Archivio per la categoria 'Letteratura'

l’era della terza pagina (o della riscrittura)

… Verso quell’atmosfera di tramonto si assumeva anche l’atteggiamento cinico, si andava a ballare e si dichiarava che le apprensioni per l’avvenire erano stoltezze d’altri tempi, si schiccheravano articoli sentimentali sulla prossima fine dell’arte, della scienza, del linguaggio, si riscontrava con una certa voluttà suicida, nel mondo cartaceo delle appendici giornalistiche, una completa demoralizzazione dello spirito, un’inflazione dei concetti, e si fingeva di assistere, con placido cinismo o con rapimento da baccanti al tramonto non solo dell’arte, dello spirito, del costume, dell’onestà, ma persino dellEuropa e del mondo. Mentre si leggevano tanti articoli e si ascoltavano tanti discorsi, non si prendevano tempo e modo di fortificarsi contro la paura, di combattere dentro di loro la paura della morte, ma vivevano tremando senza alcuna fede in domani. (…) C’erano poi le conferenze. In quelle conferenze l’ascoltatore era del tutto passivo e vi si presupponeva tacitamente qualche suo rapporto con l’argomento, una preparazione, una capacità di comprensione che nella maggior parte dei casi non c’erano. Nell’incertezza e nella falsità della vita spirituale di quel tempo, che pure dimostrò grandezza ed energia in parecchi altri riguardi, noi oggi vediamo un sintomo dello sbigottimento che colpì lo spirito quando al termine del periodo di apparenti vittorie e prosperità, si trovò di’improvviso davanti al nulla, a una  grande miseria materiale, a un periodo di burrasche guerresche e politiche, a una repentina diffidenza verso sé stesso, verso la propria forza e dignità.
La storia universale ci sembra di scarso valore. Consta nella maggior parte dei casi di brutali lotte per il potere, per il possesso di terre e materie prime, per il denaro, insomma, per cose materiali che noi consideriamo spregevoli e contrarie allo spirito. Diffidiamo altresì di un certo modo di considerare e scrivere la storia, che era molto in auge nel periodo di decadenza antecedente alla fondazione dell’Ordine: la così detta filosofia della storia. Essa ci diede in Hegel il fiore più intelligente, ma portò nel secolo successivo  alla più odiosa falsificazione della storia e allo svilimento del senso della verità. Il culto di tale pseudodisciplina è per noi uno dei principali caratteri di quell’epoca di declino spirituale e di acerrime lotte per la conquista del potere che talvolta chiamiamo “secolo guerresco” o più spesso “era della terza pagina”. La sventura di quel tempo fu di non possedere un solido ordinamento morale da contrapporre all’irrequietezza e al dinamismo derivanti dalla rapidissima moltiplicazione degli uomini.

Josef Knecht, Maestro del Giuoco delle perle di Vetro. (Herman Hesse, 1943)
I romanzieri usano le bugie per dire la verità. La storia del secolo guerresco usa la verità per dire le bugie.

Saviano-non-stop a Milano tutto esaurito: chi c’è dietro alla vendita dei biglietti?

Anche volendo trovarne uno singolo, infondo alla fila, in piedi, per terra, appeso a un palo, i biglietti sono tutti esauriti per le tre serate che Saviano concede alla città di Milano con il suo spettacolo “La bellezza e l’inferno” che si è tenuto al Teatro Piccolo Studio dal 6 all’8 ottobre. I biglietti, spiegano le hostess, sono da tempo finiti: provare a venire prima dello spettacolo e mettersi in lista d’attesa, unica via da tentare sperando che qualcuno si sia ammalato all’ultimo (oppure una ex fidanzata che non sentiva da dieci anni si sia fatta viva proprio quella sera, oppure un poliziotto lo abbia fermato per un’infrazione e lo abbia portato in galera in stato di shock…) e così abbia rinunciato all’ambita poltrona. Ma c’è una replica a Febbraio, spiegano le hostes, candide. Ah, allora posso comperare un biglietto per Febbraio! No, no, non si faccia strane idee: anche Febbraio è già tutto esaurito. Cosa? Ci prendono in giro?
Le domande spontanee sono due: o c’è una mafia dietro agli spettacoli di Savinao (suona sinistro in questo caso l’uso di tale parola) e tutti i biglietti se li sono già spartiti i ricchi e gli abbonati, gli amici e i giornalisti, oppure è diventato un divo così divo che fa sold out ogni volta che esce di caserma. Specifichiamo che lo spettacolo è stato pubblicizzato con due uscite su Repubblica la settimana prima, ma per il resto un normale abitante di Milano non ne ha visto alcuna locandina (se c’era ditemi quante e dove). Da dove sono venute tutte queste persone? Chi erano esattamente? Alice è andata a vedere.

La strada è piena di gente, fumo che sale nell’aria, prime luci della sera. Nell’atrio gran confusione. Una signora con un vestito blu e due grandi fiocchi di raso bianco applicati sulle spalle, le scarpine verde acido conversa amabilmente con alcune carampane a cui presenta il figlio (o il nipote?), accanto a lei, magro e delicato, con la giacca del nonno. Almeno, è quello che stava dicendo. Una donna capelli grigi e rughe intelaiate elengantemente fra sbluffi di phard e rossetto fa cenni di modestia nell’aria, avvolta nella sua giacca di shantung a losanghe arancio e crema: “Non vorrei certo lodare il mio libro, figuriamoci”, dice. Ci sono altre donne, i capelli in posa vaporosi e alti, che aspettano composte in fila chiacchierando sommessamente con la mano sulla bocca. Un gruppo di studenti ben vestiti dall’accento milanese stringono biglietti stropicciati in mano. Il fumo di sigaretta sale in nuvole tonde dalla mano inanellata, le unghie lunghe e smaltate, di una signora con i capelli biondo platino, il rossetto rosso forte, la camminata trascinata, avanti e indietro sul marciapiede di fronte all’entrata. Un monaco tibetano, in rosso arancio che si fa avanti e un giovane sudamricano che gli porge una copia del giornale contro il razzismo, che sta diffondendo a 1 euro in occasione della manifestazione contro il razzismo che stanno organizzando a Roma. Diversi uomini in giacca e cravatta, la barba grigia, sbuffi di capelli sparsi sul capo e gli occhi cisposi. Luce forte di una telecamera, un uomo la impugna e resta fermo davanti all’entrata per diversi minuti, la luce puntata negli occhi dei malcapitati davanti. Il cameramen si sposta dentro a riprendere il banchetto dei libri di Saviano che vengono venduti vicino alla biglietteria. Tacchi alti e spessi con plateau, una giovane dai jeans stretti stretti e sorriso largo,  chioma bionda lisciata fino a metà schiena, accompagnata da un ragazzo più alto, senza volto. Antonio Scurati si mette dall’altra parte del marciapiede, guardando, apre e chiude gli occhi, vestito di nero, trae il cellulare e poi lo rimette in tasca. Una donna gli si avvicina e si dirigono all’entrata, un gruppo di amici ad attenderli. Un ragazzo sta fermo all’entrata in completo blu, le mani dietro la schiena, il cartellino del Piccolo appeso al taschino e la testa biondo chiaro finché non sono tutti entrati. Chi erano poi quelle persone tanto fortunate da essersi accaparrate il biglietto? E soprattutto, perché andavano a vedere Saviano? Misteri. Fortunate le maschere, che possono guardarsi lo spettacolo fra una pausa e l’altra: la loro pausa, è il corpo dello spettacolo.

MILANO, 6 ottobre 2009, Piccolo teatro Studio prima serata de “la bellezza e l’inferno” Roberto Saviano

Il Tempio – GM Willo

Premessa: state per leggere un racconto di Willoworld, frutto di uno scambio di creatività. Eh, si. Alice si sta modernizzando e cede sedotta dal fascino delle reti collaborative, in pieno spirito internettiano. Ecco a voi il primo esperimento di racconti “scambiati”. Mi piace il concetto della faccenda.
E mi piace il tema di questo racconto in una luce cyberpunk, che recupera i grovigli del dio consumo e degli dèi pubblicitari per riportare fuori un Icaro del futuro, le cui ali si sono sciolte direttamente a contatto con la luce divina. Buona lettura.

*
Dio mi ha parlato attraverso un canale criptato. Era lui, adesso lo so.
Al Tempio le anime venivano e andavano, più per curiosare che per altro. Il server poteva ospitare fino ad un miliardo di visitatori, ma a volte era costretto a rallentare. Le anime non si lamentavano. Pensavano che facesse parte della visione, e poi il servizio era pagato dalla pubblicità all’entrata, o almeno così tutti credevano; Midas, la bibita del profeta. Chi non era soddisfatto del servizio o se ne andava o se ne stava zitto.
Facevamo un mucchio di soldi io e il prete. Il prete l’avevo conosciuto dentro una blind-orgy, quell’esperienze di sesso random che andavano di moda lo scorso anno. Non erano male, ma poi quando hanno cominciato a usare ragazze spot mi sono scocciato. Mi ero beccato molte più spinte pubblicitarie di quanto potessi soffrire. Me ne accorsi quando mi risvegliai d’improvviso davanti a uno scaffale di sapone per l’igiene intima. Dissi basta, e tornai alle normali pink-chat. Però rimasi in contatto con questo Thomas Serpe, come si faceva chiamare. Ci eravamo incontrati in una  di quelle situazioni estreme di gioco; isola di sabbia bianca, palme color verde smeraldo e un centinaio di ragazze in bikini a nostra completa disposizione.
- Questi fanno un mucchio di soldoni con gli innesti pubblicitari – dissi io, mentre afferravo per la vita un paio di bionde.
- Appena esco mi faccio un bel lavaggio. Se vuoi ti passo il programma?- offrì lui.
- Volentieri. Maledetti spot! Però adesso funziona tutto così. -
- Beh, non ci sono solo gli spot? -
- Che vorresti dire? -
- Ho un progetto in mente ma mi manca liquidità. Se vuoi te ne parlo, Fuori però… – Continua a leggere ‘Il Tempio – GM Willo’

Lo Scrittore e la Donna in Carriera

Una casa abbandonata dietro il declivio di un colle brunito dal vento. Finestre serrate, muri scrostati. Casa possente e antica. Dentro, solo macerie. Fino alla cantina, la stanza più bassa costruita dentro un buco nel ventre della terra che giace sotto la casa. Seppellita, dentro, una bambina. Ha gli occhi velati dal buio, disegna ogni tempo su pagine mute. Attende. Un richiamo flebile dalla sua bocca. Due personaggi la stanno cercando fra le macerie. Lui è Lo Scrittore. Lei, la Donna in Carriera. Cercano a fondo la bambina fra le macerie. Sentono le sue tracce, i suoi lamenti. Si muovono velocemente per riportarla alla luce. La bambina è cieca dal buio e si lascia prendere per mano. Lo Scrittore a sinistra, la Donna in Carriera a destra. La guidano attraverso i sentieri ciottolosi della campagna sconfinata.

In un indefinito tempo precedente.
Siamo in un luogo che assomiglia ad un palcoscenico, immerso nel nulla. La bambina ha chiamato a gran voce. Vediamo un uomo con un papillon disordinato, il monocolo, pantaloni, mantella e scarpe nere. Ha i capelli leggermente arruffati e si aggira per la stanza incerto e trasognato, il cilindro appoggiato sulla scrivania quadrata. Una donna, anch’essa nella stanza, ha un tailleur rosso fiammante molto aderente, degli occhiali da sole, i capelli pettinati, il rossetto rosso e una ventiquattrore nera. Vagano nella stanza osservando le pareti. Da un lato un piccolo attaccapanni a stelo.
DONNA IN CARRIERA: — Piacere, sono La Donna in Carriera. —
Tende, con un sorriso smagliante, la mano all’uomo che la guarda con fare circospetto e poi allunga la propria un poco indeciso.
LO SCRITTORE: — Piacere… —
Il suo tono è incerto. Guarda il soffitto, Si gratta la testa con la mano libera mentre la donna mantiene il sorriso stampato in faccia cominciando impercettibilmente ad aggrottate le sopracciglia.
Improvvisamente (sono passati almeno due tre minuti) l’uomo si illumina e le stringe la mano con vigore, sorridendo soddisfatto.
LO SCRITTORE: — Piacere Signora! — La donna ha un fremito di disappunto sentendosi chiamare così ma lascia correre — Il piacere è tutto mio. Mi perdoni la cafonaggine, mi presento: Sono Lo Scrittore. —
Entrambi si sciolgono la mano lasciandosi andare i un sospiro compiaciuto di due persone che hanno appena espletato dei convenevoli un poco difficoltosi. Passeggiano un po’nella stanza, guardando le pareti e annuendo ogni tanto fra se stessi, scambiandosi dei sorrisi cortesi.
Lo Scrittore, che si era di nuovo perso fra le nuvole, ad un tratto si riprende e si scuote tutto, spostando la sedia che ha di fronte con un gesto invitante.
LO SCRITTORE: — Oh, ma la prego Signora —  la Donna in Carriera ha ancora il fremito — si sieda, si sieda. Che cafone sono, mi deve perdonare se sono un po’ distratto oggi…sa, la primavera rende così ispirati noi artisti…. —
La Donna respira con calma, apre le spalle e sempre tenendo la 24 ore fra le mani si accomoda. L’uomo si siede davanti a lei, sulla sua poltroncina rossa un po’ sdrucita e polverosa e la guarda sorridendo. Lei si guarda ancora attorno e sospira un po’ imbarazzata, poi si rivolge a lui.
LA DONNA IN CARRIERA: — Bene, signor Lo Scrittore. E’ un piacere conoscerla. Non ce ne sono poi mica tanti come lei in giro. Almeno così mi hanno detto…—
LO SCRITTORE: —Eh eh…ha proprio ragione ma non mi faccia troppi complimenti. Mi fa arrossire… —
La donna sorride ancora, fa una pausa e guarda il soffitto, poi riprende.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi dica dunque….Che cosa scrive lei? —
LO SCRITTORE: — Niente! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Niente? E come fa allora ad essere Lo Scrittore? — Lo guarda adesso stupita, quasi indignata.
LO SCRITTORE: —Vede Signora —  lei freme di nuovo, mentre lui assume uno sguardo molto serio e confidenziale —  E’ tutto qui, nella mia testa! —
Lui si indica la tempia con una mano e poi sfodera un sorriso compiaciuto. La donna sembra contrariata.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi scusi ma…non la capisco. Come si fa a fare Lo Scrittore se non si scrive nulla? Potrebbe chiamarsi il Pensatore Solitario, allora! —
LO SCRITTORE: —Oh, quello lì l’ho conosciuto. Uno mica da nulla, si capisce. Ma con tutti quei pensieri non ci combinava un fico secco. Passava il tempo sotto un albero e la testa gli fumava da tanto pensare. Il problema è che non riuscì mai a trovare la fine ai propri pensieri! Morì così, fra mele marce e pensieri non conclusi. Io, invece, non penso. O meglio, concludo ciò che penso e lo trasformo in un libro pronto pronto per esser scritto. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si ma poi non lo scrive, e allora non vedo la differenza. —
Lui appare incerto.
LO SCRITTORE: —In effetti, ad una qualunque, ciò potrebbe risultare astruso…Mi ascolti Signora — Lei lo interrompe e si alza di scatto con una mano alzata:
LA DONNA IN CARRIERA: —La smetta! —
Lo Scrittore è molto sorpreso.
LA DONNA IN CARRIERA: —Le ho spiegato fin dall’inizio che sono la Donna in Carriera! Dunque non vedo perché lei mi chiami in un modo così….così….poco educato, ecco! —
LO SCRITTORE: —Come ha detto Signora? —
LA DONNA IN CARRIERA: —LA SMETTAAA DI CHIAAAMAAARMI SIGNOOORA! —
LO SCRITTORE: —Oh, scusi, mi scusi tanto…Doveva dirmelo subito….sa, noi artisti siamo così distratti. Poco legati alle cose materiali. —
Lei assentisce accettando le scuse e si risiede pronta a continuare la discussione.
LO SCRITTORE: —Stavamo dicendo? —
LA DONNA IN CARRIERA: — Mi spiegava la differenza fra Lo Scrittore e il Pensatore Solitario —
LO SCRITTORE: —Ecco si, dicevo che siamo proprio due cose diverse perché lui non concludeva i propri pensieri, mentre io si! — Si impettisce, gonfiandosi di orgoglio.
LA DONNA IN CARRIERA: —E perché poi non li scrive allora? —
Lo Scrittore assume un’aria molto malinconica, affranta. Scuote il capo e guarda a terra, tanto che la donna pensa di essere stata inopportuna.
LA DONNA IN CARRIERA: —Non faccia così, mi perdoni per la mia impertinenza. —
LO SCRITTORE: —No, no. Lei ha fatto bene a dire ciò che pensava. Ha colpito nel segno, direi. Questo chiodo non smette di torturarmi da quando sono in questa stanza. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ma se l’hanno chiamata ci sarà una ragione, suvvia, non si rattristi. E comunque la cosa migliore è sempre tirarli fuori, i problemi. Un sano sfogo fa bene a tutti, mi dia retta. —
LO SCRITTORE: —Conosce l’Analista Comprensivo per caso? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Vede che ci capiamo? Si, lo conosco bene,. Dopo una chiacchierata con lui ci si sente subito meglio! —
LO SCRITTORE: —Io lo conosco solo di vista… —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ecco perché! Adesso le spiego: la sua tecnica consiste nell’Ascoltare. —
LO SCRITTORE: —Ah si? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ascoltare con la A maiuscola. Lui Ascolta e basta. Tu lo guardi e improvvisamente tutto ti esce fuori in un flusso precipitoso di pensieri, grovigli, ricordi. Dopo, si sta subito meglio. E lui, sia ben chiaro, non apre la bocca neanche per salutarti, sorride, si alza stringendoti la mano, e se ne va —
LO SCRITTORE: —Oh… —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si si. —
Guarda in alto. Un’altra pausa.
LA DONNA IN CARRIERA: —Ma stavamo parlando di lei. Non stia lì a guardarmi come un cagnolino bastonato. Abbiamo tempo, a quanto pare. Mi dica tutto, forza. —
LO SCRITTORE: —E va bene. —
E’ molto sconsolato.
LO SCRITTORE: —E’ che…che…oh, nome lo faccia dire… —
Lei in silenzio lo guarda convincente.
LO SCRITTORE: —E va bene, è che tutto è già stato scritto, e dunque, che cosa resta per me? Ogni volta che finisco un libro, mi accorgo che esiste già!, che qualcuno ha già pensato gli stessi pensieri e poi, il furbastro, li ha scritti! —
E comincia a singhiozzare scotendo il capo.
LA DONNA IN CARRIERA: —Mi permetta. Ma come fa ad essere in questa situazione, di Lo Scrittore non ce n’è mica molti. —
LO SCRITTORE: —Qui la volevo! E’ che adesso tutti si sono messi a rubarmi il lavoro, lei non immagina quanti Giuristi Arrivisti, Viaggiatori Benestanti, Politici Agguerriti, Signorine Benmesse, Sportivi Imprenditori, Insegnanti Depressi, Giovani Astrofisici In-Erba si siano messi a scrivere libri. E per me, più nulla! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ah, lei intende quelli che sono già passati al piano di sopra. —
LO SCRITTORE: —Proprio così Signora! Ehm, mi scusi, Signora Donna in Carriera —
LA DONNA IN CARRIERA: —Allora la faccenda diventa complicata. —
LO SCRITTORE: —E per lei invece è tutto così facile? —
La donna sorride smagliante e mette la valigetta sul tavolo, lisciandola con entrambe le mani.
LA DONNA IN CARRIERA: —Non vorrei sembrarle presuntuosa. Ma adesso la Donna in Carriera è un ruolo ancora poco definito. Non che sia facile imporsi alla massa che avanza lassù —  Indica il soffitto – Ma per ora nessuna ha ancora pensato di rubarmi il mestiere. Ci vuole coraggio, sa? Diciamo che è una cosa in fase di sperimentazione, che dunque non molte accettano di interpretare. Quindi, più spazio, meno concorrenza, un po’ di effetto sorpresa e il gioco è fatto. —
LO SCRITTORE: —Che fortunata che è. E così decisa in quello che dice. — Sospira.
LA DONNA IN CARRIERA: —Eh eh, non a caso mi hanno creata per questo. Ma torniamo a lei. Dobbiamo fare qualcosa per lei prima che ci chiamino al piano di sopra. —
LO SCRITTORE: —E come? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Inventi una cosa ora, fresca fresca, e io la scriverò. Nessuno potrà precederla. Sarà in tempo reale. —
LO SCRITTORE: —Uhm… Non male come idea…ma ….come farà a scriverla? E sei poi sbaglio? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Lei non può sbagliare. Dalla sua testa escono idee irripetibili, la definizione di “creatività” nel dizionario di comunicazione Pinkerton (il migliore in circolazione) è “la capacità di creare nessi nuovi far cose note”. Lei può farlo, dunque, come tutti. Inoltre ho il mio portatile, tutto starà qui dentro. Sono specializzata anche in dattilografia, fra le altre cose. —
LO SCRITTORE: — Scusi l’indiscrezione…ma quante lauree ha dunque lei? —
LA DONNA IN CARRIERA: —Oh, lasciamo perdere, non è per vantarmi…”Economia politica e Aziendale”, “Giurisprudenza per tutte le evenienze socio—politiche”, “Informatica applicata a tutto”, Master in “Marketing e Gestione Risorse umane di ogni mondo e paese”, più la specializzazione in dattilografia, il corso suppletivo di antropologia…. —
LO SCRITTORE: —Basta, basta, ho capito! L’hanno fatta proprio forte eh! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Il ruolo non è così facile, anche se mi hanno equipaggiata a dovere. Mica per nulla ho accettato solo io. Ma veniamo a noi, non perdiamo tempo. Pensi che dobbiamo poi scegliere il titolo, la copertina (avevo dimenticato il corso di grafica e design), stamparlo con la mia portatile a infrarossi e rilegarlo prima di salire. —
LO SCRITTORE: —Ooh. Che donna! —
LA DONNA IN CARRIERA: —Forza, si dia da fare. —
LO SCRITTORE: —Vediamo…faremo un dialogo… Un dialogo che contenga pensieri, idee e spunti profondi, ma che sia convertibile anche in opera teatrale. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Lo vedo già! – Si alza in piedi e guarda in alto trasognata, con grandi gesti accompagna il discorso – Il grande “Lo Scrittore”, sui manifesti di tutte le città, naturalmente non senza un logo personalizzato fatto da una buona agenzia di design e una buon ufficio stampa che la protegga dai pettegolezzi. Poi ci dobbiamo mettere due previsioni di mercato, e studiare la concorrenza, non si può mica agire così dal nulla: e certo, il target di riferimento, non si vende un prodotto senza il target. I consumatori sono esigenti eh, stia in guardia, sennò le faranno causa, con tutte quelle associazioni benefiche. E, ovviamente, tutti i diritti riservati. —
Sorride soddisfatta. Lui inizialmente sorride con lei, poi mano a mano che lei prosegue con le previsioni si fa sempre più dubbioso, finché la guarda sconcertato risedersi.
LO SCRITTORE: —Magari…Beh, dicevo, con un dialogo possiamo trasmette un sacco di cose e tutti potrebbero leggerlo, appassionandovisi. Mica come quei saggi (tipici dei Matematici Repressi) che ti spiattellano la verità in un tomo di duemila pagine che nessuno, se non obbligato da un Professore Sadico, leggerebbe. —
LA DONNA IN CARRIERA : —Ah, ah è proprio simpatico lei, Lo Scrittore. —
E ride educatamente con una mano davanti alla bocca.
LA DONNA IN CARRIERA —Ma andiamo avanti, non abbiamo tanto tempo. —
LO SCRITTORE: —Eh eh, anche con me non hanno mica scherzato. – con orgoglio —Mi hanno spiegato tutto sul funzionamento del mondo lassù. E soprattutto degli uomini! —
Entrambi annuiscono.
LA DONNA IN CARRIERA —Lo sapevo che non era poi così distratto, signor Lo scrittore. Gli Artisti in Erba spesso ingannano, con tutti quei cavilli sul disordine che hanno a casa, quei vestiti straccioni, la vita per le strade…Dove andremo a finire fra tutti questi clichè? —
E sospira. Entrambi scuotono la testa.
LO SCRITTORE: —Bene, continuiamo con il dialogo. Lo vedo: siamo in una stanza. —
La donna prende il portatile e comincia a scrivere.
LO SCRITTORE: —Ci sono poche cose dentro. Una stanza tutta di finestre. Grandi, trasparenti. Il panorama è buio. Solo tanto buio. Ci sono piccoli punti luminosi, molto lontani. Nella stanza due poltrone, un tavolo, qualche strumento strano. Sul tavolo una specie di grande acquario. Sulla sedia accanto al tavolo un personaggio vecchio e possente. Ha la barba lunga fino a terra, occhi da animale. Delle antenne …mosce. —
La donna alza la testa stupita e ridacchia. Lui continua trasognato.
LO SCRITTORE: — Lui guarda con interesse l’acquario senza acqua dentro cui delle forme sferiche sono sospese. Le forme sferiche girano. Lui china il capo con loro. Poi entra un altro personaggio, si, la vedo! Assomiglia ad una donna, molto alta e possente, con le antenne mosce che penzolano aritmicamente quando si muove. Ha le mani congiunte e le spalle dritte. Guarda l’uomo con una punta di disapprovazione. —
A quel punto lo Scrittore si alza, cominciando a saltellare ululando frasi incomprensibili. La donna smette di scrivere e lo guarda divertita, poi comincia a tossicchiare per richiamarlo all’ordine.
LA DONNA IN CARRIERA : —Dovrebbero dire qualcosa i suoi personaggi. Le ricordo che abbiamo poco tempo. —
Lui non la sente nemmeno e in estasi continua a saltellare e ululare.
LO SCRITTORE: —Li vedo, si come li vedo! Eccoli, sono qui proprio qui, li vede anche lei? —
La donna si gira e in fondo alla stanza compare la scena descritta dallo Scrittore con i due personaggi immobili. La dona sorride e rimette le mani sulla tastiera. Lo scrittore si avvicina alla scena da lui creata e osserva i personaggi immobili.
LO SCRITTORE: —Ecco! Adesso la donna parla. Dice all’uomo: “Smettila di gingillarti con l’orologio, non puoi passare le tue giornate lì davanti.” —
Lo Scrittore si avvicina al donnone e le prende una mano.
(Rivolto a lei): —Forza, lo dica! — Il donnone comincia a muoversi e ripete la frase.
LO SCRITTORE: —Si, va bene, un po’ più convinta e autoritaria, ma ve bene. —
Lei rimane poi immobile con la mano a mezz’aria mentre lui si sposta vicino all’uomo seduto.
LO SCRITTORE: —E lei, risponda: “Cara, ma non vedi che bello il nostro orologio? E’ così ben congegnato” —
L’uomo prende vita e ripete la frase.
LO SCRITTORE: —Bene, bene così. Adesso lei, di nuovo risponda. Vediamo. “Caro, io non credo che ti faccia bene. Abbiamo altro a cui pensare, non lo sai?” — Il donnone ripete e poi lo scrittore si allontana piano piano lasciando i due discorrere da soli.
OMONE: —Va bene, è solo che mi piace osservare i pianeti che girano. Sono un buon modo di scandire il nostro tempo. —

DONNONE —Cosa ci sarà di tanto interessante in un orologio a sistema solare? L’ho scelto solo perché era più luminoso degli altri. —

OMONE: —E va bene, te lo dico. Promettimi che non ti arrabbi? Ho preso il tricotilloscopio interplanetario. —

DONNONE: —Cos’hai fatto? Quello non si può mica usare così. Serve agli scienziati per analizzare le bidullocellulatrine. Oh, caro ma che cosa ti salta in mente? —
OMONE: —Non ti arrabbiare cara, ascoltami e tutto ti sarà chiaro. Prende il tricotilloscopio e lo avvicina all’acquario. —Vieni qui. — Lei si avvicina scettica. — Guarda dentro, li vedi? —
DONNONE: —Che cosa….Oh! —Ride —Ma che cosa sono? Ci assomigliano! —
OMONE: —Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto, lo sapevo! — Si scuote tutto di felicità. —Ho scoperto che su questo pianeta ci sono dei piccoli ehm…cosini che si muovono, fanno un sacco di cose, è una roba da matti. Il problema è che non si fa in tempo ad appassionarsi ad una storia che è già finita e il cosino scompare, cioè perde conoscenza, e poi viene scavata una buca dove lo seppelliscono e via con un’altra storia… —
DONNONE: —Un peccato. Perché non ne preleviamo uno? Magari trasportato qui la smette di perdere conoscenza così in fretta e, senti qua. Lo mettiamo in una gabbietta con proiettore lasaroscopico ingrandente, e ce lo guardiamo mentre gioca! —
OMONE: —Non so se è il caso. Sembra che se non stanno tutti insieme perdano conoscenza molto prima o facciano strane cose. —
Nelle ultime battute i due personaggi sembrano distaccarsi da ciò che stanno dicendo, producono degli echi di battute senza convinzione, una scena in dissolvenza e le luci soffuse.

LA DONNA IN CARRIERA: —Basta! —
La scena si ferma e Lo Scrittore la guarda allibito: —Che c’è? Andavano così bene! —
LA DONNA IN CARRIERA: —No, nulla. E’ solo che se raccontassi una storia così lassù, nessuno se la filerebbe. Come farle capire. Se racconti agli uomini che in realtà il movimento della terra è così veloce da poter essere un orologio per una specie di figura superiore e che la sua vita è così breve e buffa da essere osservata con quel…come si chiama… —
LO SCRITTORE: —Tricotilloscopio —
LA DONNA IN CARRIERA: —Si, con quello. Ecco, nessuno lo vorrebbe sentir dire. E poi cosa credi che non ci siano già molti Filosofi Mancati che abbiano scritto la stessa roba? Magari in un’atra salsa, ma sempre della stessa roba si tratta. —
LO SCRITTORE: — La creatività non era “la capacità di creare nessi nuovi fra cose note”? E il senso della vita con la sua brevità non è una cosa nota? —
LA DONNA IN CARRIERA —Beh, si —
LO SCRITTORE: —E crede che ci abbiano pensato in tanti a quei due omoni con le antenne mosce immersi nel buio universale con il sistema solare al posto dell’orologio? — La sua voce si fa isterica.
LA DONNA IN CARRIERA: —Si, capisco cosa intende. Ma vede… se si sceglie un argomento che già di per sé è sfruttato ed anche depressivo, che nessuno se lo vorrebbe sentir dire. Ti fai la frittata da solo. — Lo scrittore appare di nuovo sconsolato.
LO SCRITTORE: —E se ci mettessimo anche noi due nella scena? Si, il personaggio dentro il personaggio e via dicendo. Magnifico! —
LA DONNA IN CARRIERA —Ma suvvia, niente di più sfruttato. Siamo tutti sullo stesso palcoscenico, e se ci fosse qualcuno che ci guarda dall’alto? Frasi fatte già millenni orsono. Mai sentito parlare di Matrix? — Lui fa una faccia sdegnata.
LO SCRITTORE: — Ecco lo vede? Lo sapevo….Non sono abbastanza bravo. —
LA DONNA IN CARRIERA: — Non è quello, la smetta. L’idea era buona, le manca solo un po’ di esperienza/lungimiranza. E una buona manager. — Lo Scrittore si illumina.
LA DONNA IN CARRIERA: —Sai cosa ci vorrebbe? Una di quelle cose divertenti e colorate, che hanno dentro un sacco di volgarità da spanciarsi dalle risate, quelle che non ti facciano pensare, che ti permettano di ammazzare il tempo (pur breve, s’intende) senza scervellarti troppo e ridurti in un batter d’occhio a un Conquantenne Stufo della vita. —
LO SCRITTORE: —Ha ragione, dovremmo pensarci. —Guarda in alto. —Vorrebbe essere lei la mia manager? — Lei sembra intimidirsi, guarda in basso, poi ammicca al pubblico.
LA DONNA IN CARRIERA: —Dipende dai guadagni. Ma prometto che ci penserò. —
Si accende una luce rossa intermittente. Lui si mette un cappotto nero dal bavero alto, un cilindro nero e appiccica un pappagallo finto sulla spalla, prende anche un bastone e un occhiello. Lei chiude la valigetta e si rassetta i capelli, poi si passa del rossetto rosso, indossa gli occhiali da sole e si alza.
LO SCRITTORE: —Andiamo —
LA DONNA IN CARRIERA: —Buona fortuna allora. —
LO SCRITTORE: —Anche a lei. —
LA DONNA IN CARRIERA: —E’ stato un piacere —
LO SCRITORE: —Spero che ci rincontreremo. —
LA DONNA IN CARRIERA: —Ne sono sicura. Ecco il mio biglietto da visita, contiene anche mail e cellulare. Mi contatti, quando si è sistemato. —

Una grossa sirena dalla cuffia azzurra

gabbiano_sul_mareNuoto. Beatamente sotto il sole. Sono salita sugli scogli facendo attenzione ai ricci. Al di là degli scogli guardo il mare aperto che ci si infrange contro. Mentre odoro il vento vedo una grossa signora sirena, le cui proporzioni sono almeno quattro volte le mie, arrampicarsi con la lentezza di un’era geologica sugli stessi scogli, passo dopo passo, a rallentatore. Caparbiamente procede, le sue cosce sono davvero enormi e penso, come farà a portarsi addosso tutto quel peso e a non affondare? Ha il costume azzurro, azzurre sono le pinne, il boccaglio e una cuffietta di plastica decorata. Azzurri come lapislazzulo, come cieli al mattino terso, azzurri sono i suoi occhi. “Che fatica” mi dice. “I bomboloni vaniglia e cacao sono una vera leccornia, da peccatori, ma una vera leccornia.” La osservo. “Da domani, smetto. E’ lunedì domani e si fa la dieta.” Annuisco. Mi guarda e sorride con gli occhi azzurri che guizzano su di me. “Sei magra tu.” Io? No, no signora sirena, oggi i canoni della magrezza sono ben lontani da me. Credo di collocarmi fra le formose. Ride e riprende a parlare rivolta a me. Forse non aveva calcolato la possibilità che la ascoltassi, ma avendole risposto…
La signora sirena si chiama Nadia. Io le dico il mio nome. “Storia. La sai la storia del tuo nome?” Alzo le spalle. Non sembra necessaria una vera risposta da parte mia. Mi accomodo sullo scoglio e guardo la grossa signora sistemarsi meglio. “Bene, adesso ti racconto.” La grossa sirena con la cuffia azzurra comincia a decantare un pezzo di un’opera in latino, e poi dopo avermela tradotta (parla di una donna bellissima e desiderata) si esibisce in un canto ammaliante con la voce da baritono. Una sirena che canta per me su uno scoglio. La guardo e ascolto. Dopo la cantata, passa a narrarmi di questa prima donna prima di Eva, che rappresenta il Caos primordiale, e poi in altre accezioni viene ricondotta a simbolo dell’armonia che concilia gli opposti e il caos. Annuisco. Passiamo da Dante alle opere di molti musicisti di cui smarrisco subito i nomi. La grossa sirena lavora al conservatorio e dipinge, io resto immersa nelle onde del mare e lascio la sua voce scorrere dentro di me. Cita Paolo di Tarso “sapere come gli uccelli sorvolare le cose” e intanto i miei occhi seguono le grandi ali dei gabbiani sopra di noi improvvisamente riuniti. “Leggi il vangelo, e spera che un giorno gli uomini tornino a interpretare la cultura umanistica come parte fondante del loro patrimonio personale e sociale. Siamo perduti, se non lo fanno.”
Guardo i gabbiani, la sirena, l’acqua. Penso al caos. E alle cose che accadono perché segui il bianconiglio. Alle cose che è bene tenere nel proprio taqquino.

La Poetica del Risveglio

“Signore, abbiamo avuto notizie dal mondo di là. Dicono che il Dolce Morbo si stia diffondendo a macchia d’olio. O di Leopardo. E’ ancora poco chiaro.” Un uomo ansimante, sudato, si inginocchia. Le punte dei capelli umidi sfiorano il terreno sassoso.
“Quali sono i sintomi del male?”
“Signore, le persone vengono colte da uno stato di insonnia non naturale. Sembrano vive e sveglie, ma in realtà dormono profondamente e fanno tutto il tempo sogni malsani. Pensano di essere soli e non riescono ad entrare in contatto con gli altri, afferrano il buio con le braccia smorte. Soffrono pene che non sanno nominare, perché hanno perso quel tipo di linguaggio. Si sentono circondati da nemici e agiscono con diffidenza nei confronti dei loro stessi affetti. Non hanno altro conforto che quelli che gli viene fornito dai messaggeri degli dei. Sentono di essere liberi, possono muoversi da un regno all’altro, ma non possono assaporare questa libertà perché il Dolce Morbo toglie la loro capacità di provare sensazioni quali gusto, tatto…”
Una nebbiolina fine si addensa ai piedi dei colli scuri, dove l’esercito dei Narratori Bianchi si sta compattando. Ci sono molti fuochi che brillano nel grigiore, adesso.
“Come viene diffuso il Dolce Morbo?”
“Non ne sappiamo esattamente l’origine. Di certo si sa che gli umani vengono fin dall’infanzia imbottiti di un mix di medicinali che hanno (a quanto viene dichiarato) lo scopo di proteggerli da malattie e disfunzioni dell’organismo e della mente. Le medicine vengono somministrate da abili Sorveglianti che le distribuiscono ai quattro angoli del mondo, i Sovrani dei Regni sono consenzienti e hanno interesse che le loro popolazioni siano in questo stato di salute. Si sospetta che le stesse medicine che assumono i popoli fin da bambini siano alla radice del male che li affligge.”
L’uomo con le bende bianche fa un gesto e si lascia cadere di nuovo sul giaciglio dal quale si era alzato. Una donna gli si avvicina e gli cinge le spalle. Dà una mano al messaggero e lo invita a ristorarsi di fronte alle fiamme.
“Nessuno ne è immune?” Chiede la donna, gli occhi nel fuoco.
“Ci sono alcuni, mia Signora, che sembrano avere una reazione strana a questi medicinali. Non parlo dei dissidenti dichiarati, loro sono l’altra faccia del Dolce Morbo. Parlo di alcuni che si sentono dispersi e cominciano a guardare meglio intorno: tutto dà ragione di credere che si accorgano che qualcosa li ghermisce sottilmente e una bugia è stata raccontata. Seppure non abbiano parole per spiegarlo e non possono verificarlo. Così non ne fanno parola se non raramente. Alcuni, pare, abbiano trovato il modo di non prendere le medicine con regolarità, il che li rende più sensibili.”
L’uomo sul giaciglio respira cautamente.
“Abbiamo un cammino aspro di fronte a noi. Questi uomini, non possiamo lasciarli addormentati nel Dolce Morbo. Non tutti loro forse vorrebbero essere guariti, ma dobbiamo offrire la nostra mano a chi lo desidera. Val la pena di combattere per chi ne apprezzerà gli sforzi e per chi li osteggerà. Dobbiamo sradicare le origini del Dolce Morbo.”
“Ricordo un’antica poesia, narrava di mari e distese calme.” La donna prende la parola con una dolcezza infinita. “Una poesia composta con un linguaggio antico e dimenticato. Aveva un potere…. Narrava di montagne avvolte nel fuoco e di ghiacci insondabili. Di creature che si stendevano nel vento e soffrivano, benedicendo il cielo per le loro lacrime, solo perché erano lacrime vere. Ogni notte si addormentavano, ogni giorno si svegliavano senza sapere nulla di cosa fossero state il giorno prima, eppure, qualcosa le portava ad avanzare. Non smettevano mai di avanzare. Alcune cadevano, altre le rialzavano, altre si inchinavano alla potenza dei mari e dei cieli… E ogni nuovo giorno una passava ad un’altra la mano per avanzare assieme. Piangevano forte. Ed erano così vive.” La donna ha gli occhi lucidi e si passa le bende su di essi.
“La Poetica del Risveglio, vuoi dire?” Le chiede l’uomo. “E’ una composizione antica e dal potere immenso. Nessuno l’ha più saputa decifrare.”
Lei annuisce silenziosa. Intorno, i fuochi brillano e l’esercito si compatta, silenzioso.
“Messaggero. Torna indietro e vai ad indagare ancora. Abbiamo bisogno di più informazioni. Vai a cercare la cellula degli infiltrati. Loro sapranno darci maggiori indicazioni.”
Il messaggero si alza, si inchina e scompare nella nebbia fitta.

Alessandra Daniele, su Carmilla, ne sta narrando proprio oggi. Rifondazione e Terra. E’ una catastrofe culturale, prima ancora che politica.
Quindi agire sulla realtà non basta, se non si agisce anche sulla
percezione della realtà.
Ciò che rende le destre oggi così apparentemente invincibili, quello che fa sembrare patetici i tentativi di sfidarle frontalmente a volte persino a chi li compie, è ciò che Gramsci chiamava
Egemonia Culturale, e che Morpheus chiama Matrix. Sì, per quanto sia difficile immaginarsi Gramsci in latex nero e mirrorshades, il concetto di base è lo stesso: il potere di controllare la percezione della realtà.
E chi controlla la percezione della realtà, di fatto controlla la realtà.

Non siamo soli, siamo visibilmente in una gran bella compagnia. Segreta, ma visibile.” L’uomo chiude gli occhi.

Luoghi comuni – antichi mondi paralleli

howls moving castleSiamo al raduno dei colli scuri, in attesa che i Narratori Bianchi sopraggiungano da ogni parte del mondo e da ogni epoca. Ognuno ha diritto a partecipare, purché il suo cuore sia puro e così sia quello di coloro che si portano appresso, chiusi nelle loro sacche cariche di storie e di energie antiche. Ci mettiamo attorno al fuoco, il vento del crepuscolo sfiora gli animi, in silenzio. Uno dalla corporatura possente e le braccia forti incrociate sulle ginocchia, le bende bianche che si muovono dolcemente con il vento, prende a raccontare.
“C’era una volta un mondo in cui tutto avveniva per semplificazioni. Le semplificazioni erano utili a rendere accessibili i significati, per tutti. Soprattutto servivano a dar forza e motivazioni di vita a chi aveva bisogno di cibo mentale già masticato. Furono convocati i più illustri e saggi del mondo, con il voto di non abbandonare l’impresa fino che fosse conclusa. Ci si misero di impegno, lessero volumi delle mille biblioteche del mondo, spremettero meningi a tutte le persone che incontravano per strada, chiesero i consulti dei più grandi statisti e delle donne più vecchie. Dopo lunghi anni di fatiche, fu forgiato un grande libro, un libro magico perché non conteneva parole, ma solo una serie di codici combinabili che potevano essere diversi per ogni epoca che l’apriva. I codici si nutrivano e si ricombinavano grazie a dei diligenti sorveglianti, che ad ogni ciclo storico erano incaricati di aggiornare il libro, immergendolo nel mondo in cui vivevano fino a completo assorbimento. Il libro serviva a dispensare consigli e certezze, era il libro delle risposte sicure, quello delle verità granitiche che nessun “normale” osava contraddire. Gli uomini potevano dunque aprire il libro e assumere come propri questi codici che si trasformavano in convinzioni sociali da cui non era necessario scappare. Si poteva però, a seconda del grado di volontà individuale, andar a cercare dietro quelle convinzioni e scoprire un mondo parallelo, formazioni di lunghe serie di significati, quelli che i saggi vi avevano riposto segretamente sudando anni di duro lavoro. Solo pochi riuscivano a percorrere questi mondi paralleli, ma la soddisfazione era grande e costoro si riconoscevano dal sorriso trasognato che li caratterizzava. Un bel giorno la procedura si assestò a tal punto – e la paura dettata da un falso ed esagerato senso di onnipotenza pervase a tal punto gli uomini – che il libro venne dimenticato e le convinzioni presero a crescere indipendentemente dal meccanismo inventato dai saggi. Queste convinzioni si trasformarono sempre più in Luoghi Comuni, dove le persone potevano andare a rifugiarsi ad ogni sconfitta, ad ogni dubbio, ad ogni cedimento dell’animo. Le persone cominciarono a rifugiarcisi sempre più spesso, a inventarne sempre di nuovi fino a coprirsene completamente. L’unica libertà dei singoli stava nell’infarcire di originalità quelle convinzioni, rendendole ogni volta più grottesche o forzandole. Il libro dei saggi era stato disperso, i sorveglianti non avevano tramandato l’arte nel tempo, e gli uomini si erano inceppati, appesantiti da luoghi comuni troppoun_mondo_a_parte chiusi e vincolanti, ingigantiti dalle loro stesse paure.”
“Fa parte, anche questo, della nostra missione? Trovare i mondi dispersi dietro ai luoghi comuni, depurandoli? Cercare i significati sociali che essi avevano all’epoca dei Saggi?” Domanda una donna, le braccia bendate, lo sguardo profondo immerso nel profilo delle colline.

In proposito dei luoghi comuni esiste un poetico e commovente, a tratti divertente elenco di luoghi comuni occidentali redatto da Paulo Cohelo, di cui il più bello è il numero 18: “Mantenere il sorriso sulla faccia quando vorresti veramente piangere. E dispiacerti per coloro che mostrano i loro veri sentimenti”.

Narratori bianchi al servizio della patria

Si sta formando un esercito. Alle pendici dei colli scuri si radunano uomini valorosi, donne coraggiose con gli avambracci bendati di bianco, si siedono mano a mano all’ombra di tende erette da poco, accendono fuochi, si dissetano prima della grande avventura. Hanno una missione grave da compiere, nell’eterna lotta fra il bene e il male. Non hanno armi, hanno nelle sacche dei volumi di ogni genere, e ognuno di loro possiede una penna, con una forgia diversa.

Che cosa può significare scrivere? Per quale motivo una persona dice “voglio scrivere, mi piace scrivere?” Quale connessione può trovarsi fra “il libro” e “lo scrivere?”

Borges ci racconta in Oral che il libro ha acquisito nei secoli uno status sempre più importante. Forse all’epoca della biblioteca alessandrina il libro non era considerato in quanto tale uno strumento autorevole e fondamentale per la cultura. Sappiamo che molto dei maestri dell’antica Grecia diffondevano le loro lezioni oralmente. Eppure, nel tempo, passando per i libri sacri contenenti “la parola” siamo arrivati agli ultimi secoli, in cui sempre di più si è sentita la necessità di usare il libro come strumento culturale di trasferimento. Un libro può dirsi per Borges un prolungamento e un’espansione della mente  di un individuo. Un libro è forse un mondo stesso, una creazione del “dio” che scrivendo dà vita a qualcosa che poi può tramandare. Leggendo, si può entrare nella mente dello scrittore. Naturalmente non è la scrittura fine a se stessa, lo stile che contano. “Voglio scrivere” non può e non deve mai essere un atto egoistico per un proprio tornaconto. L’esercito che si sta radunando ai piedi dei colli scuri, con in mano penne e libri è un esercito di persone che fa della ricerca il proprio motto, persone che sanno cercare dentro e fuori dei propri confini umani, che hanno il dono di navigare nei tempi e negli spazi per poi rielaborare, esprimere alle persone del proprio tempo e a quelle che verranno un nuovo modo di vedere, di affrontare, di immaginare. Pierre Assouline (critico letterario francese) considera la letteratura indispensabile fonte di valore sociale e politico, criticando il sempre minore peso che le viene dato nelle scuole. Se gli studenti – cioè coloro che hanno in mano il domani – vengono giudicati solo sui dati immagazzinati con precisione, infarciti di tecnicismi, lodati quando sono senza emozioni, e viene loro richiesto principalmente di sapere a memoria, calcolare, ripetere…e non di immaginare, vedere con occhi diversi, non di creare… Come potremo andare avanti?

E’ necessario oggi che l’esercito dei narratori bianchi si formi e prosegua un fine comune, nell’eterna lotta fra il bene e il male.

Perché bianchi? L’energia creativa, si sa, può anche essere usata con fini maligni. e noi abbiamo bisogno dei coraggiosi fra i più coraggiosi, che sapranno creare per il bene – cosa nettamente più ardua che farlo per il male.

Specchi delle nostre brame

queenmirror“Siamo davvero sicuri che un reportage, un racconto diretto dei fatti, ci dica di più sulla realtà di quanto possa fare un romanzo?”

Soprattutto: perché oggi – nel mondo del predominio della Tecnica in cui le cose (dagli oggetti ai pensieri alle performance umane ed emotive) hanno come unico obiettivo quello di funzionare e protendersi verso una crescita, un avanzamento di caratteristiche accresciute – riteniamo “reale” ciò che è noioso, didascalico, preciso, didattico, pedante, riferito, non fantasioso? Ogni epoca ha la propria visione della realtà e il proprio modo predominante per rappresentarla. Nei passaggi epocali si sono sostituiti codici per rappresentare la realtà. Nel secoli, per esempio, siamo passati dall’immagine (preistorica e medievale) – rappresentazione della realtà concentrica e irradiante, di momenti, di impressioni, di emozioni senza tempo – alla parola scritta – rappresentazione del tempo e della realtà in una logica lineare, ascendente, progressiva – ad una rappresentazione attraverso codici e simboli – una concezione tecnica, scissa. Simili cambiamenti ci sono anche nelle epoche artistiche, per esempio, il cubismo, l’impressionismo. Il realismo è un tema assai dibattuto e ogni ciclo ha il proprio punto di vista.

Ma la realtà, cos’è?

Perché oggi, nella società del divertimento e dell’infotainment riteniamo che sia il noioso e il barboso ad essere più realistico?

Perché il romanzo è stato screditato ed escluso dalla realtà e considerato puro svago fantastico?

Non sono invece i reporter ad essere imitatori degli scrittori, con meno inventiva?

Che ruolo ha un messaggero, un informatore, un documentatore della realtà?

Che ruolo ha un narratore?

kermesse letteraria

gorillaAttenti. La soporifera paccottiglia ci sta sommergendo. Orde di parole di terza categoria inondano le strade e salgono su nelle nostre case, ci aggrediscono nella notte ….così la mattina ci alziamo andiamo in libreria ed effettuiamo alcuni acquisti che rendono svilente la nostra esistenza. A meno che non li compriamo come sostegno alla gamba del tavolo che barcolla, come ammazza-mosche, come una nuova forma di soprammobili. Perché si, c’è da dirlo, hanno tutti delle copertine così carine. Li collezioneremmo solo per quelle.
Praticando il risveglio, chiediamoci assieme: che cosa sono i libri oggi? Chi, oggi, legge i libri? E chi dice continuamente che i libri scompariranno? Gli amanuensi cosa hanno fatto dopo l’avvento della stampa? Ma soprattutto, perché oggi tutti scrivono libri se c’è la crisi del libro e della lettura?
Partecipiamo ad un evento sensazionale.
ALICE: “Wow. E di che si tratta?”
Continua a leggere ‘kermesse letteraria’

Pagina Successiva »


Entrare in Brandland

Scrivete, la materia siete voi. E se volete scrivere, scrivete qui... aliceinbrandland@gmail.com

RSS Il corpo delle donne

RSS Luca De Biase

  • Larga banda e stretto di Messina
    erto che è strano. Non più tardi di un paio di settimane fa due membri drl governo avevano detto che non mancava molto al lancio del progetto di riqualificazione della banda larga in Italia. Eravamo all'indomani della notizia secondo la quale 1 mega di banda era un diritto di tutti i cittadini finlandesi. Ed era venuto fuori che il piano "Romani […]
  • Appunti sul "futuro"

RSS Feed sconosciuto

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Rebecca Walker Blog

  • Madame Chiang Kai Shek and Eleanor Roosevelt
    The Times says the book is awful, but isn't the photo sublime. The turn of the ankle, the rich blue velvet and inscrutable face. The way the eye is drawn to Madame Chiang Kai, how she gives nothing but takes everything. Then Eleanor's distinct blend of American naivete, grit, and optimism. Indomitable squared. LOVE IT.
    Rebecca
  • Design, design, designers
    Nice work from young designer Steph Walker.
    Rebecca

RSS Macchianera

  • TheClassifica 89 – I diari di Nathan Adler
    (di Paolo Madeddu)Lunedì 2 novembre 2009. 12.30. La FIMI-Nielsen comunica che il disco più venduto d’Italia è Crazy love di Michael Bublè. Madeddu non commenta. Atteggiamento comprensibile, a quell’ora non è completamente sveglio. Non che lo sia mai. Martedì 3 novembre. 20.55. Dall’alto di un ponte, 4 ragazzi apparentemente tra i 16 e i 20 anni cercano di [. […]
    Paolo Madeddu
  • Della foto del Capo dello Stato, chissenefrega
    (di Filippo Facci) Anche la foto del Capo dello Stato dovrebbe troneggiare obbligatoriamente sui muri delle scuole, pure quella è prevista dai regi decreti del 1924 che regolamentano ancor oggi l’uso del crocifisso e che sono stati ripresi da varie disposizioni amministrative: ma il progressivo disuso dell’icona presidenziale – spesso maltr […]
    Filippo Facci

RSS Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni

  • L’infanzia delle cose di Alessio Arena
    L’infanzia delle cose di Alessio Arena ( Manni, 2009) è un romanzo di stupori. E’ una storia vagabonda, anarchica, smembrata, pornografica, impazzita, politica e favolistica, folle e slabbrata, adatta a chi sa mettersi a sentire il brusio delle cose, la…
    Francesca Mazzucato
  • AL VOTO!
    Edo Grandinetti
  • Saper perdere tempo: “Saper perdere” di David Trueba
    La narrativa è un tapis roulant. Per Trueba s’intende. E’ incredibile quanto riesca a scrivere l’autore rimanendo pressoché fermo nel medesimo punto. In un Universo in continuo mutamento, David Trueba costruisce una storia che si fa leggere, soprattutto nelle prime…
    Enzo Baranelli

RSS Fondo Magazine

  • Femminismo. Viva Regina Terruzzi, abbasso Angela Azzaro…
    Luca Leonello Rimbotti Quello che segue è la replica di Luca Leonello Rimbotti all’articolo di Angela Azzaro “Regina Terruzzi. Viva il femminismo, abbasso Rimbotti“, postato su Il Fondo di ieri. La redazione Cara Angela Azzaro, sono contento di rilevare che nella nostra società, così povera di entusiasmi e di idee ferme, si trovi ancora una […]
    miro
  • Viva il femminismo, abbasso Rimbotti
    Angela Azzaro L’articolo che segue sono le considerazioni dell’autrice sull’articolo di Luca Leonello Rimbotti “Regina Terruzzi. Fasciofemminista“, postato sull’edizione di questa settimana de Il Fondo. La redazione Caro Luca, ho letto con molto interesse il suo articolo,  ma devo essere sincera: mi ha fatto letteralmente […]
    miro
Bookmark and Share
Watch videos at Vodpod and other videos from this collection.

tweet tweet

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
segnala il tuo blog su blogmap.it

 

Novembre: 2009
L M M G V S D
« Ott    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30