Buongiorno a tutti, il mio nome è Anita Polvere. Sono qui seduta in mezzo al nulla – un nulla verdeggiante e quieto, con una striscia di bruma tutto intorno e pochi alberi dalle fronde asimmetriche – perché aspetto il treno. Si, prendo il treno, fra poco. Sto aspettandolo da una quantità di tempo decisamente incalcolabile. Prima di essere stata qui in questa stazione, prima di questo, non ho ricordi. Intanto che aspettiamo che passi il treno facciamo quattro chiacchiere? Ve lo avevano detto che “polvere eravamo”…? Io non ci giurerei, ma la metafora rende l’idea di nullità che dovremmo essere in quanto uomini di polvere. Io mi sento particolarmente chiamata in causa, e in un certo senso il mio orgoglio è ferito. La Polvere ha tutto di rispettabile.
Uh, guardate… Volano insetti curiosi qui, con le ali coloratissime dei colori di un tramonto che non mi sembra di aver mai visto. Esistono tramonti gialli, verdi, rossi e violetti insieme?
Anita Polvere al vostro servizio, dunque. Potando il mio giardino mi sono resa conto che l’eternità non è cosa per me. Avevo detto che non ho ricordi? Ebbene, confesso: più che ricordi io li chiamerei visioni, consapevolezze, non sistemati su una linea temporale, fatti di stralci di persone e mondi che non sono sicura di avere visto con i miei occhi concreti.
Sono qui perché mi hanno fatto una telefonata l’altro giorno. C’era tanta luce e potavo i geranei nel mio giardinetto nascosto fra quattro mura di pietra.
Dentro questo telefono c’era una voce che ho già sentito da qualche parte, profonda e tonante. Tonificante. La voce con una calma innaturale mi ha detto che l’umanità stava per soccombere e con lei qualunque cosa possedesse uno stralcio di vista e di vita dentro.  Io ho ridacchiato. La solita voce apocalittica da film fantascientifico. Però ho dovuto un po’ ricredermi perché la voce mi ha intimato di andare a prendere il treno – questo che sto aspettando, come avrete capito – e di recarmi alla solita stanza 1224000 della Torre-xxx. La solita stanza come un’altra in cui aspetto i personaggi. E lì, ha continuato, avrei dovuto condurre le solite audizioni. Questa volta, però, non ho ricevuto istruzioni in merito alla loro missione ed è questo che mi inquieta. Mi inquieta il fatto che fra i Livelli sembrano essersi interrotte le comunicazioni, per cui non ho altre notizie che queste che vi ho appena raccontato. Mi inquieta di dover scegliere cinque personaggi speciali con caratteristiche molto diverse fra loro e con peculiari capacità di azione e reazione. Di doverli fornire di un equipaggiamento adeguato a muoversi fra i Livelli e nelle pieghe all’interno degli stessi. Non ho idea di quale equipaggiamento potesse servir loro per viaggiare inosservati, così ho riempito sette valige, le vedete qui dietro di me…. Oh, ecco uno sbuffo di vapore in lontananza. Il treno. Adesso perdonatemi, ho da pensare alle valigie, non sembra che ci sia alcuno disposto a darmi una man o qui in questo luogo deserto. Vogliate scusarmi, vi ricontatterò appena sistemata.

A.P.

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