Green Energy Design alla Statale, inserito originariamente da Alice in Brandland.
Una Marca non dovrebbe mostrarsi ed agire in modo coerente, come entità definita ed univoca?
Al termine della principale vetrina dedicata al design (la prima che io abbia visitato interamente: tutta la fiera e il Fuori Salone!) ho avuto l’impressione che ci fosse una spaccatura piuttosto netta tra Fiera e Fuori Salone (e Satellite); non mi riferisco tanto alle modalità di fruizione degli eventi o alla tipologia di visitatori ma agli intenti.
E’ come se avessi assistito a due eventi paralleli: da un lato un nucleo di attori coinvolti in un dibattito culturale attorno al tema “Green Design”; dall’altro, gli espositori raccolti in fiera (qualche eccezione a parte), allineati su un certo tipo di gusto e logiche produttive.
I primi risultano spesso distanti da qualsiasi logica industriale-produttiva; non disdegnano, peraltro, di avvalersi di sponsorizzazioni da parte di grandi marchi anche non propriamente coinvolti nel Salone Internazionale del Mobile.
I secondi appaiono invece marginalmente interessati a tematiche di ampio respiro come l’innovazione sostenibile (ricordo che il Green Design era il tema di fondo di questo Salone).
Certo, parlavo prima di alcune eccezioni, (di cui non farò il nome) ma complessivamente non costituiscono una massa critica sufficientemente forte per dare l’impressione che il settore si stia muovendo in questa direzione.
I tempi non sono ancora maturi?
Mi sembra piuttosto che questo “Green” rappresenti ancora una nicchia di pochi attori specializzati, una sorta di elite culturale.
E’ anche vero, tuttavia, che questa elite ci ha spesso abituati a vedere bizzarre sperimentazioni che sfidano il gusto del pubblico e qualche sforzo in più dovrebbe farlo, ma non pensate che il green dovrebbe essere un tema trasversale a tutti?
Non mi è chiaro se, ancora, ad oggi, non sia un argomento economicamente interessante per l’industria del mobile o, più a monte, se il pubblico non abbia acquisito sufficiente consapevolezza per dimostrarsi sensibile al problema.
Manca un impegno serio e sinergico di tutti gli attori (pubblico compreso).
Per il momento solo alcuni designers sono concretamente impegnati in progetti “sostenibili” per i quali abbiano anche attivato delle collaborazioni con aziende.
Speriamo possano fungere da collante nel prossimo futuro tra il mondo della produzione industriale e quello della produzione culturale.
Stefano Vaccari



ciao perché non ci aggiungi qualche link a progetti interessanti su questo tema?
mi piacerebbe avere un’idea più chiara su come sono/come funzionano.
forse come dice federico non si tratta tanto di vera innovazione quanto di business puro e semplice e di marca in quanto commerciale (sostenibile come tante altre cose fa moda).
però ecco, magari, sono comunque una scintilla spia di un futuro lontano cambiamento…?