Archivio per la categoria 'Domande'

la lunga storia delle bottiglie

Musica. Fianchi che si muovono a rallentatore. Gambe. Pezzi di braccia che si agitano nell’aria. Luce tagliata. Divani di pelle bianca, bicchieri. Una massa di persone, mare di notte, uno yacht, scarpe lucide. La pancia bagnata di una donna di sbieco. Il barman che sta preparando dei cocktail, e sorride. La gente, sembra felice. Più che felice, è seducente. “Ci stai?”. Spengo la TV. Da qualche parte nel mondo ora un signore ne sta chiamando un altro, per chiedergli di farsi venire un’idea, idea che deve avere il potere di far salire le vendite di una sua certa produzione. Su cosa deve fare leva? Sul desiderio delle persone di essere belle, invincibili, il potere divertirsi e poterlo fare con gli altri. Giocare su una serie di valori latenti dentro le persone. Da un’altra parte un uomo dalla pelle grinzosa si sta alzando, chiude la porta della baracca e va ad azionare i macchinari dentro un enorme capannone, dove un potente impianto meccanizzato sta imbottigliando milioni di bottiglie. Da un’altra parte ancora, una donna sta disegnando al computer un’etichetta, che deve essere accattivante e pulita, rispettando i valori della marca di cui si fa messaggera. Una volta stampate, le etichette vengono poi portate nello stabilimento dove un macchinario le applica sulle bottiglie del capannone precedente. Un uomo si alza, e prende le chiavi del camion. Al supermercato, di notte, scarica casse di bottiglie che vengono messe sugli scaffali. Entro al supermercato, verso sera e quando arrivo allo scompartimento delle bottiglie, mi viene in mente la donna con la pancia bagnata che muove i fianchi, gli yacht le luci e la gente felice. Sorrido anch’io.

c’è da dire un’altra cosa. Il signore che fa le bottiglie, mette anche in giro dei video, che dicono che non è bene comprare le bottiglie se si ha una macchina. ma se uno abita lontano come fa ad andare al supermercato?

 

elixir di eterna giovinezza

lady_of_elixir_2Via le rughe, e il tuo sorriso splenderà in eterno. Demi Moore non ha più un’età, mentre Sharon Stone- 50enne – è mezza nuda (tetta fuori e guepière sadomaso) con un fisico da ventenne sulle copertine di Vanity Fair. Monica Bellucci, poi, non ha una ruga nul contorno occhi, ma un incarnato di pesca. Vanno molto le cinquantenni ringiovanite, ultimamente. Si sa, oggi le persone, non devono invecchiare più. E’ una cosa completamente out. Una volta esistevano gli “elixir” miracolosi, sicuramente anche quello dell’eterna giovinezza. E oggi non è poi cambiato così tanto, se non nella quantità di produzione in circolazione di prodotti miracolosi e miracoli incarnati. E’, questa, l’era del corpo?
“Sembra che la ricerca del maggior numero possibile di piaceri sia la cosa più logica di questo mondo e che il dolore fisico debba essere evitato ad ogni costo. Ma si tratta davvero di valorizzazione? E’ davvero il corpo reale quello che viene esaltato in questo modo? O non è piuttosto un corpo ideale, immaginario, sottomesso a norme determinate quali la giovinezza, lo charme, l’abbronzatura perenne, l’aspetto sportivo? Un corpo estraneo al tempo, all’invecchiamento, alla fatica, alla sofferenza. Un corpo-macchina per il lavoro o per il godimento?”* E poi noi, godiamo davvero? (del nostro corpo)

*xavier lacroix “il corpo e lo spirito” ed. qiqajon

questa strada non è una pista di velocità

piccola segnalazione stradale. leggere questo segnale all’uscita dell’autostrada. e pensare. che “questa strada non è una pista di velocità”. su un cartello luminoso. ora, leggerlo qui su un blog, non sa di niente ve ne renderete conto. ma leggerlo all’uscita dell’autostrada del sole (quella che va da napoli-milano), non so, fa un certo effetto straniante. immaginate un automobilista livornese, se gli potesse rispondere al cartello luminoso: “ma che sei, cretino te?” e il cartello: “chi io?” “si, te, proprio te. sto andando a duecento all’ora da du’ ore, e proprio adesso che entro in città mi vieni a racconta’ che la strada non è una pista di velocità? e che è sennò? c’ho la macchina che fa i du’cento all’ora di base, e la provo solo a casa davanti al garage secondo te? bella faccia tosta per un cartello deh”.
“ehi, scusa sai, ma mi scrivono così dall’alto, quelli che pensano alla mobilità stradale sai! non lo so se si parlano con quelli che fanno le macchine, io. io ci metto solo la luce per illuminare le scritte, allora che vuoi da me?” “vabbè dai. per questa volta passi che c’ho fretta.”

Saviano-non-stop a Milano tutto esaurito: chi c’è dietro alla vendita dei biglietti?

Anche volendo trovarne uno singolo, infondo alla fila, in piedi, per terra, appeso a un palo, i biglietti sono tutti esauriti per le tre serate che Saviano concede alla città di Milano con il suo spettacolo “La bellezza e l’inferno” che si è tenuto al Teatro Piccolo Studio dal 6 all’8 ottobre. I biglietti, spiegano le hostess, sono da tempo finiti: provare a venire prima dello spettacolo e mettersi in lista d’attesa, unica via da tentare sperando che qualcuno si sia ammalato all’ultimo (oppure una ex fidanzata che non sentiva da dieci anni si sia fatta viva proprio quella sera, oppure un poliziotto lo abbia fermato per un’infrazione e lo abbia portato in galera in stato di shock…) e così abbia rinunciato all’ambita poltrona. Ma c’è una replica a Febbraio, spiegano le hostes, candide. Ah, allora posso comperare un biglietto per Febbraio! No, no, non si faccia strane idee: anche Febbraio è già tutto esaurito. Cosa? Ci prendono in giro?
Le domande spontanee sono due: o c’è una mafia dietro agli spettacoli di Savinao (suona sinistro in questo caso l’uso di tale parola) e tutti i biglietti se li sono già spartiti i ricchi e gli abbonati, gli amici e i giornalisti, oppure è diventato un divo così divo che fa sold out ogni volta che esce di caserma. Specifichiamo che lo spettacolo è stato pubblicizzato con due uscite su Repubblica la settimana prima, ma per il resto un normale abitante di Milano non ne ha visto alcuna locandina (se c’era ditemi quante e dove). Da dove sono venute tutte queste persone? Chi erano esattamente? Alice è andata a vedere.

La strada è piena di gente, fumo che sale nell’aria, prime luci della sera. Nell’atrio gran confusione. Una signora con un vestito blu e due grandi fiocchi di raso bianco applicati sulle spalle, le scarpine verde acido conversa amabilmente con alcune carampane a cui presenta il figlio (o il nipote?), accanto a lei, magro e delicato, con la giacca del nonno. Almeno, è quello che stava dicendo. Una donna capelli grigi e rughe intelaiate elengantemente fra sbluffi di phard e rossetto fa cenni di modestia nell’aria, avvolta nella sua giacca di shantung a losanghe arancio e crema: “Non vorrei certo lodare il mio libro, figuriamoci”, dice. Ci sono altre donne, i capelli in posa vaporosi e alti, che aspettano composte in fila chiacchierando sommessamente con la mano sulla bocca. Un gruppo di studenti ben vestiti dall’accento milanese stringono biglietti stropicciati in mano. Il fumo di sigaretta sale in nuvole tonde dalla mano inanellata, le unghie lunghe e smaltate, di una signora con i capelli biondo platino, il rossetto rosso forte, la camminata trascinata, avanti e indietro sul marciapiede di fronte all’entrata. Un monaco tibetano, in rosso arancio che si fa avanti e un giovane sudamricano che gli porge una copia del giornale contro il razzismo, che sta diffondendo a 1 euro in occasione della manifestazione contro il razzismo che stanno organizzando a Roma. Diversi uomini in giacca e cravatta, la barba grigia, sbuffi di capelli sparsi sul capo e gli occhi cisposi. Luce forte di una telecamera, un uomo la impugna e resta fermo davanti all’entrata per diversi minuti, la luce puntata negli occhi dei malcapitati davanti. Il cameramen si sposta dentro a riprendere il banchetto dei libri di Saviano che vengono venduti vicino alla biglietteria. Tacchi alti e spessi con plateau, una giovane dai jeans stretti stretti e sorriso largo,  chioma bionda lisciata fino a metà schiena, accompagnata da un ragazzo più alto, senza volto. Antonio Scurati si mette dall’altra parte del marciapiede, guardando, apre e chiude gli occhi, vestito di nero, trae il cellulare e poi lo rimette in tasca. Una donna gli si avvicina e si dirigono all’entrata, un gruppo di amici ad attenderli. Un ragazzo sta fermo all’entrata in completo blu, le mani dietro la schiena, il cartellino del Piccolo appeso al taschino e la testa biondo chiaro finché non sono tutti entrati. Chi erano poi quelle persone tanto fortunate da essersi accaparrate il biglietto? E soprattutto, perché andavano a vedere Saviano? Misteri. Fortunate le maschere, che possono guardarsi lo spettacolo fra una pausa e l’altra: la loro pausa, è il corpo dello spettacolo.

MILANO, 6 ottobre 2009, Piccolo teatro Studio prima serata de “la bellezza e l’inferno” Roberto Saviano

Volendo riempire la luna

piattaforma della crescita infinitaEcco qui una favoletta ambientata nel 1700, verso la fine.
Un gruppo di uomini alti e grossi, con occhiali e strumenti scientifici, sacche di denaro, scartoffie piene di numeri, stanno confabulando animatamente. Si danno pacche sulle spalle, pugni sul bancone del bar. Credono di essere giunti all’EUREKA. Si sono inventati una linea ascendente. Più che una linea, una pedana. L’hanno tirata su, questa pedana, in modo che mirasse diritta fino al sole. Poi, tutti contenti, stavano per salire. Al momento clou, un gruppetto di ombre (che, nel frattempo, si erano sollevate da terra di soppiatto) hanno picchiettato alla loro spalla insistentemente e si sono fatte sentire.
OMBRE: “Scusate, signori, che state facendo?”
PIONIERI DEL PROGRESSO: “Stiamo costruendo la linea del progresso infinito, questo è ovvio.”
OMBRE: “Singori, ma come potete fare questo? Avete voi delle ombre, che state lasciando indietro, e non potete farlo! Se vi avvicinerete al sole noi ci scioglieremmo, e voi non potete vivere senza ombre, senza le vostre care ombre.”
PIONIERI DEL PROGRESSO:”Oh, si che possiamo, e adesso ce ne andiamo, su, con tutta l’umanità al seguito. Su, fino al sole senza pause.”
OMBRE: “Attenti, attenti, vi farete male lassù! Come potete pensare di crescere infinitamente, se questa crescita comporta che cresciate anche in numero e quantità, in grasso e pretese, dove metterete tutto?”
PIONIERI DEL PROGRESSO: “In che senso?”
OMBRE: “Se ora credete di poter crescere infinitamente e quindi arrivare al sole senza pause, immaginerete che alla sfretnata crescita corrisponda uno sfrenato accumulo di cose, persone, rifiuti.”
PIONIERI DEL PROGRESSO: “Beh, oh, beh..”
OMBRE: “Non ci avevate pensato. Allora immaginate che questo accumulare, prima o poi, dovrà trovare un luogo dove essere contenuto. Immaginate che non ci siano scherzi e che la crescita prosegua. Un giorno avrete riempito tutto il pianeta con le vostre cose del progresso: pieni i mari, pieni i fiumi, stracolme le montagne, strabordanti le cavità della terra! E poi? Dove andrete a sconfinare? Anche pensando che il vostro sogno possa avverarsi, forse dovreste già pensare a una strategia di riserva per questa faccenda della crescita infinita.”
PIONIERI DEL PROGRESSO:”Oh, no, brutte, brutte e cattive ombre, perché ci dite queste brutte cose pessimiste?”
OMBRE: “Se anche voleste crescere all’infinito dovrete sempre tenere di conto che la terra è finita. Ha, cioè, dei confini ben visibili. E come strategia di riparo estremo, dovreste cominciare ad accumulare roba sulla luna, tanto per dirne una. Riempireste anche quella, e poi dovreste trovare altri posti. E trovare anche i mezzi per viverci, lassù senza ossigeno. Suvvia, è un gran pasticcio. Fermatevi prima che sia tardi, e riflettete meglio!”
Silenzio. Un uomo dà una gomitata ad un altro, si scambiano un occhiata di intesa. Piano piano, fischiettando, circondano le ombre. Le infilano in dei sacchi neri, e una volta chiusi bene, le stipano in un container per ombre ribelli. E cominciano a salire sulla pedana della crescita infinita, tirandosi dietro tutta l’umanità.

Tratto da: Le favole di “E dopo?”

dopo la sbornia della Grande Promessa

da_vedere_i_love_radio_rock_smemo_news_lifestyle_fullNel mezzo del secolo dell’ateismo e della negazione del futuro, dei superuomini e della depressione ansiogena, saliamo alle stelle del progresso, precipitiamo sulle stalle dell’incertezza: tutto questo in meno di 50 anni. Figli di genitori che hanno vissuto a fondo, cantato a squarciagola, festeggiato, amato ed ecceduto nella vita. Siamo fermi di fronte ad un passaggio a livello che si è chiuso. Di là, buio.

Gloria agli anni ‘50, agli anni ‘60, gli anni ‘70 e ‘80: icone del nostro tempo, il tempo senza faccia. Grandi fari rivolti all’indietro, per illuminare, ingigantire quei momenti senza pensieri, vissuti sorridendo e magari sbeffeggiandosi del domani: perché eravamo forti, eravamo sicuri, eravamo pieni di noi e delle nostre aspettative di progresso infinito. Ci era stata fatta una promessa, un giorno ormai lontano. E quella promessa era grande. Così grande che ne abbiamo fatto una religione. Con tanto di Dio uno e trino (il progresso, la tecnica, la scienza), di una Chiesa (le multinazionali, la finanza) e di rappresentanti di essa (i megamanager e i megaproprietari di enormi agglomerati finanziari transnazionali di cui solo loro capiscono come chi e cosa). Qualcuno ci aveva pensato? Si. Eric Fromm, 1976. Forse, però, in quel momento di grandi luci, stelle filanti, fuochi artificiali e facce di gomma, la discreta critica di Fromm è passata inosservata (?). Chi voleva sentirsi redarguire proprio al culmine del godimento? Uccellaccio del malaugurio!, gli avranno detto i suoi contamporanei.

Ora noi ci mettiamo a raccogliere la cenere della festa e come dei ragazzi dopo la sbornia, con tanto di hang over, vaghiamo sbandando senza meta, con in mano un mozzicone di sigaretta. Vediamo buio, e vogliamo colorare di nuovo il presente, ma non sapendo usare altri colori che quelli della festa, abbiamo cominciato a glorificare questi tempi d’oro, queste icone del passato in technicolor,k siamo diventati patiti del revival. Oggi niente è pi di moda del revival. Niente più trendy di “una volta era così…!” “a quei tempi veramente uno sballo” “certo che in passato si poteva…”
Eppure ci si potrebbe inventare qualcosa di nuovo. Far qualche passo avanti per non restare appiccicati allo scoglio come piattelle: arriva la tempesta, piattelle, mettiamoci le gambe e corriamo!

Muoversi dopo una bruciatura. Intorno, si cominciano a vedere frequentemente depressi, vuoto, mancanza di senso. E non è una lamentela da aficionadi del negativo. Anche perché ci sarebbe una piccola alternativa di pensiero, per lo meno per i nostri figli. Dei visionari che ci hanno indicato la strada. Per cominciare ad abituarci all’idea che la nostra civiltà non si interromperà qui.

Caricature del terzo millennio

Avete visto il film Doomsday? No, direte, se siete per lo meno estimatori del buon cinema.Doomsday-1517

Ma se lo aveste per caso visto, trascinanti da un amico infoiato con i film apocalittici di azione all’americana, avrete notato che in questo mondo futuro popolato di crisi, morte e disperazione, sono rappresentate delle creature umanoidi underground che ululano e scorrazzano impazzite per le strade a bordo di macchine e moto sbrindellate da corsa. La stessa tipologia, ma senza moto, è la popolazione di Zion, in Matrix – nel mondo reale che è un mondo futuro in cui le persone sono per lo più meticce, rasta, tatuate, e ballano a ritmi di musica techno come impazzite in enormi cavità della terra.

L’altra sera ho avuto un déjà vu. Sabato, in Versilia, settembre, intorno a mezzanotte. Passo ad un semaforo e da una macchina scendono quattro giovani, una ragazza e tre maschietti. Uno di essi sventola come torero un giubbotto rosso, porta enormi occhiali dalla montatura arancio. Scendono, e il semaforo diventa verde, le macchine dietro suonano, e loro niente, se ne stanno a fare lo spettacolo. Poi salgono finalmente e partono, sgommando con il tipo dagli occhiali arancio che urla con la testa tutta fuori dal finestrino. Semaforo successivo. Due moto da corsa, fari puntati verso di noi. Urlano, i motociclisti e suonano forte il clacson. A chi? Non si è capito. Partono sgommando e accelerando così forte che se per caso capitasse un sassolino sotto la gomma si sfracellereberocome uova strapazzate.

Forse è un’osservazione da vecchia carampana? Eppure, non vi suona strano che un normale sabato sera si trovino per le strade persone così giovani che urlano impazzite, come fossimo all’alba di un nuovo apocalisse? Alcuni non se ne capaitano, altri non se ne rendono conto, perché a quell’ora sono già a letto. Ma se per caso si facessero un giro fuori dalle strade battute, troverebbero un brandello di società che si spezza e va per conto suo, senza alcuna guida.

Gli evasi

Evadiamo dalla settimana lavorativa come dei carcerati, per immetterci nel mitico elixir del week end, dalle speciali proprietà curative, così eccezionali da curare tutti i mali subiti durante la nostra settimana.
Questo si ripete ogni settimana del mese e peggiora durante l’estate.
Così, le strade si riempiono, le code aumentano, le bestemmie pure. 
E’ qualcosa di noto.
Siamo tutti lì ad aspettare che le vacanze ci portino immediatamente un beneficio interiore, come se in qualche modo la loro magia potesse allontanarci preoccupazioni, timori, incertezze che invece tornano con maggiore forza non appena rientriamo nella nostra “vita vera”: la vita quotidiana, la vita che ci stiamo costruendo o ci siamo costruiti, la vita per cui viviamo, di fatto.

La nostra società occidentale sembra vivere per andare in vacanza. Sembra prediligere i momenti di distacco dal nucleo vivo della giornata e degli impegni che ogni persona porta avanti, che porta avanti perché li sceglie.

Come le vacanze, esistono i libri considerati “di evasione”: discendenti dei libercoli ottocenteschi chiamati feuilletton (chiacchiere inutili sul niente e travestite da scritture colte, ma molto di moda all’epoca) oggi si diffondono a macchia d’olio sfidando le classifiche mondiali libri contenenti storie di puro: NIENTE. Finalizzati esclusivamente al rapimento della mente dal gingillarsi con preoccupazioni quotidiane, finalizzati all’intontimento dei sensi per poi dimenticare immediatamente dopo la lettura senso, trama, personaggi. Così ci sono le canzonette di “evasione”, per esempio i “tormentoni” estivi, veri e propri tormenti infernali che infestano radio e luoghi di villeggiatura per torturarci con suoni non armonici, discorsi spesso vergognosamente  inneggianti a sesso o stupidaggini varie.

Curioso, dopotutto, che oggi si faccia strada un vero e proprio genere denominato “di Evasione”, che inonda ogni disciplina artistica e si insinua nella vita quotidiana attraverso pratiche finalizzate a questo: apertitivi, cocktail, ubriacature, discoteche, esibizioni varie.

Ma siamo carcerati, che dobbiamo evadere con tutta questa forza, o siamo uomini, che dobbiamo lottare con tutta questa forza, per riconquistare il senso della nostra quotidianità?

Do you belive in Magic?

young-magician-02p.

Messaggi oscuri sui blog-TV

Non se ne ha abbastanza della televisione. Spaccottgliamoci anche in rete. I blog più quotati da quando seguo le classifiche di wordpress hanno per argomento: REALITY SHOWS, TV E PROGRAMMI, VELINE&CALENDARI, SUPERENALOTTO. Ma qui abbiamo scoperto l’inghippo, quello che c’è sotto. Con ogni probabilità secondo il centro ricerche Autisti&Autistici (che è sotto falso nome ovviamente, ma afferisce al Comitato Mondiale per la Salvaguardia dei Segreti Statali ed Economico-Politici CMSSEP) dietro agli argomenti apparentemente futili e assordanti di questi blog che detengono il primato di visite si celano segreti messaggi in codice dei servizi segreti. Messaggi che secondo alcune indiscrezioni servono a decifrare cose ancora più segrete, dagli oscuri presagi dietro ai sorrisi e all’intensità delle strette di mano dei presidenti del G8, ai codici di accesso alle banche mondiali, ai segreti sull’eredità di Micheal Jackson. Tutto abilmente nascosto sotto una fila di informazioni solo apparentemente inutili e nocive all’esistenza. O ancora. Si intuisce che molti dei click che rendono famosi e quotati questi blog siano fatti da agenti segreti di altre fazioni che cercano di scoprire il loro segreto in realtà alimentando le loro visite. E un ultimo dubbio: chi si prende la briga di aggiornare quei blog, con i relativi argomenti? Sottopagati stagisti delle reti televisive e della Lotteria di stato? Constatiamo pensosi nel meriggio assorti, senza offesa, né macchia, né paura. Paura dovremo averne leggendo questo bel post della Lipperini.

C’è anche chi pubblica la classifica proprio bene…e perché?

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