Un tipo biondo di 1 metro e 90, 29 anni, che ha avuto un successo travolgente, arriva nella stanza con finta noncuranza e ti pianta addosso due occhi azzurri supponenti e interrogativi. Tu, femmina di due anni più giovane, serissima e senza che ti tremi la voce, devi convincerlo in tre minuti che il prodotto che lui dovrà descrivere alla radio il giorno seguente in venti secondi è un prodotto fenomenale, e lui stesso potrebbe essere interessato se guidasse la macchina e volesse risparmiare fino a 30 euro al mese… Poi mentre parli pensi che uno così 30 euro al mese non li vede nemmeno per un caffè al mattino perché probabilente quando fa colazione ne spende 20 e poi prende il taxi. Subito dopo mentre stai ancora parlando ti soffermi a pensare che se solo dimenticassi per un istante chi è, forse riusciresti a parlare con maggiore scioltezza, successivamente le parole fanno uno scontro frontale e i suoi occhioni si fanno più azzurri, il rossore ti tinge le guance, e puf, il filo del discorso scompare. Sarà. Solo perché va in prima serata sulla rai, o solo perché è decisamente attraente, o magari perché stai spiegando per lavoro una cosa che a uno così vorresti non dover mai e poi mai spiegare…sarà, ma la celebrità ha il suo effetto e il ruolo sociale si porta dietro un’aura che è proprio materiale, la tocchi con la mano lì davanti a te, si muove con la persona che la porta, che la può usare a suo piacimento e spogliarti mentre sei lì a spiegare di una carta telefonica che ti fa risparmiare sul carburante. Celebrità. Alla fine dell’incontro sei in mutande e non ti ricordi più di che cosa stavi parlando.
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Mamma: voglio mettermi le ali.
Pubblicato Ottobre 15, 2009 Marca , Marketing , Persone , Philosophy autogestita , Società , Sò ragazzi , Vita quotidiana Lascia un commentoTags: azienda, Brand, brands, executive, ferrero, futuro, giovani, key account, Marca, nonna, redbull, sogni
“Tesoruccio della nonna, vieni qui dalla nonna. Racconta alla nonna che cosa sei diventato, il mio bel nipotino che finalmente ha un lavoro!” Un bel bacio sulla guancia e lo sguardo trepidante della nonna che attende dal nipote ventottenne risposte. “Key account executive, nonna”. La faccia della nonna atterrita. “Cosa scusa?” “Eh, nonna sai, mi occupo di vendere degli spazi pubblicitari, o pianificare delle strategie…” La nonna: “Ho capito. Fai il rappresentante porta a porta. Cosa vendi? Scusa se mi permetto, sono vecchia io, ma ci volevano davvero tutti questi studi e questi soldi spesi per andare a vendere…che cosa poi?” “Beh nonna, non è proprio così! La mia azienda si occupa di produrre e commercializzare bevande energetiche…ma è veramente una marca molto famosa, sai?” “Famosa chi? Tu fai il rappresentante porta a porta di lattine di intrugli, se non ho capito male… Non volevi fare il medico da grande?”
I brands. Le vere star del nostro secolo. Osservare il cambiamento della società attraverso i desideri dei giovani. L’ambizione, non già di fare il medico, l’ingegnere o il filosofo, ma di entrare in una grande corporazione di persone che lavorano incessantemente per aumentare le vendite di una lattina di bevanda zuccherosa. Perché fa più WOW oggi dire “lavoro per una merendina di cioccolato e grassi idrogenati” rispetto a “faccio il dottore presso una piccola clinica di quartiere”. Il mondo si evolve. I centri del potere anche.
Care cameriere della catastrofe
Pubblicato Luglio 1, 2009 Domande , Marca , Media Lascia un commentoTags: catastrofi, catastrofismo, influenza, Media, paura, quarto potere, stampa, wells
DIRETTORE: “Alziamo il livello di paura di 224 punti percentuali rispetto a: sentimento patriottico, evasione, scandalo, progresso infinito, sentimento razziale e rivoluzionario. Alziamolo, ché ultimamente avevamo registrato dei cali troppo forti con conseguenti sommosse e tentativi di opposizione alle normali regole di sottomissione.” Dalla Zentrum Trasmissioni, comunicazioni aperte su tutti i canali, con lo stesso tema.
TELEGIORNALISTA: “Cari spettatori, ascoltate. Avrete di sicuro molta paura oggi perché sono successi parecchi disastri. Ed è solo con una grande fiducia nel governo e in tutte le persone che si occupano delle cosa pubblica, che potrete sopravvivere e continuare ad uscire di casa. Ascoltate, gente, ascoltate.”
A reti unificate. Cade un aereo, 200 morti. Terremoto. Esplosione. Cordoglio, lacrime e terrore. Recriminazioni. Licenziamenti. Crisi.
PUBBLICO: “Oooooh. Che paura. E’ proprio vero oggi il mondo è brutto e difficile. E la vita è proprio senza certezze, un giorno ci sei…E poi che brutto tutto è così corrotto, complesso, triste. Non ci si può fidar più di nessuno, nessuno. Non abbiamo scelte. Nessuna scelta se non guardare al nostro piccolo giardino, dobbiamo pur sopravvivere alle catastrofi.”
Giusto. Se non c’è un livello adeguato di paura, d’altronde, come si fa ad accettare la lunga serie di soprusi che sono inflitti ai cittadini con il sorriso sulle labbra, cittadini che sono chiamati liberi a decidere liberamente della loro esistenza?
Che cos’è il catastrofismo ? Qualcuno ne parla. Dicono si tratti di una normale evoluzione della terra attraverso alcuni drastici cambiamenti ambientali. Come vedete qui. E a livello mediatico? E’ la tendenza dei mezzi di informazione a inondare le pagine dei giornali, le dirette televisive e radiofoniche con maremoti e uragani, catastrofi che più grandi sono meglio è. Un altro esempio di catastrofismo: “coloro che acquistano il giornale sono a loro volta il prodotto che viene venduto alle imprese che acquistano spazi pubblicitari; il giornale in sé ha solo marginalmente il ruolo di prodotto” (Noam Chomsky). Dovremmo ormai saperlo e non è questo un motivo per darsi all’allarmismo. Ma se non è stato ripetuto abbastanza, dobbiamo ripetercelo ancora.
Abbiamo la libertà, è vero, siamo in un paese democratico, è vero, ma le stesse catene che questo tipo di libertà ci impone sono contenute nella stessa ampiezza delle scelte che abbiamo a fronte delle scelte obbligate che invece siamo costretti a fare. Quali si chiederanno i più? Eh, eh… Indovina indovinello.
Viene anche da chiedersi il perché la stampa sia stata definita “Quarto potere” cioè la capacità dei mass media di influenzare le opinioni e le scelte dell’elettorato. Semplicemente potremmo chiederci perché i giornalisti non vengono mandati a caccia di notizie positive – non scandalose, non catastrofiche, non apocalittiche, non insidiose. Oltre ovviamente ai fatti importanti di cronaca. Ma è importante davvero che al TG serale venga mandata la notizia che un ragazzo si è buttato da un balcone? Con tutto il rispetto per il ragazzo, chiaramente. Non sembra essere una notizia di interesse nazionale dall’urgenza di essere proiettata sul TG. E se andassimo a cercare le positività? La gente che fa del bello? I piccoli miracoli? Perché non dovrebbero piacere? Perché non dovrebbero mettere speranza nel cuore della gente, dar loro il buon umore, dar loro fiducia che da qualche parte qualcosa di bello sta accadendo?
Il tam tam mediatico che accentua la paura – degli stupri, dei romeni, delle catastrofi – non è altro che un ulteriore incentivo a vedere tutto nero, a far sentire le persone non sicure, ad avvicinarle sempre di più nelle mani di un potere oligarchico, non trasparente, di natura dittatoriale politica od economica. Non guardiamo il nostro attuale governo o i nostri politici, ampliamo lo sguardo su un’epoca storica che da democratica si sta trasformando in qualcosa che ancora non comprendiamo ma che non è democrazia nel senso ideale inteso.
Sicuramente non possiamo fare altrimenti, ma non dobbiamo farci vincere dalla commozione o dai sentimenti di paura che i media possono suscitare. Siamo per caso diventati schiavi delle catastrofi come la cameriera di Belle&Sebastian ?
Dobbiamo comprendere che c’è altro, tanto altro che possiamo vedere. E che non sempre quello che ci viene mostrato è veritiero. Verificare la veridicità delle informazioni e capire come esse si muovano nei diversi periodi politici, economici, globali. Forse alcune macchine sono così grandi che nemmeno i più alti di noi possono vederne i contorni. Forse l’ingranaggio è molto più rodato di quanto sospettiamo. Però. Sapere e mantenere un occhio critico e lucido è l’unica via di uscita. Sono questi umili spunti in attesa di trovare interlocutori che li contestino o li approfondiscano. Chi vuol cogliere.
240 Cocktail in un’ora
Pubblicato Maggio 22, 2009 Identità individuali , Marca , Società , Sò ragazzi Lascia un commentoMi sono scioccata. Lo so che non dovrei, infondo sono “giovane” anche io, o meglio oggi siamo tutti “giovani”, dobbiamo esserlo. Ed essere “giovani” e intraprendenti, trendy, all’ultimo grido, attivi simpatici etc etc significa per lo meno partecipare agli happy hour milanesi. Così, proprio perché il mio pasto preferito è proprio l’aperitivo, decido di fermarmi a prenderne uno ed essendo sola, mi godo l’atmosfera e osservo. E’ un bar finto-spagnolo, che si chiama “La Hora Féliz” ma è proprio italianissimo, e pieno zeppo di persone giovani, appunto. Mi piace sedermi al bancone perché così mi ipnotizzo guardando i baristi che preparano i cocktails. Pozioni magiche colorate, allegre. Al bancone ci sono due ragazzi tutti e due biondi dalla pelle chiara, naturalmente uno pugliese e uno calabrese mentre li avrei scambiati per bresciani. Uno è alto e grosso, spalle possenti, muscoli pronunciati, un elastico tricolore stretto sull’avambraccio sinistro. Ha la faccia tonda e
bambinesca, un codino sulla cima della testa che spunta come quelli delle capre (senza offesa, lui era molto carino). Scopro che si chiama Roberto. L’altro, Leo, piccolo e gracile, scatta come una lucertola che avesse mille braccia. Penso a Tom Cruise e penso che siamo passati ad altri tempi, ma il barman resta sempre sexy solo perché è barman. Continua a leggere ‘240 Cocktail in un’ora’
Tavola rotonda – con separé
Pubblicato Maggio 22, 2009 Identità individuali , Marca , Media , Mondo e Paese , Società , Sò ragazzi 7 CommentiTags: Letteratura, liberty, milano, officina italia, parco, scurati, tavola rotonda, wu ming
21 Maggio 2009 – Milano, Palazzina del Liberty
Siamo immersi nel verde di un parco. E’ sera, primavera, vento fresco. Una palazzina a pianta quadrata in stile liberty molto decorata, con dei disegni floreali dipinti su piastrelle di smalto, applicate sul bordo della facciata. La palazzina sta in mezzo al prato. Fuori ci sono persone. Dentro ci sono persone. Un palco quadrato ampio, nero, sedie in fila di fronte al palco e su dei piccoli soppalchi a galleria a cui si accede attraverso piccole scalette di ferro battuto. Le persone si sventolano con i volantini distribuiti. Ci sono due bancarelle chic di libri, una di nuovo e una di usato scelto.
Siamo a Milano, alla serata di Officina Letteraria a tema “Prigionieri del presente” dopo alcune letture si svolgerà una tavola rotonda. Che cos’è una tavola rotonda? Continua a leggere ‘Tavola rotonda – con separé’Autoimprenditorialità – en plein air
Pubblicato Maggio 21, 2009 Identità individuali , Marca , Marketing , Società , Sò ragazzi Lascia un commentoTags: Brand, milano, parco, pic nic, primavera
Siamo al parco, è quasi sera. Abbiamo steso una tovaglia di carta gialla sull’erba, acceso delle candele, sediamo beati alla frescura degli alberi con davanti un cestino pieno di leccornie da pic nic e la bicicletta appoggiata poco distante.
Peccato solo per le macchine parcheggiate poco più in là e il viale trafficato che scorre intorno al parco. Tutto non si può avere, d’altronde siamo a Milano e abbiamo organizzato tutto in un’ora. Siamo in tre, io, un’amica mia e un’amica sua. Abbiamo disposto tutto ed ecco che in lontananza vediamo comparire il quarto ospite, amico di amica mia. E’ un ragazzo lui. Arriva e ci porge 3 bei fiori rosa dal gambo lungo, uno a testa. Siamo quasi commosse. Pasteggiamo con una pasta corta ai frutti di mare e bottarga (tipico cibo da pic nic) annaffiata di vino rosso in bicchierini natalizi per festeggiare pasqua natale e compleanno…
La beatitudine è totale. Quasi. Si insinua improvvisamente un demone fra di noi. Una delle due ragazze, quella con gli occhiali persol dalla montatura di tartaruga marrone tanto grandi anni 70. Siamo all’inizio della cena e lei è talmente contenta che le viene un’idea. Continua a leggere ‘Autoimprenditorialità – en plein air’


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