internet. the circular circle of retweet…. how to get out and invent
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Archive for the 'media' Category
Messaggi oscuri sui blog-TV
Published 2009/07/10 daily life , marketing , media , questions 1 CommentTags: blog, communication, enalotto, g8, influenza, radio, secret media, superenalotto, tv
Non se ne ha abbastanza della televisione. Spaccottgliamoci anche in rete. I blog più quotati da quando seguo le classifiche di wordpress hanno per argomento: REALITY SHOWS, TV E PROGRAMMI, VELINE&CALENDARI, SUPERENALOTTO. Ma qui abbiamo scoperto l’inghippo, quello che c’è sotto. Con ogni probabilità secondo il centro ricerche Autisti&Autistici (che è sotto falso nome ovviamente, ma afferisce al Comitato Mondiale per la Salvaguardia dei Segreti Statali ed Economico-Politici CMSSEP) dietro agli argomenti apparentemente futili e assordanti di questi blog che detengono il primato di visite si celano segreti messaggi in codice dei servizi segreti. Messaggi che secondo alcune indiscrezioni servono a decifrare cose ancora più segrete, dagli oscuri presagi dietro ai sorrisi e all’intensità delle strette di mano dei presidenti del G8, ai codici di accesso alle banche mondiali, ai segreti sull’eredità di Micheal Jackson. Tutto abilmente nascosto sotto una fila di informazioni solo apparentemente inutili e nocive all’esistenza. O ancora. Si intuisce che molti dei click che rendono famosi e quotati questi blog siano fatti da agenti segreti di altre fazioni che cercano di scoprire il loro segreto in realtà alimentando le loro visite. E un ultimo dubbio: chi si prende la briga di aggiornare quei blog, con i relativi argomenti? Sottopagati stagisti delle reti televisive e della Lotteria di stato? Constatiamo pensosi nel meriggio assorti, senza offesa, né macchia, né paura. Paura dovremo averne leggendo questo bel post della Lipperini.
C’è anche chi pubblica la classifica proprio bene…e perché?
Care cameriere della catastrofe
Published 2009/07/01 branding , media , questions Leave a CommentTags: catastrofismo, disaster, fear, influenza, media, orson wells, press, quarto potere
DIRETTORE: “Alziamo il livello di paura di 224 punti percentuali rispetto a: sentimento patriottico, evasione, scandalo, progresso infinito, sentimento razziale e rivoluzionario. Alziamolo, ché ultimamente avevamo registrato dei cali troppo forti con conseguenti sommosse e tentativi di opposizione alle normali regole di sottomissione.” Dalla Zentrum Trasmissioni, comunicazioni aperte su tutti i canali, con lo stesso tema.
TELEGIORNALISTA: “Cari spettatori, ascoltate. Avrete di sicuro molta paura oggi perché sono successi parecchi disastri. Ed è solo con una grande fiducia nel governo e in tutte le persone che si occupano delle cosa pubblica, che potrete sopravvivere e continuare ad uscire di casa. Ascoltate, gente, ascoltate.”
A reti unificate. Cade un aereo, 200 morti. Terremoto. Esplosione. Cordoglio, lacrime e terrore. Recriminazioni. Licenziamenti. Crisi.
PUBBLICO: “Oooooh. Che paura. E’ proprio vero oggi il mondo è brutto e difficile. E la vita è proprio senza certezze, un giorno ci sei…E poi che brutto tutto è così corrotto, complesso, triste. Non ci si può fidar più di nessuno, nessuno. Non abbiamo scelte. Nessuna scelta se non guardare al nostro piccolo giardino, dobbiamo pur sopravvivere alle catastrofi.”
Giusto. Se non c’è un livello adeguato di paura, d’altronde, come si fa ad accettare la lunga serie di soprusi che sono inflitti ai cittadini con il sorriso sulle labbra, cittadini che sono chiamati liberi a decidere liberamente della loro esistenza?
Che cos’è il catastrofismo ? Qualcuno ne parla. Dicono si tratti di una normale evoluzione della terra attraverso alcuni drastici cambiamenti ambientali. Come vedete qui. E a livello mediatico? E’ la tendenza dei mezzi di informazione a inondare le pagine dei giornali, le dirette televisive e radiofoniche con maremoti e uragani, catastrofi che più grandi sono meglio è. Un altro esempio di catastrofismo: “coloro che acquistano il giornale sono a loro volta il prodotto che viene venduto alle imprese che acquistano spazi pubblicitari; il giornale in sé ha solo marginalmente il ruolo di prodotto” (Noam Chomsky). Dovremmo ormai saperlo e non è questo un motivo per darsi all’allarmismo. Ma se non è stato ripetuto abbastanza, dobbiamo ripetercelo ancora.
Abbiamo la libertà, è vero, siamo in un paese democratico, è vero, ma le stesse catene che questo tipo di libertà ci impone sono contenute nella stessa ampiezza delle scelte che abbiamo a fronte delle scelte obbligate che invece siamo costretti a fare. Quali si chiederanno i più? Eh, eh… Indovina indovinello.
Viene anche da chiedersi il perché la stampa sia stata definita “Quarto potere” cioè la capacità dei mass media di influenzare le opinioni e le scelte dell’elettorato. Semplicemente potremmo chiederci perché i giornalisti non vengono mandati a caccia di notizie positive – non scandalose, non catastrofiche, non apocalittiche, non insidiose. Oltre ovviamente ai fatti importanti di cronaca. Ma è importante davvero che al TG serale venga mandata la notizia che un ragazzo si è buttato da un balcone? Con tutto il rispetto per il ragazzo, chiaramente. Non sembra essere una notizia di interesse nazionale dall’urgenza di essere proiettata sul TG. E se andassimo a cercare le positività? La gente che fa del bello? I piccoli miracoli? Perché non dovrebbero piacere? Perché non dovrebbero mettere speranza nel cuore della gente, dar loro il buon umore, dar loro fiducia che da qualche parte qualcosa di bello sta accadendo?
Il tam tam mediatico che accentua la paura – degli stupri, dei romeni, delle catastrofi – non è altro che un ulteriore incentivo a vedere tutto nero, a far sentire le persone non sicure, ad avvicinarle sempre di più nelle mani di un potere oligarchico, non trasparente, di natura dittatoriale politica od economica. Non guardiamo il nostro attuale governo o i nostri politici, ampliamo lo sguardo su un’epoca storica che da democratica si sta trasformando in qualcosa che ancora non comprendiamo ma che non è democrazia nel senso ideale inteso.
Sicuramente non possiamo fare altrimenti, ma non dobbiamo farci vincere dalla commozione o dai sentimenti di paura che i media possono suscitare. Siamo per caso diventati schiavi delle catastrofi come la cameriera di Belle&Sebastian ?
Dobbiamo comprendere che c’è altro, tanto altro che possiamo vedere. E che non sempre quello che ci viene mostrato è veritiero. Verificare la veridicità delle informazioni e capire come esse si muovano nei diversi periodi politici, economici, globali. Forse alcune macchine sono così grandi che nemmeno i più alti di noi possono vederne i contorni. Forse l’ingranaggio è molto più rodato di quanto sospettiamo. Però. Sapere e mantenere un occhio critico e lucido è l’unica via di uscita. Sono questi umili spunti in attesa di trovare interlocutori che li contestino o li approfondiscano. Chi vuol cogliere.
Musica per partito da camera (il PD alla riscossa!)
Published 2009/06/25 media , social life Leave a CommentTags: democrats, elections pd, franceschini, left, obama, pd, travaglio, video, web
Se dovessimo definire quella del PD una musica sarebbe musica da camera, una camera d’albergo di quelli che dall’esterno sono a 5stelle ma la stanza che affitti è da quattro soldi. Vediamo la stanza da dentro. Dimessa, democratica, con un arredamento di basso costo. Siamo nella stanzetta. Vediamo il mondo da lì, con una web cam. Il mondo, dalla stanzetta, ci sembra vicino, dimesso, democratico, come noi. Noi così allo stesso modo dovremmo sembrare al mondo. Dimessi, democratici, e anche aggiornati, visto che usiamo la web cam per comunicare con l’esterno. Salvo poi uscire dalla stanzetta e trovarci in un intrico di corridoi illuminati, lampadari di cristallo, moquette rossa e poltroncine di velluto. Molti specchi. Ci vediamo molte volte riflessi, così da sembrare tanti. E nella luce, ci rendiamo conto di aver su uno smoking da gran sera e un bastone intarsiato ci sorregge mentre passeggiamo. Qualcosa non quadra? Ci chiediamo improvvisamente se dall’esterno, nella web cam, appariamo così come ci vediamo nello specchio, con panciotto, anelli preziosi e la camminata lenta. Ci guardiamo meglio nello specchio, scacciando il pensiero e ritenendo che la web cam possa essa stessa trasformare la nostra immagine, perhé la web cam, e la stanzetta dove viviamo sono mezzi democratici, moderni, alla mano. Così ci devono vedere dal mondo, questo è certo.
Siamo i leader del PD. I soliti, vecchi, barbosi leader del PD. Con il massimo rispetto per intelligenza e savoir faire, cultura e diplomazia, siamo fuori dal tempo. Non è che se un baronetto inglese si mette un paio di infradito di plastica improvvisamente è rappresentante degli squatter. O si? Il PD di oggi è convinto di apparire dimesso, umano e vicino alla gente che rappresentava (parlo al passato perché così è) e di ringiovanire solo usando mezzi democratici per comunicare e un modo dimesso di dire le cose (vedi il manifesto bianco scarno con la gente comune che spinge via berlusconi). Questo non è realistico, Farebbe più fortuna usando mezzi più preziosi e di massa, che lo rappresentarebbero più sincero: lontano dalla gente, com”è.
Lontana dalle persone che rappresentava perché non ne coglie mutamenti, velocità, esigenze o cultura. Oh, beh. La discrepanza è prorio nel tentativo di apparire dimessi e alla mano, se non possono esserlo intrinsecamente…
Franceschini è una brava persona, ma con il web non ha molto in comune. Viene semplice capirlo osservando questi tre video, uno di Obama, uno di Travaglio, uno di Fraceschini. Chi è il più democratico di sinistra e contemporaneo come il popolo che dovrebbe rappresentare?
Hermes dal piede alato, ci sei ancora?
Published 2009/06/24 media , social life Leave a CommentTags: cultura, hermes, information, journalism, news, prehistory, press, tecnica, views
A cosa serve un giornale? A cosa, un libro? A cosa, una mappa del tesoro sulla barca dei pirati? A cosa, un’incisione sui sassi che viene recuperata millenni dopo essere stata realizzata?
Oggi si crede superfluo soprattutto ciò che è parte del bagaglio culturale dell’uomo. Oggi si crede inutile tutto ciò che non è “funzionale” al raggiungimento di un determinato risultato, attraverso dei meccanismi tecnici ben rodati. Oggi viviamo nel paradiso della tecnica, comunichiamo attraverso dei codici che si trasformano in immagini ma dietro le immagini digitali ci sono serie di codici incomprensibili ai più e detenute da una cerchia di studiosi matematici, digital-informatici. Oggi siamo convinti che qualcosa che solo per il fatto di chiamarsi “arte”, “letteratura”, “lettura” siano sinonimi di superfluo, di cui potremmo benissimo fare a meno.
Ora.
Ci ricordiamo che l’umanità si fonda sul proprio bagaglio culturale? Che le forme artistico-letterarie sono espressione di questo bagaglio e aiutano a rivederlo, trasformarlo, diffonderlo per un migliore progresso dell’umanità? Che informare significa “DARE FORMA” e cioè: ragguagliare, istruire, insegnare, dar forma a una cosa agli occhi della mente? I preistorici facevano quei cavolo di graffiti sulle pareti delle caverne e nessuno si è mai sognato di dire che non gli servivano ad un bel niente. Erano inestimabili per loro quei graffiti – e oggi noi li conserviamo con così tanta cura…! Ora noi crediamo di avere inventato tutto. Ma non ci ricordiamo che i Greci avevano fra i loro miti preso in grande considerazione Hermes, il messaggero dal piede alato (messaggero la cui funzione è, appunto, informare, tenere il patrimonio del sapere e portarlo in giro per far si che il mondo funzioni…)
Qualcosa oggi è cambiato. E’ cambiato il linguaggio condiviso, che oggi si fonda sulla tecnica, su codici matematici. Tutto ciò che esula da esso è inservibile. E i mercanti si sono accaparrati le notizie, come fossero monete di scambio. Non è apocalittico. E’ perfettamente realistico e ci navighiamo da molto tempo.
Noi dal canto nostro potremmo pensare di vivere senza informazioni. Belli tranquilli, a casa. Ignari. Con i nostri aggeggi tecnologici.
Una volta nel giornalismo si dividevano “news” e “views” per distinguere il punto di vista dal fatto accaduto in forma di pillola. Tutto ciò che non è puramente descrittivo è una “view” un punto di vista. E che male c’è se io ti dico che ti sto scrivendo questo commento con il mio specifico punto di vista? Il male entra in campo in un momento storico in cui sembrano essere non funzionali alla società proprio le parti culturali di essa, e queste vengono mercificate, trasformandole in prodotti capaci – sotto sotto – di influenzare economia e politica secondo schemi non noti alla popolazione. Tanto non sono utili, le informazioni. La popolazione potrebbe anche farne a meno. Soprattutto non è utile verificarne la provenienza. Sono oggetti di contorno. Che però orientano di molto la nostra vita, anche quotidiana. Ma non ce lo possiamo porre mai questo interrogativo. Non serve. E non abbiamo tempo.
In seguito all’articolo di Pensieroinformale sull’informazione e il suo uso. Continuiamo la conversazione.
Welcome to Delfi – the new media destination
Published 2009/06/22 media 3 CommentsTags: control, delphi, forecast, google, information, internet, media, newspaper, oracle, pizia, priests, prophecy, responso
Nell’antica Grecia ci si poteva recare a Delfi, più volte al mese, presso una Pizia. La donna aveva il compito di ascoltare le domande dei pellegrini, e di rispondere con una profezia. Le Pizie erano assunte e regolate dai Sacerdoti – un numero esiguo di sacerdoti – provenienti dalle 5 famiglie che si ritenevano discendenti di Deucalione, figlio di Prometeo, un pezzo di mitologia greca. L’informazione era dunque influenzata, e presumibilmente controllata, da cinque famiglie in particolare. Supporremmo che si tratti di famiglie facoltose, generatrici dei potenti dell’epoca. Le persone che ascoltavano l’oracolo poi potevano seguirne l’interpretazione e agire con delle conseguenze, forse ben precise. Vediamo uno che entrava in un luogo semibuio, attendeva qualche minuto, si inginocchiava di fronte a una donna velata seduta su un treppiedi. Formulava la domanda e attendeva il responso.
Ora ci si siede in una stanza qualsiasi, si accende un computer, ci si reca su Google e si formula una domanda. Si attende la risposta, che arriva in qualche frazione di secondo. A noi l’interpretazione. Oggi si esce di casa e ci si reca ad un chiosco carico di giornali, si comprano alcuni di questi, o si accende la televisione, e si ascoltano delle persone enunciare fatti e notizie, in un’accurata selezione intorno al globo, cosicché quasi tutti nel globo parlano allo stesso momento delle stesse cose, provano allo stesso momento le stesse sensazioni. Ma non tutti interpretano i responsi degli oracoli mediatici. Non tutti possono verificarne la veridicità. Non tutti hanno l’arguzia di andare a vedere cosa c’è dietro la tenda e scoprire il Sacerdote dietro la Pizia. Molti hanno scritto di questo, e la cosa più curiosa è proprio vedere cosa cercano le persone su Google. Di tutto. Il taglio interessante di questa informazione già nota e diffusa è che il potere di questi mezzi mediatici oggi è immenso. E’ la radice del potere. Per questo informazioni politica ed economia sono così intimamente legate. Ora procedo a tentoni. Ma lascio spunti per il futuro, per la ricerca del futuro.
Però. Meglio avere le informazioni e potersi porre dei dubbi, imparare a leggerle, che non avercele.
Velata tragicità sociale – in cornice
Published 2009/05/23 identity , media , questions , social life , the world, the village and the stage , visual Leave a CommentTags: André Vieira, Callie Shell, Carlos Cazalis, Davide Monteleone, foto, fotografia, galleria sozzani, Gleb Garanich, world press photo, world press photo 2009
World Press Photo 2009, Galleria Sozzani, Milano.

- http://thepolskiblog.co.uk/about/
Quell’occhio aperto su un mondo così lontanto. Io non posso vedere, se non con questi nuovi occhi. Oggi si, siamo fortunati, abbiamo molti nuovi occhi in più che ci permettono di non essere circoscritti territorialmente. Eppure lo siamo. Siamo estasiati di fronte a foto di una famiglia in cui le bambine giocano a fumare a soli 8 anni (con sigaretta accesa e sole in cucina, fra barattoli dalle scritte colorate e accattivanti alla Campbell’s soup).
Al World Press Photo 2009, vengono esposte le più significative foto giornalistiche scattate durante l’anno. Le foto in mostra presentano scorci inquietanti del mondo di oggi. Non è strano che il mondo sia così spaccato e diverso, fra picchi di futurismo e dittatura, sangue disperazione, strascichi di seta, fenomeni naturali strabilianti, catastrofici, opulenza… E la classe medio-alta che ha occasione di vedere con i propri occhi tutto questo e non solo di immaginarlo grazie a i libri di fantascienza, resti colpita-ma-non-troppo? Ora ci possiamo immaginare così tante cose che tutto è diventato immaginazione e fra noi e il mondo si è formato uno spesso velo di distacco, come se guardassimo tutto attraverso un piccolo televisore portatile, che si frappone anche fra noi e il televisore stesso. Continue reading ‘Velata tragicità sociale – in cornice’
Tavola rotonda – con separé
Published 2009/05/22 branding , identity , media , social life , teenagers , the world, the village and the stage 7 CommentsTags: liberty, literature, milan, officina italia, parco, scurati, tavola rotonda, wu ming
21 Maggio 2009 – Milano, Palazzina del Liberty
Siamo immersi nel verde di un parco. E’ sera, primavera, vento fresco. Una palazzina a pianta quadrata in stile liberty molto decorata, con dei disegni floreali dipinti su piastrelle di smalto, applicate sul bordo della facciata. La palazzina sta in mezzo al prato. Fuori ci sono persone. Dentro ci sono persone. Un palco quadrato ampio, nero, sedie in fila di fronte al palco e su dei piccoli soppalchi a galleria a cui si accede attraverso piccole scalette di ferro battuto. Le persone si sventolano con i volantini distribuiti. Ci sono due bancarelle chic di libri, una di nuovo e una di usato scelto.
Siamo a Milano, alla serata di Officina Letteraria a tema “Prigionieri del presente” dopo alcune letture si svolgerà una tavola rotonda. Che cos’è una tavola rotonda? Continue reading ‘Tavola rotonda – con separé’Soccorso Alpino Onirico
Published 2008/05/25 media , visual Leave a CommentTags: cinema, marketing, media, soccorso alpino, truffaut
Domenica 18/05/08
Ancora dentro la cucina colorata a Bologna. Stefano si siede al tavolo di marmo rosa, dipinto di bianco con le sedie bianche e gli alberi dalla finestra. Forse quella veramente imbarazzata sono io. E’ più difficile intervistare dei coetanei, che dei veri esperti in materie, con alle spalle 30 anni di lavoro, che sai già che sanno già cosa dirti e anche se li sorprendi sorridono e riflettono calmi, perché alle sorprese ci sono abituati. Fra ragazzi la parte formale si cancella automaticamente, ma si materializza un velo di diffidenza e imbarazzo che con gli adulti non c’è. Non c’è proprio ed è sorprendente.
Ad ogni modo c’è sempre da cominciare, così ci sediamo e scartando la carta di Alice, ci rilassiamo. Qui parleremo di sogni. E i sogni si sa, sono belli. Stefano ha 28 anni, si è laureato in Cinema a Bologna. Scrive per delle riviste di settore, fa recensioni. Poi lavora anche per il Soccorso Alpino. E sorride guardando.
ALICE: “Ciao Stefano.”
STEFANO: “Leggo qui delle parole.”
Racconto, finzione, immagine, marca.
STEFANO: “Uhm…vediamo… L’immagine è non solo cinematografica, ma tutto quello che è nel campo visuale. Racconto e finzione sono il cinema, ma… Vedo “Finzione” e parlando di cinema mi viene in mente anche cinema del reale o documentario. Le grandi marche ne sono protagoniste. Il concetto di marca è davvero sviluppato nel cinema documentario.”
ALICE: “Già, mi sono guardata bene The Corporation, o Supersize-me quel signore che mangia solo panini mac donald’s fino a star male per dimostrare che fanno male.”
STEFANO: “Si si. E va forte perché noi siamo una società commerciale legata alle marche.”
ALICE: “Ma il documentario è reale?”






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