Siamo vittime e artefici del mondo dei consumi: e dobbiamo abituarci a questo. Oltre al fatto che per uscirne o migliorarlo senza diventarne schiavi o passivi assorbenti di informazioni, è fondamentale conoscerne i meccaniscmi. I rischi sono poi quelli di far critica rilanciando lo stesso mondo dei consumi: io porto una provocazione, e mi piacerebbe essere smentita.
“L’interferenza culturale, o culture jamming, è una pratica che consiste nel parodiare gli annunci pubblicitari e nel deturpare i cartelloni per alterarne drasticamente il messaggio. I «sabotatori» (jammer) ovvero i contraffattori di annunci pubblicitari partono dal presupposto che tutti hanno il diritto di rispondere a immagini che non hanno mai chiesto di vedere, dato che le strade sono spazi pubblici e dato che la maggior parte dei cittadini non può permettersi di controbattere ai messaggi lanciati dalle aziende con degli annunci propri”, (Naomi Klein, No Logo)
Le sottoculture sovversive del passato (parliamo degli anni del boom dei consumi) si sono appropriate di forti segni di identificazione – come facevano ad esempio i punk. Entravano in conflitto con un sistema in espansione ed adottavano metodi originali per protestare.
Oggi stiamo correndo verso una specie di vicolo cieco e simmetricamente sdoppiato. Oggi siamo costretti a conoscere i meccanismi della società dei consumi perché fanno parte di noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Sono così tanto parte di noi che anche critici fanno uso delle forme di comunicazione dell’industria dei consumi, perdendo in gran parte la loro forza di proetsta.
Le culture giovanili contemporanee sono maturate nell’universo dei consumi. Esse sono caratterizzate dai movimenti di culture jamming, la cui forza sta nel riutilizzare gli stessi strumenti e gli stessi segni dell’industria del consumo, ormai affermata globalmente.
In questa scatola cinese della pubblicità risulta difficile distinguere le parti. E’ la stessa comunicazione delle grandi brands che offre ai jammers il materiale da manipolare per esprimere messaggi contrari a quelli della pubblicità aziendale. E così i jammers si fanno portatori di un messaggio simmetricamente opposto ad un altro, ma con gli stessi mezzi di comunicazione. Questa strana simmetria mette un dubbio: probabilmente, senza questi movimenti non esisterebbe nemmeno il tanto criticato mondo dei consumi.
Certo, bisognerebbe studiare meglio le forme di ospposizione culturale, ammetto di non essere così esperta in questo campo e non vorrei fare affermazioni troppo radicali…
Il mio dubbio però è legittimo e mi piacerebbe che qualcuno mi portasse verso una maggiore consocenza di questi fenomeni: oggi è possibile fare critica vera al mondo del consumo così com’è impostato oppure qualsiasi forma di comunicazione anche oppositiva è in realtà un prodotto dell’industria consumistica?



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