un istante. Avete capito? Se avete attraversato almeno una volta uno di quei momenti, beh, avete prodotto niente di meno che cultura, si, anche voi lo avete fatto. No, non avete guadagnato la pagnotta così facendo ma avete espresso la vostra libertà di essere uomini e di creare. Pensateci un attimo in più. Questo vostro atto di creare deriva certamente anche da una serie di nutrimenti a cui potete attingere. Libri, disegni, dipinti, racconti, immagini, opere di molti generi. Immaginate che vi venga tolta del tutto questa capacità e così vengano cancellate tutte le fonti di nutrimento, impedita la formazione di qualsiasi oggetto “culturale”. Immaginate una tabula rasa di tutto quanto. Una creatività esclusivamente votata a vendere meglio, di più, in modo più subdolo. A creare eserciti di oggetti sempre più inutili o sempre più utili. Una creatività solo di numeri e codici. Ebbene. Sono passati molti anni da quel lontano 1789, dall’Encyclopedie e dal momento in cui sapere in qualche modo significava potere. Oggi per l’ennesima volta ho sentito uscire dalla bocca di un giornalista e direttore editoriale la frase “il destino dell’editoria e della carta stampata è incerto, tanto incerto che non si sa come andrà a finire”. E’ vero certo. Dall’avvento dell’immagine e soprattutto dell’immagine in movimento la parola scritta è stata screditata, dilaniata, raggirata: eppure i libri godono oggi di una superiorità culturale mai vista nei secoli. Di sicuro sparirà tutto, i giornali e i giornalisti, i libri e gli scrittori, le opere d’arte e l’insegnamento. Tutto lo scambio interpersonale avverrà tramite video registrati con il cellulare, unica forma culturale ammessa e in espansione. Non è questa una paura? _ Scusateci. Bussano alla porta. “Chi è che disturba?”
Oh, nulla. Era solo l’ennesimo prodotto culturale rantolante che si è trascinato troppo a lungo fra gli scaffali di un supermercato, consumandosi completamente a forza di essere consumato come una barretta di cereali. E la sua fine è triste, guardate come rantola… e non possiamo far niente per sollevarlo. La cultura umanistica è stata messa al bando.
Giudicata inservibile per la società attuale e futura, ogni tentativo di inserirsi in un ambito culturale per un giovane è tacciato di balsfemia. “Cosa credi che sia figliolo la vita? Certi mestieri non hanno futuro e non servono più a niente.” Dicono tutti. Poveri giullari destinati a soffrire per la loro vocazione a parlare e raccontare qualcosa agli altri. Parole queste, rivolte a chi vorrebbe ardentemente mettere il proprio valore al servizio di questo gigante in agonia; per ogni alzata di mano, timida o irruente giudicata con una mannaia che cade, pesante, sulla testa del ragazzo in questione: “Non c’è spazio per la cultura. E non ce n’è per te.”
Non ce n’è nei musei, non nelle biblioteche, non nelle case editrici, non nelle riviste, non nei programmi televisivi, non nelle redazioni on line, non nelle associazioni culturali, sociali, nelle scuole, nel teatro, e l’elenco potrebbe essere infinito. Un blocco totale, muro invalicabile. Parole ardenti queste per tutti coloro che si sentono diversi, emarginati, esclusi da una società che richiede solo infinite schiere di venditori e rappresentanti, abili mercanti in grado di sollevare le sorti commerciali di qualsivoglia realtà economica. Parole che seppelliscono la speranza di un risorgimento culturale che vada al di là della tradizionale rappresentazione della cultura come una fila di polverosi volumi zeppi di parole inutili. Un patrimonio culturale che non è solo italiano, ma umano nel senso completo del termine: cultura vuol dire rielaborazione, vuol dire espressione sociale, vuol dire valvola di sfogo per la pressione che si sopporta in altri campi della vita, vuol dire diritti individuali, vuol dire scambio, relazione, vuol dire apprendimento sotto tanti punti di vista. In un regime in cui non c’è spazio per forme culturali umanistiche – a meno che non siano vendibili come prodotti di consumo e dunque svuotati della loro carica per l’eccessiva attenzione all’aspetto economico e per il livellamento (devono piacere il più possibile) proprio qui si dovrebbe fare diventare un lavoro sociale quello della cultura. Un lavoro vero. Si, le espressioni umanistiche possono risultare all’avanguardia quanto la scoperta di una particella quark in fisica. Santissima Cleopatra, è la mente, la mente che si esprime con numeri o parole, credete che sia così diverso?
Perché le scienze umanistiche (scienze sono) scavano nell’animo dell’uomo in evoluzione, nella società, nell’espressione dell’intelletto in continua trasformazione.
Banditi i sogni e le rappresentazioni, bandite le speranze per i giovani intelletti, così, viene bandito il futuro.
Per tutti coloro che hanno voglia di combattere perché questo non avvenga, perché tutte le armi a disposizione siano messe al servizio di un fine più nobile di un’esistenza individuale. La cultura di tutti, che è fratellanza, che è umanità, che è domani.
Per i leoni. Un articolo interessante sulla imminente insurrezione globale: “The Coming insurrection. Il libro è importante perché spiega la totale bancarotta di tutto. Noi viviamo in un’estetica ampollosa con contenuto zero”.
Blog-TV: il mistero si infittisce
Pubblicato Luglio 13, 2009 Narrativa e fantasia , Philosophy autogestita Lascia un commentoTags: blog, dolce morbo, informazione, mafia, messaggi, spam
Buongiorno. Interrompiamo le normali comunicazioni del blog “Alice in Brandland” per una edizione straordinaria. In seguito alla pubblicazione del post “Messaggi oscuri sui blog-TV” è arrivato alla casella postale del qui presente blog un messaggio cifrato dal mittente: Patrick Yuk Bun Fung – un pericoloso personaggio invischiato (si ritiene) nella mafia grigia. Per depistaggio insistono sul fatto che il mittente non esista e sia invece un tentativo di spam. Non credetegli. Il messaggio recapitato alla casella postale di Alice in Brandalnd dice così: “Sono Mr Patrick Fung, Executive Director delle operazioni della Wing Hang
Bank, ho una proposta di business legittima per lei.”
Si sospettano rischi di attentato per aver sollevato le gonne dell’imperatore, o verità scomode. Ciò che desta sospetto è infatti la parola legittima, usata solo dai dipendenti del segreto statale. Sicuramente sotto falso nome il signor Fung sta cercando di estirpare la verità scomoda contenuta nel blog. Non è infatti permesso di ammettere chiaramente che l’imperatore è nudo, o che la popolazione venga così imbevuta di scempiaggini che poi ne diventa dipendente senza sapere perché.
Si informa la clientela che le trasmissioni riprenderanno a breve.
Narratori bianchi al servizio della patria
Pubblicato Luglio 2, 2009 Letteratura , Narrativa e fantasia 1 CommentoTags: assouline, borges, Letteratura, libro, missione, oral, scrittori, sociale, Società
Si sta formando un esercito. Alle pendici dei colli scuri si radunano uomini valorosi, donne coraggiose con gli avambracci bendati di bianco, si siedono mano a mano all’ombra di tende erette da poco, accendono fuochi, si dissetano prima della grande avventura. Hanno una missione grave da compiere, nell’eterna lotta fra il bene e il male. Non hanno armi, hanno nelle sacche dei volumi di ogni genere, e ognuno di loro possiede una penna, con una forgia diversa.
Che cosa può significare scrivere? Per quale motivo una persona dice “voglio scrivere, mi piace scrivere?” Quale connessione può trovarsi fra “il libro” e “lo scrivere?”
Borges ci racconta in Oral che il libro ha acquisito nei secoli uno status sempre più importante. Forse all’epoca della biblioteca alessandrina il libro non era considerato in quanto tale uno strumento autorevole e fondamentale per la cultura. Sappiamo che molto dei maestri dell’antica Grecia diffondevano le loro lezioni oralmente. Eppure, nel tempo, passando per i libri sacri contenenti “la parola” siamo arrivati agli ultimi secoli, in cui sempre di più si è sentita la necessità di usare il libro come strumento culturale di trasferimento. Un libro può dirsi per Borges un prolungamento e un’espansione della mente di un individuo. Un libro è forse un mondo stesso, una creazione del “dio” che scrivendo dà vita a qualcosa che poi può tramandare. Leggendo, si può entrare nella mente dello scrittore. Naturalmente non è la scrittura fine a se stessa, lo stile che contano. “Voglio scrivere” non può e non deve mai essere un atto egoistico per un proprio tornaconto. L’esercito che si sta radunando ai piedi dei colli scuri, con in mano penne e libri è un esercito di persone che fa della ricerca il proprio motto, persone che sanno cercare dentro e fuori dei propri confini umani, che hanno il dono di navigare nei tempi e negli spazi per poi rielaborare, esprimere alle persone del proprio tempo e a quelle che verranno un nuovo modo di vedere, di affrontare, di immaginare. Pierre Assouline (critico letterario francese) considera la letteratura indispensabile fonte di valore sociale e politico, criticando il sempre minore peso che le viene dato nelle scuole. Se gli studenti – cioè coloro che hanno in mano il domani – vengono giudicati solo sui dati immagazzinati con precisione, infarciti di tecnicismi, lodati quando sono senza emozioni, e viene loro richiesto principalmente di sapere a memoria, calcolare, ripetere…e non di immaginare, vedere con occhi diversi, non di creare… Come potremo andare avanti?
E’ necessario oggi che l’esercito dei narratori bianchi si formi e prosegua un fine comune, nell’eterna lotta fra il bene e il male.
Perché bianchi? L’energia creativa, si sa, può anche essere usata con fini maligni. e noi abbiamo bisogno dei coraggiosi fra i più coraggiosi, che sapranno creare per il bene – cosa nettamente più ardua che farlo per il male.
Un Paese chiamato Brandland…
Pubblicato Giugno 10, 2009 Narrativa e fantasia Lascia un commentoTags: alice, bianconiglio, coniglio bianco, consumatori, consumi, globalizzazione, Media, notizie, paese delle meraviglie, postmoderno, saggi, tana, wonderland
Sonnecchiavo, nel bel sole del pomeriggio. Socchiusi gli occhi, vidi passare un coniglio bianco. Aveva il panciotto e un orologio da taschino. Pensai che era impossibile, non potevo aver visto un coniglio con il panciotto e l’orologio da taschino… Però. Era caldo, la sonnolenza mi faceva cadere la testa. La mia micetta miagolò. Cominciava a trotterellare lontano dall’albero sotto il quale riposavo. Spazientita e un po’ curiosa pensai di alzarmi, e quasi senza rendermene conto correvo, inseguendo il Bianconiglio.
Quando il Bianconiglio entrò nell’incavo di un grande albero, fui trattenuta dal dubbio: dovevo o no avventurarmi in quel posto buio e sconosciuto? Alzai le spalle e pensai che quello doveva essere il modo per entrare nel Paese di cui mi avevano parlato. Dicevano di un Paese dove tutto sembra scorrere perfettamente normale, e le persone sono serissime. Ci sono soprattutto grandi persone in questo strano Paese. Dicono che in realtà tutte le cose più matte possono succedere. E’ Paese dove le filastrocche ti escono fuori al contrario e con parole diverse, dove le persone camminano alla rovescia sui loro passi. Dove ti dicono le cose e fanno il contrario, dove incontri le bizzarrie più bizzarre che ci siano ma tutti – tutti – sono serissimi nel continuare la pantomima. Ci sono strane persone che si ostinano a farsi del male dicendo a tutti che si stanno facendo del bene, oppure persone che cercano di aiutare altre persone e invece fanno loro del male. Vengono indette gare di bruttezza e olimpiadi dello snaturamento, appesi grandi manifesti per spaventare i passanti. Dicono che organizzano grandi feste dove tutti cercano di perdere i sensi e chi non ci riesce viene per sempre escluso. Possono capitare alcune sventure, se non ci si ravvede del sentiero preso, per esempio incappare in un “bombardamento mediatico” (non ho bene capito cos’è ma so che è molto pericoloso). In generale bisogna stare molto attenti a non cadere nel “Sonno Sprofondo” – si dice che sia uno strano male che provoca lo spegnimento del cervello per asfissia ma il resto del corpo funziona anche se le azioni che fa il corpo così svuotato non hanno più senso. (…) Continua a leggere ‘Un Paese chiamato Brandland…’
Confusion-navigators: una nuova specie di scrittori
Pubblicato Maggio 26, 2009 Domande , Letteratura , Mondo e Paese , Narrativa e fantasia , Philosophy autogestita Lascia un commentoTags: de biase, Media, messaggi, nòva, nòva 24, notizia, scrivere, selezionare, senso
Era un bel mattino di primavera, il sole raso appena tiepido fra le persiane, e Alice si svegliò. Era tutta intirizzita dal lungo inverno passato in letargo, gli occhi disabituati alla luce. Si prese un po’ di tempo per girottolare nella sua piccola casa, che da tempo sembrava non vedere. Poi, decise di aprire la finestra.
Le notizie passano veloci, in quantità molto superiore alla capacità del nostro umano cervello, passano sotto, sopra, dietro, attraverso ogni oggetto che è diventato un messaggio, un radiatore mediatico. Che cosa spinge tutto il popolo della rete, ad esempio, a produrre altri contenuti, vista la situazione di oversaturazione e overesposizione? Perché, o popolo della rete, sentiamo la necessità di allargare a dismisura il raggio della diffusione di pensieri, idee, conoscenze senza aver poi il tempo o la capacità di venirne a capo? Dove vogliono andarsene tutte queste informazioni? Continua a leggere ‘Confusion-navigators: una nuova specie di scrittori’
Dove tutto è possibile – senza narcotici da salotto
Pubblicato Maggio 25, 2009 Domande , Innovazione , Letteratura , Mondo e Paese , Narrativa e fantasia , Philosophy autogestita Lascia un commentoTags: brecht, fantasia, fantasma semiotico, futuro, galileo, immaginazione, Media, micheal ende, officina italia, pensieri, wu ming
Spunti-pensieri-dopo-dibattito di Officina Italia, la Tavola rotonda con separé.
SCIMMIETTA: “Puoi continuare ad avere desideri fintanto che ti ricordi del tuo mondo. Quelli che vedi qui invece hanno fatto fuori tutti i loro ricordi. E chi non ha più passato non ha neppure un avvenire, non ti pare?” ALICE: “Bof. No, non mi pare scusa. Io vivo benissimo nel presente, esiste solo quello infondo, no? perché mi devo preoccupare di temi tanto scomodi… il passato… il futuro…Ma va là. Lasciamoli stare gli avi, che non si rivoltino nella tomba!” SCIMMIETTA:”E coloro che verranno dopo?” ALICE: “Bof. Loro si arrangeranno un po’. O no?” La scimmietta è una creazione di Micheal Ende, ne La Storia infinita: abita nella Città degli Imperatori, dove si trovano gli uomini che si sono perduti nel regno di Fantàsia e colti dalla mania di onnipotenza hanno desiderato troppo (sapete, a Fantasia ogni desiderio dell’uomo diviene realtà) e si sono spenti dimenticando chi erano senza poter più tornare nella realtà. Se tutto ci è dato, se gli stimoli della realtà superano (e sembrano schiacciare) la fantasia, essa si affievolisce, impedendoci di accedervi per mutare la nostra vita e quella del domani.
A seguito della tavola rotonda sul futuro della letteratura imprigionata nel presente (di cui al post relativo), mi sono sorti dei ricordi, forse sono delle immaginazioni. Wu Ming 1 ha raccontato una interessante storia di un autore americano, Gibson, di cui colpisce l’idea di fantasma semiotico. Continua a leggere ‘Dove tutto è possibile – senza narcotici da salotto’
Passione di donna (autobiografica)
Pubblicato Maggio 25, 2009 Domande , Donne , Narrativa e fantasia , Società Lascia un commentoTags: cultura, Donne, passione, pensieri, racconto, vita
A qualcuno è capitato, mi piacerebbe sapere come, e dove, e quando.
Siamo in campagna, sui colli piacentini inondati dalla luce soffusa del pomeriggio caldo. Il lungo racconto familiare si snoda fra passaggi dai riverberi dolorosi, talvolta, taglienti. Un racconto sotterraneo, sempre presente ma mai svelato, si rapprende sui rami dell’albicocco che sovrasta il tavolino da giardino dipinto di bianco. Siamo sull’orlo di una collina, oltre la siepe si stendono prati, campi e boschi su declivi tondi. Salta fuori Walter. A 18 anni, finiva la scuola, e subito la mamma lo mandò a lavorare. Era il più grande di tre figli di una famiglia vedova di padre, e Walter, per primo, doveva portare a casa lo stipendio. Walter fu mandato a fare il geometra, ma quel mestiere proprio non gli piaceva. Continua a leggere ‘Passione di donna (autobiografica)’



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