Pensiamo a un’arancia vicino a un bicchiere d’acqua appoggiati su un tavolo. Li vediamo.
ALICE: “Io non vedo nulla.”
PENSATORE: “Eh, eh. In realtà, sul tavolo, il bicchiere e l’arancia, non ci sono.”
ALICE: “Ma và?”
PENSATORE: “Ma il pensiero c’è. Non puoi negarlo. E nella tua piccola mente si è formata pure la loro più o meno nitida immagine. O sbaglio? “
ALICE: “Uhm… si, in effetti non sbaglia. E allora?”
PENSATORE: “Come si fa a definire reale un pensiero, se non lo si vede, non lo si tocca, non lo si legge…”
ALICE: “E’ una faccenda… sottile.”
PENSATORE: “Eppure, reale, reale, mia cara Alice! Se un pensiero non è reale, allora nulla esiste. Eppure tutto quello che secondo il nostro mondo esiste è misurabile, materiale, visibile… almeno con un microscopio.”
ALICE: “Dico, ma lei adesso vuol fare il filosofo? No perché ne abbiamo già anche troppi che filosofeggiano tutto il giorno contribuendo solo allo sgretolamento del nostro fragile senso della realtà. Farebbe meglio a mettersi ad arare un campo, lei.”
PENSATORE: “Si, questo lo diceva anche Candido. E pensava di essere nel migliore dei mondi possibili. Ma questa è un’altra storia. Mi dica. Noi, io e lei, siamo reali, cara Alice?”
ALICE: “Teoricamente… no. Tecnicamente… si.”
PENSATORE: “E come facciamo a definirici? Qualcuno, magari qualcuno che sta leggendo adesso ci sta immaginando: seduti in una stanzetta, io curvo con la pipa e tu che saltelli con il grembiule azzurro…E quel pensiero, il pensiero del signore che sta leggendo, è o non è reale?”
ALICE: “Dica la verità: lei si è appena preso un acido.”
PENSATORE: “Hegel dice che ciò che è razionale, è reale. Cioè la prova della realtà di un pensiero è la sua attuazione.”
ALICE: “Allora noi non siamo reali”
PENSATORE: “Oppure lo siamo perché qualcuno ci sta leggendo. E l’arancia e il bicchiere sul tavolo lo sono perché qualcuno li ha pensati.”
ALICE: “Mi piace questo Hegel. Una mente sopraffina, dico. Ha trovato una buona soluzione al problema. Tutto quello che noi pensiamo reale è in realtà nella nostra mente, e lo è perché lo realizziamo, lo viviamo. Anche un pensiero è un’esperienza, e quindi una realtà.”PENSATORE: “Persino il pensiero più turpe, o il più dolce…”
ALICE: “Dentro di noi c’è qualcosa. Che non si può spiegare. Sottile..”
PENSATORE: “Eppure, reale.”ALICE: “E come si fa a dimostrare?”
PENSATORE: “Se rimani legata alla questione della dimostrazione, non ne uscirai mai. Devi fidarti di te stessa. Di quello che senti anche se non sai spiegare. Di questo senso di realtà sottile, annidato dentro di te.”
ALICE: “Sottile. Eppure reale? Allora si può realizzare?”
PENSATORE: “Solo se è reale, solo se è reale.”
Advertisement






Fantastico racconto!