Con l’aiuto della metodolgogia fast-lampo-logica, mi sono accorta che fra tante parole, e con quella sensazione di perderci, dalla chiacchierata con Federico una prima proto-idea è venuta fuori.
Parliamo di noi.
Chi siamo noi?
ALICE: “Solo questa mattina ero una bambina, poi sono diventata grande, e piccolissima e poi di nuovo grande. Io sinceramente adesso non lo so più chi sono”.
FEDERICO: “La nostra definizione come qualcuno avviene nel momento in cui entriamo in relazione con qualcun altro/qualcos’altro. Dipende da chi mi guarda: per la Swatch sono un utente, per mia madre una persona. La differenza trova le sue basi nella necessità di generalizzare. E’ tecnicamente impossibile arrivare al singolo.”
ALICE: “C’è qualcosa che non va. Cosa?”
FEDERICO: “Tutti preferiremmo essere trattati come persone e non come al banco dell’ASL quando facciamo un check up medico.”
Viene da chiedersi, tutti i giorni, se il punto a cui siamo arrivati oggi sia al picco dell’evoluzione sociale.
E’ vero che nell’iperscelta – ma anche in una vecchia normalità – la necessità degli individui umani di auto-definirsi è importante. Di fatto in passato erano lo stato, la famiglia, la chiesa la scuola a darci una sensazione di definizione in qualche categoria dell’essere. oggi per tanti versi sono le marche commericali. E noi tendiamo a riprodurre questa sorta di “marcaggio” di noi stessi in tutto qeullo che facciamo.
E allora, ci chiediamo più chi siamo? E attraverso cosa ce lo chiediamo ? Gli oggetti che consumiamo? Ma soprattutto, quanto serve ancora farsi domande oggi? ce n’è ancora di tempo per fermarsi e riflettere? o saremo sommersi dall’iperproduzione di tutto?


0 Risposte a “L’utente, l’individuo, la persona e il consumatore. Uno nessuno…trino..”